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ABBAZIA DI FARNETA
Farneta è una frazione del Comune di Cortona, provincia di Arezzo: l’ Abbazia sorge a 317 m s.l.m., la sua parrocchia si estende per 31 km. quadrati e comprende 650 abitanti (circa 200 famiglie). L’Abbazia di Farneta ( farneta deriva da farnia, quercia) fu fondata dai monaci benedettini tra il IX e il X secolo e dedicata, come gran parte delle chiese più antiche della cristianità, alla Madonna, precisamente alla Madonna Assunta. Nel Cinquecento, dopo la parentesi degli Abati Commendatori che, come al solito, causarono la partenza dei Benedettini, subentrarono i Monaci Olivetani (provenienti dal santuario di Monte Oliveto Maggiore nelle crete senesi) e nel 1780 i preti secolari della Diocesi di Cortona. La chiesa è in stile romanico ed ha forma di T (tau), croce latina senza capo, ed è orientata, secondo l’antica prassi, con le absidi rivolte ad oriente (verso il sole, la luce, il Redentore); purtroppo fu mutilata con l’abbattimento della metà (14 metri) della navata longitudinale alle fine del Settecento e della torre campanaria ai primi dell’Ottocento. Nel 1923 fu poi perpetrato lo scempio dell’abbattimento nel transetto della singolare e, forse unica nella storia dell’arte, struttura absidale combaciante perfettamente con la sottostante struttura iconografica della cripta. All’interno si trova una grande Pila acquasantiera in pietra arenaria a forma di conchiglia, del Cinque – Seicento che ha recentemente sostituito quella artisticamente più interessante formata da due capitelli romani in marmo che ora si trovano nel piccolo museo annesso all’abbazia; il Fonte Battesimale, in arenaria, è del 1712 (periodo olivetano) ed ha forma esagonale: la testa con il Battesimo di Gesù reca l’iscrizione D: Matini 7bre 1893. Le vetrate istoriate sono della ditta Armando Bruschi di Firenze e raffigurano: quella dell’abside centrale i simboli eucaristici (spighe di grano e grappoli d’uva) e l’altra, sulla facciata, san Michele Arcangelo e fu ideata dal parroco Monsignor Sante Felci, che dal 1937 regge ininterrottamente la parrocchia, nel 1943 per ricordare il capitano pilota della zona, Michele Casacci, morto a Sfax in Tunisia durante la seconda guerra mondiale. Nel transetto, nello spazio interabsidale sulla sinistra, è posto il Tabernacolo del SS. mo Sacramento in pietra arenaria, di origine rinascimentale, mentre a destra, dopo alcuni restauri effettuati nel XX secolo, sono venuti alla luce tre affreschi: il più grande mostra la Madonna di Loreto con i santi Rocco e Sebastiano, porta la data “febbraio 1527” ed è opera del pittore cortonese Tommaso Bernabei detto il Papacello; il secondo mostra Santa Lucia, vergine e martire, protettrice della vista, originaria di Siracusa e il cui corpo si venera a Venia perché colà portato da alcuni mercanti veneziani che l’avevano trafugato; il terzo rappresenta San Pietro Martire, il primo martire dei Frati Domenicani, ucciso a Seveso e sepolto in Sant’Eustorgio a Milano. Ma la perla di Farneta è senza alcun dubbio la Cripta (dal greco criptos, nascosto), del IX secolo, che, dopo un totale abbandono di 350 anni, è stata restaurata ad iniziare dal 1940, liberandola dai morti che vi erano accatastati nelle fosse comuni e dalla terra e detriti che la colmavano; ha la singolare forma di celle a tricore con volte a botte e a crociera, sorrette da colonne dell’antichità romana della zona. La prima colonna è di granito rosa di Assuan con la base pure romana in travertino e il capitello in arenaria con sculture, tra le quali un Acheloo (testa di toro con faccia) come nel lampadario etrusco di Cortona; la forma della cella è a trifoglio. La cella centrale è a quadrifoglio, ha colonne diverse fra loro: le prime due sono di marmo orientale , una terza ionica, con 16 scanalature, è di travertino, e la quarta è di granito cenerino orientale; i due capitelli di destra sono in travertino, di ordine toscano – dorico,e quelli di sinistra romanici. La stele funeraria romana, in arenaria, reca la scritta Quarta Erennia figlia del liberto Pompeo. Infine nella terza cella a nord – est, la colonna di marmo orientale ha base romana in travertino ed un capitello romanico in arenaria con croce e fiori. Il nuovo pavimento in cotto coincide con lo stacco delle fondamenta perchè, evidentemente, le colonne erano state interrate al di sotto del piano di fondazione. Fuori della chiesa sulla facciata, si trovano due colonne di granito cinerino orientale, uniche superstiti del chiostro e, di fianco al numero civico 2, c’è il Museo – Antiquarium ideato dal parroco Monsignor Sante Felci; nella prima stanza, a sinistra, possiamo vedere una Tomba alla cappuccino con uno scheletro, proveniente dalla necropoli paleocristiana di Farneta: lo scheletro è di sesso maschile, l’età alla morte sembra essere avanzata come indicano le condizioni dei denti e la presenza di artrosi. In questa stanza si trovano anche “tre urne cinerarie etrusche”, la già citata “Pila acquasantiera”, varie sculture romane, capitelli e sculture medioevali, lapidi, due statue in terracotta di arte popolare del Tre- Quattrocento raffiguranti San Pietro e San Paolo apostoli, la copia in calco di gesso della matrice per orafo (l’ormai noto crocifisso di Farneta) dell’VIII sec., monete romane e medioevali e le due monete del popolo di Farneta del 1882, le 14 tavole della Via Crucis, le tele del Battesimo di Gesù e della Madonna Assunta. Nella seconda stanza vi sono numerosi reperti paleontologici raccolti dal parroco specialmente nelle cave di sabbia e rena gialla: “vertebrati fossili” del Pleistocene, fra cui predominano gli elefanti come l’Elephans meridionalis e l’Elephans antiquus fra i quali maggiore notorietà l’ ha avuta Linda , giovane elefantessa ora al Museo di paleontologia i Firenze; nella seconda stanza sono presenti anche l’ippopotamo, la iena, l’urses speleus, il rinoceronte, il Leptbos Etruscus, il cervo, l’Equus Caballus (cavallo). Tutto questo grazie all’opera infaticabile del parroco Monsignor Sante Felci che, come già detto, regge la parrocchia dal 1937 e che ha raccolto questi reperti con pazienza infinita per disporli, poi, nei locali che prima ospitavano il sacrestano. Numeri utili Abbazia di Farneta tel. 0575 / 610010 Dal Dizionario Corografico della Toscana compilato nel 1855 dal Cav. Repetti Il Dizionario Corografico della Toscana è stato stampato nel 1855 e costituisce la base fondamentale di tutta la storia e la geografia della Toscana: vi sono indicati tutte le città e i paesi della nostra regione in ordine alfabetico; ritengo fare cosa utile pubblicare quello che riporta su Farneta e anche se il linguaggio è quello di 150 anni (tanto per dire non si parla di Toscana ma di Granducato di Toscana) credo che leggere queste poche righe sia veramente affascinante. Farneta in Val di Chiana - Chiesa parrocchiale, già badia, sotto l’invocazione di Santa Mria a Farneta, nel piviere di Montecchio Loti, comunità, giurisdizione, diocesi e circa 8 miglia a libeccio di Cortona, compartimento di Arezzo. Siede in una piaggia alquanto rilevata dal Canal Maestro della Chiana che scorre al suo ponente sulla strada maestra de’ Ponti di Cortona. Fu in origine costì una badia dei Benedettini, ai quali più tardi subentrarono i monaci Olivetani, sino a che sul declinare del secolo XVIII la Badia di Farneta fu soppressa e ridotta a parrocchia secolare, la quale nel 1845 contava 902 popolani.
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Abside
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