I MAGGIANTI DELLA GARFAGNANA
di Aldo Innocenti

  La tradizione del Cantare il maggio è ancora ben viva in alcune zone della Toscana e, particolarmente, in Garfagnana , terra da me molto amata e che frequento moltissimo: così una volta, visitando il bellissimo Museo Etnografico don Luigi Pellegrini di San Pellegrino in Alpe, ho visto due costumi usati dai Maggianti e lì è nato il mio amore per il Maggio; erano stupendi nella loro semplicità e nella loro imperfezione, ma sicuramente cuciti con una passione che trasudava da ogni punto dell’abito. Avevo letto notizie e visto fotografie su queste rappresentazioni che si svolgono all’aperto nelle selve di castagni e così quando ho letto che nel mese di agosto si tenevano alcune di queste recite ho deciso di andare a vederne una, precisamente il giorno 8 agosto 2004 a Varliano, dove si esibiva la Compagnia di Gorfigliano , unica rimasta in tutta la valle unitamente a quella di Gragnanella . Uno spettacolo eccezionale, unico, affascinante, direi talmente bello da commuovere. Poiché sui libri e sui siti internet sono tante le cose che si possono trovare sul Canto del maggio io mi limiterò a fare una breve storia dei Maggianti e della rappresentazione tenuta nella data sopra citata: anche perché ho molte fotografie di quell’evento e ci tengo a farle vedere.

Breve storia del canto del Maggio –
Il Canto del Maggio ha radici antichissime e trae la sua origine dai canti che i contadini facevano proprio nel mese di maggio per propiziare la fertilità del terreno ed aver così buoni raccolti: lo stesso ingresso in scena dei protagonisti che sfilano come in processione ne è un simbolo evidente; così come gli agricoltori imploravano il Signore per avere buoni raccolti sfilando in processione, allo stesso modo i Maggianti si presentano nel sito dove si svolgerà la rappresentazione. All’inizio nei canti si assisteva alla lotta fra la primavere e l’inverno, fra la bella e la brutta stagione: poi con il trascorrere del tempo sono state abbandonate le reminescenze pagane e ci si è avviati a rappresentare la lotta fra il bene e il male sotto forma di duello fra turchi e cristiani, oppure si è optato per rappresentazioni epiche come Orlando furioso, Rinaldo innamorato, Pia de’ Tolomei ,ecc. Tutte storie tramandate di generazione in generazione, oppure scritte su canovacci via via sempre modificati: infatti il testo dell’opera originaria è solo un pretesto, perché i Maggianti lo adattano alle loro esigenze, in parole povere lo riscrivono secondo il loro modo di vedere le cose, ma lasciando sempre il bene come vincitore nella lotta contro il male. I costumi sono inventati dai partecipanti che traggono spunto dalla loro fantasia: non è che hanno visto i costumi dei cristiani o dei saraceni, ma è che così che si immaginano potessero essere. Abbiamo così tuniche, mantelli, elmi, corazze di latta, pennacchi , spade di legno, tutti improbabili, ma non vuol dire niente, perché è così che il povero, il popolano, il contadino si immagina dovessero essere i costumi dei nobili e dei cavalieri, sgargianti, colorati, eccessivi ma se così non fosse stato, come si faceva a distinguere un nobile da un povero? Lode quindi a tutti coloro che hanno disegnato, cucito e confezionato questi abiti. Un’altra cosa che affascina chiunque assista a queste recite è il fatto che i protagonisti della vicenda ricordino pochissime strofe della storia o addirittura nessuna: ma non vuole dire niente perché sulla scena si trovano i suggeritori (quasi sempre due) che si muovo disinvoltamente tra gli attori suggerendo le battute da cantare (si perché qui si canta, non si recita) e anche questo rende il tutto più umano, più sincero, più vero. Si perché i protagonisti sono persone di questi paesi della Garfagnana che cantano il maggio per pura passione e non hanno tempo o capacità di impararsi tutte le parti a memoria: ma il suggeritore è lì pronto appositamente. Tutta la rappresentazione è accompagnata dal suono continuo, direi quasi ossessivo del violino: non so come faccia il violinista che accompagna la recita, che dura fino a tre ore, ma il fatto è che non smette mai un secondo di suonare. Il tutto si svolge quasi sempre nelle selve di castagni e il pubblico vi assiste in piedi o seduto per terra o su sedie portate da casa: le storie narrate sono quasi sempre del filone cavalleresco e il pubblico partecipa con straordinario interesse, facendo il tifo per i buoni contro i cattivi, per i paladini contro i turchi, anche gridando o inveendo; conclude il tutto il saluto della Compagnia al pubblico intervenuto. Un doveroso ringraziamento vada anche alla Provincia di Lucca, che tiene viva questa tradizione con il suo “Centro di Tradizioni Popolari”.

Varliano e la Compagnia di Gorfigliano – Come ho già accennato all’inizio, il giorno 8 agosto 2004 sono stato a Varliano, paese dell’Alta Garfagnana, situato vicino a Foce Carpinelli, Passo che mette in comunicazione la Garfagnana con la Lunigiana, e qui ho assistito alla rappresentazione di Rinaldo appassionato , tenuta dalla Compagnia dei Maggianti di Gorfigliano : è stato uno spettacolo veramente eccezionale, tenuto dentro una selva di castagni, e credo che le foto che accompagnano queste mie parole lo stiano a dimostrare. Si è trattato di una recita del maggio con tutti i crismi della tradizione classica: poema cavalleresco, rivisitato dalla Compagnia, costumi sgargianti e spade di legno, due bravi suggeritori in scena a suggerire le battute, pubblico ad assistere seduto sul prato o su sedie di plastica, violinista a sviolinare per tutta la durata dell’avvenimento, canto finale e saluto al pubblico convenuto. Ma che spettacolo! Quanta passione nei protagonisti! Difficile ricordarli tutti ma mi è rimasta in mente una cosa particolare che dimostra come il Canto del Maggio non tenga conto dell’età anagrafica dei partecipanti: il personaggio di Ricciardetto era interpretato da uno dei più anziani (diciamo 70, 80 anni, senza voler offendere nessuno) ed è proprio lui che alla fine sposa la più giovane (diciamo dai 20 ai 30 anni) che rappresenta Ambrosina ; nella finzione si tratta dell’amore fra due giovani nella realtà sarebbe difficile, ma che vuol dire? Il Maggio è anche questo. O come non ricordare la fierezza di colui che rappresentava Astolfo e di tutti gli altri protagonisti: veramente un plauso a tutta la Compagnia e al violinista. Tornerò sicuramente ad assistere a queste rappresentazioni e l’Ursea si farà carico di rendere noto quando esse avverranno: se questo servirà a fare andare qualcuno che non lo conosce ad assistere allo spettacolo del Canto del Maggio, sarà sicuramente un’opera meritoria.

Numeri utili
Per informazioni sulle rappresentazioni del Maggio e sulle date in cui si svolgeranno:
Centro Tradizioni Popolari della provincia di Lucca  viale Giusti, 593    Lucca    0583  /  954113 

 

 


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