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EREMO DI CERBAIOLO
di Aldo Innocenti
Quella frase in rima mi aveva attratto particolarmente:
“Chi ha visto La Verna e non ha visto Cerbaiolo, ha visto la mamma
e non ha visto il figliolo”; non solo ma l’Eremo di Cerbaiolo era stato
mostrato in televisione durante la trasmissione “Esplorando”, curata dai
miei amici Alex Revelli, Antonio Chierici e Dr. Augusto Tocci (il
“Maestro”), così è stato gioco forza andare a vederlo. Percorrendo la strada
della Valtiberina, nel tratto che va da Sansepolcro a Pieve Santo Stefano,
poco prima di giungere nella “Città del diario”, sulla destra si nota
l’indicazione per l’Eremo di Cerbaiolo, che si raggiunge con una strada
sterrata lunga circa 4 km. e che si trova a 764 m. s.l.m. Parcheggiamo
l’auto ai piedi della rupe dove è posto l’edificio e ci incamminiamo: la
prima cosa che notiamo sono le capre che pascolano lungo i pendii della
montagna, una grande quantità di capre (credo che siano più di cento).
Saliamo l’erta rampa che porta all’Eremo e subito torna alla mente la
famosa filastrocca ma anche la poesia del Carducci “Agli amici della Val
Tiberina”:<< …e tu che al cielo, Cerbaiolo, riguardi / Discendendo da i
balzi d’Apennin, / come gigante che svegliato tardi / s’affretta in
caccia e interroga il mattin, / tu anco m’arridi / E, quando ai freschi
venti / di su l'aride carte anelerà / l'anima stanca, a voi, poggi fiorenti,
/ balze austere e felici, a voi verrà>>
Storia – Le origini dell’Eremo risalgono all’VIII secolo: fu
infatti nell’anno 722 che Tedaldo, signore di Tiferno (città di Castello),
Suppetie (Pieve Santo Stefano) e Massa Trabaria, donò ai monaci benedettini
di San Michele Arcangelo al Presale il monastero fatto costruire come luogo
di preghiera per la figlia. La foresta nella quale si trovava l’eremo fu
protetta dai papi Eugenio III ed Alessandro: poi, quando i benedettini
l’abbandonarono alla fine del XII secolo, secondo la tradizione l'eremo
sarebbe stato offerto a Francesco dalla popolazione locale nel 1217 e l'anno
dopo sarebbe diventato un convento dei frati Minori. Quella che è certo è
che sia San Francesco che Sant’Antonio da Padova hanno frequentato questi
luoghi: i frati, che nel corso del XIV secolo ricevono numerosi lasciti da
parte dei devoti di Pieve Santo Stefano e di Sansepolcro, rimangono a
Cerbaiolo fino al 1783. La chiesa è stata ricostruita nel 1524 e nel 1708.
Risale, invece al 1715 - 1716 la cappella dedicata a Sant’Antonio da
Padova, costruita per contenere il masso sul quale, secondo la tradizione,
il Santo si riposava. Eretta a parrocchia nel 1783 la chiesa è stata
gravemente lesionata nell'estate del 1944, quando nella zona, che si trovava
lungo la Linea Gotica, passò il fronte bellico (Suor Chiara ci ha detto che
qui c’era il comando tedesco e che i tedeschi stessi, quando partirono,
fecero saltare tutta la costruzione). Il 22 marzo 1967 il vescovo di
Sansepolcro cede la chiesa e l'antico convento alla Piccola Compagnia di
Santa Elisabetta, istituto secolare fondato dal cappuccino padre Luigi da
Pietrasanta. In questo modo a Cerbaiolo rinasce la vita eremitica, grazie
questo modo a Cerbaiolo rinasce la vita eremitica, grazie alla presenza di
suor Chiara Barboni, che, originaria di Ravenna, si innamorò di questi
luoghi ed ha contribuito alla ricostruzione
Dal Dizionario Corografico della Toscana del Cav. Repetti, edito nel 1855,
estraiamo:
Carbajola o Cerbaiolo in Val Tiberina – Castello con chiesa parrocchiale
(S. Antonio), nel piviere, comunità, giurisdizione civile e circa miglia due
e mezzo a levante di Pieve S. Stefano, diocesi di San-Sepolcro,
compartimento di Arezzo. Siede in monte sul fianco occidentale dell’Alpe
della Luna a sinistra della via mulattiera che sale a Viamaggio. Nel 1845 la
parrocchia di S. Antonio a Cerbaiolo contava 91 individui.
Da vedere – Incastonato nelle rupi
dell’Appennino l’Eremo di Cerbaiolo colpisce per la sua posizione, simile a
quella de La Verna: salita la breve scalinata che conduce al complesso,
prima di entrare nella costruzione, incontriamo un piccolo loggiato alle cui
pareti suor Chiara ha affisso alcune fotografie che ci mostrano come fosse
ridotto l’Eremo dopo che i tedeschi l’avevano fatto saltare in aria e prima
che fosse ricostruito, grazie anche alla sua opera infaticabile. Suoniamo il
campanello e ci viene ad aprire una ragazza (scopriremo che è la giovane
conversa che aiuta Chiara): domandiamo di Chiara e lei la va a chiamare. Ed
ecco che arriva: sorpresa ! Non è sola, l’accompagna un fidato animale da
compagnia ma non è un cane, bensì una bella capretta, che vive con lei. Ci
accoglie con cordialità, ci parla di quando quarant’anni fa capitò da queste
parti e se ne innamorò, nonostante fosse poco più che un rudere, tanto che
capì subito che qui avrebbe trascorso il resto della sua vita, abbandonando
la natia Ravenna: ci fa vedere le fotografie che ci mostrano lo stato
dell’Eremo e di come sia stato ricostruito, poi ci deve lasciare perché deve
recarsi a Sansepolcro. Gli domandiamo della chiesetta di Sant’Antonio e
allora ci indica il percorso da fare e ci dà le chiavi raccomandandoci di
comportarsi così come il luogo richiede: non ce n’era bisogno, noi
rispettiamo la sacralità della zona, ma, d’altra parte, lei è la prima volta
che ci vede. Allora andiamo a vedere dietro l’Eremo le rupi alle quali è
attaccato e l’immagine che ci torna alla mente è quella del Sasso Spicco de
La Verna: la “madre” e il “figliolo”, non c’è niente da fare; tra le rocce
si trova, in una piccola grotta, un presepe. Andiamo poi a vedere la bella
chiesina e il suggestivo chiostro: poi, con le chiavi dateci da Chiara,
usciamo dall’Eremo e, seguendo le istruzioni che lei ci ha dato, camminando
nel bosco in 10 minuti arriviamo alla chiesetta dedicata a Sant’Antonio da
Padova. All’interno della chiesa si trova il masso sul quale, secondo la
tradizione,si riposava il Santo: c’è una grata a proteggerlo, ma è aperta.
Restiamo alcuni minuti in meditazione: poi usciamo e ci dirigiamo alla base
della chiesa, dove si trovano alcune stanze che servono da eremo per chi
intenda trascorrere qualche giorno a pregare e a meditare nella quiete più
assoluta. Poi facciamo ritorno all’Eremo e restituiamo le chiavi: torniamo
all’auto e rivolgiamo uno sguardo a Cerbaiolo, che, non c’è niente da fare,
somiglia a La Verna perché “Chi ha visto La Verna e non ha visto Cerbaiolo,
ha visto la mamma e non ha visto il figliolo”.
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L'Eremo

L'ingresso

Chiara con Romano

La chiesa di S. Antonio

Interno della chiesa di S. Antonio

Il letto di S. Antonio

L'Eremo dall'alto

L'Eremo dal basso
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