CASALGUIDI
di Damino (Roberto Innocenti) e Aldo Innocenti
 

Casalguidi è un antico borgo situato nel comune di Serravalle P.se e dista da questo circa 15 km. Per raggiungerlo bisogna percorrere la provinciale Montalbano che da Pistoia conduce a San Baronto ed alle pendici del Montalbano, immerso nella tipica campagna toscana, si trova proprio Casalguidi. In origine il toponimo era semplicemente “Casale”, che viene usato tutt’oggi, come abbreviazione di Casalguidi dalla maggior parte della popolazione del luogo e delle frazioni vicine.

La storia
- I primi abitanti si stabilirono sulle colline di San Biagio dove costruirono un tempio dedicato a Venere, che dopo la conversione al Cristianesimo fu consacrato a San Romolo. Questo piccolo centro abitato fu semidistrutto dai Longobardi e passato in mano ai Carolingi e da questi dato in premio ad Ildebrando dei Conti Guidi che aveva partecipato alla prima Crociata con 400 armati e che avrebbe fissato la propria dimora nel luogo dove sorge l’attuale canonica. Si pensa che sia in epoca cinquecentesca che viene aggiunto il suffisso al toponimo di Casale, trasformando il nome della località in Casalguidi, per rendere testimonianza alla signoria dei conti Guidi. Da documenti sappiamo che dal 1062, il Vescovo, nel territorio di Casale percepiva le decime della curtis, che comprendeva un castello e vasti possessi fondiari. Il borgo era abitato da una comunità rurale che intorno al 1132 iniziò ad emanciparsi, occupando le terre signorili, controllate più tardi dal comune di Pistoia. Da questo anno (1132) in un memoriale del vescovo Ildebrando di Pistoia è citata la Pieve, che però risulta ufficialmente registrata solo nel 1218 con bolla Onorio III, che era sorta all’interno del castello, fin dal 1181 munito di mura. Prima della Pieve esisteva sulle colline sovrastanti l’antica chiesa di San Biagio i cui ruderi sono stati rintracciati di recente e questo nome è legato ad un agglomerato di case. Nel 1301 il borgo fu distrutto dalle truppe di Corso Donati in marcia su Pistoia, guelfa bianca, e il suo contado, e nel 1318, al momento della pace tra Guelfi e Ghibellini, rimase interdetto ai fuoriusciti di questa fazione. Casale nel 1382 poté contare su nuove e massicce mura merlate, ma nel 1391 dovette cedere all’assedio di Jacopo del Verme, capitano inviato in Toscana dal milanese Giangaleazzo Visconti, e subire la dura reazione delle truppe fiorentine di Giovanni Acuto, che per reprimere gli attacchi, rase al suolo l’abitato. Il XV secolo fu un periodo di pace, ma anche di impoverimento e calo demografico, turbato verso la fine del secolo ed inizio del successivo dalla sanguinosa rivalità fra le potenti famiglie pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri. Solo con il governo mediceo queste lotte si attenuarono, fino alla pacificazione imposta da Cosimo I, che istituì delle podesterie nella zona, facendo dipendere Casalguidi da quella di Serravalle.

La chiesa
La chiesa di San Pietro è situata nella piazza centrale di Casalguidi, davanti al palazzo comunale, (da ricordare però che Casalguidi fa parte del comune di Serravalle Pistoiese in cui si trova la sede principale del comune),  ed è un’antica pieve di origini romaniche .
Ma nei pressi del paese, salendo verso il Montalbano, si possono trovare i resti di una chiesa una chiesa molto più antica, la chiesa di san Biagio. Pochissime sono le notizie relative a questa chiesa, i cui resti si trovano si di una piccola altura che si innalza tra il paese ed il passo di Monitrici, nei pressi dell’antica strada che conduceva a San Baronto; altura che viene tuttora chiamata Colle di S. Biagio. Qui, in mezzo la bosco, sono stati trovati alcuni tratti di basamento e ruderi di massicce mura a bozze di pietra: per quanto riguarda la sua epoca di costruzione, probabilmente essa risale all’alto Medioevo, ma non disponiamo di documenti che lo comprovino con certezza; quello che invece sappiamo con sicurezza è che nel 1504 questa chiesa, per quanto trascurata, era ancora aperta al culto ed officiata saltuariamente, come appare chiaro dal resoconto di una visita pastorale che vi fece appunto in quell’anno il vescovo di Pistoia Pandolfini.
Tornando alla chiesa parrocchiale di S. Pietro, essa in origine era un semplice oratorio, realizzato all’interno di quel castello che i Conti Guidi fecero erigere probabilmente durante il secolo XI. In una bolla di papa Pasquale II, si parla infatti delle decime di Casale, dal che si potrebbe dedurre che all’epoca la pieve di Casale esistesse già, anche se il primo documento certo in cui appare è il memoriale del vescovo Ildebrando, relativo al 1132. D’altra parte essa non appare citata nelle bolle pasquali del XII secolo, ma solamente in quella di Onorio II, del luglio 1218. Come pieve di S. Pietro essa è poi presente anche negli elenchi delle decime del XIII secolo, mentre invece se andiamo a consultare le relazioni della varie visite pastorali, la troviamo citata solamente in quella del vescovo Vivenzi.  Nel 1759 fu ampliata e ridotta alla forma attuale, con transetto e cupola. Il portale principale in pietra serena scolpita e il bel loggiato che si addossa alla facciata sono opere del XVI secolo; mentre del primitivo edificio romanico resta solo la torre campanaria, oltre a tracce visibile sulla parete sud alla quale si appoggia la canonica, con i resti dell’antico chiostro. Del fatto che vi fosse un chiostro si deduce anche dal fatto che la pieve di casale era una collegiata e gli elementi caratteristici delle pievi collegiate erano, in origine, il dormitorio per i chierici, il refettorio ed, appunto, il chiostro. Non sappiamo, invece, fino a quando sia durato questo suo essere una pieve collegiata, ma, presumibilmente, l’usanza della vita in comune del clero locale doveva essere cessata agli inizi del XV secolo.
Sopra il portale d’ingresso della chiesa c’è una lunetta affrescata in cui è raffigurato S. Pietro a mezza figura, con le chiavi del Paradiso nella mano sinistra. Si tratta, però, di un dipinto del XIC secolo, realizzato sopra un affresco più antico. Entrando nella chiesa, sulla parete di controfacciata c’è la cantoria, in gesso dipinto a mensoloni a volute nella parte inferiore, mentre la mostra d’organo è formata da due pilastri laterali che sorreggono una cuspide triangolare. Per quanto riguarda l’organo, si tratta di un Agati – Tronci, restaurato completamente e reintegrato nelle parti mancanti nel 1898, di cui si ha già notizia dalla relazione del vescovo Ippoliti del 1778. Sulla sinistra della chiesa è il fonte battesimale, in granito, a forma poligonale e con un coperchio ligneo: la sua linea è classicheggiante e, probabilmente, si tratta di un manufatto databile al XVI – XVII secolo. Sempre sulla sinistra del portale d’ingresso è un affresco raffigurante il Battesimo di Gesù, un modesto lavoro artigianale databile tra il XIX e il XX secolo. Sulla parete di sinistra è poi un affresco monocromo , color terra di Siena, dove è raffigurato l’Angelo che libera S. Pietro dal carcere; opera anch’essa databile al XIX secolo. L’altare di sinistra, in marmo bianco con inserimenti in marmo colorato ed intarsiato, è del 1771 – 1772 ed è sovrastato da un’importante tavola eseguita nel 1518 dal pittore pistoiese Leonardo Malatesta che raffigura la Vergine in trono col Bambino e ai lati S. Pietro e S. Sebastiano sulla sinistra, e S. Cosma e S. Silvestro sulla destra; ai piedi del trono è un bambino con un libro aperto in mano. Si tratta di uno dei documenti più importanti della pittura pistoiese cinquecentesca, in cui si notano evidenti gli influssi di Raffaello e di Fra’ Bartolomeo. Seguendo sempre la parete sinistra, vicino al transetto troviamo un affresco raffigurante S. Biagio, opera di un ignoto artista toscano del XIX secolo. Alla parete del transetto sinistro è invece un affresco ottocentesco raffigurante il Pentimento di S. Pietro, opera di buona fattura attribuita da alcuni al pittore pistoiese Pietro Ulivi, che lo avrebbe eseguito nel 1847.L’altare maggiore, in marmo bianco con listre di marmo colorato, è opera di manifattura toscana e risale al 1768; è seicentesco invece il Crocifisso in legno policromo che lo sovrasta e che originariamente era nel Seminario Vescovile di Pistoia.
Nell’abside, alle spalle dell’altar maggiore, è collocata una tela che raffigura la Madonna col Bambino in braccio benedicente, ai cui lati sono S. Rocco e S. Lucia in piedi, mentre inginocchiati sono S. Antonio abate e S. Biagio. Si tratta di un dipinto interessante e di buon livello, realizzato nella prima metà del XVII secolo da un ignoto artista toscano.Infine nella cupola che sovrasta l’altar maggiore, che crollò durante la seconda guerra mondiale per lo scoppio di alcune mine sulla vicina strada provinciale, e che fu ricostruito nel 1945, è un affresco del pittore fiorentino Jacopo Olivotto, realizzato l’anno successivo alla ricostruzione della cupola.
Passando al transetto di destra, alla parete è un affresco ottocentesco raffigurante S. Paolo in carcere, seduto e in atto di scrivere, opera attribuibile al pittore pistoiese Pietro Ulivi, che l’avrebbe dipinta nel 1847, contemporaneamente all’affresco situato nel transetto di sinistra.
L’altare sulla parete destra della navata, che come quello di fronte è del 1771 – 1772, è sovrastato da una grande tela su cui è dipinta l’Assunzione della Vergine, raffigurata tra le nubi contornata da angioli e cherubini, mentre in basso è il gruppo degli Apostoli; attorno a questa scena, a guisa di cornice, sono i quindici Misteri del Rosario. Sulla mensa del medesimo altare, al di sotto di questa tela, è collocato anche n piccolo quadro raffigurante la Madonna Addolorata. A destra dell’ingresso della chiesa è un affresco monocromo ottocentesco raffigurante la Chiamata di S. Pietro. Tra le altre opere che arricchiscono la chiesa meritano una citazione particolare i due confessionali settecenteschi in noce intagliato, posti ai lati del transetto: si tratta di sue stupendi esemplari eseguiti nel 1771 – 1772.
La chiesa di S. Pietro venne elevata a prepositura il 5 agosto 1582 .

A poca distanza da Casalguidi, lungo la strada che conduce a Montevettolini, si trova la Villa de’ Rossi, che troviamo già citata, assieme all’annesso Oratorio di S. Giustino, in una relazione pastorale del 1806: si tratta di una discreta costruzione su due piani, che divengono tre nella sua parte centrale, mentre l’oratorio di S. Giustino è una piccola costruzione a pianta quadrata, con copertura a volta, all’interno del quale è collocato il corpo di S. Giustino Martire. L’oratorio, che ha anche una buona dotazione di arredi sacri ed a cui è attigua la sacrestia, era mèta della processione delle Rogazioni nel giorno dell’Ascensione.

Villa il Cassero   ( da Ville Pistoiesi di Nori Andreini Galli Editore Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia).
Nella Villa del Cassero si avverte la personalità del suo costruttore, Coriolano Montemagni, senatore fiorentino, priore di Orvieto e primo segretario di stato: un uomo alto., magro diffidente. La sua famiglia era pistoiese, originaria di Montemagno. Fu la benevolenza e la fortuna de’ Medici a segnare il momento di massima fortuna per i Montemagno, ma la famiglia era già nobile ed antica fin dal XIII secolo. Un tal Corrado, detto di Montemagno, era infatti stato vessillifero dei guelfi pistoiesi alla battaglia di Benevento, nella quale Carlo d’Angiò sconfisse le truppe sveve e ghibelline al comando di Manfredi. Alle glorie militari, due illustri personaggi, Buonaccorso il Vecchio e Buonaccorso il Giovane, vissuti fra il XIV ed il XV secolo, avevano aggiunto fama di poesia e di buna dottrina: ma era la vena politica e quella diplomatica preponderante nel genio di famiglia, moli essendo stati i Montemagno podestà, vicari e capitani del popolo.
La Villa del cassero, costruita nel 1713, come testimoniato dall’iscrizione del cartiglio ai piedi di Coriolano Montemagni, restò alla famiglia fino al XVIII secolo quando Alessandra Montemagni, avendo sposato il conte Michele Costa – Reghini, ufficiale dell’esercito napoleonico e comandante la piazza di Livorno, la passò al figlio Carlo Costa – Reghini, laureato in legge, partecipe col Battaglione Universitario Toscano alla battaglia di Curtatone e Montanara. Gli attuali proprietari, la famiglia Gargani, l’hanno acquistato dai Costa – Reghini nel 1930.
Quanto al nome, il cassero è termine arcaico derivato dal latino castrum, che sta a significare cinta muraria intorno ad una fortezza.
La villa, progettata dall’architetto pistoiese Antonio Tosi, è un enorme parallelepipedo, elevato in altezza per tre piani, senza contare il sottotetto. Le finestre, quadrate al pian terreno, non hanno che una cornice di pietra, piatta e senza modanature. Il corpo centrale, per la presenza del portale d’ingresso, dei due balconi sovrapposti, delle finestre e delle porte – finestre, sembra aggettante: ma non è vero, la superficie della facciata essendo liscia e piana. La pianta, ripetuta senza variazioni ai piani superiori, è incentrata su un grande salone, separata dall’ingresso vero e proprio da una grande parete, con porta e finestre. In questo modo l’effetto è duplice, perché la sala risulta impreziosita da un ambiente di attesa e di riguardo e le finestre moltiplicate con bell’effetto d’ombra e di sole. Infatti le aperture anteriori e posteriori sono parallele tra loro e l’occhio può spaziare per tutta la profondità. In senso longitudinale, al di qua e al di là del salone, la villa è divisa in due ordini di stanze, le prime affacciate sul giardino, le altre sul retro e sulla cappella, salvo quelle dell’angolo, che hanno doppia veduta. Sia il salone al piano terreno, che quello al piano superiore, destinato ai balli ed alle feste, sono affrescati e coperti a volta, ottenuta mediante riporti ed in modo da creare un’illusione perfetta. In realtà i solai corrono orizzontalmente, sostenuti da travi e travicelli, all’ultimo piano lasciati in vista, decorati ed impreziositi con un effetto a cassettoni.
Sulla destra di chi guarda il salone si trova la scala d’accesso ai piani superiori, ampia, arricchita, a partire dal primo piano, da una bella balaustra in ferro battuto e conclusa da una volta che si dice sia stata affrescata dal Sebastiani. Si tratta di dipinti a soggetto allegorico di squisita fattura, piena e sensuale la linea delle spalle nelle figure femminili. La scala di servizio invece resta sul lato sinistro. Curiosamente, rispetto alla consuetudine che pone le cucine a pian terreno e anche a livello del sottosuolo, la villa del Cassero presenta diverse cucine nel sottotetto, allineate dalla parte del giardino; a tergo le stanze della servitù.
Come i saloni, tutti gli ambienti del pian terreno e del primo piano sono coperti a volta e affrescati:figure mitologiche, puttini, architetture classiche, motivi araldici a bande alternate, fregi di gusto pompeiano, con effetto di grande risoluta ricchezza. In particolare il salone delle feste presenta i ritratti dei quattro grandi  di famiglia: Corrado, alfiere a Benevento, Buonaccorso, poeta di chiara fama, Desiderio, segretario di stato del Granduca Ferdinando II, e Coriolano, primo segretario di stato e costruttore della villa. Bellissimi e severi gli armadi guardaroba, oggi utilizzati come biblioteca, e la monumentale scrivania, che offre quattro posti distinti.Quant’è severa la villa, tanto è fastosa la cappella,alla quale si giunge da tergo con un percorso breve in discesa: di qua e di là piante di camelie, centenarie, a primavera in fiore, e l’ombra profumata del parco. Sulla pianta a croce greca è ricompressa, con evidente richiamo al Bernini ed alla cappella della villa di Spicchio, un’aula ottagonale, sormontata da cupola e lanterna. Lo spazio residuo fra l’aula e le mura perimetrali costituisce sul davanti il pronao, impreziositola nervature e fasci di colonne e coronato da un timpano triangolare, sul retro una sorta di abside e sui lati minori due cappelle comunicanti. Due scale esterne, superato il naturale dislivello, riconducono nel parco. La cronaca della visita pastorale eseguita dal vescovo Giuseppe Ippoliti nel 1778 riferisce che l’oratorio, dedicato s Maria Santissima e a san Francesco di Paola, aveva, oltre all’altar maggiore in legno intagliato e dorato, reliquiari, suppellettili e paramenti preziosi. La costruzione risale al 1729, come risulta dalla scritta di dedica sulla parete di fondo.
Prospiciente la villa ed in leggero declivio, una grande rotonda include il classico giardino all’italiana, con siepi di bosso, robuste, e grandi aiuole, composte intorno alla vasca centrale, profonda quasi due metri e dotata di zampillo. Un elemento decorativo, particolare e peculiare, di straordinario valore architettonico, è rappresentato da quattro portali ad arco, disposti lungo il perimetro circolare, a fronte l’uno dell’altro, trionfali, arricchiti ed esaltati da complessi elementi di finitura. I portali fiancheggiano due grandi cancelli, sostenuti da pilastri, che avevano al piede giochi d’acqua, fontanelle e catini. Da questi cancelli, per mezzo di scale a doppia rampa, disposte ad invito, si accedeva rispettivamente all’orto ed al pomario, ambedue protetti da mura, arricchiti da vasi in cotto di squisita fattura e dotati di vasca centrale. Sul fondo ed in corrispondenza del portone della villa, un terzo cancello immetteva su un lungo viale di cipressi, fino alla strada per Cecina e Larciano. Era questo l’ingresso originario, capace di offrire una veduta d’insieme, non l’attuale in prossimità delle scuderie, certo di servizio, né quello col tempo aperto sulla più importante via per San Baronto e dotato di un secondo viale, che raggiunge la villa da levante.
Per chiudere con la Villa del Cassero un piccolo ricordo personale: nel giardino della villa che guarda a nord, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento si trovava il dancing estivo La Grotta Verde: credo che quelli della mia generazione se ne ricordino senz'altro, anche perchè era un locale molto in voga a quei tempi.

Il ricamo -  Innanzitutto bisogna dire che vicino a Casalguidi si trova Cantagrillo, che non è un paese a sé, ma nemmeno Casalguidi, (siamo in Toscana, dove vige un sentito campanilismo); ed è proprio dalle  colline sopra Cantagrillo che abbiamo notizie dell’arte del ricamo. Secondo i racconti delle donne, agli inizi del secolo scorso c’era una certa signorina Morelli che raccolse tutte le bambine ed insegnò loro  i punti di ricamo, che la tradizione e la storia avevano tramandato. Le bambine imparavano a ricamare dopo la scuola, mentre le donne dopo aver fatto i lavori casalinghi. Bisognava impegnarsi a fondo, perché la signorina Morelli voleva un lavoro ben fatto, e se i buchini ed i fili non erano rimessi bene, bisogna disfare. La Signora dava la tovaglia disegnata, creata con l’indicazione dei punti da eseguire e più svariati sono i disegni e i punti e più ricca e più bella è l’opera; e tanto crebbe l’abilità e si esercitò la fantasia delle datrici di lavoro che si creò “un punto di Casalguidi” divenuto così noto da essere oggetto di un volumetto pubblicato agli inizi del 1900. Tovaglie, asciugamani, lenzuoli e biancheria da casa, preparati dalle donne del paese e delle colline, venivano stirati, impachettati e mandati a Firenze da dove poi venivamo smistati per tutta Europa. Col passare degli anni questa è diventata una vera e propria attività, infatti sono sorte industrie del ricamo dove parecchi lavori sono fatti a macchina, ma risultano ugualmente belli e pregiati come quelli di una volta.

La Fiera di Casalguidi – Manifestazione importante che si tiene a Casalguidi è la Fiera annuale che ha luogo versò la metà di settembre, e precisamente il terzo lunedì del mese (fiera agricola). Le manifestazioni ed esposizioni iniziano il giovedì precedente al terzo lunedì fino al martedì successivo.  Durante questi giorni ci sono varie manifestazioni che si tengono nella  piazza centrale, di solito sfilata di moda, tombole con ricchi premi, il lunedì intrattenimento con cantanti o cabarettisti noti, ed al martedì estrazione della lotteria con in  premio un auto, ed infine spettacolo pirotecnico. Durante questo periodo ci sono esposizioni di articoli di tutti i generi che sono nella piazza dietro il Comune, e lungo le vie cittadine che conducono a Cantagrillo. A metà tratto troviamo la Palestra dove all’interno abbiamo esposizione di vari generi (mobili, giocattoli ecc.) mentre all’esterno c’e una vastissima ed interessantissima esposizione di macchine agricole che ottiene sempre un grande successo, visto che la maggior parte dell’attività produttiva della piana pistoiese è il vivaismo. A fianco delle macchine agricole c’è anche l’esposizione di automobili da parte di parecchie concessionarie della zona.

Dal Dizionario Corografico della Toscana scritto dal cav. Repetti apprendiamo alcune notizie su Casalguidi: questo dizionario è stato pubblicato nel 1845 e tratta della nostra regione e di tutti i suoi luoghi, fiumi, montagne, ecc. in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di 160 anni fa (siamo ancora nel Granducato di Toscana) ma affascina ancora oggi.
Casale Guidi, o Casalguidi in Val d'Ombrone pistojese. Casale con pieve (S. Pietro) nella Comunità Giurisdizione e circa 5 miglia toscane a scirocco di Seravalle, Diocesi di Pistoja, Compartimento di Firenze. È situato alla base settentrionale dei poggi che distendonsi da mont'Albano verso Seravalle sulla strada comunitativa che da Pistoja guida per S. Baronto a Lamporecchio. Ebbe nome di Casale Guidi dai conti Guidi che vi dominarono sino dal secolo XII; ed è probabilmente quel Casale nominato tra i feudi ai conti medesimi confermati con diplomi dei due primi Federigi. Non è da dire, se a questo o ad altri casali esistenti tuttora nel contado di Pistoja riferire possa il Casale e corte posseduta dal longobardo pistojese Winifredo; il quale assegnò in dote, nell'anno 766, alla chiesa di S. Pietro e S. Maria da esso fondata, fra le altre, una casa dominicale posta in Casale, dopo ch'egli stesso aveva già donato la selva della corte di Casale ad altra chiesa di S. Vito. La pieve di S. Pietro a Casale Guidi è matrice di tre popoli: 1 S. Maria e S. Biagio a Piuvica; 2 S. Sebastiano a Piuvica; 3 S. Maria a Masiano.
La popolazione della parrocchia di Casalguidi ammonta a 2421 abitanti.

 

 


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Chiesa di S. Pietro: 1' immagine



Palazzo Comunale: 1' immagine

Chiesa di S. Pietro: 2' immagine

Palazzo Comunale: 2' immagine

Abside e campanile della chiesa di S. Pietro



Monumento ai Caduti

Lo stemma del comune

Villa il Cassero: 1' immagine

Villa il Cassero: 2' immagine

Il ricamo Punto Casale  

Ancora il ricamo Punto Casale

Altra immagine del ricamo Punto Casale



Oratorio di S. Giustino: 1' immagine



Data di costruzione dell'Oratorio
di S. Giustino

Il campanile a vela dell'Oratorio di S. Giustino

Un angolo della Villa de' Rossi

Oratorio di S. Giustino: 2' immagine