ARGENTARIO
di Aldo Innocenti

L’ Argentario è un promontorio di forma ellittica che sporge per circa dodici km. dalla costa maremmana cui è unito da due cordoni sabbiosi larghi 450 m. ciascuno che racchiudono al loro interno la laguna di Orbetello : ha un perimetro di una trentina di km. che si sviluppa lungo l’ asse maggiore che va da Punta Laudonia a Punta Avoltore (di 11,5 km.) e l’ asse minore  che è di 7 km. Anticamente era un’ isola che si è saldata al continente grazia all’ accumulo di sabbia che ha, prima, originato l’ istmo sui cui sorge Orbetello e, poi, i due cordoni che sono il Tombolo della Giannella e il Tombolo della Feniglia . essendo un territorio molto vasto, in questa escursione tratteremo solo dei luoghi visitati nel novembre 2002 insieme agli amici Mauro e Romano e cioè Porto Santo Stefano, Porto Ercole e il Convento dei Padri Passionisti posto alle pendici del Monte Telegrafo. Raggiungere l’ Argentario è molto semplice: basta percorrere la Statale Aurelia da Grosseto in direzione di Roma fino a che non si incontra la deviazione a destra per la nostra mèta; interamente montuoso, il promontorio trova la sua massima altitudine nel Monte Telegrafo (635 m.9 ed ha coste alte e frastagliate a ovest e a est mentre a nord, nella zona di Porto Santo Stefano, degrada dolcemente verso l’ insenatura. Della grande foresta di lecci e roverelle, che un tempo copriva tutto il promontorio, oggi restano solo alcuni residui sul versante orientale mentre nella parte più interna si incontrano estese zone ricoperte dalla rigogliosa macchia mediterranea (leccio, corbezzolo, pini marittimo); gli incendi e le eccessive speculazioni edilizie hanno danneggiato gravemente il manto boschivo, specialmente sulla costa come ha dimostrato la costruzione del porto turistico di Cala Galera che ha causato l’ erosione della spiaggia della Feniglia.

Porto Santo Stefano
è sede del comune unico dell’ Argentario ed è distribuito attorno ad una insenatura e si colli circostanti, dove una eccessiva urbanizzazione ha ridotte le aree coltivate a viti e olivi: venendo dalla terraferma, per arrivarci è necessario svoltare a destra non appena raggiunto il promontorio. Questa cittadina, ricordata nel ‘500 solo come un piccolo borgo di pescatori, era stata anticamente abitata dai Romani che vi praticavano la pesca del tonno: per la cattura di questi pesci esistevano allora dei luoghi preposti che avevano il nome di Centurie Domiziane dal nome dei proprietari Domizi Enobarbi , facoltosa famiglia patrizia che dominò a lungo questi luoghi. Il nome Porto Santo Stefano appare per la prima volta nelle Storie Senesi del 1334 e a questo periodo si fanno risalire i primi insediamenti abitativi ad opera di pescatori liguri e dell’ Isola d’ Elba. E’ certo, però, che il paese inizio a svilupparsi solo dopo la metà del XVI sec: infatti nel 1553 entrò a far parte dello Stato dei Presidi Spagnoli cioè di quella fascia di territorio governata direttamente dalla Spagna.Soprattutto nella prima parte dei Seicento, grazie anche all’ opera del Governatore Nuno Orajon (al quale si deve anche la costruzione della fortezza posta a difesa del porto) Porto Santo Stefano raggiunge la sua massima espansione. Gli Spagnoli governarono la città fino al 1714 quando ne cedettero il dominio al Regno di Napoli che lo tenne fino al 1803 quando il castello e le torri del suo distretto furono presidiate dalla truppe francesi in virtù del Trattato d’ Amiens con il quale la Francia divenne proprietaria dei Reali Presidi Spagnoli in Toscana. Con il Pace di Vienna del 1815 Porto Santo Stefano e tutto l’ Argentario entrano a far parte del Granducato di Toscana e, successivamente del regno d’ Italia. Quasi completamente ricostruita dopo i bombardamenti aerei e navali dell’ ultima guerra mondiale, Porta Santo Stefano conserva ancora in parte nel suo abitato il vecchio tessuto edilizio: il Porto Nuovo è collegato al Porto Vecchio dal Corso Umberto I dal quale si sale anche alla chiesa di Santo Stefano, costruita nel 1600, rifatta nel 1741 e interamente ricostruita dopo l’ ultima guerra (all’ interno stata di Santo Stefano di Emilio Greco ). Il porto, dominato dall’ alto dalla Rocca seicentesca (a pianta quadrata, di architettura spagnola, munti di barbacani di tipo aragonese), è base di partenza per i collegamenti delle navi dirette alle isole del Giglio e Giannutri.

Porto Ercole
Situato a sud, al lato opposto di Porto Santo Stefano, di questo ha anche una origine molto più antica: fondato dai Romani con il nome di Portus Herculis (così è denominato anche nelle Geografie storiche del greco Stradone), fu compreso nelle donazioni fatte nell’ anno 805 da Carlo Magno all’ abbazia romana delle Tre Fontane. Divenne possesso della potente famiglia degli Aldobrandeschi e poi dei conti Orsini di Pitigliano e Sovana, i quali nel 1452 lo cedettero alla Repubblica di Siena, alla quale si deve la ostruzione della fortezza che aveva la funzione di avvistare i bastimento dei pirati saraceni per poter segnalare il pericolo alle Saline di Grosseto e ai luoghi più frequentati del litorale affinché gli abitanti potessero mettersi in salvo. Nel 1526 la fortezza riuscì a raggiungere un assalto delle truppe pontificie e nel 1556, aiutata dalle truppe francesi, anche un assalto della flotta spagnola: ma nel 1557 l’imperatore Carlo V la cedette a suo figlio Filippo II, re di Spagna, insieme a Orbetello, Porto Ercole e tutto l’ Argentario, dando origine allo Stato dei Presidi. La rocca di Porto Ercole costituiva uno dei tre vertici del triangolo fortificato sul quale si organizzava la difesa dell’ insediamento: gli altri due vertici erano il Forte Filippo e il Forte Stella realizzati con l’ appoggio degli architetti militari al servizio di Cosimo I. Il Forte Filippo (oggi proprietà privata) sorge sul colle prospiciente la rocca, fu eretto nel 1558 su progetto di Giovanni Camerini entro un profondo fossato, ha forma quadrangolare allungata, con quattro poderosi bastioni disuguali  e asimmetrici; di forma originalissima, il Forte Stella si trova a sud – ovest della rocca, di fronte all’ Isolotto, ha impianto a stella chiuso entro una cinta bastionata a quattro punte. Nel 1610 sulla spiaggia di Porto Ercole venne a morire il famoso pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio : stava fuggendo dallo Stato Pontificio perché accusato di omicidio; era stato sbarcato in attesa di essere nuovamente preso a bordo di una imbarcazione ma l’appuntamento fallì e lui morì, forse di malaria, da solo; non si sa dove sia stato sepolto ma recenti scoperte hanno appurato che dovrebbe essere morto all’ Ospedale di Porto Ercole e, probabilmente, seppellito in una fossa comune. Gli Spagnoli governarono Porto Ercole fino al 1736 quando il castello passò al re di Napoli che lo tenne fino al 1808 quando fu occupato dalle truppe francesi venute in Italia al seguito di Napoleone: nel 1815 con il Trattato di Vienna entra a far parte del Granducato di Toscana e, successivamente, del regno d’ Italia. 

Il Convento dei Padri Passionisti
A metà strada fra Porto Santo Stefano e Porto Ercole si diparte la strada che conduce ai 273 m di altezza dove, ai piedi del Monte Telegrafo, è sito il Convento sei Padri Passionisti casa madre dell’ Ordine religioso fondato da San Paolo Danei (Paolo della Croce), nel 1733: nato nel 1694 a Ovada, in Piemonte, secondogenito di sedici figli, dopo essersi dedicato al commercio per aiutare il padre, a vent’ anni Paolo si arruola nell’ armata veneziana che combatte contro gli islamici ma nel 1716 fa ritorno a casa fino a che nel 1720 non decide di dedicarsi completamente alla vita religiosa ricevendo la tunica di eremita dalle mani del vescovo di Alessandria. Tenta di fondare un nuovo Ordine religioso e si reca a Roma dal papa per l’ approvazione della Regola, ma il Santo Padre lo respinge duramente: durante il viaggio di ritorno fa sosta sull’ Argentario dove tornerà definitivamente nel 1728. Nel 1733 inizia la costruzione della chiesa ma il suo lavoro viene interrotto ripetutamente dalle guerre in corso nella Stato dei Presidi; nel 1737 chiesa e convento vengono inaugurati dal vescovo vicario di Orbetello e nel 1749, finalmente, Paolo della Croce ottiene dal papa Clemente XIV l’ approvazione della sua Regola. Nel 1775 Paolo muore ma già il suo Ordine conta tredici ritiro più un monastero femminile a Tarquinia; nel 1799 il convento viene fatto oggetto di gravi e sacrileghi vandalismi da parte delle truppe d’occupazione francesi che sfregiano anche il quadro della Madonna del coro; nel 1808 Napoleone decreta la soppressione degli ordini religiosi e il convento viene spogliato di tutto e venduto; nel 1815 i monaci ne rientrano in possesso; nel 1866 lo Stato Italiano decreta nuovamente la soppressione degli ordini religiosi e la Comunità monastica viene dispersa; nel 1869 il convento viene ricomprato per 50.000 lire e i religiosi via fanno ritorno definitivamente; nel 1933 viene inaugurata la grande croce sul Monte Telegrafo; nel 1949 la strada carrozzabile arriva al convento sostituendo la mulattiera che vi era fino ad allora. L’ Ordine dei Padri Passionisti fondato da Paolo della Croce si ispira al Mistero della Passione: alla sistematicità della scienza teologica, il santo contrappone la Passione di Cristo, sintesi di tutte le grazie che io dna all’ uomo. Attualmente i Padri Passionisti sono circa 3.000 e sono dispersi in tutto il mondo con 20 province e 4 vice province in 52 nazioni: in 250 anni di vita hanno dato alla chiesa numerosi santi, beati e servi di Dio. Del Convento, immerso nella macchia mediterranea, e che domina tutta la laguna di Orbetello si può solo visitare solo  la chiesa dedicata alla Presentazione di Maria : completata intorno al 1750 e ulteriormente ingrandita nell’ Ottocento, all’ interno conserva Apparizione della Madonna a San Paolo della Croce opera di Pietro Aldi del 1880, Presentazione di Maria al tempio della bottega di Sebastiano Conca e Madonna col Bambino della bottega di Pompeo Batani; sulla sinistra dell’ingresso della chiesa si trova un piccolo locale dove si possono acquistare ricordini e oggetti sacri.

Monte Telegrafo
Lasciato il convento la strada si inerpica con percorso tortuoso fino a raggiungere i 635 m. di Monte Telegrafo massima altitudine dell’ Argentario, dal quale si domina una panorama vastissimo; nel 1933 su questa vetta, nel XIX centenario della Redenzione venne inaugurata una grande croce di ferro alta 19 metri e larga 10.  Nel recarmi quassù ho notato che vi è l ‘usanza simbolica di porre delle piccole croci di legno fatte di  stecchi o piccoli pezzi di legno sulla recinzione metallica che circonda la base della croce: manifestazione popolare di religiosità e di devozione a Paolo della Croce.

Numeri Utili
Convento dei Padri Passionisti 
 0564  /  812641
Acquario della Laguna di Orbetello 
Via Nizza,20  Talamone    0564  /  887173
e. mail  
acquariodellalaguna@tiscalinet.it
Orario   1 ottobre / 31 marzo  9 / 12,30  -  15 / 17,30 chiuso i lunedì non festivi
1 aprile / 30 giugno e tutto settembre  9,30 / 12,30  -  16 / 19 chiuso i lunedì non festivi
1 luglio / 31 agosto   17,30 / 23,30 tutti i giorni
Ristoranti
La Sorgente
     Strada dei Padri Passionisti    Monte Argentario   0564  /  818770
Bacco in Toscana   
Via San Paolo della Chiesa,6    Monte Argentario   0564  /  833078
Da Siro 
Corso Umberto I, 77   Monte Argentario    0564  /  812538
Serrano  
Località Cala Galera   0564   /   831088
La Lampara  
 Lungomare Andrea Doria   Porto Ercole    0564  /  833024
La Sirena  
Viale Caravaggio,87  Monte Argentario   0564  /  835032  

 


Clicca le immagini per ingrandirle

Antico fortino Stella

La fortezza spagnola di Porto Ercole

Stemma all'ingresso della fortezza spagnola

Ingresso della fortezza spagnola

Il convento dei Padri Passionisti

Aldo al convento dei Padri Passionisti

Romano al convento dei Padri Passionisti

La grande croce sul Monte Telegrafo

Mauro e Romano fra la nebbia con
la croce sullo sfondo

L'Isolotto