LE PRADE GARFAGNINE
di Aldo Innocenti

Questo itinerario è completamente tratto dal bellissimo libro Alla scoperta della Garfagnana di Vittorio Verole Bozzello per le Edizioni Grotta del Vento.

Le Prade Garfagnine non sono altroché un bellissimo alpeggio che di trova in Alta Garfagnana, alle pendici dell’Appennino tosco - emiliano a circa 1100 m. s.l.m.: l’esistenza di questa località l’ho appresa leggendo il libro sopra citato e, stimolato dalla descrizione che ne fa Vittorio Verole Bozzello, ho deciso di andare a vederla. Prima di descrivere come fare a raggiungere questo luogo è bene precisare che ci si arriva con l’auto ma solo se questa è una 4x4 o un fuoristrada mentre per chi ci vuole giungere camminando dirò quali sono i sentieri da percorrere. Anzitutto è necessario percorrere la statale di Garfagnana da Lucca in direzione di Castelnuovo: circa 3 km prima di questa cittadina sulla destra si trova un ponte che attraversa il Serchio (il Ponte di Ceserana); lo attraversiamo, attraversiamo poi la contigua linea ferroviaria e dopo poche centinaia di metri vediamo sulla sinistra le indicazioni per Ceserana. Ci rechiamo in direzione di questa località che merita anche una breve sosta: infatti in questo borgo si trova una bellissima chiesa romanica, eretta nel secolo XII sui resti di una rocca medioevale della quale si conservano parte delle mura e una torretta difensiva munita di feritoie. La facciata della chiesa e i fianchi hanno subito modifiche nel corso dei secoli mentre l’abside è rimasta così com’era in origine, con una serie di archi che poggiano su capitelli, ognuno dei quali decorato in modo diverso. A Ceserana si trova l’indicazione per le Prade che da qui distano circa 8 km. di strada molto disagevole. Chi invece vi volesse giungere a piedi deve lasciare l’auto a Lupinaia, frazione di Fosciandora e da qui seguire il sentiero n. 24 del Garfagnana Trekking che prima conduce in località Rocchetta e poi verso le Prade: occorrono circa 2,5  h. di cammino fra andata e ritorno. La località Rocchetta, che si costeggia anche con l’auto nei pressi di un secco tornante, prende il nome dai resti di una rocca medioevale che dominava tutta la Valle del Serchio: ma non è importante tanto perché ci sono pochi resti dell’ antica costruzione quanto perché vi si trova, al di là di un moderno ripetitore telefonico, una grande Antenna Vecchiacchi, singolare ripetitore di grandi dimensioni, dalla forma rettangolare, che riflette le onde radio senza bisogno di alcuna fonte di energia. Queste antenne erano un tempo largamente usate nelle zone montane, dove non era possibile usufruire di alcuna forma di energia, e sono state inventate dallo scienziato garfagnino Francesco Vecchiacchi (vedi capitolo seguente): nei pressi dell’antenna si trova anche una trincea scavata durante la seconda guerra mondiale. Lasciata La Rocchetta, con due km. di tragitto giungiamo alle Prade Garfagnine: splendido luogo di alpeggio, situato a circa 1100 m. s.l.m., con prati ondulati che spiccano per il loro verde intenso in mezzo alla fitta vegetazione del bosco. Il panorama di cui si può godere da quassù è bellissimo perché si può osservare tutta la Garfagnana e la catena delle Alpi Apuane: la pace e il silenzio regnano sovrani e l’atmosfera è veramente incantata, quasi da fiaba. Sul luogo si trovano alcune capanne di pastori e una chiesetta in pietra restaurata non molto tempo fa: credo che valga senz’altro la pena di trascorrere qualche ora in assoluta tranquillità. Piccola annotazione: alla fine di ogni itinerario l’Ursea evidenzia i ristoranti di cui servirsi nelle zone che si vanno a visitare, ma questa volta non li abbiamo citati volutamente perché venire fino quassù e non portarsi da mangiare dietro per andare poi al ristorante, sarebbe veramente una “follia”.
Francesco Vecchiacchi
- Vediamo di fare la conoscenza di questo grande scienziato garfagnino che a me era noto solo perché a lui è intitolata la bellissima ferrata del Monte Sella ( che io ho percorso): era un grande, sissignori proprio un grande e credo che valga la pena sapere qualcosa di più su di lui. Le notizie che vado a riportare sono interamente tratte dal sito della A.R.I. (Associazione Radioamatori Italiana) sezione di Lucca.
Francesco Vecchiacchi nasce nel 1902 a Filicaia, un paesino dell’ Alta Garfagnana: influenzato dallo zio materno, ingegner Muzio Pellegrineschi, si interessò fin da giovane alle nuove tecniche di trasmissione radio tanto che, mentre frequentava la facoltà di fisica matematica presso l’Università di Pisa (avendo tra gli altri come compagno Enrico Fermi), si costruì da solo un apparecchio radio ricevente (era il 1923). Nel 1925 si laurea a soli ventitre anni in fisica matematica ottenendo 110 e lode: diviene prima assistente del professor Puccianti fino a che nel 1927 non si trasferisce a Livorno per divenire docente dell’Istituto Elettronico Radiotelegrafico della Marina presso l’Accademia Navale: nel 1930, a ventotto anni, ottiene la libera docenza. Ma nel 1932 le mutate condizioni economiche della famiglia (era figlio di benestanti) lo costringono bruscamente a cercare un lavoro più redditizio per cui in estate si reca a chiedere lavoro alla Magneti Marelli di Sesto s. Giovani. Il direttore generale dello stabilimento, conte Guido Quintavalle, non appena legge la lettera di presentazione che lo scienziato aveva porta con se, dicendosi di avere alle sue dipendenze un uomo che avrebbe dato un grande impulso alla nascente elettronica Italiana. Il laboratorio Centrale Radio dello stabilimento Magneti Marelli (intitolato a Francesco Vecchiacchi dopo la sua morte) , iniziò la costruzione della prima campata del ponte radio a onde corte Milano - Monte Cimone nell'Appennino Tosco Emiliano; Francesco Vecchiacchi, in qualità di ideatore e direttore dei lavori, era contemporaneamente impegnato nella progettazione ed esecuzione della prima stazione trasmittente televisiva della Magneti Marelli costruita e istallata alla torre del parco di Milano durante la fiera campionaria del 1939. Allo stesso tempo vinse il concorso di Professore straordinario per la cattedra di Comunicazioni Elettriche del Politecnico di Milano dove assunse anche l'incarico per l'insegnamento di Radiotecnica , divenne poi ordinario di  Comunicazioni Elettriche e successivamente Direttore dei corsi di Perfezionamento in Radiotecnica e Perfezionamento in Comunicazione su filo. Nel campo dei ponti radio l'Italia ha in quegli anni un indiscusso primato: grazie a Vecchiacchi la tratta del ponte radio viene prolungata con un ulteriore salto al Terminillo e quindi a Roma .Grazie a queste referenze la Marelli lo invia a visitare l'esposizione Internazionale di New York. Preceduto dalla fama delle sue realizzazioni è invitato a visitare stabilimenti elettronici e la nascente televisione; nei due mesi di permanenza si rende perfettamente conto della immensa ricchezza di mezzi che quel governo stanzia per mettere in condizione gli scienziati di procedere più speditamente nelle loro realizzazioni.Tornato in patria alla vigilia del conflitto mondiale pensa di costruire un apparecchio di radiolocalizzazione, del tutto ignaro che gli anglo/americani fossero molto avanti in questo campo, ma il regime in quei giorni pensando ad una breve guerra, ritenne che non fosse più necessario dedicarsi alle ricerche. Solo la Marelli,come sempre lieta di assecondare le iniziative pionieristiche del suo Consulente Tecnico, gli mise a disposizione quanto aveva al fine di giungere alla messa in opera del radiolocalizzatore che Vecchiacchi chiamò "Lince". La guerra "rapida" però divenne lunga e così fra bombardamenti, scarsezza di materie prime e rifornimenti, l'apparecchio venne montato solo su alcune navi nel porto di Taranto e uno fisso all'Accademia Navale di Livorno, quando non era più di nessuna utilità bellica dimostrando comunque di funzionare rilevando aerei in arrivo da grande distanza per le ultime incursioni belliche verso il suolo Italiano. Nel primo dopoguerra Francesco Vecchiacchi rimette in piena efficienza il ponte Milano-Roma ampliandolo e migliorandolo tanto da far "passare" sette comunicazioni telefoniche simultanee, nel 1952 attiva il primo collegamento sperimentale a larga banda in Italia fra Triverio (BI) e Milano per la trasmissione televisiva e un collegamento microonde fra Torino-Triverio-Milano-Monte Penice-Monte Venda per collegare fra loro studi e trasmettitori televisivi della valle padana.Gli anni successivi vedono un fiorire di ponti radio sui monti italiani, sempre più sofisticati e in grado di convogliare anche 480 canali telefonici, ma mentre Vecchiacchi stà completando il grandioso ponte radio Milano-Palermo con venti salti successivi e in grado di portare il programma televisivo ripreso in qualsiasi punto della penisola a tutti i trasmettitori nazionali e alla rete europea, si manifestano le prime avvisaglie del brutto male che nell'autunno del 1955 lo porterà alla morte senza poter rivedere la sua Garfagnana, le amate vette Appenniniche e delle Alpi Apuane di cui era un appassionato e profondo conoscitore( tanto che in uno di questi monti, diversi anni fa, il Club Alpino Italiano di Lucca gli ha intitolato una "via ferrata").

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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La chiesa di Ceserana

 

 

L'alpeggio delle Prade

 

 

Ancora l'alpeggio delle Prade

 

 

Il gruppo delle Panie dalla Rocchetta

 

 

La grande antenna Vecchiacchi