|
IL
SASSO DI SIMONE E IL SIMONCELLO
Questa
escursione si svolge nell’appennino tosco-marchigiano, proprio al
confine tra le due regioni: infatti il Sasso di Simone (m.1.204) è
situato per metà in Toscana e per metà nelle Marche mentre il Simoncello
(m.1.220) è tutto in territorio marchigiano, nell’antico territorio
del Montefeltro. Entrambi i monti fanno parte del Parco Naturale del
Sasso Simone e Simoncello che ha un’estensione di 4.847 ettari ed
è racchiuso tra le valli dei fiumi Marecchia e Foglia e comprende
la foresta di cerri più vasta dell’Italia centrale; è da notare che
ai confini del Parco vi è un grande poligono militare e se, purtroppo,
si capita nei giorni di esercitazione ce ne accorgiamo! Per arrivare
in questa zona dobbiamo pervenire ad Arezzo e di qui a Sansepolcro:
dalla città di Piero della Francesca si seguono le indicazioni per
il Passo di Viamaggio e Badia Tedalda; in questo paese è nato e risiede
il noto Professor Augusto Verando Tocci, direttore del Centro Italiano
Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo e il più famoso esperto di
foreste d’Italia: è lui che tutti i mercoledì alle h 20,30 sulla emittente
Toscana Tv con la trasmissione Esplorando ci mostra e ci informa con
perizia su posti e paesi della Toscana e delle regioni limitrofe (è
una trasmissione da non perdere assolutamente!). Da Badia Tedalda
si prosegue in direzione di Sestino ma, dopo pochi chilometri, si
gira a sinistra per Petrella Massana, splendido borgo addossato ad
una rupe, e, quindi, per la frazione di Ca’ Barboni, gruppo di vecchie
case recentemente restaurate con grande sapienza. A Ca’ Barboni si
lascia l’auto e si seguono le indicazioni per il Sasso di Simone dove
giungiamo con 1,30 h. di cammino:la terra che attraversiamo è formata
da terreni calcarei e argillosi, che formano una zona calanchifera
di eccezionale interesse. Qui le argille assumono tonalità che vanno
dal rosso al verde con sfumature grigie e nere dovute alla presenza
di sostanze minerali: gli ossidi di ferro conferiscono alla rocce
il colore rosso, la pirite il colore giallo e si sente distintamente
l’odore dello zolfo, presente in piccoli granelli. Questo territorio
è una meraviglia per gli occhi e vi si possono trovare numerosi fossili
in quanto il Simone (m.1.204) e il Simoncello (m.1.220) si sono formati
nell’area dell’attuale Mar Tirreno e sono giunti in questa zona grazie
alla spinta orogenetica subita dalla catena appenninica. Come già
detto, il percorso non è molto lungo e dopo pochi minuti, appena si
giunge a scollinare una piccola asperità, i due monti ci appaiono
con la loro caratteristica forma di cono tronco: l’ascesa alla vetta
più alti, il Simoncello, presenta qualche difficoltà e va affrontata
con prudenza mentre la salita del vicino Sasso di Simone è molto facile
e si svolge su un’antica strada tracciata al tempo dei Medici. Il
pianoro sommitale presenta un’alternanza di
praterie e boschi di cerro e il panorama che da qui si gode
è molto ampio: si va dai monti dell’appennino tosco-marchigiano, ai
monti dell’Alpe della Luna al vicino e imponente Monte Carpegna; nel
centro dell’altipiano campeggia una croce costruita in memoria della
presenza di una antica Abbazia. Il Sasso di Simone, infatti, è una
montagna piena di storia: le prime presenze umane certe sono quelle
dei monaci benedettini che all’inizio del XII° secolo edificarono
l’Abbazia di S.Angelo; la presenza dei monaci attirò numerose famiglie
che cominciarono a coltivare i terreni sommatali e quelli circostanti.
La popolazione aumentò notevolmente di numero ma venne decimata dalla
grande pestilenza del 1348 che costrinse anche i monaci ad abbandonare
il Sasso: del ripopolamento di questo monte si tornò a parlare nella
metà del XVI° secolo quando il duca Cosimo dei Medici, che in quel
periodo stava riorganizzando la struttura militare del proprio stato,
vi volle costruire una città fortezza per difendere il suo territorio
dal confinante e potente Ducato di Montefeltro. La costruzione della
città,che aveva il sole come simbolo, iniziò nel 1566 e fu terminata
dopo pochi anni: ebbe, però, vita breve e nel 1673 venne smantellata;
appena si perviene in cima al Sasso una lapide ci ricorda quando fu
inaugurata la città fortezza alla presenza di Cosimo dei Medici, del
Vescovo locale e di ben dodici sacerdoti parati a festa. Ancora oggi
sul pianoro sommitale si trovano tracce dell’impianto urbanistico
della fortezza: la strada principale, sulla quale si affacciavano
i quartieri costruiti in legno, le cisterne verso le quali veniva
convogliate l’acqua piovana, la cinta muraria e le torrette del corpo
di guardia; si tratta, naturalmente, di pochi elementi nascosti dalla
vegetazione. Pertanto nel camminare su questo monte dobbiamo ricordarci
della storia che qui vi è passata e che, unita alla straordinaria
bellezza dei luoghi, ne fanno una mèta che vale veramente la
pena di visitare. Clicca sulle immagini per ingrandirle Il Simoncello dal Sasso di Simone Aldo sbuca in vetta al Simoncello Ancora il Simoncello dal Sasso di Simone Simone sul Simoncello Un torrione del Simoncello Il Maestro Dr. Tocci e il Sasso di Simone
|
Clicca sulle immagini per ingrandirle Il Sasso di Simone Aldo davanti al Sasso di Simone Il Sasso di Simone emerge tra i calanchi Ancora Aldo davanti al Sasso di Simone La grande parete del Sasso di Simone Il Sasso di Simone dal Simoncello Simone davanti al "suo Sasso" La Croce sulla vetta del Sasso di Simone Aldo sull'orlo della parete del Sasso di Simone Roberto sull'orlo della parete del Sasso di Simone Il sole è il simbolo della città fortezza Chianina al pascolo Il Maestro Dr. Tocci e Simone
|