LUCARDO    
                                                   di Aldo Innocenti

 Lungo la strada che unisce S. Casciano a Certaldo si trova il castello di Lucardo o, meglio, quello che rimane dell’antica castello di Lucardo. Siamo in Val d’Elsa, nel comune di Montespertoli: Lucardo è il luogo più ricco di storia di storia di tutta la zona. Il suo insediamento sembra avere origine etrusca come testimonierebbe il nome: i più antichi documenti che menzionano il castello di Lucardo risalgono al secolo VIII; successivamente la chiesa nel 988 venne donata alla Badia a Settimo, mentre in altri documenti del secolo XI si delineano i rapporti tra Lucardo e Badia a Passignano. Durante la guerra combattuta da Firenze contro Semifonte, nel 1203, Lucardo venne risparmiato, ma non ebbe la stessa fortuna 60 anni dopo quando, dopo la battaglia di Monteaperti, le vittoriose truppe ghibelline entrarono nella guelfa Lucardo mettendo tutto a ferro e fuoco. Il borgo dovette subire altri danni al passaggio delle truppe di Arrigo VII che smantellarono sia il suo castello che quello di Santa Maria Novella, posto sul colle limitrofo (oggi ricostruito in stile neo gotico). Nel XV secolo la località passò alla famiglia Machiavelli. Nel territorio di Lucardo vi erano cinque chiese: San Giusto, San Martino e San Donato, San Lazzaro e Santa Maria Novella.
La chiesa di San Martino e San Giusto a Lucardo, sorta secondo alcuni storici su un precedente edificio etrusco, riuniva due parrocchie: San Giusto, censuaria della mensa vescovile, e San Martino risalente al 1093, epoca di piena ripresa economica ed edilizia. Del periodo romanico non restano tracce, dal momento che la chiesa fu completamente restaurata nel 1764 come testimoniano le decorazioni parietali, le acquasantiere, l'organo, gli altari e i due dipinti di Giacinto Fabbroni. Dietro l'altare maggiore è collocata una bella tavola del Cinquecento, attribuita prima a Ridolfo del Ghirlandaio e quindi a Raffaello Botticini rappresentante la Madonna tra i santi Pietro, Martino, Giusto e Giovanni Battista. Oggi dell’antico castello resta ben poco: è ancora cinto da mura, in molti punti sono le stesse case a formare la cortina muraria con la loro facciata esterna, ha conservato anche l'unica porta di accesso medievale con arco a tutto. Anche la struttura urbana è quella originaria di tutti i borghi murati del Chianti, una piazza di forma irregolare sulla quale si affacciano in cerchio tutti gli edifici, fra i quali emerge un poderoso torrione scapezzato che un tempo fungeva da mastio. Ai piedi del castello sorge la romanica chiesa di San Martino, completamente ristrutturata nel 1764. A pochi km da Lucardo si trova la Pieve di S. Pancrazio a Lucardo, edificio risalente al XII secolo,
che era ricordata nei documenti prima del Mille con la denominazione "a Lucignano" o "a Lucardo", dal nome dei castelli vicini: nonostante le modifiche subite presenta ancora parte del suo aspetto originario. L'interno, a tre navate divise da archeggiature di derivazione lombarda, raccoglie diverse opere d'arte: oltre alla piccola collezione cinquecentesca conservata nella canonica, si segnala una Madonna col Bambino appartenente alla scuola di Agnolo Gaddi e una Crocefissione di Santi di Tito datata 1590.

Lucardo dal Dizionario Corografico della Toscana del Repetti$p01 Il Dizionario Corografico della Toscana è stato stampato nel 1855 e costituisce la base fondamentale di tutta la storia e la geografia della Toscana: vi sono indicati tutte le città e i paesi della nostra regione in ordine alfabetico; ritengo fare cosa utile pubblicare quello che riporta su Lucardo  e, anche se il linguaggio è quello di 150 anni (tanto per dire non si parla di Toscana ma di Granducato di Toscana), credo che leggere queste righe sia veramente affascinante.
Lucardo in Val d'Elsa. - Contrada che dà il nome a più popoli nelle comunità di Certaldo e di Montespertoli, Diocesi e Compartimento di Firenze. Questa contrada, classica, tanto per la storia naturale, come per la storia politica, occupa la parte più prominente dei colli che separano la vallecola del Virginio tributario del fiume Pesa da quella dell'Agliena influente nell'Elsa. La villa Nuti posta sopra una delle più prominenti sommità dei colli di Lucardo, dopo quella del castello omonimo, è braccia 713 più elevata del livello del mare Mediterraneo. Molte chiese parrocchiali portavano il distintivo di questa contrada. Tale è la pieve di S. Pancrazio in Val di Pesa, detta altre volte S. Pancrazio a Lucardo; tale fu la chiesa di S. Giusto, attualmente riunita a quella di S. Martino a Lucardo; tale fu la chiesa di S. Giusto, attualmente riunita a quella di S. Martino a Lucardo; tale l'altra di S. Maria Novella, annessa a quella superstite di S. Donato in Lucardo, tale la pieve di S. Donnino, alias di S. Gerusalem a Semifonte tuttora esistente, siccome esiste la pieve di S. Lazzero a Lucardo, corrispondente probabilmente all'antica pieve di S. Leonardo. Quindi è che la contrada di Lucardo, occupando un tratto di paese alquanto esteso, fu qualificata col titolo di contado dall'informe copia di un diploma di Carlo Magno alla Badia di Nonantola, poiché vi si legge, che Carlo donò: in Comitatu Lucardo curte nostra S. Petri in Mercato, seu curte nostra Monte Calvo, et curte Campane, (sic) et curte Petroniano, plebe S. Leonardi, etc. La menzione però più antica e più genuina di Lucardo, incontrasi in una membrana appartenuta al Monastero di S. Bartolommeo a Pistoja, cui il suo fondatore Gundualdo medico dei re Longobardi, per atto pubblico rogato in Pistoja  765, o 766, di febbrajo, assegnò in dote fra le altre possessioni una corte posta in Lucardo, ch'era di proprietà della sua consorte Rotperga, con tutte le pertinenze. Fu poi celebrato nella pieve di S. Leonardo a Lucardo, chiesa rammentata nel diploma testé accennato, un istrumento del novembre 987, proveniente dalla badia di Passignano, ora nell'Arch. Dipl. Fior. Fra le stesse membrane avvenne altre due (del 14 dicembre 1029, e del 2 aprile 1076), in cui si rammenta la pieve di S. Pancrazio a Lucardo. Vi è pure un istrumento del gennajo 1035, rogato nel luogo detto al Castello, in cui si tratta di un livello di terreni da pagarsi l'annuo canone al padrone nel suo casale di Lucardo. Finalmente un altro documento della stessa provenienza, portante la data del 2 febbrajo 1046, fu fatto presso al castello di Lucardo. Parlasi più specialmente della chiesa di S. Donato a Lucardo in una pergamena, dell'anno 988 appartenuta alla badia di S. Salvatore a Settimo, quando il conte Adimaro figlio del marchese Bonifazio di Teobaldo ossia di Ubaldo, le donò il padronato della prenominata chiesa di S. Donato, confermatogli dopo il mille dal conte Lottario de'Cadolingi; e finalmente convalidato dall'Imperatore Arrigo II con diploma dato nel 1015 in Papiana (forse Poppiano di S. Casciano, nelle carte antiche è scritto Papiano e Papiana). La metà però dei beni della stessa chiesa di S. Donato a Lucardo dieci anni dopo era nelle mani del Marchese Ugo, il quale nell'anno 998 assegnò alla badia di Poggibonsi il padronato di detta chiesa, fundata in loco et finibus Lucardo con 33 case, casalini e terre che la medesima possedeva nel distretto di Lucardo. Il castello e distretto di Lucardo fu danneggiato dai Ghibellini dopo la battaglia di Monte aperto. - Vedere P. Ildefonso, Deliz. degli Eruditi T. VII. In conseguenza di tali guasti ed incendii don Stefano pievano della pieve di S. Lazzero a Lucardo, trovandosi in Roma a cuoprire l'ufizio di camarlingo del cardinale Latino vescovo di Ostia e di Velletri, nel 22 aprile 1286, pattuì una transazione con i sindaci delle comunità della Toscana per il rifacimento dei danni dal partito ghibellino recati alla suddetta pieve di Lucardo a cagione d'incendii e rapine; per i cui danni avendo egli dai Comuni di Toscana ricevuto fiorini cento d'oro, fece fine e quietanza nel suddetto giorno. Nuovi guasti la contrada di Lucardo ricevè al passaggio dell'esercito di Arrigo VII (anno 1313), nella quale occasione il vescovo di Butrinto nel descrivere l'itinerario di quell'imperatore, disse, che quell'Augusto occupò e ritenne il castello di Lucardo, dove facevansi buoni caci, e il castello di S. Maria Novella (a Lucardo), nel quale ultimo luogo fu fatto prigione il signore del castello, Corrado figlio di Giovan Figliacci, dopo essersi per altro difeso per alcuni giorni. Il castello di Lucardo conserva tuttora una parte delle sue mura castellane con una porta. Havvi costà sopra l'arme murata della famiglia Lucardesi, la quale ebbe signoria in Lucardo sotto i Granduchi de' Medici. Nel distretto di Lucardo esistevano i castelli di Pogna e di Semifonte, noti per le guerre da quei popoli sulla fine del secolo XII contro il Comune di Firenze sostenute. Finalmente è celebre cotesto paese per la quantità dei testacei fossili marini rinchiusi nel terreno tufaceo e marnoso, e per esser costà il primo paese che fornì sotto questo rapporto argomento a Giovanni Boccaccio nelle opere del Filocopo, de Fluminibus etc. per indicarli ai curiosi della natura invitandoli a visitare cotesta importante contrada.
S. Martino a Lucardo - Chiesa prioria fuori le mura del castello omonimo con l'annesso di S. Giusto a Lucardo nel piviere di S. Pancrazio in Val di Pesa, già detto pur esso a Lucardo, Comunità Giurisdizione e circa 3 miglia toscane a scirocco di Montespertoli, Diocesi e Compartimento di Firenze. Fu padronato una volta della famiglia Baldovinetti, che in Lucardo fino dal secolo XIII ebbe resedio, quindi sottentrarono quelli della casa Machiavelli, dai quali per due terzi pervenne questo con altri benefizii ecclesiastici nei marchesi Rangoni di Modena loro eredi. Con istrumento del 28 novembre 1449, scritto nel popolo di S. Martino a Lucardo, messer Paolo di Guido Machiavelli in nome ancora dei suoi fratelli Pietro, Amedeo e Buoninsegna, e degli eredi di Alessandro di Guglielmo da Lucardo, come compatroni tutti della chiesa di S. Martino a Lucardo allora vacante del suo rettore, nominò il nuovo. La prioria di S. Martino a Lucardo nel 1833 noverava 215 abitanti.





 


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Chiesa di S. Martino

 

 

Il castello
 

 

Panorama



 



Il cassero del castello

 

 



Villa medioevale

 



Pieve di S. Pancrazio