La Storia del Bottegone CAPITOLO VII - GENEROSITA'

 

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Bottegone (Pt) - Chiesa di S. Angelo

 

 

 

 

 

 

 

Bottegone (Pt) - Tabernacolo sull'Ombroncello

Il popolo di S. Angelo è sempre stato generosissimo nelle opere di carattere religioso; tre cose troviamo, fino dagli antichi tempi, che dimostrano la singolare generosità del popolo: la dotazione della Chiesa, la fondazione dell'Ospedale della Pergola e l'istituzione dell'Opera di S. Angelo. La dotazione della Chiesa risale, come abbiamo già accennato, a circa il 1150: il benefizio parrocchiale fu dotato assai largamente. Il pievano Taddeo Conversini ci descrive i beni della Chiesa quali erano nel 1652. "Un campo di Staio e altre in circa di Terra lavorativa et avvig.ta e parte a orto, sopra di cui è la Chiesa e Pieve e la Canonica di S. Angelo. Una presa di terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora X dico dieci in circa posta in d.to Com.ne d. alla Chiesa di S.Angelo. Una presa di terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Coltre tre in circa posta in .to Com.ne l. d. à Totti. Una presa di terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora sei in circa, posta in d.to Com.ne l. d. à Bonechi. Una presa di Terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora quattro in circa posta in d.to Com.ne l. d. Salceto. Una presa di Terra lavorativa et avvignata per prode di Staiora quattro circa posta in d.to Com.ne l. d. Ianella. Una presa di Terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora uno e mezzo in circa,posta in d.to Com.ne l. d. à Castello, a piè di cui passa l'Ombroncello. Una presa di terra lavorat.a et avvig.ta per prode di Staiora tre e mezzo in circa, posta nel Com.ne di S. Bastiano l. d. il Pratale. Sono in tutto Coltre dieci, Staiora uno e mezzo, rendono un anno per l'altro, non compreso il Campo della Chiesa st.a 130 ½ g.no" Prete Taddeo Conversini, per meglio indicare tutti gli appezzamenti di terra appartenenti alla Chiesa, segnala anche i loro confini: è interessante constatare come gran parte della proprietà fondiaria di Piuvica appartenesse un giorno a congregazioni religiose, a opere di beneficenza, a istituzioni di culto. Nel 1717 troviamo, fra i possessori di beni a S. Angelo, i Canonici del Duomo, l'opera di S. Iacopo, la Trinità, le Monache delle Vergini, di S. Lucia, di S. Desiderio, di S .Giorgio, di S. Mercuriale, il Monastero di S. Domenico, lo Spirito Santo, l'Ospedale del Ceppo; su molte case di contadini anche oggi di vedono stemmi e ricordi degli antichi proprietari. Giova anche ricordare che a quasi tutte le spese di manutenzione della Chiesa e della Canonica e a gran parte delle spese di culto pensò per molti secoli l'Opera di S. Angelo; altre offerte riceveva il Parroco dai fedeli e dalle diverse congreghe esistenti in parrocchia, specie da quella di S. Agata. Nella Memoria di Prete Taddeo Conversini al dicembre si legge."La mattina di Natale, cioè alla prima, alla 2.da et alla terza, si fa l'offerta per il Pievano alla capannuccia". Altra istituzione che dimostra la religiosità e la bontà del popolo di S. Angelo è l'Ospedale della Pergola: fu creato intorno al 1350 e fu dotato ampiamente dalla generosità dei buoni; purtroppo i suoi beni, come si può immaginare, furono male amministrati, onde, nel 1474, l'Ospedale passò sotto l'amministrazione della Sapienza di Pistoia, per essere nel 1740 addirittura incorporato nell'Ospedale del Ceppo. Non sappiamo quanto sia sorta l'Opera di S. Angelo: le prime notizie risalgono al 1570; nell'archivio di S. Angelo se ne conservano i libri di amministrazione nel quali sono scritti tutti i "debitori e creditori, affittuari, entrate, uscite ,ragioni et altri negotii di detta opera". Il primo libro, segnato "A", fu iniziato nel 1570 "per Paolo Ceccarelli commissario generale et amministratore delle opere et compagnie della Diocesi di Pistoia". Da questo libro risultano tutti i debitori dell'opera: "Baldassari di Filippo de Nichelai da Piuvica de dare ogni anno di fitto in perpetuo staia 20 di grano stietto e 21 di grano segalato. Pandolfo di Antonio Aldobrandi da Pistoia de dare ogni anno di fitto staia 8 di grano. Angiolo di menico Capecchi da S.to Angiolo de dare ogni anno di fitto staia 12 di grano. Bartolomeo di Pier Francesco Chiarito Consolini da Pistoia de dare ogni anno in perpetuo staia 15 di grano. Redi di Stagio di Biagio Mongai da S.to Bastiano denno dare ogni anno di fitto in perpetuo di coltre due di terra posta nel Comune di Montemagnio staia 9 di grano. Redi di Francesco di Iacopo Tolomei da Pistoia denno dare per fitto in perpetuo staia 54 di grano2;  il grano dovuto all'Opera era, dunque, nel 1570 di staia 139. A questi debitori dell'Opera altri se ne aggiungono in danaro: Angiolo di Menico Capecchi pagava 25 lire, Baldassare di Filippo Niccolai 46, Bartolomeo di Chiarito Consolini 25, Niccolao di Francesco Biagini 20. Tutte le entrale dell'Opera venivano spese per la Chiesa, per feste, per arredi sacri, per manutenzione ordinaria e straordinaria. Nella memoria già citata prete Taddeo Conversini ci descrive gli obblighi dell'Opera di S. Angelo: per la festa di S. Antonio "fa la solita distribuzione di pane, e dona al Piev.no libbre VI di pane per la benedizione; per la purificazione fa la solita distribuzione delle candele, e dona al Piev.no una candela e XII candeline; per la settimana Santa provvede n.ro 15 candele di cera bianca per li offizzi, qiali, finiti, restano al Piev.no; provede il cero Pasquale et il Lumen Xr.i per Sabbato Santo, quale si acende tutte le feste sino all'Ascensione, che in tal mattina detto l'Evangelo si spegne e resta al Piev.no; la mattina di Pasqua distribuisce il pane e dona al Piev.no una pane di libbre XII et alla serva libbre III; paga al Piev.no lire sedici,e tanti sono per rimborso delle spese che fa al Predicat.re nel corso della quadragesima in darli disnare e alloggiarlo et alcune volte più secondo quante predicheoccorrono farsi; fa celebrare la festa dell'Apparizione di S. Michele Arcangelo, del Corpus Domini, di S Lorenzo, di S. Caterina, di S .Croce, di S. Salvatore, di S. Lucia; per le Rogazioni dona al Piev.no una pane di libbre XII et alla serva libbre III per spazzare la Chiesa; nell'Ottobre dà al Piev.no ogni anno due barili di mosto, ò vino cotto, conforme à che li piace, per servizio delle Messe; la mattina di Ognissanti e di Natale dona al Piev.no una pane tondo di libbre XII et alla serva libbre bIII perché spazza; dà al Piev.no per mantener accesa la lampada tutto l'anno fiaschi XV e XVI di olio secondo il bisogno; è obbligata a mantenere la cera per l'Altar Magg.re e mantenere la Chiesa delle cose necessarie, e la Sagrestia, e far buone al Piev.no tutte l'imbiancat.re e saldat.re de camici, corporali, tovaglie delli Altari, ostie e particule per le Messe e per le Comunioni, e granate per spazzar la Chiesa, e tutti libri necess.ri per servizio della Pieve ecc." Prete Taddeo Conversini volle anche qualche cosa di più: nella relazione delle visita del Canonico Forteguerri, più volte citata, scrive:"Finito d'aggiustar tutte le suddette cose, feci istanza a S. S. R. ma che per non trovar alcun Chierico, che mi serva per le messe era di necessità, che mi assegnasse qualche provisione à fine che più facilm.te venissero a servire, et ordinò, che l'operaio pro tempore mi desse staia tre di grano ogn'Anno". Con l'andare del tempo l'Opera perse la sua importanza finche nel 1784 venne soppressa. Non cessò non di meno la generosità del popolo verso la sua Chiesa: le spese notevoli, che furono via via fatte dai Pievani, furono possibili per la cooperazione dei fedeli: basti dire che in trenta anni, precisamente dal 1901 al 1931, sono state spese per la Chiesa e per le altre opere di carattere religioso quasi 60 mila lire. Infatti per opere varie fatte dal Proposto Alessandro Sensi col concorso del popolo (restauri generali, fusione della campana rossa, arredi sacri, restauro dell'organo) furono spese circa 8 mila lire, per la decorazione del loggiato e monumento ai Caduti, nel 1920 L: / mila, per la fondazione e dotazione dell'asilo L: 17 mila, per restauri alla Chiesa e alle Cappelle laterali, nel 1928, L. 6 mila, per il ripristino dell'Oratorio della Pergola, nel 1929, L. 15 mila, per i restauri al campanile, nel 1931, L. 7 mila.
Le Feste - Dove, attraverso i secoli, più si è manifestata la religiosità del popolo di S. Angelo è stato nelle feste: di S. Antonio Abate, di S. Giuseppe, del Rosario, di S. Caterina d'Alessandria, di S. Lucia, di S. Lorenzo, della S. Croce, di S. Michele Arcangelo, del Corpus Domini, di S. Niccolao, di S. Simone, di S. Salvadore (anche le novene di Natale si celebravano un tempo solennemente con 6 o 8 messe per mattina); all'Oratorio della Pergola si celebravano le feste di S. Bartolomeo e della Visitazione. Più tardi si aggiunsero le Quarantore, le feste della Consacrazione della Chiesa, di S. Filomena (il culto di S. Filomena risale al 1884: fu in tale anno, il 19 aprile, istituita una Congrega che ebbe fino al 1930 una vita floridissima e che, dai Sommi Pontefici, fu arricchita di diverse indulgenze), di S. Antonio da Padova e della Natività della Madonna. Però la festa più solenne di S. Angelo fu sempre quella di S. Agata: anche i popoli vicini vi concorrevano numerosi; i Pontefici arricchirono la festa di diverse indulgenze: si conserva la bolla con cui Clemente XII nel 1736 concedeva per il giorno della festa l'Indulgenza Plenaria. Di tale festa si parla già nel 1501: la battaglia di S. Angelo avvenne proprio il giorno di questa festa. La vita di S. Agata si trova frequentemente raffigurata: sotto le logge, in Compagnia mentre sopra l'altare si trova un bellissimo simulacro in pietra. Le feste di S. Agata si celebravano con straordinario numero di Messe: nel 1758, di domenica, se ne celebrarono 15, mentre il lunedì seguente se ne celebrarono altre 13 per i congregati defunti e il martedì altre 9 per tutte le anime del Purgatorio. S. Agata, però, non era insensibile a tanta devozione: al 23 luglio 1758 di dice la vacchetta delle Messe: "Si tenne scoperta la miracolosa immagine di S. Agata Vergine e Martire, per impetrare da Dio la serenità dell'aria e la liberazione dagli altri flagelli e cioè terremoti, pestilenze e guerre"; si celebrarono 12 Messe. Le varie Congreghe, alla morte dei propri iscritti, facevano celebrare diversi suffragi: la Compagnia di S. Agata, ad esempio, faceva celebrare 7 messe. In generale alle feste pensavano apposite Congreghe e Compagnie, l'Opera di S. Angelo, famiglie private; nella memoria di Prete Taddeo Conversini si legge: "La Compagnia di S. Agata la mattina della festa invita quanti Sacerdoti può havere e dà per elemosina lire 1 oltre un bel disnare". "L'opera fa celebrare la festa del Corpus Domini con Messe % piane e la cantata e oltre il disnare dà per elemosina lire 2 et ala serva se aiuta alla cucina disnare, con qualche altra gentilezza". Riguardo a questa festa il Conversini ci dà, come al solito,delle curiose notizie: narra, infatti, a proposito della già citata visita compiuta dal Canonico Forteguerri: "All'operaio stabili ciascun Anno che per la festa del Corpus Dom.ni potesse spendere scudi dieci dove prima erano sol cinque, oltre però le staia quattro di grano solite consumarsi in d.tta mattina per fare il desinare alli sacerdoti, che intervengono a celebrare e solennizzare la festa, assieme con il Populo, cioè uno per casa, e questo fu per l'istanza fattali da Giovanni Cappellini Operaio cadente in fine del pre.nte mese di Giugno 1652, si che il futuro Operaio incomincerà a conseguire, e valersi dell'emolumento liberam.te senza di haver necessitar il Piev.no come si è fatto sin'ora a metter sotto, a chiamarsi di haver ricevuto più cera, che che non si consuma ordinariam.te frà l'anno, è raro inventar qualche altra bugia di haver murato, è fatto riveder li tetti, e comprato calcina, mattoni, et altri lavori, pagato più maestranze, e simili, per aggiustar che le partite dell'operaio tornassero bene nel rimetter li conti col mondo, et andasse a casa del Diavolo per loro, e se ostava niente, egli era il ladro e l'assassino; onde non tanto per fuggir questo male, quale a prima vista pareva veram.te degno di compassione, conoscendo, che con cinque scudi soli, e staia quattro di grano, non potevano bastare per dare magnar a sette, o ver otto Sacerdoti, e Chierici, oltre di Ottanta e più popolari, pagando di più lire 2 per l'elem.na della Messa, ma perché ho scoperto questo pre.nte Anno nell'amministrazione fatta dal suddetto Giovanni Cappellini, che ciascun altro operaio stato avanti di lui, hanno usato di avanzarsi ogni volta, che si dava il pane, una quartina di grano, cioè quando di doveva spianarne quattro staia per distribuire, se ne spianava tre, e mezzo e per le Rogazioni, se ne doveva spianar staia sei, se ne spianava sol cinque si che in cinque data l pane se n'avanzavano staia tre, con pretesto di supplire alla spesa del Corpus Domini, ma non ho saputo, se non questo Anno di questo avanzo, e non se n'è mai fatto conto; se ci sia stata malizia,o no, sallo Iddio". L'opera faceva pure celebrare la festa di S. Lorenzo, dell'Apparizione, di S. Michele, di S. Caterina, della S. Croce, di S. Salvadore e di S . Lucia, tutte con tre Messe piane e le cantate. La festa del Rosario si celebrava colle elemosine di un'apposita cassetta: alla festa di S. Michele pensava il Parroco, alle feste della Pergola lo spedaliere aiutato da diversi oblatori. Molte feste erano celebrate da particolari famiglie: nel 1652 Sebastiano di Santi Dani pensava alla festa di S. Antonio Abate ed a una festa di S. Michele da celebrarsi il giorno dopo il titolare, Leonardo Gatti a quella della Croce, Batistone Biagini a quella di S. Simone, Pietro Cappellini a quella di S. Caterina. In questi tempi erano molto in onore anche le processioni: si facevano ogni mese tre ritornate; la prima domenica quella della Madonna del Rosario, la seconda quella del Sacramento, la terza quella di S. Agata. Le Rogazioni venivano fatte con vera solennità: fino dal 1576 nel libro dell'Opera si notano le spese piuttosto considerevoli che si facevano per queste processioni. Nella vacchetta delle Messe si nota che nel 1759 le Rogazioni furono impedite dall'Ombrone che aveva straripato: allora fu fatta una funzione propiziatoria all'Oratorio della Pergola dove, da allora in poi, si continuò sempre a dire la Messa nella seconda processione delle Rogazioni; questa Messa era cantata dinanzi all'Immagine scoperta della Madonna. Si ha notizia di un devoto pellegrinaggio compiuto alla Madonna dell'Umiltà nel 1788: in questa occasione si offrirono in dono due doppieri. Grande pietà si aveva verso i defunti: nel 1759 ben 10 uffizi si fecero per le anime del Purgatorio, e tutti con numerose Messe; anche nelle feste solenni non si dimenticavano i trapassati: per tutti i fedeli defunti, nella quarta domenica del mese, si cantava l'uffizio dei morti. E non parliamo dei funerali: nel 1657 fu trasportato da Badia a S. Angelo Piero d'Agniolo Cappellini; al trasporto presero parte17 preti i quali "ritornorno anco il dì seguente e si fece un offitio" . Al trasporto di Paolo Bindi i preti furono 14, a quello di Pasqua di Piero cappellini 12. Mai fu superato, però, il funerale del sacerdote ucciso Sebastiano Dani: vi presero parte ben 36 preti. Anche le Compagnie prendevano parte ai trasporti:a quello già menzionato di Pasqua di Piero Cappellini parteciparono la Compagnia di S. Agata di S. Angelo, quella del Rosario di Badia e quella del Corpus Domini di Chiazzano. Al trasporto di Bartolomeo di Benedetto capecchi nel 1661 è ricordata "la Compagnia della Nunziata di S. Bastiano".
L'Ospedale della Pergola - Si ignora quando questo ospedale sia stato costruito: approssimativamente può considerarsi il 130 come anno di fondazione. Infatti è intorno a questa epoca che sorsero altri ospedali come quello di S. Lucia fuori Porta al Borgo e quello di S. Maria Maggiore fuori Porta Lucchese, coi quali quello della Pergola ebbe comune la sorte. Consta, inoltre, che nel 1473 l'ospedale era dotato di un discreto patrimonio ed aveva una notevole importanza: può ritenersi, dunque, sicura la fondazione dell'ospedale intorno al 1359. Lo scopo della fondazione fu l'assistenza agli ammalati e l'alloggio ai viandanti:allora i viaggi erano assai disagevoli e la necessità di qualche ospizio lungo le vie principali fu sempre sentito, specialmente nel periodo che seguì l'epoca gloriosa dei Comuni;i commerci che cominciarono a svilupparsi, le continue relazioni fra città e città,i pellegrinaggi religiosi rendevano i viaggi più frequenti. Così sorse l'ospedale della Pergola:esso, come gli altri ospedaliera amministrato da frati,ma a quale ordine appartenessero detti frati non si sa. Dato il vivo sentimento religioso e la generosità delle popolazioni di allora ben presto l'ospedale ebbe un considerevole patrimonio: questo patrimonio, per quanto fosse sotto la tutela dell'Opera di S. Iacopo, non fu sempre bene amministrato e col tempo andò assottigliandosi. Istituita nel 1473 a Pistoia la Pia Casa della Sapienza per le munifiche donazioni del Card. Niccolò Forteguerri,'ospedale della Pergola, insieme a quelli di S. Lucia, di S. Maria Maggiore e di S. Bartolommeo all'Alpe, passò sotto l'amministrazione di questa Pia Casa. Nel 1474 Sisto IV, per le premure del medesimo Cardinale Niccolò Forteguerri,a pprovò gli statuti della Sapienza e il passaggio sotto la giurisdizione di questa Pia Casa dei quattro ospedali menzionati.. Lo spedalingo fu ancora un frate, prima ancora del 1652 al frate si era sostituito un laico:il primo spedalingo laico di cui si abbia notizia fu Dario Lazzerini; non era un uomo troppo virtuoso e contro di lui dovette sostenere aspre lotte il Pievano Taddeo Conversini. Un primo accenno di questi dissensi lo troviamo nel libro dei morti: il 6 aprile 1652 morì alla Pergola Giovanni di Giuliano Micheli da Vidiciatico (Porretta); aveva egli 30 anni e tornava di Maremma. Scrive Prete Taddeo: "Si fermò all'Ospedale della Pergola quasi moribondo ove per la solita avarizia di Dario Lazzerini spedaliere morì in spazzio di otto o vero nove ore senza averli voluto procurare di farli havere alcun sacramento". Nella memoria lasciata dal Pievano Conversini troviamo notizie più particolareggiate: "Inoltre lo pregai a fare un precetto a Dario Lazzerini spedal.re della Pergola di non potere seppellire defunti segretam.te come ha fatto più volte, senza chiamarmi pur à sacramentarli, di che ne diedi conto alli S. S. Officiali di Sapienza, il che fatto, mi fecero intendere che io giustificassi quanto gl'avevo esposto, perché volevano alcuni di questi S. S. castigarlo, e così li mandai alcune fedi, soscritte da testimoni religiosi e degni, e domandavo che lo mortificassero e che dovesse riconoscermi com'erono stati tutti gli altri miei Antecessori e non mi levasse il concorso le feste alla Chiesa, ammettendo quanti Sacerdoti forestieri e frati che quivi vi fossero fermati, senza saper, né domandar se havevono fatto riconoscere la Demissoria all'ordinario, cioè sentito da quel magistrato, gli ordinarono in voce che mi dovesse riconoscere per quello che ero, e mi servisse, et assistesse quando vi andassi a celebrare, e non ammettesse alcuno per dir Messa, se prima non mi facesse veder la sua Demissoria et havend'io fatto instanza che ne facessero il Decreto, acciò che venendo occasione, io me ne potessi servire, e produrlo ad un altro Magistrato, si come per lassarne memoria alli Suiccess.ri mi fecero intendere che per ora non volevon metter niente in carta per non haver a castigarlo per esser la prima volta, ma che havendo commesso al Cancell.re che tenesse conto della mia comparsa e fedi per consegnarli alli Officiali nuovi e così ha cagionato che egli più superbo che mai, non fa stima di me némi degna per verso alcuno, e pensando che tornerà di nuovo alle medesime, feci instanza che fosse castigato se incorreva più in l'avvenire in simili mancam.ti ciò sentito da S. S. R.ma li fu fatto un precetto che sotto pena di scomunica non ardisse seppellir alc.o senza me,né ammettesse alcun religioso secolare o regolare se prima non mostrava la sua Demissoria riconosciuta dall'Ordinario". Di altri ospedalieri della Pergola succeduti a Dario Lazzerini niente conosciamo,ad eccezione del nome:sappiamo che all'ospedale conveniva gente di ogni paese. Già abbiamo accennato alla morte, qui avvenuta,di Giovanni di Giuliano Micheli da Vidiciatico presso Porretta: nel libro dei morti al 15 novembre 1651 si legge "Un povero huomo morse allo spedale. Non si seppe di dove fosse, né come si avesse nome. Era giovane circa 22 anni di statura grande pelo castagno hebbe il sacramento della penitenza e la raccomandazione dell'anima. Si seppellì in detto spedale della Pergola". Nel 1690 vi morivano Sabatino Passini di Monte Torto presso Modena e Antonia Vivarelli di Frassignoni; nel 1696 vi moriva un certo Rocco scarpellino abitante nei pressi di Bologna.L'ospedale ebbe vita fino al 1740:in tale anno,con ordinanza governativa,fu incorporato al Ceppo di Pistoia insieme ad altri ospedali. Le ragioni non mancavano: l'ospedale era assai decaduto e il patrimonio era andato via via assottigliandosi; con i tempi nuovi esigenze nuove erano sorte e il piccolo ospizio non era in grado di soddisfarli. Anche la mancanza di pellegrinaggi faceva sentire meno la necessità di tale istituzioni e, infine, intorno a questi ospedali si erano creati veri e propri covi di vagabondi e malviventi.  Accanto all'ospedale era anche un Oratorio dedicato a S. Iacopo e a S. Bartolomeo: detto Oratorio conserva ancora oggi il titolo di S. Iacopo mentre di S. Bartolomeo non si fa oggi più menzione alcuna: una volta non era così:risulta che anticamente vi si celebrava la festa di S. Bartolomeo, e questo apostolo figura insieme a S. Iacopo sia nella tavola del Detti sia in una campana rotta e poi rifusa. La Sapienza aveva l'obbligo di farvi celebrare una Messa la settimana: il sabato e 4 nella festa di S. Bartolomeo; lo spedaliere aveva l'obbligo di far celebrare la festa della Visitazione. Colò tempo s'introdusse la festa della Natività di Maria Vergine, sotto il titolo di Madonna delle Grazie: tale festa sussiste anche oggi (n.d.a. si riferisce all'anno in cui sono state scritte queste note storiche: 1930) e si celebra con grande solennità nella domenica che precede o che segue l'8 settembre; siamo però ben lontani dall'antica solennità, quando nel giorno della festa si celebravano anche 10 o 11 messe. Nell'Oratorio era un giorno una bellissima tavola dipinta da Bernardino Detti pistoiese: questo quadro di grande valore artistico si conserva oggi nel Museo Comunale di Pistoia; rappresenta in basso la Madonna col Bambino fra S. Bartolomeo e S. Iacopo, e S. Giovannino recante piccoli oggetti al bambino Gesù,con una fascia su cui è scritto: Ecce Agnus Dei. Nel fondo sono parecchie figure e più in alto è la scena del giudizio di Salomone. Bernardino Detti degli Ufficiali dell'Opera della Sapienza ebbe nel 1523 l'incarico di fare questa tavola "secondo el modello per tale effetto ordinato el quale è nelle mani del provveditore". Grandissima fu sempre la venerazione verso tale Immagine: più d'una volta il popolo ne impetrò solennemente la celeste protezione. Nel 1772 il 10 maggio per ottenere la serenità,detto il Vespro a S. Angelo, il popolo si recò processionalmente alla Pergola cantando le litanie; dopo la funzione propiziatoria la processione ritornò alla Pieve. Si ha memoria di un'altra processione fatta all'Oratorio nel 1782. Varie furono le vicende dell'Oratorio in tempi a noi più vicini: certo è che, venuto a mancare l'ospedale, esso pure decadde; passarono anche lunghi anni senza che vi fosse celebrata la Messa. Oggi però le cose sono cambiate e l'Oratorio ha incominciato ad esser di nuovo officiato; auspice il Vescovo Gabriele Vettori, sotto la guida dell'Architetto Fagnoni, sono stati fatti restauri importantissimi:è ritornata in luce anche l'elegante portico quattrocentesco che dà accesso all'Oratorio (la spesa complessiva per tali restauri ascese a circa 15 mila lire). Per i restauri non è mancato l'aiuto del Comune, ma il contributo più valido è venuto dal popolo, soprattutto dai generosi abitanti della Pergola.

 

 
 CAPITOLO I  "PUBLICA"
CAPITOLO II  COL FERRO E COL FUOCO
CAPITOLO III  LOTTE FRATRICIDE
CAPITOLO IV  LA CHIESA
CAPITOLO V  I PARROCI
CAPITOLO VI  IL POPOLO
CAPITOLO VII  GENEROSITA'
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