I CALANCHI DI MONTIERI
                                di Aldo Innocenti



In questa escursione si parlerà delle Colline Metallifere con riferimento particolare ai calanchi che si trovano al lato della strada che unisce M ontieri a Boccheggiano : ma come si arriva in questa zona? Il mio consiglio è di arrivarci da San Galgano (splendida abbazia senza tetto già presente sul sito U.R.S.E.A.) magari unendo le due visite: per giungere a San Galgano è necessario percorrere l’autostrada del Sole (A1) fino all’uscita Certosa, quindi la superstrada Firenze - Siena fino all’uscita di Colle Val d’Elsa nord e quindi seguire le indicazioni per Follonica. Lasciata Colle Val d’Elsa dopo alcuni km. incontriamo sulla destra un bar alimentari trattoria che si chiama “ La Speranza ”  e che prende il nome dal luogo chiamato appunto La Speranza: qui è d’obbligo fare una sosta e consumare la colazione oppure il pranzo perché è un locale veramente unico (ci sono sempre macchine parcheggiate davanti !)dove si consumano cibi della massima genuinità, di mille specie, in mille forme con uno spettacolo per la vista e l’odorato, ma fra tutti io consiglio di assaggiare la porchetta perché come si trova qui non la si trova da altre parti. La strada che percorriamo è caratteristica perché alterna lunghi rettilinei a brevi curve con traffico molto scarso: ad un certo punto giungiamo ad un bivio contrassegnato da un cippo, la colonna di Montarrenti , e qui dobbiamo svoltare a destra, passare il  borgo di Frosini e seguire le indicazioni per San Galgano , che a questo punto compare nel verde della campagna. Visitiamo la meravigliosa Abbazia e il vicino Eremo di Montesiepi (dove si trova la spada infissa nella roccia) e proseguiamo verso Massa Marittima fino a quando non arriviamo al bivio per Montieri e Boccheggiano dove si trovano le formazioni oggetto del nostri itinerario. Siamo nel comune di Montieri, provincia di Grosseto, nel bel mezzo delle Colline Metallifere.

Storia -  Montieri
è un borgo molto antico, viene citato per la prima volta in un atto di vendita del 973 nel quale il conte Alberto degli Aldobrandeschi cita il Castello di Montieri come appartenente al contado di Populonia; in seguito il paese diviene dominio dei vescovi di Volterra. In questo periodo l’ attività estrattiva della zona si sviluppa grandemente tanto da attirare le mire di Siena che nel 1205 ne acquisisce la proprietà ai danni dei vescovi di Volterra che, con la nascita dei Liberi Comuni, vedono decadere la loro supremazia. Montieri vanta allora le più importanti miniere d’ argento dell’ Italia centrale e Siena ne esercita il controllo attraverso le potenti famiglie dei Buonsignori e dei Tolomei: nel 1320 il castello viene coinvolto nella guerra fra Massa Marittima e Siena e viene saccheggiato dai Massetani. Riconquistato dai Senesi, nel 1365 viene saccheggiato dai soldati di ventura inglesi: nel 1371 vengono ricostruite la rocca e la cinta muraria, ma alla fine dello stesso secolo Montieri è già in piena decadenza e perde gran parte della sua importanza strategica. Molti sono gli edifici di importanza storica di questo antico borgo: il Palazzo Comunale, le Fonti di Sotto e le Fonti di Sopra ( di epoca trecentesca raccolgono le acque che sgorgano dal Poggio), la Chiesa dei Santi Paolo e Michele (della metà del Quattrocento, contiene innumerevoli opere d’ arte), la Casa Biageschi (costruita nel XIII sec., in origine era una delle sette torri che facevano parte del castello), l’ Antica Fonderia (edificio dell’ XI sec.), il Cassero (che già esisteva nel X sec.) la Chiesa di San Giacomo (in origine dedicata all’ Apostolo e in seguito associata dal popolo di Montieri al Beato Giacomo Papocchi, originario del luogo), la Chiesa di San Francesco (costruita tra il 1530 e il 1556). Le principali frazioni del comune di Montieri sono: a ovest Gerfalco, a nord Travale e a sud Boccheggiano ed è proprio vicino a questo paese che si trovano le formazioni calanchifere che meritano di essere visitate. Boccheggiano viene nominato per la prima volta nel 1194 in un atto della curia pisana che impone la restituzione di questo castello al vescovo di Massa Marittima: nel XIII sec. il castello è dominio dei vescovi di Volterra, mentre alla metà del secolo stesso è proprietà della famiglia Salimbeni che nel 1354 lo cedono alla Repubblica di Siena. Nel 1369 Boccheggiano torna di nuovo ai Salimbeni che ne fanno una roccaforte durante le ostilità che li contrappongono a Siena, ma quando quest’ ultima lo riconquista nuovamente nel 1404 provvede subito a distruggerne le fortificazioni tanto che ora delle mura resta solo una porta ad arco in conci di pietra. Fra gli edifici degni di essere visitati in questo antico borgo si ricordano la Chiesa di San Bartolomeo e la Chiesa di San Sebastiano (del XIV sec. costruita per volere dei Salimbeni). Come già detto in precedenza ci troviamo proprio nella zona delle Colline Metallifere, un tempo famose perché vi si estraeva l’ argento, naturalmente non allo stato puro bensì in combinazione con altri minerali come galena, blenda, piriti e calcopirite dai quali viene estratto con elaborati procedimenti. Questa ampia area collinare è sempre stata sfruttata sin dai tempi più antichi: vi sono stati estratti borace, pirite, sulfuri di rame di piombo di zinco e di antimonio e lignite. Oggi le poche miniere rimaste sono coltivate con tecniche moderne, ma sono molto numerose e interessanti le tracce del lavoro antico e veramente belle, ad esempio, sono le scorie rossastre dilavate dall’ acqua piovana ( i cosiddetti c alanchi rossi ) che vi vedono al lato destro della strada che conduce da San Galgano a Massa Marittima al di là del fiume Merse poco prima del bivio per Montieri e Boccheggiano e che costituiscono la mèta di questo itinerario. Se si presta un po’ di attenzione, al di sopra degli alberi che costeggiano la statale si intravedono queste collinette di un colore rosso acceso che non sono altro che la terra di riporto estratta dalle miniere e che gli agenti atmosferici hanno modellato nel corso del tempo nelle forme attuali. Si lascia l’ auto sul lato destro e osservando attentamente si può notare una passaggio nella macchia di arbusti: ci si addentra dentro, si scende sul greto del Merse e lo si attraversa su dei grossi massi che si trovano dentro il letto del fiume fino ad arrivare ai calanchi. Collinette, pinnacoli, guglie di colore rosso che la natura ha modellato e fra i quali si notano anche macchie di colore giallo: innumerevoli sono i minerali che qui si possono trovare, soprattutto per chi ne abbia dimestichezza, come il mio amico Giancarlo Mangoni, grande frequentare di questi luoghi, ed espertissimo di minerali e la cui collezione si può anche ammirare sul sito U.R.S.E.A . Comunque anche se non si è esperti di minerali si può senza dubbio effettuare una visita a questi calanchi che, se non altro, costruiscono anche uno spettacolo per gli occhi.

Per acquisire conoscenze che accrescano la nostra cultura, ritengo fare cosa utile pubblicare quello che afferma su Montieri il “ Dizionario Corografico della Toscana ” scritto nel 1855 dal cav. Repetti: si tratta di un libro eccezionale che tratta della nostra regione e dei suoi luoghi in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di 150 anni fa (siamo nel Granducato di Toscana!) ma affascina ancora oggi.
Montieri fra la Val di Cecina e la Val di Merse. - Castello con sottostante borgo, sopra un monte omonimo, con chiesa plebana e arcipretura (SS. Mi chele e Paolo), capoluogo di comunità e giurisdizione civile, nella diocesi di Volterra, compartimento di Siena. Siede sul fianco occidentale e nell’insenatura di un alto poggio omonimo, dove si nasconde per molte ore l’astro del giorno, e dal lato che il poggio di Montieri acquapende in Cecina. Trovasi il castello fra il grado 28° 40’ longit. dd il grado 43° 08’ latitudinale, circa 12 miglia a greco di Massa - Marittima, 10 a ponente di Monticano, 6 a libeccio di Chiusino e 22 da Siena nella stessa direzione. Diedero nome ed origine a questo paese (Mons Aeris) le miniere di rame che nascondonsi nelle viscere di cotesto poggio. S’ignora peraltro se furono i primi abitanti di cotesto monte quelli che v’instituirono i primi scavi, o se piuttosto la scoperta delle sue miniere chiamasse i Montieri de’ ciclopi ad abitarvi; giacchè è difficile a credersi che venisse in testa a chiunque di piantare un villaggio in situazione cotanto oscura e inamena dove si fa notte innanzi sera. Ignorasi pure l’epoca in cui s’incominciarono a lavorare le miniere nel poggio di Montieri, sebbene si citi una memoria dell’anno 896 quando il marchese di Toscana Adalberto il Ricco le donò al vescovi di Volterra. E sebbene quel documento manchi alla curia vescovile volterrana, e sia assai dubbio il privilegio del 939 col quale Ugo re d’Italia confermò alla stessa mensa vescovile quelle miniere,  non manca peraltro un atto del febbraio 1134  dal quale si rileva, che il castello ed il poggio di Montieri allora era dominato dai Pannocchieschi, mentre la metà delle sue miniere tre anni dopo si alienavano da Aldimaro vescovo di Volterra, successore del vescovo Crescenzio, chele aveva comperate dal conte Ranieri Pannocchia di Travale, a Ranieri vescovi di Siena. Il Targioni che riporta le parole di quell’instrumento, crede sia lo stesso del quale si parla in una permuta fatta tra i vescovi di Siena e di Volterra nel novembre del1137 della metà del castello, borgo e miniere di argento di Montieri, cedute al vescovi di Siena contro certi beni che il vescovo di Volterra ricevè dal Sanese nel territorio volterrano. Contuttociò il pontefice Alessandro III con bolla del 29 settembre 1171, diretta a Ugone arciprete della cattedrale di Volterra, gli conferma tutta quella parte di decime di Montieri spettanti ai vescovi di detta città. Quindi otto anni dopo, con breve del 23 aprile 1179, dallo stesso papa Alessandro III diretto al citato Ugone creato vescovo di Volterra, gli si conferma la chiesa di Montieri; e fu 2 anni dopo che il vescovo Ugone concedè al comune di Siena, o piuttosto vendè per lire 130, la quarta parte del castello e delle miniere di Montieri. L’antico possesso delle quali miniere col castello di Montieri e sue pertinenze venne dal re Arrigo Vi concesso in feudo nel 28 agosto 1186 al vescovo Ildebrando Pannocchieschi ed ai suoi successori, a condizione di pagare alla camera imperiale l’annuo tributo di 30 marche d’argento; e finalmente lo stesso Arrigo VI con diploma del 16 agosto 1189 vi aggiunse il diritto al vescovo medesimo di batter moneta. Arrigo che nel 21 marzo del 1190, avendo il vescovo Ildebrando predetto somministrato a mutuo al legato di Toscana pel re Arrigo VI mille marche di argento, questi gli assegnò in compenso fra gli altri redditi della corona il tributo che il detto vescovo pagava alla camera imperiale per le miniere d’argento (di Montieri), per il fodro e per la moneta o zecca, da ritenersi cogli altri redditi fino al totale pagamento di mille marche d’argento imprestate. Nel 1212, essendo succeduto al vescovo Ildebrando Pagano Pannocchieschi suo nipote, dagli arbitri eletto nel 20 marzo dello stesso anno fu fatto lodo per alcune vertenze insorte fino al tempo del suo antecessore col conte Ranieri de’ Pannocchieschi rispetto al castelo di Berignone. Fu lo stesso vescovo Pagano che per atto pubblico del 15 novembre 1232 rinunziò al conte Gherardo d’Arnestein legato imperiale per liberarsi dell’annua prestazione alla camera imperiale il feudo di varj castelli e corti che la sua chiesa dall’Impero riteneva; fra i quali castelli è da credersi che fosse anche questo di Montieri col suo distretto, sebbene qui per qualche tempo, nel principio del dicembre del 1236, il vescovo Pagano stesse prigioniero di quei vassalli. In conseguenza pertanto della rinunzia fatta nel 1232 da Pagano al legato imperiale dei castelli concessi da Arrigo VI al vescovo Ildebrando, l’imperatore Federico II con diploma del 4 novembre 1243 concedè per 2 anni l’uso delle miniere imperiali di Montieri con alcuni pedaggi a Bentivegna del fu Ugolino davanzati, mercante di Firenze, per la somma di 11,000 lire di fiorini piccioli; e nel 12 novembre dello stesso anno il comune di Sangimignano si costituì mallevadore al detto fittuario Davanzati. Però appena mancato l’imperatore Federico II, il pontefice Innocento IV con sue lettere scritte di Lione il 18 maggio 1251 a Ranieri eletto volterrano concedè che tutti i beni di Toscana tolti alla chiesa di Volterra dal defunto imperatore, potessero dall’eletto Ranieri essere invasi e legittimamente occupati. Ma ciò non bastava per supplire ai debiti fatti da quel vescovo, sicchè egli per contratto del 28 luglio 1257 rogato in Siena, onde diminuire i debiti per la sua chiesa contratti con Bentivegna Davanzati di Firenze per riavere le sue possessioni di detta mensa, i quali debiti furono contratti dopo la morte dell’imperatore Federigo II al tempo che il detto vescovo militava coll’esercito della chiesa romana in Puglia ricevè da Ildebrandino Tolomei di Siena lire 40,00 cedendogli il castello e distretto di Montalcinello con tutti gli allodiali della sua mensa, giurisdizione,ecc. E perché fino d’allora era stata introdotta l’inquisizione, il vescovo Ranieri con atto del 3 settembre 1260 rivocò il precetto affinché i due frati inquisitori sopra l’eretica gravità desistessero dall’ordine dato di distruggere affatto alcune case situate nel borgo di Montieri. Da un breve del 7 marzo 1302 di rileva che il vescovi di Volterra Ranieri per supplire ai debiti della sua mensa aveva oppignorato a diversi di casa Tolomei di Siena il castello e distretto di Montieri a condizione d’indennizzarsi del frutto e capitali sopra le rendite de’ beni medesimi impegnati, conforme risultava da un contratto del dì 11 novembre 1275, nel quale dai Tolomei si fa quietanza per la società de’ Buonsignori al vescovo Ranieri degli Umbertini di quanto egli andava loro debitore, cioè di 600 marche d’argento. Allora tornò in campo il contratto di vendita fatta nel 1181 da Ugone vescovo di Volterra della quarta parte del castello, distretto e miniere di Montieri al comune di Siena, il quale nell’aprile del 1327 mandò gente a Montieri a prenderne il possesso. Dal qual comune poi nel 1341, mentre era giusdicente di Montieri Giovanni di Bondino de’ Tolomei da Siena, fu deliberato che, stante le gravi inimicizie accese fra i comuni di Montieri e di Chiusino, quegli abitanti si avessero a sottoporre al comune di Siena. Da quest’epoca in poi il paese col distretto di Montieri rimase sottoposto alla Repubblica Sanese, contuttociò che il vescovo volterrano Filippo de’ Belforti nel 19 marzo del 1355 ottenesse dall’imperatore Carlo IV un largo diploma, col quale gli venivano accordati molti diritti sopra i paesi della sua diocesi e sopra la stessa città. La sola premura del vescovo Filippo fu di ricuperare il castello, distretto e miniere di Montieri; ed avendolo ricuperato, siccome trovò le sue miniere esauste, implorò ed ottenne da Carlo IV l’esenzione del pagamento annuo delle 30 marche d’argento alla camera imperiale per dette miniere. Infatti coteste miniere principiarono a scarseggiare di prodotto fino dal 1287, siccome lo dimostra una memoria riportata dal Giachi nella seconda appendice, dalla quale risulta che nel detto anno il comune di Montieri trattò col vescovo Ranieri di Volterra di ridurre alla metà il canone che doveva pagare per il fitto di quelle miniere d’argento. Nel 1368, nel tempo che gli uomini di Montieri erano in lite coi loro vicini di Boccheggiano, comparvero i fuoriusciti sanesi de’ Tolomei coi loro aderenti ad assalire questo castello, che presero, ma poco dopo dovettero abbandonare alle forze inviate da Siena. Allora fu che i signori dodici, per assicurarsi meglio il dominio di Montieri, nel 1371 ordinarono si edificasse sopra il borgo una rocca e che si facessero le mura intorno al borgo nuovo colla spesa di 1500 fiorini d’oro. Anche mOntieri seguì la sorte di Siena dopo la sua resa (1554) alle truppe cesareo - medicee; talchè i suoi abitanti prestarono giuramento di fedeltà al nuovo governo per atto del 4 dicembre 1554. Nel 1606 il comune di Montieri fu eretto in feudo col titolo di marchesato insieme con  Boccheggiano per diploma del 2 gennajo di detto anno del granduca Ferdinando I a favore di un nobile romano, Biagio Capizucchi, per sé e per i suoi figli maschi con ordine di primogenitura. Senonchè lo stesso feudo per la morte di Paolo Capizucchi nel1261 essendo tornato alla corona, in granduca Cosimo II con altro diploma del 22 settembre di detto anno lo conferì collo stesso titolo e giurisdizione al marchese Vincenzo Salviati di Firenze per sé e per i suoi eredi, nei quali si mantenne fino all’abolizione giurisdizionale dei feudatari granducali (1749). Lo statuto più antico fra i superstiti del castello di Montieri è dell’anno 1500 ed in esse non si fa menzione delle sue miniere, forse perché fino dal secolo XIV erano state abbandonate come poco fruttuose. Accanto all’antica chiesa plebana, posta fuori del castello trovasi la cella del Beato Jacopo da Montieri, dove morì nel 28 dicembre 1289, e di cui resti si tengono in venerazione nella contigua chiesa plebana. Comunità di Montieri. - Il territorio di questa comunità abbraccia una superficie di quadrati 31,195.48, pari a miglia 38. 88, comprensivi quadrati 770. 81 per corsi d’acqua e strade; dove nle 1845 esisteva una rendita imponibile valutata lire 52,032. 10. 8, con una popolazione di 3392 abitanti. Essa confina con 5 comunità, oltre una tangente che lambisce per poco il territorio comunicativo delle Pomarance. Dirimpetto a ponente - libeccio la comunità di Montieri ha di fronte il territorio comunitativo di Massa Marittima, da primo mediante il superiore Pavone, il  cui torrente rimontano fino alle sorgenti sul poggio settentrionale delle Cornate di Gerfalco, poscia sulla cresta della montagna dalla quale scende in Merse mediante il torrente Sievoli, avendo dirimpetto a settentrione il capoluogo di Montieri, la cui comunità oltrepassa la Merse per salire verso scirocco sul poggio di Boccheggiano che poi riscende sul fianco orientale per entrare nel torrente Farmiulla, col quale arriva sulla Farma, alla cui confluenza il territorio di Montieri dirimpetto a levante confina con il territorio comunitativo di Roccastrada, e poco appresso mediante la Farma stessa colla comunità di Chiusino, finchè avanzandosi verso settentrione - maestro sale i poggi che fiancheggiano a destra il torrente Sajo, passando a ponente di Chiusino. Sul torrente Sajo sottentra dirimpetto a settentrione la comunità di Radicandoli, cola quale si accompagna per corto tragitto lungo il torrente Sajo, quindi per il fosso emissario de’ lagoni di Travale, finchè giunto alle sorgenti del torrente Galleraje trova la comunità di Elci. Con quest’ultima mediante il torrente Galleraje scende in Cecina, che percorre contr’acqua di conserva con detta comunità che ha dirimpetto a maestro sino alla confluenza del borro di Rialto, che scende in esso fiume dal lato di levante. Costì esse lasciano la Cecina e le due comunità salgono contro l’alveo del borro predetto i poggi che separano la Cecina dal valloncello del Pavone, in cui entrambe arrivano mediante il fosso Riardo. Sul Pavone viene a contatto per breve tragitto dal lato di ponente -maestro la comunità delle Pomarance, colla quale la nostra percorre per breve tratto il grosso torrente Pavone, finchè poco lungi ritrova a piè delle Cornate di Gerfalco la comunità di Massa Marittima dirimpetto a ponente - libeccio di Montieri. Due grandi montuosità, forse le maggiori di cotesta maremma, si alzano nella comunità di Montieri, quella cioè del suo poggio, la cui sommità riscontrata trigonotricamente dal professor padre Giovanni Inghirami fu trovata 3212 piedi sopra il livello del mare Mediterraneo; e l’altra delle Cornate di Gerfalco, che di pochi piedi alla prima mostrasi inferiore. Un terza montuosità si alza dirimpetto a levante di quella di Montieri, ed è il poggio di Boccheggiano, che misurato trigonotricamente dal campanile della sua chiesa fu trovato dallo stesso astronomo padre Giovanni Inghirami 2067 piedi elevato sopra il livello del mare. La sommità del primo trovasi fra il gr. 28° 39’ 05” longitudinale ed il gr. 43° 08’ latitudinale; il secondo fra il gr. 28° 38’ longitudinale ed il gr. 43° 09’ latitudinale, mentre il terzo è nel gr. 28° 41’ longitudinale e nel grado 43° 05’ latitudinale. Sulle due montuosità principali di Montieri e di Gerfalco hanno origine due fiumi ed una lunga e grossa fiumana. Avvegnachè dal fianco settentrionale delle Cornate di Gerfalco ha origine il fiume Cecina, e dalle sue pendici occidentali il fiume Cornia; dal poggio di Montieri poi scaturiscono le prime fonti della grossa e tortuosa fiumana della Merse. Le Cornate di Gerfalco annodandosi dalla parte di scirocco col poggio di Montieri si potrebbero entrambe la montuosità contemplare come una solo montagna divisa in tre prominenze. Checchè ne sia la contrada d Montieri è forse rispetto alla parte geologica una delle più importanti della Toscana, poiché di cos6tà donde si schiudono due valli ed un grandioso vallone si scoprono fenomeni singolarissimi; non dirò dei lagoni di acido borico che somministrano in copia i contorni di Monte Rotondo,d i Castelnuovo e di Monte Cerboli, poiché sebbene si affaccino questi alle pendici occidentali e verso la base settentrionale delle Cornate di Gerfalco, appartenendo il loro territorio alle comunità limitrofe di Massa Marittima, di Castelnuovo di Val di Cecina e delle Pomarance, non ha luogo di parlarne qui; dirò bensì dei lagoncelli pure di acido borico che s’incontrano nelle vicinanze di Travale sulla destra della Cecina e alle estreme pendici verso grecale delle Cornate do Gerfalco; dei numerosi filoni metalliferi che attraversano il poggio di Montieri ed i suoi vicini di Prata e di Massa Marittima; dirò del marmo rosso, giallastro e ammonitici che incontrasi nelle Cornate di Gerfalco; dirò delle acque acidule che scaturiscono dal fianco meridionale del poggio di Montieri e di quelle sulfuree lungo il torrente delle Galleraje; dirò della formazione recente del cristallo di monte che scopresi nel poggio stesso di Montieri; finalmente dirò che se il paese di Montieri è orrido per la sua posizione infelice, altrettanto interessante riesce la sua contrada per chi ama studiare la qualità e struttura delle rocce e dei filoni che quella contrada attraversano. E prima di tutto, rispetto ai lagoncelli di acido borico de’ contorni di Travale situati fra la ripa del torrente Sajo ed il villaggio di Travale, che tramandano un fetore solfureo ed un vapore biancastro con un sordo rumore, si occupò forse il primo il celebre prof. Ma scagni per estrarne l’acido borico. Rispetto alla struttura geonostica del poggio di Montieri, a partire dal basso in alto si veggono i suoi fianchi coperti di una calcarea schistosa (pietra coltellina), mentre la parte superiore del poggio medesimo trovasi ricoperta da un calcare argilloso e schistoso lucente, consimile all’ardesia ed a quello madreperlato che incontrasi nei fianchi meridionali della Pania Pietrasantina. La qual roccia di schisto lucente, di colore talvolta grigio - biancastro, tal’ altra verdastro e qualche fiata rossigno, non solo costituisce l’ossatura apparente del poggio superiore di Montieri, ma quella ancora del fianco occidentale di Boccheggiano e dalla pendice settentrionale di quello di Prata, il primo diviso dal poggio di Montieri dal corso della Merse e l’altro dal torrente Fievoli, detto anche della Merse Sievoli o Ravioli. E’ da questo lato volt a ostro e di fronte ai poggi di Prata dove ne’ tempi andati furono tentate le escavazioni delle miniere di rame, di piombo argentifero,ecc. dai suoi filoni, o piuttosto rognoni o masse isolate. Imperocché è presso le sorgenti del torrente Sievoli e sulla ripa sinistra del medesimo dove si trovano le abbandonate gallerie di quelle miniere, che presero nome da un borro ivi vicino detto Cugnano; e fino dai tempi del dotto geologo Baldassarri presso la confluenza del borro predetto colla Merse Fievoli trovò che da quel terreno formato di pietra scissile talcosa, scaturiva un’acqua acidula che depositava per via alla superficie del suolo un’ocra marziale. Del resto, dice il santi nei suoi “Viaggi”, frequenti sono per questi monti le sorgenti d’acqua carica di solfato e carbonato di ferro. E da ogni lato vedensi le deposizioni marziali. Coteste miniere di Montieri, dopo essere state per circa quattro secoli abbandonate, furono riaperte nel 1753 sotto la direzione del minerologo prof. Giovanni Arduino, e quindi dopo quattro anni di poco proficui tentativi tornarono ad abbandonarsi, mentre la miniera conteneva più solfuro di ferro che solfuro di rame. Anche Giorgio santi nel visitare cotesta località vide che le ripe e l’alveo di quel torrente mostrano di essere formate di schisto lucente e di pietra calcarea compatta, e che è appunto sulla ripa sinistra della Merse Sievoli, quasi alle sue sorgenti, dove trovansi i cunicoli di una miniera di piombo argentifero in matrice quarzosa.  Rispetto alla terza montuosità dirimpetto al poggio di Montieri, quella cioè di Boccheggiano, trovasi in gran parte formata da quella roccia schistosa lucente che vedesi nel poggio di Montieri e nei contorni del paese, comecchè nella parte superiore, dove si trova il castello di Boccheggiano, rinvengansi banchi copiosi di breccia o poudinga di ciottoli fluitati di calcarea compatta, legati insieme da un durissimo cemento siliceo. Anche costà nelle pendici australi di cotesto monte furono tentati in mezzo ad un’arenaria scavi di piombo argentifero e di ferro sulfurato, forse per la spesa eccessiva e per trovarsi quel minerale misto al ferro ed al manganese, da lunga mano abbandonati. Infatti racconta Vannocci Biringucci nella sua “Pirotecnia”, che sotto il dominio del magnificio Pandolfo Petrucci (fra il secolo XV e il XVI) furono costruiti sotto Boccheggiano varj forni, nei quali si depurava il ferro dell’Isola d’Elba e quello ancora delle miniere vicine a quei forni: ma che queste ultime davano un ferro misto ad altre sostanze metalliche, poco buono e in poca quantità. In quanto spetta alla parte agraria poche contrade della Toscana mostrano tanta nudità di suolo, tante sodaglie e sterpeti quanti ne somministra il territorio di Montieri, il cui poggio dirimpetto a ostro è nudo di ogni sorta di piante d’alto fusto e di arbusti. Lo stesso dicasi delle Cornate di Gerfalco, non meno sassose e più nude ancora da ogni parte,mentre il poggio di Montieri dalla parte volta a settentrione è rivestita di castagni e di altri alberi boschivi, al pari del poggio vicino Boccheggiano, dove s’incontrano un maggior numero di campi da sementa, di vigneti e di pasture. Con tuttociò siccome la proprietà territoriale fra i Montierinesi è molto suddivisa e sminuzzata in guisa che ogni famiglia possiede un pezzo di castagneto, ne consegue che in Montieri, specialmente quando la raccolta de’ castagni non va perduta, difficilmente si trova un vero mendicante. Si tengono in Montieri due sole fiere annuali, una piccola nel 27 luglio nel capoluogo e l’altra maggiore nel 28 agosto che si tiene a Boccheggiano. Il potestà di Montieri dopo essere stato riunito da prima al vicariato di Roccastrada, poscia rimesso sotto il vicariato regio di Massa Marittima nel compartimento di Grosseto, colla notificazione del 19 giugno1846 è stato staccato dal compartimento di Grosseto e dal vicariato regio di Massa Marittima, ed assegnata al nuovo vicario regio di Chiusino nel compartimento di Siena; però la cancelleria comunicativa di Montieri e l’ingegnere di circondario sono in Massa Marittima; l’ufizio di esazione del registro è in Radicandoli; la conservazione delle ipoteche ed il tribunale di prima istanza trovansi in Siena. Popolazione della comunità di Montieri nel 1845 - Boccheggiano abit. 849, Gerfalco abit. 820, Montieri abit. 1071, Travale abit. 584, annesso Ciciano della comunità di Chiusino abit. 68 = totale abitanti 3392.

Numeri utili
Comune di Montieri
  0566  /  997722
Ristoranti
Agriturismo La Meridiana
Strada prov.le Le Galleraie località Auscelli    Montieri 0566 /  997017  
Il Baccanale 
Via della Chiesa,1 Montieri    0566  /  997552
Milani Katia & c.
Via della Chiesa  Montieri   0566   /  997767

   

 


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I calanchi

 

Aldo ai calanchi

 

Ancora i calanchi

 

Romano ai calanchi

 

Altra immagine dei calanchi

 

Il colore rosso della terra di miniera