FORROTTOLI
di Damino (alias Roberto Innocenti)

Forrottoli è una frazione del comune di Quarrata, in provincia di Pistoia, situata sulle colline del Montalbano , fra Montemagno e Casalguidi : fa parte della parrocchia di Montemagno, ma possiede anche un proprio oratorio, eretto nel 1735 ed intitolato a San Michele Arcangelo; qui una volta la settimana viene regolarmente celebrata la Santa Messa. Forrottoli è nata nella seconda metà del Cinquecento dalla famiglia Tonini (cognome tutt'oggi esistente in varie famiglie della zona) giunta da Torino; ed è per questo che c'è il borgo chiamato Granduca, da cui s'intuisce che ci fu un periodo storico ben preciso per questa magnifica località. Per quanto riguarda l'economia c'è da dire che è prettamente agricola per coloro che sono rimasti a lavorare la terra. Ricordiamo per questo l'azienda agricola LUCIDI EMO (via Forrottoli n.18), che produce dell'ottimo olio extra-vergine di oliva e dell'ottimo vino; mentre la figlia, LUCIDI SABINA, produce dell'ottimo miele. C'è però da ricordare che a Forrottoli ci sono nati e vissuti i più bravi scalpellini del pistoiese che hanno svolto questa attività fino alla metà o poco più del secolo scorso; sono quasi tutti morti, tranne Ettore Peruzzi detto "Trillino" e Galliano Innocenti detto "Cecco". Quello degli scalpellini era un mestiere che veniva tramandato di padre in figlio e ci furono generazioni di scalpellini appartenenti a varie famiglie: Biancalani, Borsacchi, Capecchi, Colligiani, Gironi, Innocenti, Martelli, Nannini, Niccolai, Niccoli, Peruzzi, Savelli o Saielli, Tanteri e Venturi; però quasi tutti avevano un soprannome, eccone alcuni: Basetta, Bisci, Cianca, Didola, Mentona, Polleschi, Salacchino, Tattera, Tinina, Trillino, Zozzi, Pipetta, Malenga, Puce, Gattina. Anche le cave avevano un nome che nasceva, o dal nome (soprannome) dello scalpellino, o dal nome delle sorgenti di acqua che si trovavano nelle vicinanze delle cave, ad esempio cava dell'Uccello e cava dell'Acqua Torta. Riportiamo i nomi delle cave: in località Forrottoli (Piandonico) c'erano la cava di Basetta, cava di Rilli e cava del Titti (lo scalpellino poeta); in località Montemagno: cava dell'Uccello (di Ettore e Galliano); in località Lucciano: cava degli Arancini, cava di Bindino, cava dell'Omo Selvatico, cava dell'Acqua Torta e cava dello Zozzi. Innanzitutto c'è da dire che nella parte alta del Montalbano si trovano le rocce più antiche: sono quelle della formazione "Macigno"; si tratta di arenarie depositatesi in ambiente marino circa 30 milioni di anni fa durante l'Oligocene, di queste rocce fa parte l'arenaria grigia o più comunemente chiamata "pietra serena": Nella parte medio - bassa del rilievo, invece, si trovano rocce del "complesso caotico" anch'esse depositatesi in ambiente di mare profondo ma in ere più recenti, durante il Cretaceo e l' Ecocene. E' per la natura geologica del suolo che si spiega appunto la presenza di cave di materie prime usate per costruire ed abbellire case e strade. Ettore e Galliano, ottantasei anni il primo, ottantasette anni il secondo, raccontano la loro vita da scalpellini. Il loro era un lavoro molto duro e pericoloso in quanto dovevano fare tutto a mano, senza l'ausilio di macchine, ed inoltre era pericoloso perché non avevano protezione alle mani, e quantomeno mascherine, infatti parecchi di loro si ammalarono di silicosi, malattia polmonare da inalazione di polveri di silicio. Tutti questi scalpellini iniziarono ad andare alla cava dall'età di 5 / 6 anni insieme ai loro genitori e nonni ed è per questo che diventarono tutti molto bravi, ed erano richiesti da varie parti d'Italia per restaurare monumenti, ripulire pezzi di pietra, oppure essere rifatti nuovi, chiaramente sul modello di quelli preesistenti; come racconta Galliano che era stato chiamato a Pistoia, nel Pesciatino, nella Lucchesia, partendo da casa il lunedì per farvi ritorno a fine settimana. Il lavoro della cava era molto duro perché estraevano le pietre a mano, raramente con l'ausilio della dinamite, perché l'esplosione danneggiava e deformava la pietra. Gli scalpellini partivano da casa per recarsi nel bosco alle proprie cave la mattina quando era sempre buio, per poter iniziare il lavoro all'alba e vi ritornavano a tarda sera; il giorno, d' estate, erano le proprie mogli o figli che portavano loro il pranzo alla cava, mentre d'inverno lo portavano da se quando partivano la mattina presto. Il guadagno di uno scalpellino era di circa 10 lire al giorno, mentre quello di un manovale alle sue dipendenze era di 5 lire. Il lavoro degli scalpellini durò fino verso gli anni sessanta, quando i figli non intrapresero la strada dei genitori perché andarono a lavorare altrove; ci fu un interruzione del lavoro anche durante la seconda guerra mondiale, perché gli scalpellini furono chiamati a combattere. Purtroppo c'è da registrare un episodio triste avvento durante la seconda guerra mondiale: l'incendio del Castello de' Gironi e l'uccisione di un giovane partigiano modenese, catturato in prossimità della cava dell'Uccello. Fu fatto fare un piccolo cippo in suo ricordo dagli scalpellini, ma ora anche questa pietra non esiste più. L'evento ogni anno viene ricordato, agli inizi del mese di agosto, patrocinato dal Comune di Quarrata, presso il Castello de' Gironi, borgata di case sotto la "Cava dell'Uccello", fra Montemagno e Forrottoli.
 

 

 

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Oratorio di S. Michele Arcangelo



Spazzoli



Castelluccio

Granduca

Spiridione

Fonte del Guado