IL PRATOMAGNO
di Aldo Innocenti

Il Massiccio del Pratomagno è un lungo comprensorio montuoso lungo circa 30 km. che separa la valle del Casentino (percorsa dall'Arno) dal Valdarno Superiore e che corre quasi parallelamente all'Appennino Tosco-Romagnolo in direzione nord-ovest sud-est.

Come arrivarci - Anzitutto, per chi ancora non lo sapesse, è bene spiegare che il Pratomagno è attraversato da una lunga strada panoramica (circa 25 km.), sterrata ma in buone condizioni, che, costruita negli anni sessanta - settanta, partendo dal Monte Secchieta si snoda prima in versante casentinese poi, attraversando in breve galleria il valico di Castelfranco, su versante valdarnese mantenendosi a quote variabili fra i 1000 e i 1500 per terminare sulla strada asfaltata che proviene da Loro Ciuffenna e da Anciolina: per accedere a questa strada, che d'ora in poi chiameremo sempre la "Panoramica" (e in realtà panoramica lo è proprio di fatto) molti sono gli accessi sia dal Casentino sia dal Valdarno ma ci limiteremo a citare i due più importanti. Il primo inizia dal Monte Secchieta, raggiungibile da Vallombrosa attraverso una comoda strada asfaltata, monte che è coperto da numerose antenne televisive e da abitazioni usate solo alcuni mesi l'anno e anche da alcune piste da sci usate molto raramente vista la non eccelsa altitudine. Vallombrosa, splendida foresta e rinomato centro di soggiorno, la si può comodamente raggiungere da Reggello per cui basta uscire al casello di Incisa dell'Autostrada del Sole (A1); se invece si vuole percorrere la Panoramica iniziando dalla parte opposta è necessario pervenire a Loro Ciuffenna e da qui a Anciolina proseguendo fino ad incrociare la strada del Pratomagno: per arrivare a Loro Ciuffenna è necessario uscire al casello di Montevarchi dell'Autostrada del Sole (A1).

L'ambiente Naturale - Il Pratomagno è un sistema molto complesso, caratterizzato da ambienti diversi che sono il frutto della sua grande estensione e dell'opera dell'uomo, come testimoniano le grandi praterie di crinale che danno il nome alla catena montuosa. Il versante montagnoso del Pratomagno valdarnese, orientato verso sud-ovest, non presenta particolarità morfologiche di rilievo, ma i numerosi torrenti e fossi che lo percorrono ne hanno modificato l'aspetto: partendo dalle quote più basse si passa dai terrazzamenti dove si coltivano viti e olivi e foraggi e cereali (all'incirca fino ai 300 m.di quota) ai boschi cedui ed alle piante di pino marittimo (fino ai 600 m.), ad una vasta fascia di boschi cedui dove prevalgono la roverella, principalmente, ma anche l'orniello, il corbezzolo, il leccio, la ginestra e il ginepro (fino agli 800 m.). Salendo di quota le piante di roverella cedono il passo al cerro e al castagno mentre attorno ai 900/1.000 m. inizia il dominio del faggio. Nel versante casentinese il clima è diverso, mediamente è più umido e freddo rispetto a quello valdarnese e questo comporta una vegetazione diversa o, per lo meno, un diverso posizionamento delle zone boschive i cui limiti si insediano sempre a quote più basse rispetto ai pendii valdarnesi: nel versante casentinese c'è però da rilevare una grande presenza del castagno, sia come bosco ceduo sia come pianta da frutto, e, in località Badivecchia (comune di Talla), una rilevante presenza di piante di betulla autoctone, una vera rarità visto che in Appennino questa specie è molto sporadica ed, in genere, di origine artificiale. Le due zone, valdarnese e casentinese, sono separate dalle grandi praterie di crinale, una vasta fascia di ampiezza varia che segue tutto il rilievo da Poggio Lori a sud fino alle Foreste Demaniali di Vallombrosa a nord: sono proprio questi prati che danno il nome al massiccio montuoso (Pratomagno, grande prato in latino). Le massime altitudini che raggiunge il Pratomagno (Poggio Masserecci m.1518, Monte Pianellaccio m.1.593, Croce del Pratomagno m.1591, Monte Secchiata m.1450) non sono tali da determinare l'assenza di vegetazione arborea ed, infatti, queste praterie sono "secondarie", cioè artificiali perché create dall'uomo per ricavare zone adatte al pascolo degli animali.

Caratteristiche Geologiche - Il Pratomagno, da un punto di vista geologico, rappresenta una dorsale costituita dal Macigno del Chianti nella parte culminante mentre nella parte settentrionale e in quella suboccidentale predomina il più giovane Macigno del Mugello: il Macigno del Chianti è caratterizato da una alternanza di arenari di forte spessore e di colore grigio-azzurro e giallo-ocraceo con strati di argilliti scistose e siliti ed ha avuto origine nel periodo oligocenico; il Macigno del Mugello presenta, invece, una alternanza di siltiti e argilliti, marne ed arenarie ed ha avuto origine nell'Oligocene superiore e nel Miocene inferiore.

Cenni Storici - Il massiccio del Pratomagno, chiuso e delimitato alla base dalla grande ansa che l'Arno forma nella prima parte del suo percorso, è sempre stato abitato dall'uomo fin dalle epoche più remote, addirittura dall'età della pietra come dimostrano alcuni reperti: meglio documentata è la presenza degli Etruschi come attesta, soprattutto, il grandioso tempio (costruito sulla via di collegamento Chiusi-Arezzo-Bologna) sopra il quale è stata edificata la Pieve di S.Antonino a Socana e del quale restano visibili attualmente la grande area per sacrifici e la gradinata di accesso.Ambedue i versanti del Pratomagno furono percorsi da importanti vie consolari romane: quello casentinese dalla "Flaminia Minore", che andava da Arezzo a Bologna, e quello valdarnese dalla "Cassia Vetus" che corrispondeva all'attuale strada dei Setteponti, mentre erano già noti i valichi di Gastra, Reggello e della Crocina. La civiltà romana, che portò ad una sistematica riorganizzazione del territorio in centurie, è testimoniata dai numerosi ponti che attraversavano l'Arno: Ponte a Buriano, Vado, Lena di Sabbiano; ai Romani subentrarono i Longobardi fino a che verso l'anno Mille si assiste alla costruzione di castelli da difesa da parte dei feudatari, il più monumentale dei quali è certamente il castello dei Conti Guidi a Poppi, del XIII° sec. Nei sec. XIII° e XIV° l'area del Pratomagno subì pesantemente la conflittualità armata tra Firenze ed Arezzo che terminò solo con la sottomissione di quest'ultima città avvenuta nel 1384; si ebbe poi un periodo di prosperità grazie alle strade che ne percorrevano i pendii e grazie alle numerosi Pievi che si ergevano alla sua base e che costituivano una grande forza di aggregazione sociale: Buiano, San Cassiano, Pieve a Socana, San Pietro a Gropina (il cui distretto si estendeva dal corso dell'Arno al crinale del Pratomagno e che nel 1300 aveva più di 30 chiese dipendenti). Nel 1500 l'asse viario si inizia a spostare per cui cominciano ad acquisire sempre più importanza le strade poste al di là dell'Arno: nel versante casentinese la strada per S.Mama, Rassina, Bibbiena; nel versante valdarnese la via per Levane, Montevarchi, S.Giovanni, Figline e questo comportò sempre più l'emarginazione del Pratomagno ed il suo spopolamento. Ma non si può lasciare la storia del Pratomagno senza citare un episodio che vi avvenne il 7 gennaio del 1933: la morte del grande pilota Hinkler, che alla guida del suo aereo stava tentando di stabilire il nuovo record di volo da Londra all'Australia e questa tragedia merita senz'altro di essere raccontata. Il capo squadriglia australiano Herbert John Louis Hinkler fu un celebre asso dell'aria, incluso tra i venti immortali dell'aviazione britannica di tutti i tempi: come già detto era il 7 gennaio 1933 e stava tentando di stabilire il nuovo record di volo sulla rotta Londra - Australia quando scomparve misteriosamente con il suo aereo. Il suo corpo e il relitto dell'aereo furono ritrovati solo dopo 111 giorni sui crinali del Pratomagno e le cause del disastro non furono mai stabilite tanto che ancora oggi si cerca l'elica dell'aereo che, staccatasi prima dell'impatto contro la montagna, potrebbe accertare i motivi dell'incidente. Mussolini decretò in onore del pilota australiano i funerali di stato che si tennero a Firenze il 1 maggio 1933, pilota che fu quindi sepolto nel cimitero degli Allori della stessa città, mentre in suo onore sul Pratomagno fu posto un monumento in marmo che, distrutto durante la seconda guerra mondiale, è stato sostituito dall'attuale cippo. Per chi volesse avere maggiori informazioni su questo episodio (addirittura con articoli di giornale dell'epoca) non ha che da collegarsi con il sito www.nove.firenze.it cliccando alla voce Hinkler.

Bagni di Cetica - Nel versante casentinese, vicino alla cittadina di Castel San Niccolò, ha inizio una strada che, prima asfaltata e poi sterrata, conduce prima a Cetica e poi a Bagno di Cetica: qui si trova un'acqua che da sempre è ritenuta "miracolosa" cioè capace di guarire dai mali e dai dolori che affliggono le persone, tanto che si dice addirittura che i pellegrini che giungevano qui si gettassero tutti sudati nell'acqua e non solo non ne risentissero (dato che l'acqua è molto fredda) ma guarissero all'istante. Bagni di Cetica si trova ad oltre 1000 m. s.l.m. e qui si trova attualmente l'albergo ristorante San Romolo più o meno nei pressi del luogo dove sorgeva l'antica abbazia di San Romolo della quale non rimane alcun rudere: nell'albergo ristorante si può soggiornare e curarsi con le acque del luogo, ricordiamo il telefono "Albergo Ristorante San Romolo" località Bagni di Cetica telefono 0575 / 555325 sito internet http://www.bagnidicetica.it. Per tornare a questo luogo occorre ricordare che la tradizione popolare afferma che intorno all'anno 1000 due grandi santi, San Giovanni Gualberto, fondatore dell'ordine dei Vallombrosani ,e San Romualdo, fondatore dell'ordine dei Camaldolesi, si spingessero fino a questa località dai loro romitori di Acqua Bella di Vallombrosa e Fonte Bona di Camaldoli perché ispirati in sogno da San Romolo Per incontrarsi alla sorgente della Ferragine.

Croce del Pratomagno - Nel ferragosto del 1928 a quota 1591, a due passi dalla vetta più alta del Pratomagno (il Monte Pianellaccio m.1593), è stata inaugurata una grande croce modulare in ferro che domina tutto il massiccio ed è visibile da grande distanza, particolarmente dai prospicienti Monti del Chianti: io per la prima volta l' ho vista proprio da questi monti e non sono stato soddisfatto fino a che non l' ho raggiunta di persona e devo dire che la croce e il luogo in cui è posta sono sicuramente qualcosa che non si dimentica. La grande croce è raggiungibile in circa 30 minuti dalla Panoramica del Pratomagno che si lascia a quota 1359 per imboccare il sentiero CAI n.21.

Informazioni - Esiste una bellissima guida del Pratomagno che è la "Guida alla carte dei sentieri del Pratomagno", pubblicazione che, oltre ad una dettagliata carta dei sentieri, ha allegata una guida che è una vera e propria bibbia di questo massiccio montuoso ed è stata redatta da Gian Paolo Matteagi con la collaborazione della Provincia di Arezzo e del CAI di Arezzo ed è edita dalla Selca: come tutti i libri e cartine è possibile acquistarla presso la libreria "Stella Alpina" di Firenze Via Corridoni dei miei amici Diva e Roberto Marotta tel.055 / 411688 sito internet www.stella-alpina.com .

Dal Dizionario Corografico della Toscana scritto dal cav.Repetti apprendiamo alcune notizie sul Pratiomagno: questo dizionario è stato pubblicato nel 1855 e tratta della nostra regione e di tutti i suoi luoghi, fiumi, montagne, ecc. in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di 150 anni fa (siamo ancora nel Granducato di Toscana) ma affascina ancora oggi.
Prato Magno, già Monte - Magno fra il Val d'Arno superiore ed il Casentinese - Montagna che costituisce uno dei più arditi contrafforti meridionali dell'Appwnnino dela falterona, che per la Consuma e pel MOnte di Secchieto sopra Vallombrosa si dirige per Prato Magno all'Alpe di S. Trinitàche scende dirimpetto al Subbiano che separa con la sua foce il Val d'Arno casentinese da quello aretino. Le sommità misurata dal prof. padre Inghirami, sono fra le comunità di Reggello e quella di S. Niccolò ed una sommità compresa nella comunità di Loro, l'ultima delle quali fu trovata all'altezza di 4864 piedi sopra il livello del mare, mentre l'altro punto preso al segnale di Reggello, nella comunità di S. Niccolò era a 4670  piedi circa sopra lo stesso livello, vale a dire, circa 400 piedi inferiormente alla cima della Falterona. Alcuni credettero dovere applicare a questa montuosità il nome di Prato maggio o Prato maggiore, il quale nome fu dato ad una montuosità della diocesi di Arezzo, rammentata sotto gli anni 1015 e 1028 in due privilegj concessi da due vescovi di Arezzo, Adalberto e Teobaldo, nelle quali di tratta di una corte posta in Prato Maja donata alla mensa di Arezzo dalla contessa Willa, madre del marchese Ugo di Toscana.

 

 

 


Clicca sulle immagini per ingrandirle



Bagni di Cetica



La fonte di Bagni di Cetica
 



Hinkler famoso asso dell'aviazione

 



Il monumento al pilota Hinkler sul Pratomagno
 

 

La centrale eolica del Pratomagno
 


Il Monte Pianellaccio dalla Croce del Pratomagno
 



Monte Pianellaccio e Croce del Pratomagno

 

 

La Croce del Pratomagno
 



Altra immagine della grande croce
 



Stefano alla Croce del Pratomagno
 



Aldo e Stefano alla Croce del Pratomagno

 



Aldo sul sentiero
 
 



Simone e Stefano alla Croce del Pratomagno

 


  | Home | Copyright | Webmaster |