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EREMO DELLA CASELLA
di Aldo Innocenti
Quando ero un ragazzetto sui tredici – quattordici
anni alla nostra parrocchia di Sant’Angelo di Bottegone veniva in missione
spirituale un frate cappuccino molto in gamba: era bravo a fare le prediche
ma era altrettanto bravo nel far divertire noi ragazzi, il suo nome era
Padre Pier Maria. Dato che i frati cappuccini avevano una colonia in un
luogo bellissimo (era il convento della Maddalena, immerso tra i boschi
sopra Montepulciano) io e altri ragazzi del Bottegone siamo andati per due
estati nel mese di luglio in quella località e credo che tutti noi serbiamo
tra i nostri ricordi più cari i bellissimi giorni trascorsi lassù. Fu
un’opera meritoria portarci alla Maddalena perché a quei tempi (1965 / 66)
non c’erano i mezzi finanziari per andare in villeggiatura e padre Pier
Maria era un grande organizzatore e riusciva a fare miracoli con i pochi
mezzi finanziari a disposizione. Poi sono passati gli anni, siamo
cresciuti,
tanti si sono sposati e la fanciullezza è rimasta solo un ricordo e così
pure padre Pier Maria : ma un giorno guardo in televisione la trasmissione
“Esplorando” e vedo i miei amici professor Tocci e Alex Revelli che stanno
parlando con un frate che, guarda caso, si chiamava padre Pier Maria e si
trovano in luogo bellissimo, all’
Eremo della Casella
. Possibile che
sia proprio lui, il
nostro frate
? Mi rimase il dubbio in mente e così
quando noi dell’Ursea abbiamo girato una trasmissione Esplorando sulla
Montagna Pistoiese chiesi al professor Tocci notizie di quel frate e lui mi
rispose che era un suo amico e che si chiamava padre Pier Maria Innocenti e
che si trovava al Convento dei Cappuccini di Sansepolcro. Così la vigilia
di
Natale la mia mamma prova a telefonare al Convento dei Cappuccini di
Sansepolcro e chiede di poter parlare con padre Pier Maria: gli chiede se
sia proprio lui il frate che veniva alla parrocchia di Sant.Angelo a
Bottegone e ne ottiene risposta affermativa: non solo, ma il frate
cappuccino si dice estremamente commosso del fatto che ci si sia ricordati
di lui dopo tanti anni tanto che afferma di aver ricevuto il più bel regalo
di Natale possibile! Riprendiamo così i contatti e lui ci invita ad andare
a
trovarlo: una prima volta siamo andati nel marzo del 2003 e insieme abbiamo
visitato il Convento di Monte Casale sopra Sansepolcro, poi siamo tornati
nel maggio del 2004 e siamo andati a vedere l’
Eremo della Casella
,
proprio quello dove l’avevo visto in televisione.
La storia dell’Eremo -
La leggenda narra che S. Francesco,
dopo aver ricevuto le Stimmate, lasciò la Verna il 30 settembre
1224.L'itinerario che doveva seguire si snodava verso Monte Arcoppe, il
Foresto e raggiungeva la località chiamata la Casella, da dove, via
Castello
di Montauto, Sansepolcro, Città di Castello, sarebbe giunto ad Assisi. Alla
Casella volle fermarsi per compiere un rito. Da quell'altezza, dove
l'occhio
spazia nella vastità di superbi paesaggi, S.Francesco, cosciente che quel
viaggio sarebbe stato senza ritorno, guardò lungamente verso la Verna e con
profonda commozione disse: "
Addio, monte di Dio, monte santo, mons
coagulatus, mons pinguis, mons in quo beneplacitum est Deo habitare! Addio
monte Alvernia; Dio Padre, Dio Figliolo, Dio Spirito Santo ti benedica!
Restati in pace, che più non ci vedremo
." Ma la prima traccia storica
che si ha dell'Eremo della Casella si trova in un manoscritto che porta la
data del 30 settembre 1228, giorno - anniversario della partenza del Santo,
da dove è stata appunto ripresa la precedente frase. Simili sono le parole
che si trovano in un libro stampato a Firenze nel 1628 ed esistente nella
biblioteca della Verna che, dopo la descrizione della sosta di S.
Francesco,
recita così: "
E dette queste parole con abbondanza di lacrime grande
fece, per mano dei
suoi compagni, piantare una croce in quest'istesso
luogo, dove disse il vale al monte e fece la partenza. In memoria di cui,
dopo che fu canonizzato l'anno del Signore 1229 la comunità di Caprese, di
Sovaggio ed altri popoli circonvicini fecero questa cappella."
Nello
stesso testo si legge anche:
In questa Cappella opera il Signore, per i
meriti del suo servo Francesco, molti miracoli: vanno i popoli circonvicini
ogni anno a visitar quella il secondo giorno della Pentecoste, ed il Rev.do
Piovano di Sovaggio, sotto la cui Parrocchia è detta Chiesa, vi dice in tal
dì la Messa ed offeriscono li devoti le loro preghiere, doni e voti in quel
Santo luogo. Quando alcuna volta la terra patisce di pioggia, costumano
quei
popoli andare in processione a pregare per tal bisogno, ed in segno della
lor petizione levano dal tetto una lastra; (mirabil cosa) pochissime volte
sono, anzi mi hanno detto nessuna, che non abbia piovuto l'istesso, ovvero
il seguente giorno. Motivo per cui fu costruita la detta Cappella."
All'inizio fu costruita solo una piccola Cappella, che vide poi nascere
anche un adiacente romitorio. Esso esisteva già nel 1522, perché in
quell'anno, come risulta da un documento dell'archivio Comunale di Caprese
Michelangelo…… "
22 Gennaio 1522. Venuto ed atteso che alla Cappella in
sullalpe di dicto comune è venuto ad habitare uno romito, homo relligioso
et
devoto il quale desidererebbe…… ….….stanziorno per dicto asino fiorini
quattro larghi d'oro."
I romiti della Casella si susseguirono nel tempo, non sappiamo se
ininterrottamente o saltuariamente, almeno nei primi secoli. Il 14 aprile
1733, Andrea Nofrini di fu Francesco della Parrocchia di S. Biagio in
Fragaiolo, si presenta al Vescovo di Sansepolcro per ottenere la licenza
"di
poter mettersi l'habito del Padre S. Francesco, per farsi eremita per
poter magiormente servir a Dio in questa sua bona vocazione
." Dalla fine
del XVI secolo in poi si hanno molte notizie sull'Eremo, molti nomi di
romiti che vi soggiornarono, dettagliate descrizioni dell'interno della
chiesa e del romitorio, inventari degli arredi sacri e rendiconti molto
precisi sulle entrate, le uscite e le oblazioni dei benefattori.
Grandissima
è sempre stata la devozione con cui gli abitanti dei paesi vicini salivano
all'Eremo per celebrare i riti religiosi, tanto che l'ultimo romito sembra
sia stato Giuseppe Veri di S. Giorgio a Salutio che fu eremita su quel
colle
fino all'inizio del nostro secolo. Da allora per moltissimi anni sia la
chiesa che il romitorio sono rimasti abbandonati ed erano ormai gravemente
rovinati quando, negli anni '80, il desiderio di ricostruire l'Eremo dei
fedeli di Chitignano, Caprese, Subbiano e Chiusi della Verna si è unito
alla
competenza di amministratori ed enti pubblici illuminati, e in termine di
pochi anni di duro lavoro, in gran parte volontario, l'Eremo della Casella
è
tornato all'antico splendore:
Oggi siamo tornati a respirare quell'aria di Santità che si è sempre
respirata da quel lontano 1228, e non è difficile, guardando verso il
Santuario della Verna, immaginare il vecchio S. Francesco, piangente sul
suo
asino che si ferma, si inginocchia a terra e prega. Notizie storiche tratte
dal volume "
L'Eremo della Casella" stampato Stab.Arti Grafiche,
Sansepolcro.
Da vedere –
Diciamo subito che l’Eremo della Casella si trova al
termine di una lunga strada sterrata, e anche un po’ scassata, per cui o lo
si raggiunge con un fuoristrada oppure con il “cavallo di S. Francesco”
(per
chi non lo sapesse vuol dire a piedi). Si trova a 1263 m. di altezza s.l.m.
al centro dell’Alpe di Catenaia, catena montuosa che separa il Casentino
dalla Val Tiberina . Per raggiungerlo è necessario giungere a Pieve Santo
Stefano in Val Tiberina e da qui dirigersi verso Caprese Michelangelo: ad
un
certo punto vediamo le indicazioni per il paese di Fragaiolo, lo
raggiungiamo e subito di fianco alla chiesa parrocchiale vediamo sulla
destra una strada; la prendiamo e, seguendo le indicazioni per l’Eremo
della
Casella, in circa 6 km. di disagevole strada di montagna giungiamo alla
mèta. (Quando siamo nel centro di Fragaiolo bisogna stare molto attenti a
non seguire le indicazioni per l’Eremo che indicano la strada di destra: il
nostro punto di riferimento deve essere solamente la chiesa parrocchiale e
la strada che si trova alla sua destra). Quando si arriva quassù si rimane
entusiasti: il luogo è bellissimo, il panorama incantevole: in lontananza
di
vede la rupe della Verna, alla quale il santo dette da qui l’ultimo saluto,
mentre dalla parte opposta si notano le inconfondibili sagome del Sasso di
Simone e del Simoncello (vedi itinerari Ursea) e tutta la catena dell’Alpe
della Luna, che separa la Val Tiberina dalla Val Marecchia. L’Eremo,
costruito con pietra di un bel grigio chiaro, è formato da una cappella
dedicata a S. Francesco e da un ricovero sempre aperto dove è possibile
accendere il fuoco e farsi da mangiare, mentre l’acqua è reperibile da una
sorgente che si trova qualche centinaio di metri prima dell’Eremo proprio
sulla strada che proviene da Fragaiolo. Nel prato retrostante l’edificio
religioso si trova una grande croce in legno: come già detto il posto è
bellissimo e noi abbiamo avuto la fortuna di farci raccontare la storia
dell’Eremo e di quando vi giunse San Francesco proprio da un frate
francescano, il cappuccino padre Pier Maria e, se permettete, è tutta
un’altra cosa che giungervi da soli. Ricordiamo che ogni anno, la
prima
domenica di luglio, qui ha luogo una festa per ricordare la venuta di San
Francesco e il suo ultimo saluto all’amata rupe della Verna.
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Eremo della Casella
La croce di fronte all'Eremo
Ancora l'Eremo
Altra immagine dell'Eremo
Padre Pier Maria nella chiesa dell'Eremo
La stalla dell'Azienda Agraria Innocenti
La chiesina di Caprese dove
venne battezzato Michelangelo Buonarroti
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