VILLA "LA MAGIA"
di Aldo Innocenti

C'è forse qualcuno che non ha mai sentito nominale la villa della Magia a Quarrata? Credo di no, ma sono sicuramente pochi coloro che hanno avuto la fortuna di poterla visitare e noi dell'Ursea siamo fra questi. La villa sorge a Quarrata su un'altura alle falde settentrionali del Montalbano e domina la vallata dell'Ombrone Pistoiese: è posta in prossimità dell'antica via Fiorentina (la strada che univa Firenze a Pistoia prima che fosse tracciata l'attuale Strada Statale 66) che ora si chiama appunto Via Vecchia Fiorentina e che proviene da Masiano, Castel de' Fedi, Piuvica, Madonna de' Porciani, Valenzatico e sale al colle della Magia per poi scendere verso Quarrata e proseguire per Santallemura, Catena, Seano, e, quindi, verso Firenze. La villa si trova, in condizioni ideali per il controllo della viabilità: un tempo si presentava isolata rispetto al nucleo urbano di Quarrata, ma, con l'espansione edilizia che si è verificata nel dopoguerra, si trova ormai attorniata dalle abitazioni mentre i lati dove si espandono il suo grande parco e la sua tenuta agricola sono ancora immuni da speculazioni edilizie. Fino all'inizio della seconda guerra mondiale la villa era inserita nel paesaggio rurale toscano e amministrava decine e decine di poderi ma, con il passare del tempo, questa sua funzione agricola è venuta meno e quasi tutti i poderi, con le rispettive case coloniche, sono stati via via venduti.

La storia. Il toponimo "Magia" deriva probabilmente da una nobildonna pistoiese chiamata Magia: da costei fino al Trecento sembra derivare l'appellativo del borgo di "Monna Magia" nella parrocchia di San Pier Maggiore in Pistoia. Il toponimo, comunque, risultava già noto nel duecento perché lo si trova indicato per la prima volta come luogo "Liber finium" redatto nel 1255 per conto del Comune di Pistoia, in cui furono segnati accuratamente comuni e comunelli del "districtus pistoiese". Questo documento attesta senza ombra di dubbio che l'appellativo di "Magia" spettava ad una località: il nucleo originario dell'edificio è costruito da un "castrum" che gli storiografi locali vogliono fondato da Vinciguerra di Astancollo Panciatichi, nobile famiglia pistoiese, intorno al 1320; in realtà è Corrado, figlio di Vinciguerra, che effettua nel 1335, a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, i primi acquisti terrieri in località "La Magia". Corrado fa costruire un edificio a pianta rettangolare, con le mura dello spessore di due braccia e mezzo a misura pistoiese che fu più tardi ricompresso entro un recinto quadrangolare dotato di due torri fra loro contrapposte: la Magia costituiva per i Panciatichi un punto strategico e di forza tanto più che nel vicino Poggio a Caiano erano arroccati i grandi rivali della famiglia Cancellieri. Agli inizi del XVI° sec. il nuovo capo della casata, Gualtiero Panciatichi si alleò con i Medici e il 2 agosto 1530, nella celebre battaglia di Gavinana, in cui perse la vita Francesco Ferrucci, furono proprio le sue truppe, crudeli, agguerrite ed esperte dei luoghi, che giocarono un ruolo decisivo: ed alla Magia Gualtiero ospitò il Duca Alessandro de' Medici e l'imperatore Carlo V; una lapide ricorda l'avvenimento e si conserva tutt'ora una secchia di rame alla l'imperatore si dissetò dopo una partita di caccia. La nobile famiglia pistoiese dei Panciatichi, mantenne la proprietà della villa fino al 1583 quando, in seguito al tracollo finanziario di Niccolò, la Magia e i possedimenti annessi furono messi all'asta: ne acquisì la proprietà la famiglia Medici nel 1584 e subito il Granduca Francesco I diede inizio alla ristrutturazione dell'intero complesso tanto che è attestato che nel 1585 i lavori erano pressoché terminati; nello stesso anno si dava inizio alla costruzione di un lago artificiale collegato alla villa da un ampio viale. Il progettista della grande ristrutturazione fu il famoso architetto Bernardo Buontalenti: forse ne diresse anche i lavori, ma questo non è certo, comunque l'edificio dopo questi lavori risultò sviluppato su due piani ed articolato intorno al cortile, incorporò la struttura trecentesca che, rialzata, venne a costituire la colombaia e mantenne le due torri d'angolo munite di feritoie con le mura perimetrali scandite e misurate da portali in pietra ed entrò a far parte del Barco Reale Mediceo, grande riserva di caccia della famiglia medicea che fu istituito ufficialmente il 17 maggio 1626 (il Barco Reale, di cui ancora restano tracce evidenti, era un grosso muro che conteneva una riserva di caccia e che circondava l'alto crinale del Montalbano e che, partendo da Poggio alla Malva, arrivava fino a San Baronato). L'assetto della Magia rimase tale fino al 1645 anno in cui questo possedimento fu venduto al fiorentino Pandolfo Attivanti: la sua famiglia, tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento, conferì un nuovo ordinamento all'intero edificio senza mutarne la linea architettonica esterna, che ancora oggi si presenta nella sua massiccia mole squadrata, dalle quale sporgono i due avancorpi angolari. In questo periodo la villa fu adornata da famosi pittori e stuccatori del tempo l'intero complesso della Magia con la sua fattoria rimase agli Attivanti fino al febbraio del 1752, anno in cui, nella persona di Pandolfo (figlio del generale Amerigo) questa famiglia si estinse e i suoi possedimenti passarono ai baroni Ricasoli. Nel 1766 il nobile pistoiese Giulio Amati acquistò la Magia con tutti gli annessi e alla sua famiglia si deve la sistemazione di una parte del giardino e l'erezione del monumentale cancello; nel 1863 si estingueva la famiglia Amati nella persona di Giovanni Tommaso, il quale, tuttavia, aveva nominato erede del proprio casato Giulio di Luigi Cellesi con l'obbligo di assumere il doppio cognome e sarà proprio la famiglia Amati - Cellesi che dominerà sulla Magia fino ai giorni nostri, quando la villa è stata venduta al Comune di Quarrata.

La Villa. Una fortunata circostanza ci ha tramandato per due volte l'immagine della villa in epoche diverse: si tratta di due lunette eseguite da Giusto Utens alla fine del '500 per incarico di Ferdinando I e destinate ad arricchire il salone della villa di Artimino e dei disegni per il volume dello Zocchi, uscito nel 1744, e intitolato "Vedute delle ville e d'altri luoghi della Toscana". Il confronto fra i due periodi storici ci permette di stabilire che la villa si differenzia soltanto in alcuni particolari: alla fine del '500 non era ancora stato costruito il giardino, che invece appare nell'incisione dello Zocchi, anche se ancora privo della scala monumentale e delle limonaie, mentre alla fine del '700 risale lo spostamento della cappella per dar luogo alla scala di accesso al piano nobile ed ai locali di rappresentanza
. La villa della Magia presenta un impianto quadrangolare con due avancorpi agli angoli contrapposti diagonalmente e sporgenti dalla linea perimetrale del percorso planimetrico che si presenta assai compatto e rigorosamente geometrico: il cortile interno è il fulcro della composizione e su di esso gravitano gli altri ambienti: l'aspetto esterno della villa, compatto ed essenzialmente chiuso, e la rigorosa scansione geometrica dei suoi ambienti chiusi sono il risultato di una realizzazione condotta secondo il progetto prestabilito e rispondente sia alla funzione di fortezza sia a quello di residenza. Il cortile interno, come già detto, costituisce l'elemento centrale della Magia e si mostra di sobria eleganza con il lato sud che presenta quattro archi a tutto sesto e il lato ovest dove da due colonne semi incassate si dipartono tre tracce di archi a sesto ribassato: sul cortile, come già detto, si affacciano tutte le stanze della villa, dalla stanza del "trucco", decorata a tempera con scorci architettonici e scene di caccia alle altre stanze, adornate con stucchi, cornici, bassorilievi in terracotta, sculture di gusto classico, dipinti e fughe di colonne che conferiscono ad ogni ambiente nobiltà e respiro. Preziose sono le porte settecentesche dipinte mentre ben conservati sono i mobili e le suppellettili antiche e, soprattutto, l'archivio che contiene veri e propri tesori di notizie e di documenti; il salone delle feste reca gli stemmi contrapposti degli Attivanti e dei Ricasoli, eseguiti da Gian Domenico Ferretti, firmati e datati al 1715. La villa è immersa in un grande parco e conserva ancora alcuni ettari di terreno agricolo, poca cosa in realtà rispetto alle decine e decine di poderi che un tempo amministrava:la grande cantina che serviva la fattoria si trova sul lato est vicino alle abitazioni di Quarrata ed è possibile visitarla in determinati periodi. Sul lato nord della Magia si trova un giardino all'italiana che ha alle due estremità due limonaie che, nel periodo più freddo, danno ospitalità a molti grossi vasi di limoni mentre sul lato sud si trova un giardino contrassegnato da alberi secolari e da una grande vasca (ora senza acqua): sempre sul lato est, ma nei pressi dell'edificio centrale, si trova una piccola chiesa,l 'oratorio di Santa Verdiana, e di fianco a questa un piccolo cimitero. Il grande parco si estende per molti ettari e un tempo era possibile anche compiervi un per- corso arredato con attrezzi ginnici grazie ad un accordo tra il Comune di Quarrata e l'ultima proprietaria la contessa italo-americana Marcella Amati - Cellesi nata Pagnani vedova di Luciano Amati Cellesi, ma l'inciviltà di alcuni visitatori, anzi diciamo pure il "vandalismo", ne ha causato la chiusura: è un vero peccato perché camminando nel parco da Quarrata si arriva quasi al Santonuovo immersi in un bosco bellissimo fra grandi alberi anche di specie particolari non autoctone. L'attuale accesso alla villa, che la raggiunge da tergo, non è quello originario, che, probabilmente risaliva il poggio dalla parte di mezzogiorno: del Buontalenti è invece il viale che dalla villa si perde nel folto del bosco fino al laghetto, oggi scomparso, dove il granduca, nascosto in un capanno di fresche, aspettava il passaggio delle folaghe. Descrivere tutto ciò che si trova alla Magia sarebbe impresa ardua, per cui chi volesse documentarsi più a fondo non ha che da acquistare il bellissimo volume "Villa la Magia" scritto da Chetti Barni con foto di Aurelio Amendola.

P.S. Molte notizie elencate in questo itinerario sono tratte dai volumi: "Villa la Magia" - Una dimora signorile nel contado pistoiese - (sec.XIV - XIX) scritto da Chetti Barni per la casa editrice EDAM di Firenze e "Ville pistoiesi" scrittoi da Nori Andreini Galli ed edito dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.


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Il giardino con il Montalbano sullo sfondo.

 

 


 
Cortile interno

 

 

L'ingresso del giardino

 

 



La Limonaia

 

 



Particolare del giardino

 

 



Lato nord della villa

 

 



Lato ovest della villa

 

 




 Stemma della famiglia Amati - Cellesi

 

 


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