La Storia del Bottegone

CAPITOLO 4 - LA CHIESA


 

 

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Bottegone (Pt) - Chiesa di S. Angelo

 

 

 

 

 

Bottegone (Pt) - Tabernacolo
sull'Ombroncello

 

A che anno risale la fondazione della Chiesa di S. Angelo? Non lo sappiamo. La traccia del dominio longobardo nel territorio di Piuvica e il titolare S. Michele Arcangelo (le chiese che hanno questo titolare sono le più antiche: la devozione a S. Michele era molto sentita dai Longobardi; nei tempi antichi tre chiese nella città di Pistoia e non meno di quattordici nella campagna furono dedicate al glorioso Arcangelo) farebbero credere che la chiesa risalga al tempo dei Longobardi o, più probabilmente, al periodo che seguì la caduta di questo regno. Il Libro Croce parla della Curtis Comitis Guidonis esistente in Publica nell'anno 1078: è da credere che questa Curtis avesse il suo servizio religioso e, quindi,un luogo destinato al culto; forse in principio si trattò di un semplice oratorio dedicato a San Michele che poi, in seguito ampliato, divenne la chiesa di Sant'Angelo, da cui si staccarono le altre chiese di S. Biagio e S. Sebastiano. Certamente la prima a sorgere fu la Chiesa di Sant'Angelo,  come è dimostrato dalla sua antichità, dalla maggiore importanza di cui sempre godette e dal possesso del fonte battesimale a cui furono portati, fino a circa il 1800, i battezzandi da S. Sebastiano, S. Biagio, Masiano, Ramini, San Pierino, Canapale, Badia a Pacciana (il primo libro dei nati risale al 1555). Una tradizione che, però, non è stata suffragata da alcun documento, fa risalire la fondazione della chiesa intorno all'anno 1150, ai tempi cioè di S. Atto (a questa tradizione accenna una breve memoria del Proposto Vincenzo Sensi conservata nell'archivio parrocchiale) può darsi che questa data approssimativa si riferisca alla non costruzione della chiesa ma alla costituzione della parrocchia; infatti in questo tempo si parla di dotazioni fatte alla chiesa di S. Angelo. Un instrumento del 20 febbraio 1169 ci fa sapere che donna Massimilla, badessa delle monache di S. Mercuriale in Pistoia, diede a tre suoi fratelli l'investitura di tutto ciò che il monastero possedeva in Piuvica, eccettuate le terre che donna Benedetta aveva donato alla chiesa di S. Angelo (nel 1717 le monache di San Mercuriale possedevano ancora alcune terre e case a Sant'Angelo). Il 2 marzo 1280, un secolo dopo circa, il Vescovo Guidaloste Vergiolesi confermò il possesso di alcune decime alla Chiesa di S. Angelo e di S. Sebastiano: "I rettori delle chiese di S. Angelo e di S. Sebastiano che ora sono in Piuvica e che saranno pro tempore abbiano e ritengano il possesso delle suddette decime, come ora hanno e meglio e con maggior pienezza ebbero nei tempi trascorsi…." (queste parole sono tolte dall'instrumento, già citato, con cui il Vescovo Vergiolesi, confermava il feudo di Piuvica ai Tedici e Forteguerri; la famiglia Forteguerri, tanto benemerita in ogni tempo, conserva ancora il patronato della Chiesa, mentre i Tedici persero ogni privilegio fino dal 1331). In questo tempo la chiesa doveva avere poco importanza, mentre nelle bolle dell'epoca non figura tra le dlebes nel 1280 il parroco porta il titolo di rector,titolo che sussiste ancora nel 1372 e che rimane fino al 1638. Anche la primitiva chiesa doveva essere proporzionata all'importanza del popolo e al numero dei fedeli:come era questa chiesa? Quali trasformazioni ha subito? Non lo sappiamo. La chiesa, quale oggi la vediamo, è preceduta da un bellissimo loggiato fatto a proprie spese dal Pievano Andrea Franchi verso il 1645 (questa notizia è contenuta nella memoria, già menzionata, del Proposto Vincenzo Sensi per quanto nessun cenno si trovi nell'Archivio Parrocchiale, però è sicura: basti considerare che lo stemma Franchi figura sul loggiato e sulla porta della chiesa); il loggiato è di stile settecentesco, con pilastri e colonne in pietra serena, dalla linea sobria e elegante. Sulla parete della chiesa, in alto, è affrescata la vita di S. Agata: opera di ignoto autore e di scarso valore artistico; nel 1920 è stato posto il monumento ai Caduti sotto il loggiato di cui è stata decorata la volta :peccato che monumento e decorazione siano in così stridente contrasto di stile (l'epigrafe ai Caduti fu dettata dal sacerdote prof. A. Pisaneschi). L'interno della chiesa, settecentesco, è bello e potrebbe essere assai più bello se le proporzioni fossero più armoniose e le pareti più sgombre. La chiesa fu consacrata il 9 novembre 1682 dal vescovo Gherardo Gherardi essendo Pievano Santi Fagioli: il segno caratteristico delle chiese consacrate (le croci sulle pareti) scomparve negli ultimi restauri; in più punti se ne vedono però le tracce. Dalla consacrazione della chiesa ci parla una iscrizione posta sopra la porta nella parte interna della chiesa che dice
 "Ecclesiam hanc Archangelorum Principi dicatam - Gherardus de Gerardis Epus Pistorien,et Praten. - V idus novembr 1682 solemni ritu consecravit - Anniversar: um vero Festum XL,Annor.m indulg: a cumulatum - Postero die statuit - Sancte de Fagiuolis Piebano"
Nella memoria citata del Proposto Vincenzo Sensi si legge che S. Angelo ebbe due pievani Nanni, uno dei quali,Bartolommeo, che resse la chiesa dal 1763 al 1782; nel 1700 il pievano era Santi Fagioli. Bisogna,altresì ricordare che Santi Fagioli negli anni precedenti aveva trasformato la chiesa nelle forme attuali rialzandola e costruendo la volta. Il bel battistero in pietra serena fu fatto anch'esso da Santi Fagioli, che fece pure nel 1696 il piccolo altare di Sant'Antonio: sul battistero è lo stemma Fagioli, la luna e tre stelle nella scritta "In tenebris lucent"; nella parte inferiore dell'altare di S. Antonio, oltre lo stemma, si legge: D.O.M.- ac - Divo Antonio Gratiarum Sancto - Sanctes de Fagiuolis huius Eccl:Pleb: - earundem non immemor - Devozione motus - hoc altare erigi - Anno D. MDCXCVI . L'organo è stato restaurato all'inizio del Novecento e quasi completamente sostituito: il primitivo era della nota ditta Agati - Tronci. Si ignora quando e da chi siano stati fatti i due altari laterali del Rosario e di S. Agata: quello del Rosario esisteva già nel 1652 ed era, anche allora, privilegiato mentre il secondo ha una tela assai pregevole; la statua di S. Agata, in pietra tinta a colori, è veramente bella e ricorda con la sua posa estatica le figure del Perugino ed è certamente antica e di squisita fattura. Le due cappelle laterali, così diverse per stile dal resto della chiesa, furono costruite dal Pievano Bartolommeo Nanni per supplire ai bisogni della crescente popolazione: ï due altari di marmo, di Nostra Signora e di S. Giuseppe, furono fatti con le oblazioni dei fedeli nel 1883. Per lungo tempo la chiesa non ebbe coro: fu Giovan Battista di Niccolò Forteguerri, canonico della Cattedrale di Pistoia e patrono della Chiesa che nel 1646, mentre era Pievano Andrea Franchi, aprì il grande arco del campanile e, costruita la cappella, vi pose nel fondo l'altar maggiore: questo è in pietra con qualche intarsio di marmo e porta ai lati lo stemma dei Forteguerri (n.d.a. si tratta dell'altare che ora non c'è più sostituito da quello attuale dopo il Concilio Vaticano II). La sacrestia con il lavabo ed il confessionale fu costruita nel 1685 dal Pievano Santi Fagioli: la sacrestia che già esisteva (costruita dal Pievano Giusto Ranfanti di Cutigliano) venne demolita; nella volta della sacrestia si legge, sotto lo stemma Fagioli
"Anno ab urbe redempto MDCLXXXV - Plebanus Sanctes de Fagiuolis - aere proprio iterum a fundamentis excitavit - una cum domo superiori - In apmpliorem et nobiliorem quam cernis formam iampridem erectum - Sacrarium hoc a Just. de Ranf. Ple."
Il nome del Ranfanti si legge anche sulla porta della sacrestia nella seguente iscrizione
"Justi de Ranfantibus a Cutiliano Plebani - sumptibus - Sacrarium a fundamentis excitatum - et exernatum - A.D. MDCXXX -
Anche la porta che fa simmetria con questa fu fatta al tempo del Ranfanti a spese, però, di Sebastiano Dani. Ce lo ricorda l'iscrizione
"Sebastiani Danij sumptibus - Justo Ramfantis Plebano - A.D. MDCXXXX"
 L'attuale compagnia era, una volta,la cappella di S. Agata: il vecchio altare è in pietra e ha sopra una discreta tela raffigurante il martirio della Santa. Chiesa e compagnia servirono, un tempo, come altrove per la tumulazione dei defunti; diversi erano i sepolcreti: quello dei Biagini, quello della Compagnia di S. Agata (posto in compagnia), quello dei fanciulli (pure in compagnia), quello dei Cappellini, quello dei Capecchi (che rimaneva sotto il pulpito), quello dei Dani (che rimaneva a destra dell'ingresso della chiesa), quello dei sacerdoti. La sepoltura Dani fu costruita nel 1641 da Sebastiano di Santi Dani, uomo piuttosto facoltoso: il 2 maggio 1640 ne fece domanda al Vescovo assicurando che il sepolcreto sarebbe stato di ornamento alla chiesa e promettendo che in più avrebbe costruito una porta in pietra; la grazia fu concessa e nel 1641 furono edificati sepoltura e porta (quella accennata che immette nel campanile); pure da un Dani fu costruito il sepolcreto per i sacerdoti: sulla lapide in marmo si legge
"Sacer.b.sibi et Clericis Sacerdos Dani domum hanc perpetuam posiut A.D. 1718"
L'infelice doveva rinnovarlo in quello stesso anno poiché venne ucciso tragicamente di notte da ignori e sacrileghi assassini. Nel 1855 una epidemia di colera mietè a S. Angelo oltre 50 vittime:i defunti si seppellirono anche sotto il loggiato; quando, però, alcuni ani dopo il pavimento si guastò in più parti uscivano dalle tombe e dai sepolcreti tali esalazioni pestilenziali, specie nelle afose giornate d'estate, che il Comune di Porta Carratica dovette costruire nel 1872 l'attuale cimitero: alla costruzione di questo contribuirono anche i popolani (le donne con una treccia). Alla chiesa è unito il campanile: anche questo è stato rialzato e consta di due parti distinte ben visibili internamente dall'accenno dell'antica volta in mattoni; è da credere che il campanile sia stato rialzato dopo la chiesa, quindi dopo il 1700. Lo stemma Manni, che si scorge internamente, farebbe credere che il campanile sia stato rialzato dal Pievano Manni: lo stemma Manni porta tre stelle in alto e in basso,una mano con tre dita chiuse e due (il pollice e l'indice) aperte. Un tempo il campanile era merlato così che presentava l'aspetto di una torre quadrata e massiccia: in seguito i merli scomparvero sostituiti da un attico poggiante su piccoli archi gotici: la campane, che danno un suono grave ed armonioso, sono state messe su travi di ferro nel 1931; la maggiore fu rifusa nel 1912, la mezzana nel 1772,  la più piccola fu fatta a spese del Parroco Beneforti nel 1840.

 
 CAPITOLO I  "PUBLICA"
CAPITOLO II  COL FERRO E COL FUOCO
CAPITOLO III  LOTTE FRATRICIDE
CAPITOLO IV  LA CHIESA
CAPITOLO V  I PARROCI
CAPITOLO VI  IL POPOLO
CAPITOLO VII  GENEROSITA'
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