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Bottegone (Pt) - Chiesa di S. Angelo

Bottegone (Pt) - La chiesa di S. Angelo nel 1930
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Il primo Parroco di S. Angelo, di cui si abbia
memoria, è Dimoldiedi: di lui sappiamo solo che era rettore della chiesa nel
1280 quando il territorio di Piuvica, passato dai Conti Guidi ai Vescovi di
Pistoia, fu dato in feudo dal Vescovo Guidaloste Vergiolesi ai Tedicinghi e
Forteguerri; nel 1372, in occasione della visita pastorale a S. Angelo del
Vescovo Giovanni IV, figura come rettore Prete Mazzeo (esiste di questo tempo
anche un inventario degli arredi della chiesa, compilato in questa occasione). Prete
Antonio Sensi da Firenze resse la parrocchia dal 1438 al 1464 e Prete Pietro de'
Corradi dal 1404 al 1502: con il 1555 si stabilisce la successione ininterrotta
dei parroci. In tale anno è Parroco Pasquino Bugiani: in un libro dove sono
segnati battesimi e morti, S. Angelo porta il titolo di cura e Prete Pasquini si
firma (con grafia illeggibile) curatore; Prete Pasquini muore nel 1592. Gli
succedono Prete Pagno Forteguerri (19 ottobre 159X 1598) e Prete Vincenzo di
Tommaso Chiti (1599-1630). Nel 1632, in un libro di battesimi, cresime,
matrimoni e morti, si dà come rettore "l'illustrissimo molto reverendo
Scipione Forteguerri" tale nome non ricompare mai più; compare invece il
nome di Giusto Ranfanti di Cutigliano, il quale dal 1632 al 1634 si firma
Vicecurato, dal 1634 al 1638 Rettore, dal 1638 in poi Pievano, avendo Monsignor
Alessandro del caccia fino al 9 agosto di detto anno, ad istanza dei patroni
Forteguerri, elevato a tale dignità il Parroco di S. Angelo. Il decreto con cui
veniva concessa tale dignità è andato smarrito: Prete Taddeo Conversini, in
una memoria conservata nell'archivio parrocchiale, narra in proposito un
episodio assai curioso, avvenuto in occasione di una visita pastorale compiuta a
S. Angelo nel 1652 dal Canonico Gio.Batta Forteguerri, "visitatore"
generale del Vescovo Nerli : "Questi - parla Prete Taddeo Conversini-
volle veder Bolla, quando questa chiesa fu fatta Pieve, qual da me si fu
mostrata ma senza bollo e senza cordon per averla così ritrovata in una cassa
di tal Prete Giuseppe Arrighetti stato qui per economo dopo la morte del sig.
Pievano Landini, mio antecessore e da me poi fermato (a petizione di alcuni
popolani) per cappellano, quale per sua gentilezza l'haveva levata di sagrestia
e servitosi della cera rossa per sigillar lettere e della salimbacca per tenervi
il tabacco, e il cordoncino per legarsi il borsellino, per lo che fu necessario
che S.S.Rev.ma, come informata molto prima del fatto e per tor via ogni lite e
controversia che havesse potuto muover contro di essa il Pievano di Casale pro
tempore esistente fece il decreto della Confermazione e pagai al Cancell.re scudi
2 et a S.S. rev.ma dovevo pagar scudi 4, ma non volle niente". Prete
Ranfanti costruì a sue spese la sacrestia: morì nel 1644. Nel 1645 venne a
Sant'Angelo Andrea Franchi, discendente della famiglia del Beato Andrea Franchi
Vescovo di Pistoia: a lui si deve il bellissimo loggiato della chiesa; rimase
poco a S. Angelo e dopo qualche anno gli successe il Pievano Giovanni Landini.
Anche l'opera del Landini fu breve: nel 1648, mentre si trovava alla Corte
Pontificia, morì Il 3 gennaio 1649 fu nominato Taddeo Conversini: egli venne a
Sant'Angelo in un momento particolarmente doloroso, quando cioè la carestia
infieriva e stava per scoppiare la peste; negli anni precedenti erano venute
stagioni pessime: terremoti, tempeste, grandinate, alluvioni. I raccolti erano
stati scarsi e la carestia si faceva sentire: ai primi caldi del 1649
incominciò la peste; fra città e contado di Pistoia morirono circa dodicimila
persone, a Sant'Angelo dal 31 luglio al 26 novembre si ebbero 84 morti, a giorni
morivano anche 2 o 3 persone, il 26 novembre ne morirono 5. Il Pievano
Conversini morì l'8 giugno 1659. Prete Taddeo Conversini, nella memoria già
citata, descrive minuziosamente la visita fatta dal Can.G. B. Forteguerri a
S. Angelo il 17 giugno 1652. Il ciborio fu ritrovato ben condizionato e
onorevolmente foderato e tutti gli altari della Chiesa e della Compagnia furon
trovati senza mancamento. La pisside per portare il Santiss.mo alle processioni
era antica e tutta guasta, il visitatore guastò del tutto due pianete nere
antiche e tutte guaste e proibì l'adoprarle; spezzò una Croce di legno che
stava sopra l'altar della Compagnia, per esser tutta rotta e legata con spago, e
le fece bruciare et ordinò che il Cam.o ne facesse fare un altra più onorevole
per metter sopra l'asta che si porta quando si va per i defunti e per portar il
santissimo alle Processioni, e far acomodare il terribile…Si voltò al fonte
battesimale e trovò che Haveva necessità di uno spargimento o ver vaso di
pietra, che potesse ricever l'acqua che cade…Riconobbe la Bolla dell'altar
del Rosario e proibì l'uso di n. III Rituarii…Stette qui a cena et alloggiò,
assieme con il suo Cancell.re un Messo et un servitore, con tre cavalli, e la
mattina seguente celebrò Messa e fecero tutti una buona colazione, con frittata,
mortadella, un pasticcio di animelle e altri ingredienti, piccioni, un cappon
freddo, mannerino in stufa, vitella lessa, lepre in tochetto, sfogliata,
formaggio e altre frutta, avendo fatto provisione di verdea di Carmignano,
trebbiano di Lamporecchio e vino di Groppoli…Di poi saliti a cavallo s'inviorno
a visitar la Chiesa di Masiano…questo servirà per avviso a me, se mi
ritrovassi, et alli successori acciò sappiano come devono contenersi per non
esser giunti alla sprovvista….Fra i preti più benemeriti di S. Angelo va
certamente annoverato Santi Fagioli che svolse nel popolo l'opera sua per
cinquanta anni, dal 1659 al 1709: a lui si devono il battistero, l'altare di
Sant'Antonio da Padova, la sagrestia e la riduzione della chiesa nella forma
attuale; anche la consacrazione della chiesa avvenne a suo tempo. Era un uomo
che teneva al suo decoro ed ai suoi diritti, come appare da un episodio da lui
riferito nel libro dei morti: il 27 maggio 1660 morì a Pistoia Madonna
Francesca di Bartolommeo Capponi, vedova di Sebastiano Dani; per quanto di
Sant'Angelo, fu seppellita in San Francesco a Pistoia. Sante Fagioli, che prese
parte al trasporto narra: "Ebbi il secondo luogo e le mie distribuzioni
manuali e quarta che doveva Havere e ancora la distributione manuale per il mio
cappellano. Il tutto serva per esempio ai miei successori". Dopo una vita
nobilmente spesa Santi Fagioli morì il 28 novembre 1709 in età di anni 78. Il
nuovo Pievano fu Francesco Maria Manni che rimase a Sant'Angelo dal 1711 fino
alla morte, cioè fino al 7 agosto 1745: il suo nome è scritto sopra l'immagine
della Madonna posta presso il ponte sull'Ombroncello fra Sant'Angelo e il Bottegone.
Dal 1745 al 1753 fu Pievano Gio Batta Vannucchi: gli successe nel 1753
Bartolommeo Nanni: sotto di questi fu rifusa la campana mezzana a spese del
popolo e delle Compagnie e furono costruite le cappelle laterali della Chiesa;
morì il 18 dicembre 1782 in età di anni 59 e fu sepolto in coro con una
iscrizione marmorea che ne tramanda ai posteri la memoria. Dal 1783 all'11
novembre 1786 resse la Parrocchia Francesco Biagioni, che partecipò al Sinodo
giansenista del Vescovo Scipione de' Ricci. Breve fu l'opera di Francesco
Bianciardi: 1787-1788. Più a lungo rimase a S. Angelo Giov. Pasquale Diddi, che
qui iniziò il suo ministero nel 1790 e lo continuò fino alla morte, avvenuta
il 21 giugno 1821: nel 1817 dovette assistere a una fiera epidemia durante la
quale morirono n. 58 persone, 19 delle quali in tenera età. Giovanni Manganelli
fu Parroco dal 1821 al 1828. Gli successe il pistoiese David Beneforti: venne a
Sant'Angelo nel 1828 e per rimanervi rifiutò la Chiesa di Tizzana alla quale
era già stato nominato: la campana piccola fu fatta a sue spese nel 1840. Fu
uomo di grande intelligenza e di non minore cultura: fu codino intransigente e
sostenne contro le nuove idee vere battaglie. Per lui alberi della libertà e
demoni erano la stessa cosa: fu sacerdote zelante ed attivo e con lui s'inizia
il periodo aureo della Chiesa di Sant'Angelo, la quale dal Vescovo L. Niccolai,
il 14 luglio 1850, in occasione della visita pastorale, fu innalzata alla
dignità di proprositura, fatta "considerazione dell'antichità della
parrocchia, della vastità del di lei territorio, della frequenza, decoro e
solennità della sacre funzioni nonché dei particolari meriti del rettore di
essa" (archivio parrocchiale copia autentica del decreto di Mons. Leone
Niccolai conservato in Curia). Il Beneforti morì il 3 aprile 1869 all'età di
69 anni: una lunga epigrafe latina sotto le logge ne ricorda le preclare virtù.
Pari splendore godette S. Angelo sotto il nuovo proposto D. Vincenzo Sensi di
Lamporecchio: venne da Maresca nel 1869. Sua prima cura fu restaurare chiesa e
canonica addirittura in rovina (le spese per tali restauri furono lire 8.463).
Nel 1872 molto si adoperò per la costruzione del nuovo cimitero: ma le sue cure
migliori furono rivolte alle condizioni morali e religiose del popolo che cercò
di migliorare ed elevare sempre più. Ben presto si rivelarono gli effetti
benefici dell'opera di D. Vincenzo Sensi e il popolo acquistò nuova importanza
tanto che il Vescovo Sozzifanti il 28 novembre 1882 trasferiva la sede del
Vicariato Foraneo da Badia a S. Angelo, a cui aggregava le pievanie di Badia a
Pacciana e Ferruccia e le priorie di S. Sebastiano, S. Pierino Casa al Vescovo,
Canapale e Chiazzano. Il Proposto Vincenzo Sensi fu uomo di grande dignità e
autorità: la sua parola era per tutti un comando. Presso le autorità civili
godette di grande prestigio di cui si valse per far del bene al popolo: tale
prestigio gli derivava, oltre che dalle sue doti, dai suoi sentimenti
patriottici: fu di idee liberali e tenace assertore dell'Unità d'Italia. Si
conserva nell'archivio parrocchiale una lettera del Capo del Governo provvisorio
della Toscana Bettino Ricasoli inviata a Maresca a D. Sensi in risposta ad un
indirizzo incitante ad unificare tutta l'Italia
"Rev.mo Signore, Le parole
del Vostro Indirizzo mi consolano. Ho sempre ritenuto che difendendo l'unione
della Toscana alla Monarchia Sabauda come a centro della Nazione Italiana,
propugnava il massimo dei comandamenti - l'amor di Dio e del prossimo; ma oggi
confortato dalla Vostra dottrina, vado lieto di non essermi ingannato. Io
seguirò costante la mia missione, e con coraggio ormai, che Voi mi aiutiate
nell'impresa e son sicuro che ove il bisogno lo richieda Voi col vessillo della
Croce procederete il Vostro popolo alla difesa della patria italiana ed alla
conquista dei nostri civili diritti. Gradite i miei ringraziamenti, ed ho
l'onore di segnarmi con distinto ossequio e rispetto. Delle S.S. V.V. Rev.me Lì
27 marzo 1860 Dev.mo Servitore Ricasoli.
Il Proposto Vincenzo Sensi fu buon
predicatore e la sua parola fu ovunque ascoltata con ammirazione: molte prediche
di lui si conservano in archivio manoscritte e alcune stampate; si conservano
pure di lui moltissime poesie, alcune delle quali di squisita fattura. Vincenzo
Sensi passò a S. Angelo 29 anni: morì il 15 maggio 1898. Nello stesso anno gli
successe come proposto suo nipote Alessandro Sensi: sotto di lui è stata
rifusala campana grossa (1912), è stato decorato il loggiato ed è stato
inaugurato il Monumento ai Caduti (1920), sono stati fatti importanti restauri
alla Chiesa, all'Oratorio della Pergola (1929) e al campanile (1931); pure sotto
di lui è stato creato l'Asilo Infantile retto per moltissimi anni dalle Suore
Minime del Sacro Cuore di Poggio a Caiano. Alla sua morte, avvenuta nel 1933, si
avvicendarono a Sant'Angelo diversi cappellani e sempre per periodi piuttosto
brevi: Don Carlo Migliorati (autore di queste note storiche) poi parroco alla
Chiesa di San Filippo a Pistoia, Don Giovan Battista Betti, poi parroco a San
Niccolò Agliana e Don Alcide Bruni, poi parroco alla chiesa dell'Immacolata a
Pistoia. Nel 1935 arrivò come proposto Don Giuseppe Damerini, nativo di
Carmignano, che è rimasto ininterrottamente a Sant'Angelo fino al 1974: i
parrocchiani lo ricordano ancora e con lui la sorella Carolina, perché tanti
sono stati da lui battezzati, cresimati e uniti in matrimonio. Dopo un anno di
interruzione, con la Parrocchia retta da vari sacerdoti, il 1 aprile 1975 è
stato nominato proposto Don Pier Giorgio Baronti, nato ad Agliana il 21 marzo
1942 e ordinato sacerdote il 29 giugno 1966: era stato cappellano a San
Bartolomeo a Pistoia e parroco a Baggio; inutile elencare quello che ha fatto e
sta facendo per la parrocchia perché questa è storia attuale.
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