MONTEMAGNO di QUARRATA
di Damino ( Roberto Innocenti)

Montemagno è una frazione del comune di Quarrata, provincia di Pistoia, situata sul fianco settentrionale del Montalbano:è composta da più borgate ed ha per centro l'antica Pieve di San Giovanni Evangelista; al 30 settembre 2002 all' anagrafe del comune di Quarrata a Montemagno sono censiti 791 abitanti. Le borgate sono: Montemagno, Forrottoli, Leano, suddivise a loro volta in una miriade di casolari: Dreoni, Michelino, La Buca, La Fonte, il Campano, i Gironi, Forimortola, il Granduca e gli Spazzoli. Nel bosco del Montalbano vi passa il muro del Barco Reale Mediceo di cui tratterò più avanti. L'attività prevalente è stata l'agricoltura con la coltivazione di olivi e viti, purtroppo oggi i coltivatori veri e propri sono rimasti in pochi, perché molti sono andati a lavorare a Quarrata in ditte di falegnameria o tappezzeria, settori trainanti del capoluogo comunale. Però negli ultimi decenni c'è stato anche un ritorno, vale a dire che molte case sono state acquistate, ristrutturate ed abitate da cittadini per lo più provenienti da Prato o Firenze. Inoltre non va dimenticato che nel secolo scorso, fino verso gli anni '60, esisteva anche l' attività di estrazione della pietra dalle cave situate nel Montalbano, per lo più verso la parte di Forrottoli (di questa attività tratterò in un capitolo a parte). Un' altra ricchezza del monte è l'acqua: infatti ci sono diverse sorgenti, una la Fonte, che disseta Montemagno e che fu anche incanalata dai Medici per portare l'acqua presso la loro tenuta della Villa Magia a Quarrata, poi abbiamo quella del Guado che disseta tutt'ora l'intera zona di Forrottoli ed infine la sorgente del Pillone che porta l'acqua a Lamporecchio.

La storia - La nascita e lo sviluppo di Montemagno (toponimo latino composto dal sostantivo "monte" e dall'aggettivo "magnus" che significa appunto grande) segue un po' l'andamento della storia di Quarrata, in quanto, prima dei romani, si hanno indizi solo di piccole colonie di origini ligure che abitavano sulle pendici selvose del Montalbano. Con l'avvento dei romani, nel II secolo a.C., ci fu un' intensa colonizzazione agraria della zona, chiamata Centuriazione Romana, che consisteva in un sistema di lottizzazione della terra che veniva assegnata ai coloni. Si ricorda anche il rinvenimento nella zona di Montemagno di manufatti litici di età preistorica e frammenti di ceramica romana. Per quanto riguarda le età successive a quella romana, non si conosce molto, fino a partire dal VIII secolo, quando compare la prima documentazione scritta al tempo dei Longobardi che erano presenti su tutto il territorio del pistoiese. Successivamente, tra il IX e X secolo, si afferma una organizzazione del territorio per pievi, perché in quel periodo si assesta il sistema feudale con la sua economia curtense che gravita verso il feudo ed il suo signore. La Chiesa pistoiese si integra nel sistema feudale, ed i suoi vescovi iniziano ad accrescere la potenza e la ricchezza in beni fondiari del Vescovado. Intanto fra i tanti piccoli e grandi feudatari laici emergono due famiglie importanti: i Cadolingi e i Guidi. Famiglie minori, cioè subordinate a queste due, si stabiliscono a Tizzana, Vignole, Buriano e Montemagno; in ciascuno di questi centri viene edificato un castello ed anche a Montemagno ma di questo non rimangono tracce, se non nelle fonti storiche. Infatti il Repetti (1839) nel suo "Dizionario corografico della Toscana" ci ricorda la presenza di un podestà nel XIV secolo; oggi sulla sommità del colle sorge solo la pieve. Montemagno è stato il "comune" più brillante, attorno a Pistoia, nel Duecento, perché da questa località passava la strada che congiungeva Pistoia a Lamporecchio, per poi arrivare fino al porto di Pisa, utile quindi per tutti i traffici e commerci di allora. Questo avvenne quando era imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa e gli abitanti di Montemagno erano circa 2.000, fra la pieve e le borgate sottostanti. In quel periodo l'antica pieve ebbe come "vassalli" le cappelle: di Santa Maria al Santonuovo, S. Stefano a Campiglio, S. Clemente a Valenzatico, San Gregorio Magno presso la Magia, S. Martino del ponte, S. Michele a Vignole e S.S. Filippo e Giacomo alla Ferruccia. Ai primi del Trecento, per Montemagno iniziò il declino, quando, sotto il comando di Carlo Di Valois, vi fu posto il comando per attaccare Pistoia e quindi ci furono incendi e saccheggi in tutte le contrade del posto. La popolazione iniziò a diminuire e dopo la peste del 1384 si contavano solo 400 anime. Gli eventi peggiori si registrarono nel 1369 con le rivolte banditesche e durante la peste del 1630. Nel Cinquecento si diffonde il sistema della fattoria, con il raggruppamento dei poderi in masse più compatte, facenti capo ad un centro direzionale dell'attività produttiva. Anche nell'Ottocento l'assetto del territorio non subisce sostanziali variazioni, infatti l'agricoltura è il cardine dell'economia e la popolazione nel 1845 è di 421 abitanti. In collina, quindi anche a Montemagno, prevalgono le terrazze per la coltivazione della vite e dell'olivo; inoltre viene sfruttato anche il bosco, un'importante risorsa per la lavorazione del legno. Col passare degli anni arriviamo al secolo scorso, dove, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi incendiarono il Castello dei Gironi e vi uccisero un rifugiato. Dopo la crisi della mezzadria, c'è stato l'esodo dalle campagne, soprattutto dalle zone collinari a favore dei quelle pianeggianti, dove c'è stato lo sviluppo industriale.

La Pieve di San Giovanni - La pieve è eretta sopra un colle da cui si domina tutta la pianura pistoiese, pratese e fiorentina, infatti, nelle belle giornate di sole con il cielo limpidissimo, è possibile vedere la "Cupola del Duomo di Firenze". La pieve è documentata per la prima volta nel 1132 ed era compresa nel perimetro fortificato del castello di Montemagno; durante il XVII secolo è stata rimaneggiata, ma la parte absidale conserva ancora le antiche strutture romaniche; da notare all'esterno la posizione che occupa la torre campanaria, situata sulla facciata a sinistra della porta principale, inoltre l'entrata è coperta da un bel loggiato. All'interno, ad una navata coperta a capriate, dietro l'altare maggiore, si trova una "Trasfigurazione di Nostro Signore" (1652) su tela di Girolamo Scaglia, pittore lucchese morto nel 1686, mentre a sinistra, appena subito dopo l'entrata, nella nicchia del fonte battesimale si trova dipinto un Battesimo di Cristo (1935) di Azeglio Tuci, il quale decorò anche le capriate, mentre a destra c'è un affresco della fine del Settecento che rappresenta il "Bambino con S. Giovannino". Sempre all'interno ci sono da segnalare i quattro altari laterali del XVII secolo e l'altare maggiore in pietra. Al primo altare di sinistra è custodita la statua - reliquario di sant' Atto, il vescovo che introdusse il culto di san Jacopo a Pistoia. Va ricordata anche la presenza di un bell'organo Tronci nota famiglia (insieme agli Agati), di costruttori di organi nel 1700. Originariamente il santo titolare era S. Iohannes, probabilmente il Battista, come era uso per le antiche chiese battesimali; invece dal 1535 è regolarmente registrato il titolo di S. Iohannis Evangeliste. Storico pievano per circa 50 anni è stato don Vittorio Michelozzi, scomparso circa quattro anni or sono. In parrocchia viene celebrata la Santa Messa ogni giorno, alle ore 17.00 in inverno ed alle ore 18.00 in estate, dal lunedì al sabato, quest'ultima è prefestiva; la domenica viene celebrata alle ore 10.30.

Il Barco Reale Mediceo - Un'opera che passa, anzi passava da Montemagno, perché ora è visibile a tratti,solo nel bosco, è il Barco Reale Mediceo, costruito dai Medici nel 1626. Il muro circondava una riserva di caccia per salvaguardare cinghiali, fagiani, lepri, starne ed altri tipi di selvaggina destinata alle caccia dei Granduca; inoltre era prevista anche una rigida salvaguardia dei boschi (querce, castagni, cerri abeti, pini, lecci ecc.) ed arbusti (scopa, ginepro, mirto ecc.). Dai primi decenni del XVII secolo le cacce subirono un declino ed anche il muro del Barco subì lentamente l'abbandono e la decadenza; inoltre con il passaggio ai Lorena nel 1736, la tenuta venne data in gestione agli affittuari i quali non la curarono più a dovere. Con la salita al trono di Pietro Leopoldo nel 1765, causa gli alti costi di gestione, iniziò la "sbandita" che portò ad una diversa destinazione di queste aree. Di questo muro, inizialmente lungo circa 50 km, oggi ne rimangono tracce e resti più o meno ben conservati per circa 30 km. La muratura è in bozze irregolari di pietra arenaria e arenaria macigno, di dimensioni molto grandi legati con calce. Il muro era intervallato da cancelli e chiuse a cateratte; i cancelli sono scomparsi, mentre alcune cateratte esistono sempre. I resti del muro sono un "bene culturale" da salvaguardare e valorizzare. Per quanto riguarda Montemagno dobbiamo dire che c'è la cosiddetta Casa del Guardia, situata in via Bonaccorso da Montemagno. Si tratta di una costruzione risalente all'epoca medicea proprio in prossimità di una porta di accesso del Barco Reale ed era così chiamata perché adibita ad abitazione del guardiacaccia. Attualmente ha perduto le primitive caratteristiche a seguito di varie ristrutturazioni, però si possono ancora notare, nell'angolo nord - ovest i resti dell'attaccatura del muro.

Personaggi illustri - Montemagno ha dato i natali a diversi personaggi noti: Corrado da Montemagno, che fu podestà a Volterra nel 1257, vessillifero guelfo alla battaglia di Benevento e ambasciatore di Pistoia presso Carlo d'Angiò; Matteo da Montemagno, ambasciatore di Firenze in Liguria nel 1428; i due Bonaccorso da Montemagno, uno colto poeta volgare della metà del Trecento, l'altro (il nipote) avvocato e professore di Diritto presso lo Studio Fiorentino ai primi del Quattrocento; infine ricordiamo Coriolano Montemagni, senatore fiorentino che ebbe l'appalto della costruzione del Barco Reale. Da citare anche Franco di Meo Gori, originario della Ferruccia che combatté con valore e lealtà per i Panciatichi. Infine il prete pignolo Michele Tonini originario di Forrottoli (prima metà del Seicento) che scrisse sempre e tutto del paese. Una famiglia "storica" per Montemagno, nel secolo scorso, è stata la "Famiglia Noci"; ricordiamo il capostipite Aquilino Noci, con i suoi figli 6 figli: due gemelli Romolo e Remo, quest'ultimo morto in tenera età, Francesco, Giovanni, Antonio ed Antonietta. La famiglia Noci era una delle poche famiglie patriarcali, proprietaria di terre, che si potevano permettere un certo benessere per quell'epoca. Da ricordare anche che dalla famiglia Noci, nel secolo precedente, aveva avuto i natali un certo Giovanni, diventato sacerdote ed pievano di Montemagno. I figli di Aquilino hanno avuta una vita abbastanza importante, infatti Antonietta era maestra, Romolo fu professore all'Istituto Nazionale Sordomuti, Giovanni fu medico, Francesco rimase a condurre l'azienda, mentre Antonio (detto Tonino) fu professore, ed il più conosciuto fra i fratelli; fra l'altro è stato scritto un libro, dal professore, autore contemporaneo, Giovanni Burchietti: Antonio Noci, un uomo che ha lasciato un impronta. Come non ricordare, quindi, i tratti salienti della sua vita. Antonio nacque a Montemagno il 29 febbraio 1900 e vi trascorse tutta l'infanzia. Durante il servizio militare, a Modena e poi a Firenze, consegue, da autodidatta, la licenza media. Tornato a casa continua il lavoro della terra ma non perde il suo obiettivo, continuare gli studi. Infatti si reca prima a Firenze, poi ad Aosta come istitutore ed è nel 1926 che consegue il diploma di maestro elementare. Quindi dal 1925 al 1926 insegna a Siena presso il convitto nazionale "Pia de' Tolomei, e successivamente a Rapallo; inoltre si iscrive all'Università Cattolica di Milano e dopo aver partecipato al concorso magistrale nel Comune di Pistoia, uscendo vincitore, nel 1929, inizia ad insegnare nelle scuole del capoluogo. In seguito, dal 1934 al 1939 è chiamato ad insegnare a Bolzano, dopodiché ritorna a Pistoia. Nel 1942 riceve dal ministero la medaglia di bronzo per la proficua attività educativa e, sempre nello stesso anno, si trasferisce ad insegnare a Firenze. Durante la guerra, per l'anno scolastico 1943/1944 chiede l'assegnazione provvisoria alla scuola di Forrottoli. Infine, sempre in quell'anno, riesce a laurearsi in Pedagogia. Dopo la guerra, iniziò l'anno scolastico 1944/1945 a Firenze e, nel contempo era vice - sindaco del comune di Quarrata, che spesso raggiungeva da Firenze in bicicletta. Purtroppo, il 12 settembre 1945, per una banale infezione, lascerà la vita terrena. In suo ricordo, alcuni anni fa, è stata intitolata una via proprio a Montemagno.

Prodotti tipici - Montemagno è conosciuto come il paese del vino e dell'olio buono: infatti ci sono diversi agricoltori che producono un ottimo olio Extra Vergine di oliva ed un ottimo vino, sia rosso. rosato e bianco, inoltre non va dimenticata la produzione di un buon vinsanto. Per l'assaggio e l'acquisto di questi deliziosi prodotti tipici della zona sono da ricordare l'azienda agricola Burchietti Andrea Francesco (Via Antonio Noci 103); l'azienda agricola Le Prunaie di Romano Roberto (Via Leano 123); l'azienda agricola Noci Carlo e l'azienda agricola Michelozzi Costantino Marco (entrambe in via Boschetti e Campano). Va ricordato pure che, da alcuni anni esiste un agriturismo, precisamente l'agriturismo Le Colmate (via Leano n. 64), dove si può trovare buona accoglienza, un soggiorno rilassante e la possibilità di raggiungere, in breve tempo, i principali centri turistici e culturali della Toscana. Inoltre l'azienda offre la vendita di prodotti tipici della zona, in primo luogo un ottimo olio extra-vergine di oliva; tale agriturismo si può visitare sui siti internet, alla voce agriturismi in Toscana.

Come arrivare a Montemagno - Uscita autostrada Firenze - Mare di Pistoia o Prato Ovest. Dall' uscita di Pistoia girare a destra ed al semaforo ancora a destra per la Via Bonellina, che conduce a Casalguidi, dopodiché seguire le indicazioni per Quarrata; arrivati al semaforo di Santonuovo, girare a destra e proseguire per circa un km. Da Prato Ovest prendere per Agliana, arrivati al 2° semaforo girare a sinistra e proseguire fino a Quarrata; da qui girare a destra in Via Europa per Casalguidi, ed al semaforo di Santonuovo girare a sinistra e proseguire per circa un km.

Dal Dizionario Corografico della Toscana del Cav. Repetti, stampato nel 1845 e che costituisce la base fondamentale di tutta la storia e la geografia della Toscana ( vi sono indicati tutte le città e i paesi della nostra regione in ordine alfabetico), ritengo fare cosa utile pubblicare quello che riporta su Montemagno e anche se il linguaggio è quello di 150 anni fa (tanto per dire non si parla di Toscana ma di Granducato di Toscana) credo che leggere queste righe sia veramente affascinante.
Monte Magno di Tizzana nella Valle dell'Ombrone pistojese
- Contrada composta di più borgate con chiesa plebana (S. Giovanni decollato) cui fu riunita l'antica chiesa di S. Gregorio a Monte Magno, nella Comunità  e 3 miglia toscane a ponente di Tizzana, Giurisdizione di Carmignano, Diocesi di Pistoja, Compartimento di Firenze. Siede in costa sul fianco settentrionale del Monte Albano, ossia de' Monti di sotto a Pistoja, un miglio toscano circa a settentrione del monastero diruto di S. Baronto. Anche in questo Monte Magno, al pari dell'altro di Calci, sino dai primi secoli dopo il mille esisteva una chiesa dedicata a S. Gregorio Magno di padronato della mensa vescovile di Pistoja. Alla medesima apparteneva un manso, o piccolo podere situato nel piviere di Quarata, che il santo vescovo Atto di Pistoja per istrumento del 4 novembre 1142 cedè al prete Tancredi per l'annuo censo di una libbra di cera da recare alla sua mensa. Infatti l'Imperatore Federigo I nell'atto di concedere ai vescovi di Pistoja un privilegio sotto dì 4 luglio 1155, confermato nell'ottobre del 1196 dal di lui figlio l'Imperatore Arrigo VI, e nel gennajo del 1226 dall'Imperatore Federigo II, fra gli altri benefizj accordati ai vescovi pistojesi, furono concesse le corti di Monte Magno e di Lamporecchio; mentre il Pontefice Onorio III con bolla del 7 luglio 1218 conferiva a Suffredo Vescovo di Pistoja ed ai di lui successori le decime dovute dagli abitanti di Monte Magno, le quali erano state rivendicate dalle mani secolari mercè l'opera del vescovo Ildebrando di lui predecessore. Nel 1254 era rettore della pieve di Monte Magno il prete Gualterotto e nel 1289 esercitava l'ufizio di pievano un Ranieri, il quale per istrumento pubblico dell'8 maggio di detto anno rinunziò al prete Arrighetto la chiesa di S. Martino dei Ponti compresa nel suo piviere. La stessa chiesetta di S. Martino de'Ponti nel 1306 era retta da un prete Andrea, siccome apparisce da due pergamene del capitolo di Pistoja, una delle quali è del 19 dicembre 1306, l'altra del 1 settembre 1189 fu scritta in Piuvica presso la chiesa di S. Sebastiano; la quale ultima dà  a conoscere che la chiesa di S. Martino era posta fra Piuvica e Monte Magno in luogo detto ai Ponti. Che in cotesto Monte Magno esistesse un fortilizio, lo dà  a concepire un istrumento appartenuto agli Agostiniani Romitani di Pistoja, il quale fu rogato nel dì 12 luglio 1332 in Monte Magno nella contrada, o poggio di Castelvecchio, dove nel secolo XIV risiedeva un potestà. A proposito delle membrane venute dal convento degli Agostiniani di Pistoja nel Regio Archivio Diplomatico di Firenze citerò un istrumento del 29 settembre 1410, col quale i frati Agostiniani di Pistoja, come eredi del fu Paolo di ser Gerino, dovendo restituire la dote a donna Selvaggia vedova lasciata dal defunto donatario, venderono una tenuta di quel patrimonio posta nel territorio di Monte Magno e Vignole a Gino del fu Neri Capponi di Firenze. Di un luogo denominato il Cassero nel distretto di Monte Magno è fatta parola in un contratto del 28 giugno 1354 appartenuto all'Opera di S. Jacopo di Pistoja, che possedeva costà  i beni di uno spedaletto, denominato S. Jacopo a Monte Magno. - Fra le pergamene della stessa Opera avvene una del 7 ottobre 1367, dove sono ricordati due rettori di chiese, cioè di S. Maria Novella a Monte Magno, o a Pagliareccio, e di S. Stefano a Monte Magno. Nei secoli posteriori una di esse chiese prese il vocabolo di S. Maria al Santo Nuovo di Monte Magno, mentre l'altra fu detta più specialmente di Campiglia a Monte Magno. Anche la chiesa di Valenzatico era nella Comunità  di Monte Magno. Attualmente la pieve di S. Giovanni decollato a Monte Magno ha sotto la sua giurisdizione le seguenti chiese: 1. la prioria di S. Maria e S. Clemente a Valenzatico; 2. la cura di S. Stefano a Campiglia; 3. quella di S. Maria Novella, ora di S. Germano al Santo Nuovo; 4. S. Michele de' Tonini (oratorio); 5. S. Antonio de' Buonaccorsi (idem). - La chiesa di S. Martino ai Ponti, o è distrutta, o cambiò anch'essa di nome. Non così della chiesa di S. Gregorio Magno rammentata all'anno 1142, la quale nel 1551 costituiva una parrocchiale nella potesteria di Tizzana; ed in quell'anno il suo popolo ascendeva a 244 abitanti. Questo Monte Magno ha dato quattro personaggi illustri; il primo per età  fu quel Corrado da Monte Magno, che nel 1257 era potestà  in Volterra. Il medesimo Corrado da Monte Magno di Pistoja è rammentato dal Malespini e da Giovanni Villani all'anno 1267, quando egli portava l'insegna nel battaglione degli usciti Guelfi toscani alla battaglia di Benevento fra le file degli Angioini contro Manfredi. Lo stesso Corrado insieme con il giudice Odaldo nel 1270 fu inviato ambasciatore dal Comune e città  di Pistoja al re Carlo d'Angiò per ottenere la grazia di conservare il diritto di potere la città  e popolo pistojese eleggersi il podestà , il capitano, ed ogni altro rettore del Comune. La qual concessione regia data in Capua li 13 gennajo 1270, fu pubblicata dal Fioravanti nelle sue Memorie istoriche della città di Pistoja. Anche di un Matteo da Montemagno come uomo diplomatico e giorisperito trovasi un cenno nell'istoria fiorentina all'anno 1428, quando fu inviato dalla Repubblica in Riviera di Genova per procurare che ai Fieschi e ai Fregosi, raccomandati del Comune di Firenze, fossero restituite le loro castella dai ministri del duca di Milano.Più importanti per la storia letteraria sono i nomi de' due Buonaccorsi da Monte Magno. Il primo che era avolo dell'altro, fiorì dopo la metà  del secolo XIV, ed era gonfaloniere in Pistoja nel 1364. Inoltre egli per comune consenso è reputato dopo il Petrarca uno de'più colti poeti volgari della sua età . Il nipote di lui nato da Giovanni e da Taddea Tondi venne a stabilirsi in Firenze nel 1418, dove, unitosi in matrimonio a Isabella di Guido Mannelli, esercitò la carica di giudice assessore del potestà  pel quartiere di S. Croce, e quindi di professore di diritto nello studio fiorentino. Fece anch'esso versi in volgar rima, e disse anco un'orazione alla Signoria di Firenze. La parrocchia plebana di S. Giovanni a Montemagno nel 1551 noverava 380 abitanti; nel 1745 ne aveva 62l; e nel 1833 contava 358 abitanti.

 

Da "Terra e gente del Montalbano pistoiese" di Giuliano Mazzei per edizioni Omnia Minima Editrice - Prato 1980

Montemagno

Un paese di Guelfi

Quando messer lacopo Maria Fioravanti nell'introduzione delle sue Memorie Storiche della Città di Pistoia afferma che la sua Montagna, adorna di ricchi, antichi e popolati castelli, dove sono uomini di buon garbo, e di grata presenza, e femmine senza pari bellissime poteva benissimo riferirsi anche a Montemagno, terra di mezza costa ad occidente dal Montalbano, confinante con la comunità di Serravalle.
Un paese senza centro consistente,essendo le case sparse qua e là sulla collina tra vigne e ulivi, mentre chiesa e campanile, su un rialzo del colle, come su di un piedistallo, sembrano vigilare che nessuno di perda e ognuno abbia il suo  punto di richiamo.
Secondo il repetti il nome di Montemagno sarebbe derivato dallo smembramento della popolazione di un’antica chiesa, dedicata a S. Gregorio Magno, che sorgeva in un luogo ancora oggi detto Badesco, in quel di Valenzatico. Di questa chiesa non rimangono nemmeno le fondamenta.
Anche se montemagno aveva il suo castello, anzi addirittura un perimetro fortificato, detto Castrum Montismagni, di proprietà del Comune di Pistoia, ancora esistente verso la fine del 1300.
La pieve forse era compresa entro le fortificazioni,o , per lo meno, legata a loro.
Oggi più nessuna traccia di questo fortilizio, e dove si dice che fosse, non c’è che terra coltivata, chiamata la cupa, e olivi. E’ certo che scavando a non molta profondità si potrebbero trovare i resti di fortificazioni e anche di persone.
Che ci doveva essere il castrum ce lo fa sapere un atto notarile dei frati Agostiniani Romitani di Pistoia, steso il 12 luglio 1332 in Montemagno nella contrada, o poggio, di Castelvecchio, dove ancora nel XIV secolo risiedeva un podestà.
Questi frati infatti avevano beni ed interessi anche in Montemagno, come ci dice anche un altro documento del 29 settembre 1410, posto nell’archivio dei diplomi in Firenze. Avendo il convento ereditato i beni del fu Paolo di ser Gerino, si era pure assunto l’obbligo di restituire alla vedova, donna Selvaggia, la sua dote, che non era cosa da poco. A tal fine il convento fu costretto a vendere a un certo messer Gino del fu Neri Capponi di Firenze una tenuta di quell’eredità, che parte era in territorio di Montemagno e parte in quel di Vignole, la cui chiesa era filiale di Montemagno.
Naturalmente anche questo castrum Montismagni, come oggi altro paese e castello, subiva le conseguenze delle lotte fra guelfi e ghibellini, passando in possesso ora di questa ora di quella fazione. Nel 1303, ci racconta il Fioravanti, tornato in Toscana e rimessa al potere in Firenze la parte Nera (Guelfa), rafforzato il suo esercito con soldati lucchesi, pensò di cacciare i Bianchi (ghibellini) da Pistoia, portandosi nel suo territorio.
Giunto ai castelli di Montemagno e di Casale, li pose quasi in rovina, e facendo ardere e rubare per quelle contrade, non vi fu casamento che non provasse danni infiniti.
In fondo, però, l’anima dei montemagnesi era stata sempre di tendenza guelfa, come lo è tuttora.
Dopo di che sappiamo ben poco altro di questo castello, nemmeno come fu distrutto.
Sola testimonianza del passato è la grande e bella chiesa romanica dedicata a San Giovanni Evangelista, deturpata però da aggiunte e da modifiche seicentesche, cioè da un pesante loggiato che sorregge una parte dei locali della casa canonica.
Le mura massicce di pietra squadrata, purtroppo ricoperte d’intonaco, s’innalzano su fino alle strette finestrelle, dando alla chiesa una severità semplice e raccolta. La sua pianta ad aula monassidata ha due elementi interessanti e poco comuni: l’orientamento dell’abside verso ovest e la torre campanaria in facciata sulla sinistra della porta principale.  La chiesa fu rialzata dalle finestre in su in tempi recenti, perché le grandi capriate del tetto la soffocavano e la parte aggiunta fu resa alquanto più vivace con fregi e disegni, ricalcati su quelli delle chiese del medioevo, dal pittore pistoiese Azelio Tuci.
Dell’antico edificio rimane oggi visibile solo la parte absidale, ma anche questa più volte rimaneggiata con l’aggiunta della cappella della Compagnia e di una casetta tipo colonica, che potrebbe benissimo essere demolita. Come parrocchia Montemagno risulta essere esistente fin dal primo secolo dopo il Mille ed era di patronato della mensa vescovile di Pistoia.
Infatti a questa medesima mensa apparteneva un manso, ossia un piccolo podere situato nel piviere di Quarrata. Il santo vescovo di Pistoia, Atto (1138 – 1153), con un atto del 4 novembre 1142 lo cedé al pievano di Montemagno prete Tancredi dietro pagamento di un censo annuo di una libbra di cera da recare alla sua mensa, tanto per camuffare la donazione. Questo obbligo fu del tutto estinto verso il 1965. Questa pieve è pure ricordata fino dal 1953 in una Bolla del papa Anastasio IV, favore di Tracio, vescovo di Pistoia (1154).
Nel luglio 1155 l’imperatore Federico I concesse ai vescovi di Pistoia il privilegio di entrare in possesso delle corti di Montemagno e Lamporecchio, atto riconfermato nell’ottobre 1196 da suo figlio, l’imperatore Arrigo VI, e per la terza volta, nel gennaio 1126, anche dall’imperatore Federico II.
Nel frattempo con un Bolla del 7 luglio 1218 il papa Onorio III conferma al vescovo di Pistoia Soffredo Soffredi (1208; e ai suoi successori il diritto di riscuotere le decime, dovute dagli abitanti di Montemagno, decime che erano state rivendicate da persone secolari.
Una pergamena del Capitolo di Pistoia, scritta nella parrocchia di Piuvica il 1 settembre 1189, ci dice che tra Piuvica e Montemagno c’era una località detta Ponti, e là esisteva una chiesa dedicata a S. Martino, ora diruta, S. Martino dei Ponti, che faceva parte del piviere di Montemagno. Nel 1289 il pievano, prete Ranieri, buon prete caritatevole, rinunciò ai suoi diritti sulla chiesa di S. Martino dei Ponti in favore del prete di Piuvica Arrighetto, più povero di lui.
Questo per dire che la pievania di Montemagno era assai ricca, non solo di prestigio, ma anche di beni, più che altro terrieri. Oggi, dati tempi, sono malandati e di poca rendita.
Fin al 1839 questa pieve ebbe sotto la sua giurisdizione la prioria di Valenzatico, la cura di S. Stefano a Campiglio, di S. Germano al Santonuovo, di S. Michele a Vignole, come pure pretese diritti di matrice sulla chiesa della Ferruccia.Anche a Montemagno c’era un piccolo ospedale in una località detta il Cassero. Era comprensibile dato che distava appena un miglio dal passo e dal convento di S. Baronto, un pellegrino francese qui vissuto in eremitaggio fino alla morte con quattro compagni. Il convento fu distrutto nelle lotte tra Panciatichi e cancellieri e abbandonato dai monaci.
Questo ospedale era più che altro un ospizio per i pellegrini ed era sotto al protezione del Comune di Pistoia.
Siccome l’Opera di S. Iacopo ne possedeva i beni, come lo dimostra un contratto del 28 giugno 1354, era chiamato ospedale di S. Iacopo a Montemagno.

 

 
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Pieve di S. Giovanni 1' immagine

Pieve di S. Giovanni facciata

Pieve di S. Giovanni 2' immagine

Pieve di S. Giovanni campanile

Pieve di S. Giovanni 3' immagine

Casa natale di Antonio Noci



Tratto di mura del Barco Reale Mediceo

 

CARNEVALE A MONTEMAGNO
di Damino (Roberto Innocenti)

 

Da alcuni anni, a Montemagno, si svolge il tradizionale corso mascherato per le vie del paese. Infatti le varie borgate, nei mesi precedenti al carnevale, iniziano a preparare un proprio caro allegorico con temi a piacere, (esempi di carri degli anni scorsi: La lampada di Aladino, La favola di Pinocchio, Il pollaio e le galline, La carovana degli indiani, ecc., tanto per ricordarne qualcuno). Questi carri poi sfilano tutti insieme l'ultima domenica di carnevale e la domenica precedente. La manifestazione attira molte persone anche al di fuori del paese, infatti parecchi genitori portano i propri bambini al carnevale, che possono anche salire sui carri allegorici insieme ai bimbi del luogo, e sfilano per tutto il corso allegri e contenti. Il corso di solito inizia verso le ore quindici del pomeriggio ed alla fine ci ritroviamo tutti nella sala del locale circolo Acli, dove i bambini delle scuole materne ed elementari di Montemagno recitano alcune scenette, e dove possiamo mangiare dei buoni bomboloni caldi cucinati dalle signore del luogo. L'ultima domenica di carnevale, inoltre, dopo le recite dei bimbi, c'è l'estrazione di una lotteria, fatta di ricchi premi, ed infine, viene bruciato il Re Carnevale, cioè un pupazzo di cartapesta, fatto ogni anno da una borgata diversa, con un tema diverso. Per saperne di più, ogni anno, alle vicinanze del carnevale, potete contattare il sottoscritto al seguente indirizzo di posta elettronica: robertoinnocenti@alice.it.

                                
 

Maschere della "Buca" in un
Carnevale di qualche anno fa

Carnevale 2009



Frate "Barinci"

 Carro

La famiglia "Barinci"

"Lucciole" sul carro


A Montemagno aperto un nuovo agriturismo: "Abbonbrì"

A Montemagno è aperto da qualche mese un nuovo agriturismo, Abbonbrì, immerso nella campagna, nel bel mezzo di un uliveto, lontano dai rumori delle città, ma al tempo stesso vicino ad esse, raggiungibili in poco tempo di auto, come ad esempio Pistoia, Firenze, Vinci, Pisa, Montecatini, città d’arte bellissime da visitare, per poi, la sera, ritornare a Montemagno,  in campagna, a rilassarsi sotto un bel pergolato  d’estate, o al  calore di un bel caminetto  d’inverno, e gustando una ottima e tipica cucina toscana fatta con prodotti propri. Sarete accolti con un bel sorriso dalla titolare Giuditta, che vi accompagnerà nelle varie attività dell’agriturismo per tutta la vostra permanenza, e vi sentirete proprio come a casa vostra. L’agriturismo Abbonbrì si trova in via Montemagno 38, sulla strada che da Santonuovo conduce a Montemagno, dopo poco aver iniziato la salita, a sinistra, si trova una stradina sterrata, con l’indicazione dell’agriturismo, consultabile al sito www.abbonbri.it, e/o mettendovi in contatto tramite mail all’indirizzo info@abbonbri.it oppure ai numeri telefonici 0573 / 735770 cellulare 347 / 5454637

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Sulla strada per Montemagno girare a sinistra
per l'Agriturismo Abbonbrì


Agriturismo Abbonbrì: 1' immagine

Agriturismo Abbonbrì e Pieve di S. Giovanni
1' immagine


Agriturismo Abbonbrì: 2' immagine



Agriturismo Abbonbrì e Pieve di
S. Giovanni 2' immagine



Agriturismo Abbonbrì 3' immagine

Agriturismo Abbonbrì 4' immagine



Una cena da Abbonbrì



Veduta notturna da Abbonbrì

FESTA 23/26 GIUGNO 2011

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