I CASTELLI DELLA LUNIGIANA
di Aldo Innocenti

Questo che andiamo descrivendo è un itinerario che tocca solo alcuni degli innumerevoli castelli che popolano la Lunigiana: diciamo che è solamente il resoconto di una giornata trascorsa a visitare alcuni di questi manieri insieme all'amico Mauro. Anzitutto è bene inquadrare la zona che andiamo a visitare, soprattutto, per parlare un po' della sua storia e del perché vi abbiano residenza così tanti castelli: addirittura, fra grandi e piccoli, ne sono stati censiti ben 120. Il nome Lunigiana deriva da Luni, antichissima città che sorgeva in questa terra: si può dire che il territorio che va sotto questa denominazione comprenda l'alta e media valle del fiume Magra, il quale l'attraversa da nord a sud. Il Magra nasce dal Monte Borgognone, scende a Pracchiola, riceve come principali affluenti l'Aulella ad Aulla e la Vara presso Bottagna e termina in mare a Bocca di Magra dopo un corso di 65 km. La funzione strategica della Lunigiana emerse già in epoca preromanica quando il grande solco della Val di magra divenne area di contatto e di scambio tra le popolazioni celtiche ed i Liguri che si erano stabiliti in una vasta area dell'attuale Liguria e della Toscana settentrionale, fino al corso dell'Arno: con essi si scontrarono più tardi i disegni egemoni dei Romani che sul mare, non lontano dalla foce del fiume Magra, fondarono la colonia di Luni destinata a svolgere un ruolo di primo piano. Durante il Medioevo la valle del Magra fu attraversata dalla Via Francigena, quella strada che partendo dalla Francia arrivava fino a Roma e che costituiva l'asse fondamentale delle comunicazioni tra il Nord - Europa e Roma. Sul suo cammino si succedevano eserciti di ogni paese e schiere di pellegrini e la valle subiva un intenso processo di frazionamento con innumerevoli domini feudali preoccupati di assicurarsi il controllo della Francigena: in una terra di passaggi obbligati e di conflitti, appare evidente come siano sorte innumerevoli opere militari ed apparati difensivi a guardia degli insediamenti; i castelli sono, quindi, il segno del controllo territoriale mentre lungo la Via cominciano a sorgere numerose pievi romaniche per assistere i numerosi pellegrini e mercanti che si recano a Roma.
Ma come si arriva in Lunigiana? Per chi provenga dalla zona Pistoia - Firenze è necessario percorrere l'autostrada Firenze - Mare, uscire a Viareggio e prendere a destra la Genova - Rosignano in direzione Genova,  fino a che non si arriva a Sarzana e non si svolta a destra lungo l'autostrada della Cisa in direzione Parma: si percorre quest'ultima autostrada e si esce al casello di Aulla, per poi svoltare subito a sinistra lungo la statale in direzione del Passo della Cisa. Il primo grosso borgo che si incontra è Villafranca Lunigiana, un comune nel cui territorio si trovano alcuni dei castelli interessati da questa escursione: a Villafranca si svolta a destra e il primo centro di notevole interesse che si incontra dopo pochi minuti è Filetto.

Filetto è un piccolo borgo il cui toponimo è riconducibile al greco "flakterion", cioè luogo fortificato, come dimostrano tutte le abitazioni che hanno rispettato il modulo quadrangolare dell'antico castello quadrato, di origini bizantine. Filetto, nel corso dell'alto Medioevo, fece parte del "limes", la linea di difesa bizantina composta da fortificazioni allineate con l'abitato di Sorano, mentre in seguito divenne un borgo murato la cui funzione era legata all'incrocio, in esso, della Via Francigena di fondovalle con una direttrice trasversale che ancora oggi passa dalle due porti risalenti al XVI secolo. Inoltre la funzione stradale è deducibile da documenti attestanti l'esistenza dell'ospedale di Selva Donica, situato nella selva di Filetto: questa è una selva famosa non solo perché vi sono state ritrovate tante statue stele ma anche perché sembra che abbia ispirato "la selva oscura" nella quale Dante Alighieri si perde all'inizio della Divina Commedia; infatti a quei tempi la selva di Filetto era veramente intricata e il sommo poeta l'aveva effettivamente visitata quando era stato ospite dei Marchesi Malaspina. In questo piccolo borgo ogni anno, nella seconda quindicina del mese di agosto, si svolge il Mercato Medioevale: una manifestazione affascinante con le mura, le torri, le piazze, le vie che vengono addobbate di stendardi ed illuminate da antiche torce e animate da cartomanti, streghe,giocolieri,musici e menestrelli,saltimbanchi e mangiafuoco, per accompagnare i personaggi che danno vita al tipico mercato; inoltre negli antichi fondi si possono acquistare oggetti dell'artigianato locale in ferro,legno,pietra e marmo. Proseguendo il cammino,dopo poco,facendo una piccola deviazione a sinistra,si incontra il castello di Malgrate, in assoluto quello che mi ha affascinato di più: peccato solo che sia sempre chiuso al pubblico e che vi si possa accedere solo dopo avere ottenuto la necessaria autorizzazione dal comune di Villafranca Lunigiana, proprietario dell'edificio.

Malgrate è un piccolo borgo posto sulla collina che domina l'ampio territorio pianeggiante che si estende da Bagnone a Virgoletta e a Filetto: il borgo medioevale si presenta con la grande torre del castello, alta ben 25 metri, dalla forma circolare e con la sommità merlata. Si tratta di una fortificazione pressoché unica nel suo genere e che di recente ha subito un lungo e paziente restauro: il castello, strutturato attorno all'alta e snella torre cilindrica, risale, nel suo impianto originario, al XIII secolo, ma la fortificazione si sviluppò soprattutto nel secolo successivo quando nel 1353 venne costituito il nuovo feudo malaspiniano che comprendeva Malgrate, Filetto con Mucrone, Orturano e Villa e che, nel 1355, venne concesso al marchese Barnabò Malaspina, la cui famiglia mantenne il dominio sul piccolo feudo fino al1615, anno in cui Malgrate fu ceduto al governatore spagnolo di Pontremoli. Il borgo passò poi nel 1641 ai marchesi Ariberti di Cremona, che acquistarono anche Filetto, e ai quali dobbiamo l'aspetto cinquecentesco dell'abitato che si sviluppò a ridosso delle mura della fortezza. La rocca, dapprima isolata, venne infatti gradualmente a fondersi con le strutture del borgo sorto sotto l'ombra della sua protezione fino a formare un insieme urbano fortificato, omogeneo con notazioni decorative di singolare bellezza formale e strutturale. Il castello conserva ancora il suo aspetto medioevale; le sue alte mura merlate, la torre, la porta di accesso all'antico borgo con le due strade principali sulle quali si affacciano le antiche case fanno di Malgrate, grazie alla sua posizione dominante, uno dei borghi meglio conservati dell'intera Lunigiana. Grazie alla posizione panoramica, arroccata sul colle che domina la valle del Bagnone, il borgo e il castello di Malgrate danno vita ad un insieme di eccezionale valore architettonico ed ambientale. Il castello è di proprietà del comune di Villafranca Lunigiana: per poterlo eventualmente visitare bisogna telefonare al numero 0187/494400 che corrisponde alla biblioteca comunale di Villafranca. Dopo aver visitato Malgrate, riprendiamo il cammino ed andiamo ancora in direzione est fino ad incontrare il borgo ed il castello di Bagnone anche se è necessario parlare per primo del castello visto che è più antico.

Bagnone. Il castello di Bagnone, sorto intorno all'anno 1100, sovrasta l'attuale Bagnone, perché eretto su un roccione di arenaria, un contrafforte appenninico, all'imboccatura della valle del torrente Bagnone: era sicuramente il cardine di un sistema difensivo malaspiniano, dominante tra i castelli di Malgrate e Virgoletta a sud, protetto lateralmente a est dai castelli di Castiglione del Terziere e di Corsarola, ad ovest dalla Rocca Sigillina ed a nord dal castello di Treschietto e da quello di Jera. Alla rocca di Bagnone si accedeva tramite un ponte levatoio ed una strada acciottolata, larga alcuni metri, che si snodava intorno alle sue alte muraglia: sul suo lato sud-ovest erano sorte le case dei primi abitanti, artigiani e contadini al servizio del maniero, racchiuse dalle porte orientale e settentrionale a fianco della porta settentrionale verrà eretta una piccola cappella che in seguito verrà ingrandita e che sarà la prima sede della parrocchia dedicata a San Nicola di Bari. Il "Borgo Gutulae Bagnoni", l'attuale Bagnone, sorgerà più tardi: i primi dati storici pervenutici sono datati 1300; lo sviluppo del paese sul lato destro del torrente è dovuto all'esistenza del castello e al fatto che fosse situato sulla scorciatoia pedonale che i mercanti e i viandanti percorrevano. Infatti coloro che provenivano dalla Via Francigena, nella valle del Magra, e avessero voluto accorciare il percorso per recarsi nel Fivizzanese per poi scendere in Garfagnana ed a Lucca, dovevano seguire la strada Bagnone, Treschietto, Jera, Compione, Apella, Lagastrello. Questo andirivieni di mercanti darà origine al "Borgo Gutulae" che si imporrà con il suo importante mercato del lunedì e per le numerose fiere stagionali che creavano movimento e sviluppo commerciale in tutta la regione: il paese era contrassegnato a nord-est dalla Porta della Gora, a sud dalla Porta della Dogana, ad est dal Ponte Vecchio che dava anche l'accesso al castello; si può dire che nel '400 il paese fosse diviso nei tre rioni di Gutulae, sulla riva sinistra del torrente, di Ponte Vecchio, sul lato sinistro ai piedi della rocca, e del Castello, mentre fuori porta sorgeranno un convento dei Padri Agostiniani e la chiesa dedicata a San Rocco. Il castello passa prima ai Malaspina, poi nel 1471 alla Repubblica Fiorentina e nel 1526 al conte Pier Francesco Noceti; attualmente il castello, in ottimo stato di conservazione, è di proprietà della contessa Maria Luisa Noceti Ruschi in Fontana, che lo abita periodicamente con la famiglia. Lasciato Bagnone, proseguiamo sulla stessa strada in direzione est, e, seguendo le indicazioni, perveniamo al castello ed al borgo di Castiglione del Terziere.

Castiglione del Terziere, che prese questo nome nel 1275 perché compreso nella terza parte dei beni di Obizzino Malaspina di Filattiera, presenta un castello dalla mole elegante e massiccia che domina al centro del borgo, arroccato sul promontorio che sovrasta la Vallescura, un bacino idrografico interno, posto nel cuore più interno della Lunigiana e formato da numerosi corsi d'acqua che scendono dalla possente corona appenninica per gettarsi nei torrenti Carpèna e Civiglia, tributari di sinistra del Magra. Il nucleo originario del castello risale al periodo alto-medioevale (anteriore al IX secolo ed ampliato nel XII sotto il dominio dei Corbellari) ed è riconoscibile all'interno secondo il consueto schema del recinto attorno al dongione centrale i tratti murari superstiti e le tipologie costruttive, in particolare il pilastro cilindrico all'interno del mastio quadrilatero centrale, ci testimoniano la data della sua origine. Nel 1351 il marchese Franceschino dei Malaspina dello Spino fiorito, detto il soldato, ottenne la signoria del feudo di Castiglione del Terziere ed operò la ristrutturazione dell'ala di levante riorganizzando le mura e facendo costruire il torrione circolare ancora oggi visibile. Nel 1451 il feudo passò sotto il dominio fiorentino e Castiglione divenne la sede del Capitanato di Giustizia in Lunigiana: da allora, e per gran parte del XVI secolo, la Signoria prima e il Granducato poi, operarono sull'antica rocca continui interventi edilizi per adeguarla alle nuove funzioni di rappresentanza e sede amministrativa per quei territori che, pur sotto il dominio toscano, erano compresi nella val di Magra dei Malaspina. Dopo un lungo periodo di degrado, il castello è stato restaurato negli anni Settanta del '900 dal proprietario Loris Jacopo Bonomi, il quale gli ha restituito il suo splendore rinascimentale; non solo, ma sotto la sua esperta guida i restauri hanno rimesso in luce raffinati particolari stilistici (polifore marmoree, affreschi, decorazioni) del palazzo in cui per quasi tre secoli Firenze amministrò la giustizia in Lunigiana. l castello è attualmente sede del Centro di Studi Umanistici "Nicolò V", che Bonomi ha fondato e dotato di una straordinaria biblioteca specializzata in storia fiorentina e lunigianese e in letteratura italiana. Dopo aver ammirato Castiglione del Terziere, torniamo sui nostri passi fino a Villafranca e, giunti sulla statale, svoltiamo a destra in direzione del Passo della Cisa fino a quando, dopo alcuni km., non notiamo sulla nostra destra una bellissima pieve romanica: è quella di S.Stefano a Sorano.

La Pieve di Sorano sorge nel comune di Filattiera, ungo l'antico percorso della Via Francigena, sulla sponda sinistra del Magra, a poche centinaia di metri dal fiume e oggi si propone come uno dei monumenti più significativi del Medioevo lunigianese. Intitolata a Santo Stefano (uno dei sette diaconi eletti dagli Apostoli e martire a Gerusalemme), gli scavi compiuti nei suoi pressi hanno dimostrato come in quel luogo esistesse una antica fortificazione bizantina, presidio difensivo nella guerra contro i longobardi (il "Kastron Soreon" citato da Giorgio Ciprio nel VII secolo). Resti di mura e fondazioni sotto l'attuale chiesa testimoniano come in loco sorgesse un edificio già nel VI secolo, coevo al percorso della strada Romea (o Francigena) rinvenuta nel terreno vicino, ad un paio di metri di profondità, con l'acciottolato perfettamente conservato nel terreno depositato nei secoli dalle piene del Magra. All'interno della pieve era conservata la "lapide di Leodegar", misteriosa testimonianza scritta di un'epoca remota; si tratta della lastra marmorea che copriva la tomba di un ignoto personaggio illustre morto in piena età longobarda nel 752. Questi viene comunemente indicato come Leodegar, un vescovo protagonista della cristianizzazione del territorio, con l'estirpazione degli ultimi culti pagani sopravvissuti e la fondazione di numerose chiese. Significativo il fatto che sotto l'edificio siano state rinvenute numerose statue stele, reperti archeologici di età compresa tra il I ed il II millennio a.C., probabili idoli dei Liguri Apuani che abitavano il territorio. Oggi la lapide è conservata nella chiesa di San Giorgio, sul promontorio dove, in età tardo - medioevale,sorse Filattiera. La pieve di Santo Stefano di Sorano trova la prima citazione indiretta (viene infatti citato solo il nome del Santo a cui è intitolata) nell'itinerario di Sigerico l'Arcivescovo di Canterbury che, sul finire del X secolo, annotò tutte le tappe del suo viaggio di ritorno da Roma. Di enorme importanza nell'organizzazione ecclesiastica del territorio, la Pieve rimase isolata a partire dal XII - XIII secolo quando la vita della comunità si spostò in alto per dare origine all'attuale borgo di Filattiera, a lungo "capitale" dei Malaspina del ramo dello Spino fiorito. Da poco tempo, grazie ai grandi restauri ai quali è stata sottoposta (in particolare in occasione del Giubileo del 2000) la pieve di Sorano è stata restituita nell'aspetto che più si avvicina a quello che doveva essere nel Medioevo. L'impianto è quello tipico, a tre navate, divise da robusti pilastri circolari con capitelli monolitici appena sbozzati; la grande abside centrale è affiancata dalle due minori che mostrano, ben visibili all'esterno, evidenti i segni dell'aggiunta in epoche successive al corpo originario della pieve. Una curiosità da far rilevare è che la pieve è circondata da presso in su tre lati da un cimitero: la pieve è sempre aperta al pubblico con ingresso gratuito e orario 10 / 18. Lasciamo la pieve di Sorano e il suo cimitero e proseguiamo lungo la statale in della Cisa in direzione del passo fino a che non perveniamo a Pontremoli che possiamo definire come il "capoluogo" della Lunigiana: ma nostro compito non è parlare della città, bensì del castello che la domina dall'alto e che ospita il Museo delle statue stele lunigianesi: il castello del Piagnaro.

 Il castello del Piagnaro è situato sulla collina soprastante a settentrione il borgo di Pontremoli: costituisce parte integrante del sistema difensivo della città assieme alle mura e alle torri che difendono il vecchio borgo. Sorto intorno all'anno mille in funzione stradale alla rovina del sistema viario romano ha rappresentato l'ultimo baluardo della difesa della cittadina di Pontremoli in svariate occasioni; il suo nome deriva dalla "piagne", lastre in arenaria utilizzate per i tetti delle abitazioni Presenta un ingresso in pietra sormontato dallo stemma dei Medici, seguito da altri portali che conducono, sulla sinistra, nelle sale centrali, oggi ospitanti il Museo delle State Stele, e di fronte nel vasto cortile ospitante un antico pozzo; dal cortile, tramite una gradinata, si sale sulla terrazza dominante la vallata e tutto l'abitato, e da lì passa il nucleo più antico del castello, caratterizzato da un torrione a pianta semiellittica e da una serie di stanze ,che una volta molto probabilmente ospitavano il governatore e le truppe militari. Attualmente il castello è stato restaurato sia nel suo aspetto esterno che in quello interno,con il rifacimento e l'allestimento delle stanze che sono state adibite ad ospitare il Museo delle State Stele: per chi non le conoscesse ricordiamo che sono quelle stele antichissime che mostrano una grossolana figura umana con la testa di forma triangolare Il Museo è aperto (così pure il castello) nel periodo invernale con orario 9/12 e 14/17 e nel periodo estivo con orario 9/12 e 16/19 con chiusura il lunedì; per informazioni telefonare al numero 0187 / 831439. Lasciato il castello del Piagnaro e la bella cittadina di Pontremoli (patria del famoso premio letterario "Bancarella") torniamo sui nostri passi verso Aulla ma prima di arrivare in questa località svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Licciana Nardi.

Il Castello di Licciana Nardi. Il paese si trova sulla strada statale per il Passo del Lagastrello ed è posto lungo una stretta via di origini medioevali: il castello si presenta come un palazzo signorile affacciato sulla piazza principale del comune dove sorgono anche il Municipio, la Parrocchiale e il monumento ad Anacarsi Nardi (vedi note successive); oggi il castello ripropone il ruolo di abitazione a cui è stato destinato ormai da tempo,ma in realtà l'edificio e i resti delle fortificazioni circostanti lasciano intuire l'importanza che aveva nel passato, soprattutto in funzione di controllo dell'importante viabilità che si svolgeva lungo la valle del taverne fra il Tirreno e la Pianura Padana centrale. Come già detto, la piazza principale ospita il monumento funebre di Anacarsi Nardi e ne contiene anche le sue spoglie mortali: il fatto particolare che il monumento ne contenga le ossa e il nome particolarissimo e veramente unico (Anacarsi !!!) hanno stimolato la mia curiosità, che da un punto di vista storico è ancora grande, per cui ho fatto alcune ricerche e mi sono informato meglio, grazie anche alla collaborazione del comune di Licciana. Il comune di Licciana ha assunto l'attuale denominazione di Licciana Nardi nel 1961 in onore di Anacarsi Nardi e di suo zio Biagio Nardi:ma chi erano questi due personaggi? Biagio Nardi era un ex - sacerdote che si era dato alla professione forense e notarile ed ebbe parte notevole nei diversi governi succedutisi l'uno dopo l'altro in Modena dopo la fuga di Francesco IV fino a che gli fu conferita la "dittatura", ufficio straordinario nel quale ebbe a fianco in qualità di segretario il nipote Anacarsi. Al ritorno del duca, protetto dalle truppe austriache ,i due Nardi fuggirono e si rifugiarono nell'isola di Corfù, in Grecia,ove Biagio morirà nel 1837, mentre Anacarsi nel 1844 si unirà alla spedizione che prende nome dai fratelli Attlio ed Emilio Bandiera e, fatto prigioniero insieme a loro dai soldati borbonici, sarà fucilato nel Vallone di Rovito in Calabria, nei pressi di Cosenza, il 25 luglio 1844; Anacarsi è un personaggio che mi ha colpito: era libero in Grecia ed è tornato in Italia a lottare per liberare la patria, splendido esempio di eroe risorgimentale e bene ha fatto il comune a raccogliere le sue spoglie mortali e a racchiuderle nel monumento funebre a lui dedicato. Lasciamo Licciana Nardi:nel centro del paese vediamo le indicazioni per Bastia,nostra prossima mèta, dove esiste un bellissimo castello.

Il Castello di Bastìa. Arroccato sulla cresta di un contrafforte che scende all'alpe di Camporaghena, il borgo di Bastìa domina la valle del Taverone: si tratta di un abitato dalle piccole dimensioni ma difeso da un possente castello che appare quasi sproporzionato rispetto alla Comunità che lo circonda. Quattro grandi torri circolari circondate da alte mura con una piccola torre quasi al centro del cortile interno: ecco come si presenta l'austero castello che appare menzionato per la prima volta alla fine del XIII secolo e all'inizio del XIV secolo in due documenti nei quali è citato tra i pegni del marchese Francesco Malaspina di Olivola (feudo al quale Bastìa apparteneva) in favore dei Malaspina di Villafranca. Dopo una breve occupazione nel 1416 da parte delle milizie al soldo della Repubblica di Genova, il castello torna ai marchesi di Villafranca prima di essere compreso in un feudo staccato ,ma sotto il controllo di Villafranca, creato con Virgoletta, Panicate, Licciana, Monte Vignale e Monti. Per quasi cinque anni, a partire dal 1424, l castello diviene presidio delle truppe inviate da Firenze in Lunigiana per il controllo dei passi appenninici nella guerra con Milano. Un'altra parentesi nel dominio di Villafranca avviene qualche anno dopo, tra il 1449 e il 1465, quando Bastìa viene occupata viene occupata dai Campofregoso di Genova. Nel 1500 diviene parte del feudo Malaspina di Monti e nel 1535, per la nuova divisione seguita alla morte di Giovanni Spinetta, Bastia arriva ad essere feudo autonomo con a capo il marchese Fioramonte II; tra i suoi possedimenti ci sono anche Pontebosio e Terrarossa che tuttavia, di lì a pochi anni, si renderanno indipendenti. Al termine di un lungo periodo travagliato, fatto di intricati tentativi di alleanze, repentini cambiamenti e aspre lotte di successione, Bastìa vede estinguersi il ramo di successione e chiudersi definitivamente la vita del marchesato nel 1781. Tra i personaggi che sopravvissero alla fine del feudo, merita una citazione l'ultima marchesa, Anna, moglie di Giovanni (al quale darà quattro figlie femmine) e anch'essa Malaspina del ramo di Mulazzo (era infatti figlia del marchese Giovanni Cristoforo Malaspina). I cronisti del tempo la ricordano come donna di non comune avvenenza, vissuta alla corte di Parma e di Parigi dove arriva ad essere la rivale di madame Pompadour nei favori del re Luigi XV: le sue doti di avvenenza sono state cantate da numerosi poeti dell'epoca, ad iniziare da Vincenzo Monti che le ha dedicato un componimento a ricordo del soggiorno lunigianese di Dante, mentre Innocenzo Frugoni, poeta della corte di Parma, definisce invece la marchesa Anna come "La gran dama,si vezzosa / si gentil,si cangi in rosa, / l'adorabil Malaspina / sia dei fiori la regina". Purtroppo il castello è di proprietà privata e non è visitabile. Visitato esternamente il castello di Bastia facciamo ritorno a Licciana, da qui ad Aulla dove riprendiamo l'autostrada della Cisa in direzione La Spezia e da qui la Genova - Rosignano (A12) in direzione Versilia fino ad imboccare la bretella Viareggio - Lucca e, infine, la Firenze - Mare (A11).


 
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Lunigiana_La_porta_nord_di_Filetto

La porta nord di Filetto
 

Lunigiana_La_porta_sud_di_Filetto

La porta sud di Filetto

Panorama di Malgrate
 

Lunigiana_Il_castello_di_Melgrate

Il castello di Malgrate

Altra veduta del castello di Malgrate

Barbara, la splendida castellana di Malgrate
 

Lunigiana_Ancora_il_castello_di_Malgrate

Ancora il castello di Malgrate

La torre del castello di Malgrate

Gli spalti del castello di Malgrate

Romano sugli spalti del castello di Malgrate
 

Lunigiana_Mauro_davanti_al_castello_di_Melgrate

Mauro davanti al castello di Malgrate
 

Lunigiana_Il_castello_di_Bagnone

Il castello di Bagnone
 

Lunigiana_Il_castello_di_Castiglione_del_Terziere

Il castello di Castiglione del Terziere
 

Lunigiana_La pieve_di_Sorano

La pieve di Sorano
 

Lunigiana_Sara_sugli_spalti_del_Castello_del_Piagnaro

Sara sugli spalti del Castello del Piagnaro
 

Lunigiana_Mauro_sugli_spalti_del_castello_del_Piagnaro

Mauro sugli spalti del castello del Piagnaro
 

Lunigiana_Il_cortile_interno_del_castello_del_Piagnaro

Il cortile interno del castello del Piagnaro
 

Lunigiana_Interno_del_Castello_del_Piagnaro

Interno del castello del Piagnaro
 

Lunigiana_Aldo_sugli_spalti_del_castello_del_Piagnaro

Aldo sugli spalti del castello del Piagnaro
 

Lunigiana_Il_castello_di_Licciana_Nardi

Il castello di Licciana Nardi
 

Lunigiana_Anacarsi_Nardi
Anacarsi Nardi
 

Lunigiana_Il_castello_di_Bastia

Il castello di Bastia
 

Lunigiana_Ancora_il_castello_di_Bastia

Ancora il castello di Bastia
 

Lunigiana_Aldo_davanti_al_castello_di_Bastìa

Aldo davanti al castello di Bastìa

 

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