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ALPE DI PRUNO
di Aldo Innocenti
N. B. - In questo itinerario si parla dell'amico
Agostino Bartolucci, nipote del Nonno di Collemezzana
Angiolo Bartolucci: purtroppo il 16 marzo 2006 Agostino è
deceduto ed è stata una grande perdita non solo per me ma
anche per tutti gli amanti delle Alpi Apuane, perché la sua
casa di Collemezzana ha fornito ospitalità a tutti coloro
che sono transitati di là.
Anche quest’ anno sono stato
a
Collemezzana
(vedi itinerario omonimo) a trovare il mio amico
Agostino Bartolucci, nipote del “Nonno” della Pania Angiolo
Bartolucci: ma
non ero solo, perché mi ha accompagnato un amico che ho conosciuto tramite
internet e che è un grande appassionato delle Apuane: Luca Coli di
Ponsacco.
Insieme ad Agostino siamo saliti da
Orzale
, piccolo gruppo di case
poste appena sopra Cardoso, lungo il sentiero CAI n. 7 e in circa 1
h. e 15
minuti siamo arrivati Collemezzana (quota 767): in un altro itinerario ho
tracciato la storia del Nonno e di questa abitazione posta sotto la Pania,
per cui non starò a dilungarmi, voglio solo aggiungere che l’ospitalità di
Agostino è stata, come sempre, squisita. A pochi minuti di cammino da
Collemezzana, lungo il sentiero n. 124, si trova una fresca sorgente, è
quella del
Pozzetto
(quota750: davanti alla fonte si trovano due
grossi faggi ai quali il nostro Agostino ha attaccato un’amaca per
riposarsi
al fresco; lo scorso anno infatti è stato operato al cuore ed ogni tanto ha
bisogno di rilassarsi. Dopo essere arrivati alla fonte abbiamo proseguito
lungo il sentiero fino a pervenire a
San Rossore
, grosso casolare
regno della pastora Siria, la quale abita a Malinventre (piccola borgata
posta poco prima di Cardoso) ed ha l’ovile sulla strada che da Cardoso
conduce a Pruno: ma d’estate lei e il marito conducono qui le pecore
all’alpeggio. La notte le pecore stanno a San Rossore ma il giorno vengono
portate a brucare l’erba ai piedi della Pania, sotto il Canale dei Carrubi
o
verso Mosceta: molti persone che si sono recate a Mosceta o che da qui sono
scese verso Collemezzana l’avranno sicuramente notate. La Siria gode di una
certa notorietà perché tutti gli anni la notte di Natale, quando a Pruno
viene fatta la rappresentazione vivente del presepio, lei e le sue pecore
sono fra gli interpreti principali. Anche lei come Agostino, ma come tutte
le persone che si incontrano da queste parti, è di grande ospitalità: ci ha
offerto la ricotta fresca e con quella abbiamo fatto colazione. Bisogna
aggiungere che tutta la zona che va da Collemezzana alla Fania è
punteggiata
di casolari che un tempo erano tutti abitati: a
Cima alla Ripa
,
località posta a poca distanza da San Rossore, si trova uno spiazzo
erboso,
una piccola aia; qui, mi ha raccontato Agostino, si riunivano tutti gli
abitanti dei casolari sparsi sull’Alpe di Cardoso e venivano fatte feste e
balli. Allora era un altro mondo: c’era sicuramente più amicizia e le
persone si volevano più bene; bisogna però aggiungere che quassù questi
sentimenti non sono andati fortunatamente perduti e quando d’estate i
casolari si rianimano riaffiora l’ umanità che un tempo caratterizzava
questa zona. Come non citare la grande amicizia di Agostino con la Siria e
il “Pacì”, il di lei marito, oppure con la figlia e il genero (a proposito,
li abbiamo incontrati sul sentiero per Collemezzana) di Angè e Lorè (Angela
e Lorenzo), i mitici coniugi che abitavano la casa del
Cantuccio
a
Cima alla Ripa: io ne sono stato testimone diretto e devo dire che questa è
vera vita, vera amicizia. Dunque lasciati la Siria e San Rossore siamo
andati a
Cima alla Ripa
(quota 800) che è stata regno di Angè e Lorè:
sopra la porta di ingresso della abitazione è posta un foto dei due coniugi
con la scritta
Angè e Lorè, regina e re.
Agostino mi ha raccontato
che è stato Lorenzo ad insegnare al mitico professore Del Freo e ai primi
pionieri frequentatori della Pania il luogo dove costruire il rifugio di
Mosceta, che sarà poi intitolato allo stesso professor del Freo. Lasciata
Cima alla Ripa ci siamo incamminati lungo il sentiero 124 e in pochi minuti
siamo giunti alla
Fania
(quota 905), dove ai piedi di uno dei più
grossi faggi di tutte le Apuane di trova il rifugio dell’U.O.E.I.
(Unione
Operai Escursionisti Italiani) di Pietrasanta e si trova anche una fresca
fonte: il faggio è veramente enorme però Agostino mi ha detto che lo scorso
anno sono stati tagliati alcuni rami per cui lui ritiene che la pianta
abbia
patito e che non abbia più di qualche anno di vita; speriamo che non sia
vero, ma il nostro Agostino su queste cose sbaglia raramente. Dal rifugio
della Fania abbiamo proseguito il cammino sul sentiero 124, ma dopo poche
decine di metri abbiamo fatto una deviazione a destra di circa duecento
metri: siamo andati nel luogo chiamato la
Tomba
, ove si trova un
grosso casolare circondato da prati. Infatti tutta questa zona che va
Collemezzana alla Fania un tempo era tutta coltivata: era la povera
agricoltura di montagna, dove dominavano il grano e le patate; ora invece
gli alberi hanno preso il sopravvento e si stenta a credere che qui ci
fossero tutti campi coltivati. Poco sopra il casolare della Tomba, ai piedi
di un grosso masso, di trova una lapide: questo è il luogo dove i tedeschi
il 10 maggio 1945 uccisero barbaramente Angiolo Bartolucci, il mitico Nonno
della Pania, vero principe di ospitalità verso tutti, sia che fossero i
primi pionieri che frequentavano la Pania o i tedeschi o gli americani.
Come
mi ha detto il suo nipote, un goccio di latte non mancava mai per chiunque
si fosse recato a Collemezzana: trovarsi davanti al luogo dove fu ucciso
perché sorpreso a guidare una pattuglia di soldati americani commuove molto
; si perché lui aveva guidato qui gli americani perché glielo avevano
chiesto essendo un profondo conoscitore della zona, ma vi aveva anche
condotto i soldati tedeschi o chiunque altro glielo avesse chiesto. La
storia della sua morte si trova nell’itinerario per Collemezzana, io voglio
solo ricordare che insieme a lui perì anche un tenente americano: voglio
anche aggiungere che poco sopra la
Foce di Valli
si trova una croce
messa lì in memoria del nonno; credo che ci sia passato da questo valico
l’avrà sicuramente notata. Dopo essere stati alla
Tomba
, abbiamo
intrapreso il cammino inverso e siamo tornati a Collemezzana: qui siamo
stati ospiti di Agostino, che ha acceso il fuoco e vi ha messo sopra il
paiolo per preparare la pasta. Dopo aver pranzato siamo tornati a Orzale:
diciamo che l’intero itinerario da Orzale per Collemezzana e l’ Alpe di
Cardoso con tutti i suoi casolari richiede circa 4 ore di cammino.
Cardoso –
Posto a 265 m. s. l .m. il paese è tristemente famoso per
l’alluvione che l’ha colpito nel giugno del 1996: in realtà si tratta di un
bel borgo, adagiato ai piedi del Monte Forato e conosciuto per la
pietra
del cardoso
che si estrae dalle due cave poste nelle vicinanze; si
tratta di una pietra molto dura di colore grigio – azzurro ( arenaria
metamorfica) e di grande pregio che viene prevalentemente usata nelle
soglie
e davanzali delle abitazioni ( credo che molti ce l’abbiano nella propria
casa senza conoscerne la provenienza) e anche nelle pavimentazioni. La
chiesa parrocchiale, che non ha avuto danni dall’ alluvione, è dotata di un
antico fonte battesimale di notevole pregio.
Curiosità
– Dato che anche andando in montagna si possono acquisire
conoscenze che accrescano la nostra cultura, ritengo fare cosa utile
pubblicare quello che afferma su Cardoso il “Dizionario Corografico della
Toscana” scritto nel 1855 dal cav. Repetti: si tratta di un libro
eccezionale che tratta della nostra regione e dei suoi luoghi in rigoroso
ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di
150 anni fa (siamo nel Granducato di Toscana!) ma affascina ancora oggi.
Cardoso e Malinventre nel Vallone della Versilia – Due casali, già
castelli,
sotto una sola parrocchiale (Santa Maria), nella comunità e intorno a 2
miglia a settentrione di Stazzema, diocesi e compartimento di Pisa. Siedono
entrambi sul fianco meridionale dell’Alpe Apuana a libeccio del
Monteforato,
fra le rupi marmoree e schistose dell’Alpe suddetta e di quella del
Procinto, in mezzo a filoni metalliferi di ferro, e fra selve di castagni,
on molto lungi dalla vallecola detta del Cardoso, dove si scavano le
lavagne
ossia rocce schistose convertite in ardesia. La parrocchia del Cardoso e
Malinventre nel 1845 aveva 345 popolani.
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Collemezzana
Agostino alla teleferica
Agostino osserva il panorama
Luca Coli a Collemezzana
La Pania da Collemezzana
La famosa conchiglia del Nonno
Agostino alla Fonte del Pozzetto
La Casa del Cantuccio a Cima alla Ripa
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