La Storia del Bottegone CAPITOLO II - COL FERRO E COL FUOCO

 

Clicca sulle immagini per ingrandirle

 

 

Bottegone (Pt) - Chiesa di S. Angelo

 

 

 

 

Bottegone (Pt) - Il centro del paese nel 1930

 

Piuvica soffrì molto per le lotte dei Bianchi e dei Neri che prima e dopo il 1300, per parecchi lustri, agitarono Pistoia: a causa di tali lotte la città perse la propria indipendenza e fu asservita alla vicine rivali Firenze e Lucca che imposero con le armi la loro volontà; quante volte Pistoia vide eserciti nemici fuori e dentro le sue mura e a quanti stragi e devastazioni dovette assistere. In tutte queste lotte ebbe a soffrire molto anche il contando: il territorio di Piuvica fu uno dei più provati data la sua vicinanza alla città. Carlo di Valois, venuto in Toscana come pacificatore, fece la sua prima apparizione presso Pistoia nell'agosto 1301: tre mesi dopo compariva a Montemagno insieme ai Lucchesi per muovere alla conquista della città, il tutto si ridusse, però, ad una scorreria per le campagne di Montemagno e Casalguidi ove fu seminato terrore e devastazione. Nella primavera dell'anno seguente un simile flagello si abbatteva proprio su Piuvica: Fiorentini e Lucchesi si erano nuovamente alleati contro Pistoia e mentre i Fiorentini, passando per Cecina e Montevettolini, scesero a Casalguidi ove si fermarono i Lucchesi giunsero presso l'Ombrone e si accamparono al Ponte alla Pergola; era il mese di giugno. I fiorentini iniziarono subito le devastazioni e i saccheggi che continuarono ancora per alcuni giorni, poi partirono e, preceduti dai Lucchesi, andarono ad accamparsi a Bonelle e qui si trattennero per un mese perché non osarono assalire Pistoia, allora troppo fortificata, per cui si allontanarono dopo aver percorso le campagne circostanti depredando e incendiando. Pistoia sostenne due assedi, nel 1303 e nel 1305 e quest'ultimo, che durò ben undici mesi, si concluse con la sua resa: anche le campagne circostanti dovettero subire devastazioni e saccheggi. Fece sperimentare ai Piuvichesi la sua ferocia anche il grande capo ghibellino Castruccio Castracani degli Antelminelli: egli mirava a conquistare Pistoia e nel 1320 marciò contro la città ma a San Baronto fu sconfitto e dovette ritirarsi a Montevettolini, da dove si recò a Vinci, quivi chiamato da Lippo d'Anchiano; dopo alcuni combattimenti vittoriosamente sostenuti, valicò il Montalbano e, puntando su Piuvica, si diresse verso Pistoia. Qui signoreggiava Pino della Tosa, il quale andò incontro al conquistatore con molti armati verso lo Sperone ma, quando gli venne annunziato che Castruccio si stava avvicinando con un forte esercito, ritenne più sicuro ritirarsi in fretta in città; Castruccio, allora, ripiegò su Piuvica ove passò la notte. Avendo saputo che qui, in una fortezza costruita da poco tempo da una abitante del posto, si erano rinchiusi molti Piuvichesi, intimò la resa: non fu obbedito ed egli sfogò il suo odio occupando la fortezza e tagliando a pezzi i fieri contadini che gli avevano opposto la più strenua resistenza. Dove si trovasse questa fortezza non è certo: in altre circostanze si accenna ad una Villa di Piuvica dove risiedevano i Consoli del Comune di Pistoia e non è certo se questa definizione interessasse l'intera contrada oppure una località con questo preciso nome. Infatti in San Biagio di Piuvica sorge una località chiamata La Villa (si trova all'incrocio fra via del Crociale e via Lungagna) e qui esisteva una costruzione assai robusta ed ampia, abitata da più famiglie, che era appartenuta (con annesso podere) all'Opera di San Iacopo: ce lo dice per certo una vecchia iscrizione che rimaneva in una stalla e che doveva, un giorno, essere all'esterno. In un muro di recente costruzione si vede sopra una pietra la data 1526; le cifre però sono state incise da poco perché la costruzione è sicuramente antecedente a questa data. Dopo l'assalto e la carneficina compiuta, Castruccio abbandonò il territorio di Piuvica e si diresse verso Serravalle, ma una nuova e più terribile distruzione dovette subire la contrada nel 1325 quando i Fiorentini inviarono un grande esercito, guidato da Raimondo di Cardona, contro Pistoia dove, ormai, per il tradimento del Tedici, signoreggiava Castruccio. La città non fu riconquistata ma furono, invece, devastate le campagne: l'esercito fiorentino, che niente aveva da invidiare alle orde di Attila, percorse per lungo e per largo il contado pistoiese, assalì castelli e ville, incendiando e saccheggiando, seminando ovunque terrore e morte; Agliana fu arsa per prima, la stessa sorte toccò subito dopo a Piuvica e più tardi a Badia a Pacciana, Santomato, Artimino, Tizzana fino a che questa orda devastatrice, passata in Lucchesia, non fu completamente distrutta da Castruccio ad Altopascio.

 

 
 CAPITOLO I  "PUBLICA"
CAPITOLO II  COL FERRO E COL FUOCO
CAPITOLO III  LOTTE FRATRICIDE
CAPITOLO IV  LA CHIESA
CAPITOLO V  I PARROCI
CAPITOLO VI  IL POPOLO
CAPITOLO VII  GENEROSITA'
© Copyright 2019 by ursea.it Home Page