Clicca sulle
immagini per ingrandirle

Bottegone (Pt) - Chiesa di S. Angelo

Bottegone (Pt) - Tabernacolo sull'Ombroncello |
Il popolo di S. Angelo è sempre stato generosissimo nelle opere di carattere
religioso; tre cose troviamo, fino dagli antichi tempi, che dimostrano la
singolare generosità del popolo: la dotazione della Chiesa, la fondazione
dell'Ospedale della Pergola e l'istituzione dell'Opera di S. Angelo. La dotazione
della Chiesa risale, come abbiamo già accennato, a circa il 1150: il benefizio
parrocchiale fu dotato assai largamente. Il pievano Taddeo Conversini ci
descrive i beni della Chiesa quali erano nel 1652. "Un campo di
Staio e altre in circa di Terra lavorativa et avvig.ta e parte a orto, sopra di cui
è la Chiesa e Pieve e la Canonica di S. Angelo. Una presa di terra lavorat.a et
avvig.ta per prode di Staiora X dico dieci in circa posta in d.to Com.ne d. alla
Chiesa di S.Angelo. Una presa di terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Coltre
tre in circa posta in .to Com.ne l. d. à Totti. Una presa di terra lavorat.a et
avvig.ta per prode di Staiora sei in circa, posta in d.to Com.ne l. d. à
Bonechi. Una presa di Terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora quattro
in circa posta in d.to Com.ne l. d. Salceto. Una presa di Terra lavorativa et
avvignata per prode di Staiora quattro circa posta in d.to Com.ne l. d. Ianella.
Una presa di Terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora uno e mezzo in
circa,posta in d.to Com.ne l. d. à Castello, a piè di cui passa l'Ombroncello.
Una presa di terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora tre e mezzo in
circa, posta nel Com.ne di S. Bastiano l. d. il Pratale. Sono in tutto Coltre
dieci, Staiora uno e mezzo, rendono un anno per l'altro, non compreso il Campo
della Chiesa st.a 130 ½ g.no" Prete Taddeo Conversini, per meglio
indicare tutti gli appezzamenti di terra appartenenti alla Chiesa, segnala anche
i loro confini: è interessante constatare come gran parte della proprietà
fondiaria di Piuvica appartenesse un giorno a congregazioni religiose, a opere
di beneficenza, a istituzioni di culto. Nel 1717 troviamo, fra i possessori di
beni a S. Angelo, i Canonici del Duomo, l'opera di S. Iacopo, la Trinità, le
Monache delle Vergini, di S. Lucia, di S. Desiderio, di S .Giorgio, di S. Mercuriale,
il Monastero di S. Domenico, lo Spirito Santo, l'Ospedale del Ceppo; su molte
case di contadini anche oggi di vedono stemmi e ricordi degli antichi
proprietari. Giova anche ricordare che a quasi tutte le spese di manutenzione
della Chiesa e della Canonica e a gran parte delle spese di culto pensò per
molti secoli l'Opera di S. Angelo; altre offerte riceveva il Parroco dai fedeli e
dalle diverse congreghe esistenti in parrocchia, specie da quella di S. Agata.
Nella Memoria di Prete Taddeo Conversini al dicembre si legge."La
mattina di Natale, cioè alla prima, alla 2.da et alla terza, si fa l'offerta
per il Pievano alla capannuccia". Altra istituzione che dimostra la
religiosità e la bontà del popolo di S. Angelo è l'Ospedale della Pergola: fu
creato intorno al 1350 e fu dotato ampiamente dalla generosità dei buoni;
purtroppo i suoi beni, come si può immaginare, furono male amministrati, onde,
nel 1474, l'Ospedale passò sotto l'amministrazione della Sapienza di Pistoia,
per essere nel 1740 addirittura incorporato nell'Ospedale del Ceppo. Non
sappiamo quanto sia sorta l'Opera di S. Angelo: le prime notizie risalgono al
1570; nell'archivio di S. Angelo se ne conservano i libri di amministrazione nel
quali sono scritti tutti i "debitori e creditori, affittuari, entrate,
uscite ,ragioni et altri negotii di detta opera". Il primo libro, segnato
"A", fu iniziato nel 1570 "per Paolo Ceccarelli commissario
generale et amministratore delle opere et compagnie della Diocesi di
Pistoia". Da questo libro risultano tutti i debitori dell'opera: "Baldassari
di Filippo de Nichelai da Piuvica de dare ogni anno di fitto in perpetuo staia
20 di grano stietto e 21 di grano segalato. Pandolfo di Antonio Aldobrandi da
Pistoia de dare ogni anno di fitto staia 8 di grano. Angiolo di menico Capecchi
da S.to Angiolo de dare ogni anno di fitto staia 12 di grano. Bartolomeo di Pier
Francesco Chiarito Consolini da Pistoia de dare ogni anno in perpetuo staia 15
di grano. Redi di Stagio di Biagio Mongai da S.to Bastiano denno dare ogni anno
di fitto in perpetuo di coltre due di terra posta nel Comune di Montemagnio
staia 9 di grano. Redi di Francesco di Iacopo Tolomei da Pistoia denno dare per
fitto in perpetuo staia 54 di grano2; il grano dovuto all'Opera era, dunque, nel
1570 di staia 139. A questi debitori dell'Opera altri se ne aggiungono in
danaro: Angiolo di Menico Capecchi pagava 25 lire, Baldassare di Filippo
Niccolai 46, Bartolomeo di Chiarito Consolini 25, Niccolao di Francesco Biagini
20. Tutte le entrale dell'Opera venivano spese per la Chiesa, per feste, per
arredi sacri, per manutenzione ordinaria e straordinaria. Nella memoria già
citata prete Taddeo Conversini ci descrive gli obblighi dell'Opera di S. Angelo:
per la festa di S. Antonio "fa la solita distribuzione di pane, e dona al
Piev.no libbre VI di pane per la benedizione; per la purificazione fa la solita
distribuzione delle candele, e dona al Piev.no una candela e XII candeline; per
la settimana Santa provvede n.ro 15 candele di cera bianca per li offizzi, qiali,
finiti, restano al Piev.no; provede il cero Pasquale et il Lumen Xr.i per
Sabbato Santo, quale si acende tutte le feste sino all'Ascensione, che in tal
mattina detto l'Evangelo si spegne e resta al Piev.no; la mattina di Pasqua
distribuisce il pane e dona al Piev.no una pane di libbre XII et alla serva
libbre III; paga al Piev.no lire sedici,e tanti sono per rimborso delle spese
che fa al Predicat.re nel corso della quadragesima in darli disnare e
alloggiarlo et alcune volte più secondo quante predicheoccorrono farsi; fa
celebrare la festa dell'Apparizione di S. Michele Arcangelo, del Corpus Domini,
di S Lorenzo, di S. Caterina, di S .Croce, di S. Salvatore, di S. Lucia; per le
Rogazioni dona al Piev.no una pane di libbre XII et alla serva libbre III per
spazzare la Chiesa; nell'Ottobre dà al Piev.no ogni anno due barili di mosto,
ò vino cotto, conforme à che li piace, per servizio delle Messe; la mattina di
Ognissanti e di Natale dona al Piev.no una pane tondo di libbre XII et alla
serva libbre bIII perché spazza; dà al Piev.no per mantener accesa la lampada
tutto l'anno fiaschi XV e XVI di olio secondo il bisogno; è obbligata a
mantenere la cera per l'Altar Magg.re e mantenere la Chiesa delle cose
necessarie, e la Sagrestia, e far buone al Piev.no tutte l'imbiancat.re e saldat.re
de camici, corporali, tovaglie delli Altari, ostie e particule per le Messe e
per le Comunioni, e granate per spazzar la Chiesa, e tutti libri necess.ri per
servizio della Pieve ecc." Prete Taddeo Conversini volle anche qualche cosa
di più: nella relazione delle visita del Canonico Forteguerri, più volte
citata, scrive:"Finito d'aggiustar tutte le suddette cose, feci istanza a
S. S. R. ma che per non trovar alcun Chierico, che mi serva per le messe era di
necessità, che mi assegnasse qualche provisione à fine che più facilm.te
venissero a servire, et ordinò, che l'operaio pro tempore mi desse staia tre di
grano ogn'Anno". Con l'andare del tempo l'Opera perse la sua importanza
finche nel 1784 venne soppressa. Non cessò non di meno la generosità del
popolo verso la sua Chiesa: le spese notevoli, che furono via via fatte dai
Pievani, furono possibili per la cooperazione dei fedeli: basti dire che in
trenta anni, precisamente dal 1901 al 1931, sono state spese per la Chiesa e per
le altre opere di carattere religioso quasi 60 mila lire. Infatti per opere
varie fatte dal Proposto Alessandro Sensi col concorso del popolo (restauri
generali, fusione della campana rossa, arredi sacri, restauro dell'organo)
furono spese circa 8 mila lire, per la decorazione del loggiato e monumento ai
Caduti, nel 1920 L: / mila, per la fondazione e dotazione dell'asilo L: 17 mila,
per restauri alla Chiesa e alle Cappelle laterali, nel 1928, L. 6 mila, per il
ripristino dell'Oratorio della Pergola, nel 1929, L. 15 mila, per i restauri al
campanile, nel 1931, L. 7 mila.
Le Feste - Dove, attraverso i secoli, più si è
manifestata la religiosità del popolo di S. Angelo è stato nelle feste: di S.
Antonio Abate, di S. Giuseppe, del Rosario, di S. Caterina d'Alessandria, di S.
Lucia, di S. Lorenzo, della S. Croce, di S. Michele Arcangelo, del Corpus
Domini, di S. Niccolao, di S. Simone, di S. Salvadore (anche le novene di Natale
si celebravano un tempo solennemente con 6 o 8 messe per mattina); all'Oratorio
della Pergola si celebravano le feste di S. Bartolomeo e della Visitazione. Più
tardi si aggiunsero le Quarantore, le feste della Consacrazione della Chiesa, di
S. Filomena (il culto di S. Filomena risale al 1884: fu in tale anno, il 19
aprile, istituita una Congrega che ebbe fino al 1930 una vita floridissima e
che, dai Sommi Pontefici, fu arricchita di diverse indulgenze), di S. Antonio da
Padova e della Natività della Madonna. Però la festa più solenne di S. Angelo
fu sempre quella di S. Agata: anche i popoli vicini vi concorrevano numerosi; i
Pontefici arricchirono la festa di diverse indulgenze: si conserva la bolla con
cui Clemente XII nel 1736 concedeva per il giorno della festa l'Indulgenza
Plenaria. Di tale festa si parla già nel 1501: la battaglia di S. Angelo
avvenne proprio il giorno di questa festa. La vita di S. Agata si trova
frequentemente raffigurata: sotto le logge, in Compagnia mentre sopra l'altare
si trova un bellissimo simulacro in pietra. Le feste di S. Agata si celebravano
con straordinario numero di Messe: nel 1758, di domenica, se ne celebrarono 15,
mentre il lunedì seguente se ne celebrarono altre 13 per i congregati defunti e
il martedì altre 9 per tutte le anime del Purgatorio. S. Agata, però, non era
insensibile a tanta devozione: al 23 luglio 1758 di dice la vacchetta delle
Messe: "Si tenne scoperta la miracolosa immagine di S. Agata Vergine e
Martire, per impetrare da Dio la serenità dell'aria e la liberazione dagli
altri flagelli e cioè terremoti, pestilenze e guerre"; si celebrarono 12
Messe. Le varie Congreghe, alla morte dei propri iscritti, facevano celebrare
diversi suffragi: la Compagnia di S. Agata, ad esempio, faceva celebrare 7
messe. In generale alle feste pensavano apposite Congreghe e Compagnie, l'Opera
di S. Angelo, famiglie private; nella memoria di Prete Taddeo Conversini si
legge: "La Compagnia di S. Agata la mattina della festa invita quanti
Sacerdoti può havere e dà per elemosina lire 1 oltre un bel disnare".
"L'opera fa celebrare la festa del Corpus Domini con Messe % piane e la
cantata e oltre il disnare dà per elemosina lire 2 et ala serva se aiuta alla
cucina disnare, con qualche altra gentilezza". Riguardo a questa festa
il Conversini ci dà, come al solito,delle curiose notizie: narra, infatti, a
proposito della già citata visita compiuta dal Canonico Forteguerri:
"All'operaio stabili ciascun Anno che per la festa del Corpus Dom.ni
potesse spendere scudi dieci dove prima erano sol cinque, oltre però le staia
quattro di grano solite consumarsi in d.tta mattina per fare il desinare alli
sacerdoti, che intervengono a celebrare e solennizzare la festa, assieme con il
Populo, cioè uno per casa, e questo fu per l'istanza fattali da Giovanni
Cappellini Operaio cadente in fine del pre.nte mese di Giugno 1652, si che il
futuro Operaio incomincerà a conseguire, e valersi dell'emolumento liberam.te
senza di haver necessitar il Piev.no come si è fatto sin'ora a metter sotto, a
chiamarsi di haver ricevuto più cera, che che non si consuma ordinariam.te frà
l'anno, è raro inventar qualche altra bugia di haver murato, è fatto riveder
li tetti, e comprato calcina, mattoni, et altri lavori, pagato più maestranze,
e simili, per aggiustar che le partite dell'operaio tornassero bene nel rimetter
li conti col mondo, et andasse a casa del Diavolo per loro, e se ostava niente,
egli era il ladro e l'assassino; onde non tanto per fuggir questo male, quale a
prima vista pareva veram.te degno di compassione, conoscendo, che con cinque
scudi soli, e staia quattro di grano, non potevano bastare per dare magnar a
sette, o ver otto Sacerdoti, e Chierici, oltre di Ottanta e più popolari,
pagando di più lire 2 per l'elem.na della Messa, ma perché ho scoperto questo
pre.nte Anno nell'amministrazione fatta dal suddetto Giovanni Cappellini, che
ciascun altro operaio stato avanti di lui, hanno usato di avanzarsi ogni volta,
che si dava il pane, una quartina di grano, cioè quando di doveva spianarne
quattro staia per distribuire, se ne spianava tre, e mezzo e per le Rogazioni,
se ne doveva spianar staia sei, se ne spianava sol cinque si che in cinque data
l pane se n'avanzavano staia tre, con pretesto di supplire alla spesa del Corpus
Domini, ma non ho saputo, se non questo Anno di questo avanzo, e non se n'è mai
fatto conto; se ci sia stata malizia,o no, sallo Iddio". L'opera faceva
pure celebrare la festa di S. Lorenzo, dell'Apparizione, di S. Michele, di S.
Caterina, della S. Croce, di S. Salvadore e di S . Lucia, tutte con tre Messe
piane e le cantate. La festa del Rosario si celebrava colle elemosine di
un'apposita cassetta: alla festa di S. Michele pensava il Parroco, alle feste
della Pergola lo spedaliere aiutato da diversi oblatori. Molte feste erano
celebrate da particolari famiglie: nel 1652 Sebastiano di Santi Dani pensava
alla festa di S. Antonio Abate ed a una festa di S. Michele da celebrarsi il
giorno dopo il titolare, Leonardo Gatti a quella della Croce, Batistone Biagini a
quella di S. Simone, Pietro Cappellini a quella di S. Caterina. In questi tempi
erano molto in onore anche le processioni: si facevano ogni mese tre ritornate;
la prima domenica quella della Madonna del Rosario, la seconda quella del
Sacramento, la terza quella di S. Agata. Le Rogazioni venivano fatte con vera
solennità: fino dal 1576 nel libro dell'Opera si notano le spese piuttosto
considerevoli che si facevano per queste processioni. Nella vacchetta delle
Messe si nota che nel 1759 le Rogazioni furono impedite dall'Ombrone che aveva
straripato: allora fu fatta una funzione propiziatoria all'Oratorio della
Pergola dove, da allora in poi, si continuò sempre a dire la Messa nella
seconda processione delle Rogazioni; questa Messa era cantata dinanzi
all'Immagine scoperta della Madonna. Si ha notizia di un devoto pellegrinaggio
compiuto alla Madonna dell'Umiltà nel 1788: in questa occasione si offrirono in
dono due doppieri. Grande pietà si aveva verso i defunti: nel 1759 ben 10
uffizi si fecero per le anime del Purgatorio, e tutti con numerose Messe; anche
nelle feste solenni non si dimenticavano i trapassati: per tutti i fedeli
defunti, nella quarta domenica del mese, si cantava l'uffizio dei morti. E non
parliamo dei funerali: nel 1657 fu trasportato da Badia a S. Angelo Piero d'Agniolo
Cappellini; al trasporto presero parte17 preti i quali "ritornorno anco il
dì seguente e si fece un offitio" . Al trasporto di Paolo Bindi i preti
furono 14, a quello di Pasqua di Piero cappellini 12. Mai fu superato, però, il
funerale del sacerdote ucciso Sebastiano Dani: vi presero parte ben 36 preti.
Anche le Compagnie prendevano parte ai trasporti:a quello già menzionato di
Pasqua di Piero Cappellini parteciparono la Compagnia di S. Agata di S. Angelo,
quella del Rosario di Badia e quella del Corpus Domini di Chiazzano. Al
trasporto di Bartolomeo di Benedetto capecchi nel 1661 è ricordata "la
Compagnia della Nunziata di S. Bastiano".
L'Ospedale della Pergola - Si ignora quando questo ospedale sia stato
costruito: approssimativamente può considerarsi il 130 come anno di fondazione.
Infatti è intorno a questa epoca che sorsero altri ospedali come quello di S.
Lucia fuori Porta al Borgo e quello di S. Maria Maggiore fuori Porta Lucchese,
coi quali quello della Pergola ebbe comune la sorte. Consta, inoltre, che nel
1473 l'ospedale era dotato di un discreto patrimonio ed aveva una notevole
importanza: può ritenersi, dunque, sicura la fondazione dell'ospedale intorno
al 1359. Lo scopo della fondazione fu l'assistenza agli ammalati e l'alloggio ai
viandanti:allora i viaggi erano assai disagevoli e la necessità di qualche
ospizio lungo le vie principali fu sempre sentito, specialmente nel periodo che
seguì l'epoca gloriosa dei Comuni;i commerci che cominciarono a svilupparsi, le
continue relazioni fra città e città,i pellegrinaggi religiosi rendevano i
viaggi più frequenti. Così sorse l'ospedale della Pergola:esso, come gli altri
ospedaliera amministrato da frati,ma a quale ordine appartenessero detti frati
non si sa. Dato il vivo sentimento religioso e la generosità delle popolazioni
di allora ben presto l'ospedale ebbe un considerevole patrimonio: questo
patrimonio, per quanto fosse sotto la tutela dell'Opera di S. Iacopo, non fu
sempre bene amministrato e col tempo andò assottigliandosi. Istituita nel 1473
a Pistoia la Pia Casa della Sapienza per le munifiche donazioni del Card.
Niccolò Forteguerri,'ospedale della Pergola, insieme a quelli di S. Lucia, di S.
Maria Maggiore e di S. Bartolommeo all'Alpe, passò sotto l'amministrazione di
questa Pia Casa. Nel 1474 Sisto IV, per le premure del medesimo Cardinale
Niccolò Forteguerri,a pprovò gli statuti della Sapienza e il passaggio sotto la
giurisdizione di questa Pia Casa dei quattro ospedali menzionati.. Lo spedalingo
fu ancora un frate, prima ancora del 1652 al frate si era sostituito un laico:il
primo spedalingo laico di cui si abbia notizia fu Dario Lazzerini; non era un
uomo troppo virtuoso e contro di lui dovette sostenere aspre lotte il Pievano
Taddeo Conversini. Un primo accenno di questi dissensi lo troviamo nel libro dei
morti: il 6 aprile 1652 morì alla Pergola Giovanni di Giuliano Micheli da
Vidiciatico (Porretta); aveva egli 30 anni e tornava di Maremma. Scrive Prete
Taddeo: "Si fermò all'Ospedale della Pergola quasi moribondo ove per la
solita avarizia di Dario Lazzerini spedaliere morì in spazzio di otto o vero
nove ore senza averli voluto procurare di farli havere alcun
sacramento". Nella memoria lasciata dal Pievano Conversini troviamo notizie
più particolareggiate: "Inoltre lo pregai a fare un precetto a Dario Lazzerini spedal.re della Pergola di non potere seppellire defunti segretam.te
come ha fatto più volte, senza chiamarmi pur à sacramentarli, di che ne diedi
conto alli S. S. Officiali di Sapienza, il che fatto, mi fecero intendere che io
giustificassi quanto gl'avevo esposto, perché volevano alcuni di questi S. S.
castigarlo, e così li mandai alcune fedi, soscritte da testimoni religiosi e
degni, e domandavo che lo mortificassero e che dovesse riconoscermi com'erono
stati tutti gli altri miei Antecessori e non mi levasse il concorso le feste
alla Chiesa, ammettendo quanti Sacerdoti forestieri e frati che quivi vi fossero
fermati, senza saper, né domandar se havevono fatto riconoscere la Demissoria
all'ordinario, cioè sentito da quel magistrato, gli ordinarono in voce che mi
dovesse riconoscere per quello che ero, e mi servisse, et assistesse quando vi
andassi a celebrare, e non ammettesse alcuno per dir Messa, se prima non mi
facesse veder la sua Demissoria et havend'io fatto instanza che ne facessero il
Decreto, acciò che venendo occasione, io me ne potessi servire, e produrlo ad un
altro Magistrato, si come per lassarne memoria alli Suiccess.ri mi fecero
intendere che per ora non volevon metter niente in carta per non haver a
castigarlo per esser la prima volta, ma che havendo commesso al Cancell.re che
tenesse conto della mia comparsa e fedi per consegnarli alli Officiali nuovi e
così ha cagionato che egli più superbo che mai, non fa stima di me némi degna
per verso alcuno, e pensando che tornerà di nuovo alle medesime, feci instanza
che fosse castigato se incorreva più in l'avvenire in simili mancam.ti ciò
sentito da S. S. R.ma li fu fatto un precetto che sotto pena di scomunica non
ardisse seppellir alc.o senza me,né ammettesse alcun religioso secolare o
regolare se prima non mostrava la sua Demissoria riconosciuta
dall'Ordinario". Di altri ospedalieri della Pergola succeduti a Dario
Lazzerini niente conosciamo,ad eccezione del nome:sappiamo che all'ospedale
conveniva gente di ogni paese. Già abbiamo accennato alla morte, qui avvenuta,di
Giovanni di Giuliano Micheli da Vidiciatico presso Porretta: nel libro dei morti
al 15 novembre 1651 si legge "Un povero huomo morse allo spedale. Non si
seppe di dove fosse, né come si avesse nome. Era giovane circa 22 anni di statura
grande pelo castagno hebbe il sacramento della penitenza e la raccomandazione
dell'anima. Si seppellì in detto spedale della Pergola". Nel 1690 vi
morivano Sabatino Passini di Monte Torto presso Modena e Antonia Vivarelli di
Frassignoni; nel 1696 vi moriva un certo Rocco scarpellino abitante nei pressi di
Bologna.L'ospedale ebbe vita fino al 1740:in tale anno,con ordinanza
governativa,fu incorporato al Ceppo di Pistoia insieme ad altri ospedali. Le
ragioni non mancavano: l'ospedale era assai decaduto e il patrimonio era andato
via via assottigliandosi; con i tempi nuovi esigenze nuove erano sorte e il
piccolo ospizio non era in grado di soddisfarli. Anche la mancanza di
pellegrinaggi faceva sentire meno la necessità di tale istituzioni
e, infine, intorno a questi ospedali si erano creati veri e propri covi di
vagabondi e malviventi. Accanto all'ospedale era anche un Oratorio dedicato a S.
Iacopo e a S. Bartolomeo: detto Oratorio conserva ancora oggi il titolo di S.
Iacopo mentre di S. Bartolomeo non si fa oggi più menzione alcuna: una volta non
era così:risulta che anticamente vi si celebrava la festa di S. Bartolomeo, e
questo apostolo figura insieme a S. Iacopo sia nella tavola del Detti sia in una
campana rotta e poi rifusa. La Sapienza aveva l'obbligo di farvi celebrare una
Messa la settimana: il sabato e 4 nella festa di S. Bartolomeo; lo spedaliere
aveva l'obbligo di far celebrare la festa della Visitazione. Colò tempo
s'introdusse la festa della Natività di Maria Vergine, sotto il titolo di
Madonna delle Grazie: tale festa sussiste anche oggi (n.d.a. si riferisce
all'anno in cui sono state scritte queste note storiche: 1930) e si celebra con
grande solennità nella domenica che precede o che segue l'8 settembre; siamo
però ben lontani dall'antica solennità, quando nel giorno della festa si
celebravano anche 10 o 11 messe. Nell'Oratorio era un giorno una bellissima
tavola dipinta da Bernardino Detti pistoiese: questo quadro di grande valore
artistico si conserva oggi nel Museo Comunale di Pistoia; rappresenta in basso la
Madonna col Bambino fra S. Bartolomeo e S. Iacopo, e S. Giovannino recante
piccoli oggetti al bambino Gesù,con una fascia su cui è scritto: Ecce Agnus
Dei. Nel fondo sono parecchie figure e più in alto è la scena del giudizio di
Salomone. Bernardino Detti degli Ufficiali dell'Opera della Sapienza ebbe nel
1523 l'incarico di fare questa tavola "secondo el modello per tale effetto
ordinato el quale è nelle mani del provveditore". Grandissima fu sempre la
venerazione verso tale Immagine: più d'una volta il popolo ne impetrò
solennemente la celeste protezione. Nel 1772 il 10 maggio per ottenere la
serenità,detto il Vespro a S. Angelo, il popolo si recò processionalmente alla
Pergola cantando le litanie; dopo la funzione propiziatoria la processione
ritornò alla Pieve. Si ha memoria di un'altra processione fatta all'Oratorio nel
1782. Varie furono le vicende dell'Oratorio in tempi a noi più vicini: certo è
che, venuto a mancare l'ospedale, esso pure decadde; passarono anche lunghi anni
senza che vi fosse celebrata la Messa. Oggi però le cose sono cambiate e
l'Oratorio ha incominciato ad esser di nuovo officiato; auspice il Vescovo
Gabriele Vettori, sotto la guida dell'Architetto Fagnoni, sono stati fatti
restauri importantissimi:è ritornata in luce anche l'elegante portico
quattrocentesco che dà accesso all'Oratorio (la spesa complessiva per tali
restauri ascese a circa 15 mila lire). Per i restauri non è mancato l'aiuto del
Comune, ma il contributo più valido è venuto dal popolo, soprattutto dai
generosi abitanti della Pergola.
|
|