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Bottegone (Pt) - Chiesa di S. Angelo

Bottegone (Pt) - Asilo S. Margherita e
campanile della chiesa di S. Angelo nel 1930
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Quel tratto della pianura pistoiese che si estende a destra e a sinistra
della Strada Statale n. 66, fra il Ponte alla Pergola ed il Barba,prende il nome
di Bottegone, ma dal punto di vista religioso questo territorio si chiama Piuvica.
La regione di Piuvica (comprendente i tre popoli di S. Angelo, S. Biagio e S. Sebastiano) è costituita da terreni fertilissimi:dove una volta erano acque
morte e stagnanti,oggi sono campi coltivati dove si afferma potente l'opera
dell'uomo. Il nome Piuvica,che viene dal latino "Publica", appare per
la prima volta assai presto in documenti ufficiali: esiste un instrumento
appartenuto al Monastero di San Bartolomeo in Pistoia, rogato il 6 dicembre
805, in cui si dà per testimone un certo Wolprando di Publica; questa data ci
conduce, quindi,al periodo che seguì immediatamente la caduta dei Longobardi
avvenuta nel 774. E' noto che i Longobardi, venuti in Italia nel
568, conquistarono ben presto la Toscana e s'insediarono anche a Pistoia e nel
contado,usurpando vasti territori:anche Piuvica divenne loro possesso. Il nome
Piuvica deriva da "Publica" (pubblica) e si deve al fatto che questa
contrada, come molte altre della Montagna Pistoiese, della Pianura Pistoiese, del
Montalbano e della Valdinievole, costituì una proprietà
demaniale: bisogna, altresì, rilevare che i possedimenti della pianura pistoiese
avevano grandissima estensione; basti dire che nel 937 il re Ugo tolse dal
demanio regio, per farne dono alla propria consorte, la regina Berta, una "curtis"
del territorio così estesa che comprendeva 500 "mansi" o poderi. Un
secondo possedimento demaniale, chiamato "Terra regis", situato a Pratali fra la Ferruccia e San Sebastiano, appare in un documento compilato il 17
febbraio 1067. Qualche secolo dopo la caduta dei Longobardi, il territorio di
Piuvica, che tuttavia dovette conservare il suo carattere di possesso
demaniale, fu dato in feudo ai conti Guidi:infatti mentre "Publica" non
appare nell'enumerazione delle "curtes,villae e plebes" donate
dall'Imperatore Ottone III nel 998 al vescovo di Pistoia Antonino. Troviamo
invece fin dall'anno 1078 nel Libro Croce "Curtis Comitis Guidonis in
Publica". Più tardi il territorio di Piuvica passò in feudo ai vescovi di
Pistoia e da questi ai Tedici e ai Forteguerri; ecco il documento che lo afferma:
"In nome di Dio, amen, il venerabile fratello signore Guidaloste per
misericordia divina vescovo di Pistoia, desiderando d'imitare nel bene le orme
dei suoi predecessori e di conservare l'incomparabile tesoro acquistato alla
Chiesa Pistoiese dai suoi predecessori, cioè gli amici e vassalli del medesimo
Episcopato,con quella cura e con quello zelo che può, per amore e servizio del
medesimo Episcopato; e in special modo i nobili e potenti uomini de' Tedicinghi e
Forteguerri, il cui aiuto e consiglio esperimentò fino ad ora fruttifero all'Espiscopato, il
feudo concesso ab antiquo ai medesimi nobili dai suoi predecessori, cioè le
decime di tutti i possessi che appartennero a detti nobili, ai loro parenti ed
anche ai loro vassalli, e di quelli altresì che ora posseggono ed hanno nella
Villa di Piuvica della Diocesi Pistoiese; possessi che fino ad ora tennero e
possederono le suddette persone: solennemente confermò ai suddetti nobili e ai
loro figliuoli e nipoti legittimamente discendenti, previa cognizione e
deliberazione; e i medesimi nobili investendo a perpetua stabilità del detto
feudo, in segno della investitura porse il pastorale che teneva in mano. E
viceversa (Tedicinghi e Forteguerri coi loro vassalli, prestarono al detto
venerabile Padre personalmente il giuramento di fedeltà: promettendo che saranno
fedeli al detto signor Vescovo e alla Chiesa Pistoiese e ai suoi successori
canonicamente eletti.. Fatto in Pistoia …nell'anno 1280 a nativitate, indizione
VIII, 2 Marzo" (il documento in latino si conserva nell'Archivio
Forteguerri: nell'Archivio Parrocchiale se ne conserva una copia in latino ed una
traduzione in italiano). I tre popoli (S. Angelo, S. Biagio, S. Sebastiano) compaiono
insieme per la prima volta in un documento del 2 agosto 1243: si tratta di una
nota autentica scritta per mano del notaro Riccomino riguardante la
"lira"o decima,imposta nel 1243 dagli "alliratori" deputati
del Comune di "Publica" onde ripartire fra i tre popoli della contrada
la prediale ammontante complessivamente a lire 794 e soldi 13 (interessante
rilevare che in questo documento San Biagio a Piuvica è chiamato "comunguo"); raramente
compaiono, però, i nomi propri dei tre popoli che vengono identificati per lungo
tempo con il nome della contrada "Publica". Anche nella bolla di Papa
Onorio III, datata a Roma il 7 luglio 1218, ove si delimitano i confini della
diocesi pistoiese,i tre popoli di S. Angelo, S. Biagio e S. Sebastiano, che pure
vivevano di vita propria, sono indicati con il nome della contrada "Publica"; questo
fatto è sicuro indice della poca importanza che allora avevano i tre popoli. La
popolazione doveva essere piuttosto scarsa se nel 1680 Sant'Angelo aveva 526 abitanti
quanti potevano essere gli abitanti intorno al Mille? Ampi tratti di terreno
erano sommersi dalle acque o coperti da boschi tanto che in un documento del
1080 si ha notizia di una "Silva de Paciana et Runco" che doveva
rimanere fra Badia e Piuvica e, inoltre, la chiesa di San Biagio ha continuato a
chiamarsi fino quasi ai nostri giorni "Piuvica in Selva"; anche la
piccolezza delle antiche chiese della contrada di Piuvica (ampliate in secoli
assai vicini a noi) fanno pensare ad un contado piuttosto spopolato. Nella prima
metà del secolo X Piuvica, come le altre terre del contado Pistoiese, ebbe a
soffrire assai delle incursioni di Ungheri e Saraceni: per porre riparo a tanta
calamità signori e popolazione innalzarono castelli e torri a e anche in
Piuvica stessa sorse un castello. Con il passare dei secoli anche Piuvica andò
acquistando una certa importanza:intorno al 1300 infatti nella Villa di Piuvica
si avevano due consoli, nominare i quali era privilegio della famiglia Tedici di
Pistoia: quando però questa famiglia nel 1333 fu bandita dalla città, il diritto
di nomina passò al Comune di Pistoia, pur rimanendo integra la giurisdizione che
Forteguerri e Marratici avevano sulla contrada.
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