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MONTEMAGNO di QUARRATA
di Damino ( Roberto Innocenti)
Montemagno è una frazione del comune di Quarrata, provincia di
Pistoia, situata sul fianco settentrionale del Montalbano:è composta da
più borgate ed ha per centro l'antica Pieve di San Giovanni Evangelista;
al 30 settembre 2002 all' anagrafe del comune di Quarrata a Montemagno
sono censiti 791 abitanti. Le borgate sono: Montemagno, Forrottoli,
Leano,
suddivise a loro volta in una miriade di casolari: Dreoni, Michelino, La
Buca, La Fonte, il Campano, i Gironi, Forimortola, il Granduca e gli
Spazzoli. Nel bosco del Montalbano vi passa il muro del Barco Reale
Mediceo di cui tratterò più avanti. L'attività prevalente è stata
l'agricoltura con la coltivazione di olivi e viti, purtroppo oggi i
coltivatori veri e propri sono rimasti in pochi, perché molti sono andati
a lavorare a Quarrata in ditte di falegnameria o tappezzeria, settori
trainanti del capoluogo comunale. Però negli ultimi decenni c'è stato
anche un ritorno, vale a dire che molte case sono state acquistate, ristrutturate ed
abitate da cittadini per lo più provenienti da Prato o Firenze. Inoltre
non va dimenticato che nel secolo scorso, fino verso gli anni '60,
esisteva anche l' attività di estrazione della pietra dalle cave situate
nel Montalbano, per lo più verso la parte di Forrottoli (di questa
attività tratterò in un capitolo a parte). Un' altra ricchezza del monte
è l'acqua: infatti ci sono diverse sorgenti, una la Fonte, che disseta
Montemagno e che fu anche incanalata dai Medici per portare l'acqua presso
la loro tenuta della Villa Magia a Quarrata, poi abbiamo quella del Guado
che disseta tutt'ora l'intera zona di Forrottoli ed infine la sorgente del Pillone che porta l'acqua a Lamporecchio.
La storia
- La nascita e lo sviluppo di Montemagno (toponimo latino
composto dal sostantivo "monte" e dall'aggettivo "magnus"
che significa appunto grande) segue un po' l'andamento della storia di
Quarrata, in quanto, prima dei romani, si hanno indizi solo di piccole
colonie di origini ligure che abitavano sulle pendici selvose del
Montalbano. Con l'avvento dei romani, nel II secolo a.C., ci fu un'
intensa colonizzazione agraria della zona, chiamata Centuriazione Romana,
che consisteva in un sistema di lottizzazione della terra che veniva
assegnata ai coloni. Si ricorda anche il rinvenimento nella zona di
Montemagno di manufatti litici di età preistorica e frammenti di ceramica
romana. Per quanto riguarda le età successive a quella romana, non si
conosce molto, fino a partire dal VIII secolo, quando compare la prima
documentazione scritta al tempo dei Longobardi che erano presenti su tutto
il territorio del pistoiese. Successivamente, tra il IX e X secolo, si
afferma una organizzazione del territorio per pievi, perché in quel
periodo si assesta il sistema feudale con la sua economia curtense che
gravita verso il feudo ed il suo signore. La Chiesa pistoiese si integra
nel sistema feudale, ed i suoi vescovi iniziano ad accrescere la potenza e
la ricchezza in beni fondiari del Vescovado. Intanto fra i tanti piccoli e
grandi feudatari laici emergono due famiglie importanti: i Cadolingi e i
Guidi. Famiglie minori, cioè subordinate a queste due, si stabiliscono a
Tizzana, Vignole, Buriano e Montemagno; in ciascuno di questi centri viene
edificato un castello ed anche a Montemagno ma di questo non rimangono
tracce, se non nelle fonti storiche. Infatti il Repetti (1839) nel suo
"Dizionario corografico della Toscana" ci ricorda la presenza di
un podestà nel XIV secolo; oggi sulla sommità del colle sorge solo la
pieve. Montemagno è stato il "comune" più brillante, attorno a
Pistoia, nel Duecento, perché da questa località passava la strada che
congiungeva Pistoia a Lamporecchio, per poi arrivare fino al porto di
Pisa, utile quindi per tutti i traffici e commerci di allora. Questo
avvenne quando era imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa
e gli abitanti di Montemagno erano circa 2.000, fra la pieve e le borgate
sottostanti. In quel periodo l'antica pieve ebbe come "vassalli"
le cappelle: di Santa Maria al Santonuovo, S. Stefano a Campiglio,
S. Clemente a Valenzatico, San Gregorio Magno presso la Magia, S. Martino
del ponte, S. Michele a Vignole e S.S. Filippo e Giacomo alla Ferruccia.
Ai primi del Trecento, per Montemagno iniziò il declino, quando, sotto il
comando di Carlo Di Valois, vi fu posto il comando per attaccare Pistoia e
quindi ci furono incendi e saccheggi in tutte le contrade del posto. La
popolazione iniziò a diminuire e dopo la peste del 1384 si contavano solo
400 anime. Gli eventi peggiori si registrarono nel 1369 con le rivolte
banditesche e durante la peste del 1630. Nel Cinquecento si diffonde il
sistema della fattoria, con il raggruppamento dei poderi in masse più
compatte, facenti capo ad un centro direzionale dell'attività produttiva.
Anche nell'Ottocento l'assetto del territorio non subisce sostanziali
variazioni, infatti l'agricoltura è il cardine dell'economia e la
popolazione nel 1845 è di 421 abitanti. In collina, quindi anche a
Montemagno, prevalgono le terrazze per la coltivazione della vite e
dell'olivo; inoltre viene sfruttato anche il bosco, un'importante risorsa
per la lavorazione del legno. Col passare degli anni arriviamo al secolo
scorso, dove, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi incendiarono
il Castello dei Gironi e vi uccisero un rifugiato. Dopo la crisi della
mezzadria, c'è stato l'esodo dalle campagne, soprattutto dalle zone
collinari a favore dei quelle pianeggianti, dove c'è stato lo sviluppo
industriale.
La Pieve di San Giovanni
- La pieve è eretta sopra un colle da cui si domina tutta la
pianura pistoiese, pratese e fiorentina, infatti, nelle belle giornate di
sole con il cielo limpidissimo, è possibile vedere la "Cupola del
Duomo di Firenze". La pieve è documentata per la prima volta nel
1132 ed era compresa nel perimetro fortificato del castello di Montemagno;
durante il XVII secolo è stata rimaneggiata, ma la parte absidale
conserva ancora le antiche strutture romaniche; da notare all'esterno la
posizione che occupa la torre campanaria, situata sulla facciata a
sinistra della porta principale, inoltre l'entrata è coperta da un bel
loggiato. All'interno, ad una navata coperta a capriate, dietro l'altare
maggiore, si trova una "Trasfigurazione di Nostro Signore"
(1652) su tela di Girolamo Scaglia, pittore lucchese morto nel 1686,
mentre a sinistra, appena subito dopo l'entrata, nella nicchia del fonte
battesimale si trova dipinto un Battesimo di Cristo (1935) di Azeglio Tuci,
il quale decorò anche le capriate, mentre a destra c'è un affresco della
fine del Settecento che rappresenta il "Bambino con S.
Giovannino". Sempre all'interno ci sono da segnalare i quattro altari
laterali del XVII secolo e l'altare maggiore in pietra. Al primo altare di
sinistra è custodita la statua - reliquario di sant' Atto, il vescovo che
introdusse il culto di san Jacopo a Pistoia. Va ricordata anche la
presenza di un bell'organo Tronci nota famiglia (insieme agli Agati), di
costruttori di organi nel 1700. Originariamente il santo titolare era S.
Iohannes, probabilmente il Battista, come era uso per le antiche chiese
battesimali; invece dal 1535 è regolarmente registrato il titolo di S.
Iohannis Evangeliste. Storico pievano per circa 50 anni è stato don
Vittorio Michelozzi, scomparso circa quattro anni or sono. In parrocchia
viene celebrata la Santa Messa ogni giorno, alle ore 17.00 in inverno ed
alle ore 18.00 in estate, dal lunedì al sabato, quest'ultima è
prefestiva; la domenica viene celebrata alle ore 10.30.
Il Barco Reale Mediceo - Un'opera che passa, anzi passava da Montemagno,
perché ora è visibile a tratti,solo nel bosco, è il Barco Reale
Mediceo, costruito dai Medici nel 1626. Il muro circondava una riserva di
caccia per salvaguardare cinghiali, fagiani, lepri, starne ed altri tipi
di selvaggina destinata alle caccia dei Granduca; inoltre era prevista
anche una rigida salvaguardia dei boschi (querce, castagni, cerri abeti,
pini, lecci ecc.) ed arbusti (scopa, ginepro, mirto ecc.). Dai primi
decenni del XVII secolo le cacce subirono un declino ed anche il muro del
Barco subì lentamente l'abbandono e la decadenza; inoltre con il
passaggio ai Lorena nel 1736, la tenuta venne data in gestione agli
affittuari i quali non la curarono più a dovere. Con la salita al trono
di Pietro Leopoldo nel 1765, causa gli alti costi di gestione, iniziò la
"sbandita" che portò ad una diversa destinazione di queste
aree. Di questo muro, inizialmente lungo circa 50 km, oggi ne rimangono
tracce e resti più o meno ben conservati per circa 30 km. La muratura è
in bozze irregolari di pietra arenaria e arenaria macigno, di dimensioni
molto grandi legati con calce. Il muro era intervallato da cancelli e
chiuse a cateratte; i cancelli sono scomparsi, mentre alcune cateratte
esistono sempre. I resti del muro sono un "bene culturale" da
salvaguardare e valorizzare. Per quanto riguarda Montemagno dobbiamo dire
che c'è la cosiddetta Casa del Guardia, situata in via Bonaccorso da
Montemagno. Si tratta di una costruzione risalente all'epoca medicea
proprio in prossimità di una porta di accesso del Barco Reale ed era
così chiamata perché adibita ad abitazione del guardiacaccia.
Attualmente ha perduto le primitive caratteristiche a seguito di varie
ristrutturazioni, però si possono ancora notare, nell'angolo nord - ovest
i resti dell'attaccatura del muro.
Personaggi illustri - Montemagno ha dato i natali a diversi
personaggi noti: Corrado da Montemagno, che fu podestà a Volterra nel
1257, vessillifero guelfo alla battaglia di Benevento e ambasciatore di
Pistoia presso Carlo d'Angiò; Matteo da Montemagno, ambasciatore di
Firenze in Liguria nel 1428; i due Bonaccorso da Montemagno, uno colto
poeta volgare della metà del Trecento, l'altro (il nipote) avvocato e
professore di Diritto presso lo Studio Fiorentino ai primi del
Quattrocento; infine ricordiamo Coriolano Montemagni, senatore fiorentino
che ebbe l'appalto della costruzione del Barco Reale. Da citare anche
Franco di Meo Gori, originario della Ferruccia che combatté con valore e
lealtà per i Panciatichi. Infine il prete pignolo Michele Tonini
originario di Forrottoli (prima metà del Seicento) che scrisse sempre e
tutto del paese. Una famiglia "storica" per Montemagno, nel
secolo scorso, è stata la "Famiglia Noci"; ricordiamo il
capostipite Aquilino Noci, con i suoi figli 6 figli: due gemelli Romolo e
Remo, quest'ultimo morto in tenera età, Francesco, Giovanni, Antonio ed
Antonietta. La famiglia Noci era una delle poche famiglie patriarcali,
proprietaria di terre, che si potevano permettere un certo benessere per
quell'epoca. Da
ricordare anche che dalla famiglia Noci, nel secolo precedente, aveva
avuto i natali un certo Giovanni, diventato sacerdote ed pievano di
Montemagno. I figli di Aquilino hanno avuta una vita abbastanza
importante, infatti Antonietta era maestra, Romolo fu professore
all'Istituto Nazionale Sordomuti, Giovanni fu medico, Francesco rimase a
condurre l'azienda, mentre Antonio (detto Tonino) fu professore, ed il
più conosciuto fra i fratelli; fra l'altro è stato scritto un libro, dal
professore, autore contemporaneo, Giovanni Burchietti: Antonio Noci, un
uomo che ha lasciato un impronta. Come non ricordare, quindi, i tratti
salienti della sua vita. Antonio nacque a Montemagno il 29 febbraio 1900 e
vi trascorse tutta l'infanzia. Durante il servizio militare, a Modena e
poi a Firenze, consegue, da autodidatta, la licenza media. Tornato a casa
continua il lavoro della terra ma non perde il suo obiettivo, continuare
gli studi. Infatti si reca prima a Firenze, poi ad Aosta come istitutore
ed è nel 1926 che consegue il diploma di maestro elementare. Quindi dal
1925 al 1926 insegna a Siena presso il convitto nazionale "Pia de'
Tolomei, e successivamente a Rapallo; inoltre si iscrive all'Università
Cattolica di Milano e dopo aver partecipato al concorso magistrale nel
Comune di Pistoia, uscendo vincitore, nel 1929, inizia ad insegnare nelle
scuole del capoluogo. In seguito, dal 1934 al 1939 è chiamato ad
insegnare a Bolzano, dopodiché ritorna a Pistoia. Nel 1942 riceve dal
ministero la medaglia di bronzo per la proficua attività educativa e,
sempre nello stesso anno, si trasferisce ad insegnare a Firenze. Durante
la guerra, per l'anno scolastico 1943/1944 chiede l'assegnazione
provvisoria alla scuola di Forrottoli. Infine, sempre in quell'anno,
riesce a laurearsi in Pedagogia. Dopo la guerra, iniziò l'anno scolastico
1944/1945 a Firenze e, nel contempo era vice - sindaco del comune di
Quarrata, che spesso raggiungeva da Firenze in bicicletta. Purtroppo, il
12 settembre 1945, per una banale infezione, lascerà la vita terrena. In
suo ricordo, alcuni anni fa, è stata intitolata una via proprio a
Montemagno.
Prodotti tipici -
Montemagno è conosciuto come il paese del vino e
dell'olio buono: infatti ci sono diversi agricoltori che producono un
ottimo olio Extra Vergine di oliva ed un ottimo vino, sia rosso. rosato e
bianco, inoltre non va dimenticata la produzione di un buon vinsanto. Per
l'assaggio e l'acquisto di questi deliziosi prodotti tipici della zona
sono da ricordare l'azienda agricola Burchietti Andrea Francesco (Via
Antonio Noci 103); l'azienda agricola Le Prunaie di Romano Roberto (Via
Leano 123); l'azienda agricola Noci Carlo e l'azienda agricola Michelozzi
Costantino Marco (entrambe in via Boschetti e Campano). Va ricordato pure
che, da alcuni anni esiste un agriturismo, precisamente l'agriturismo Le
Colmate (via Leano n. 64), dove si può trovare buona accoglienza, un
soggiorno rilassante e la possibilità di raggiungere, in breve tempo, i
principali centri turistici e culturali della Toscana. Inoltre l'azienda
offre la vendita di prodotti tipici della zona, in primo luogo un ottimo
olio extra-vergine di oliva; tale agriturismo si può visitare sui siti
internet, alla voce agriturismi in Toscana.
Come arrivare a
Montemagno - Uscita autostrada Firenze - Mare di Pistoia o Prato Ovest.
Dall' uscita di Pistoia girare a destra ed al semaforo ancora a destra per
la Via Bonellina, che conduce a Casalguidi, dopodiché seguire le
indicazioni per Quarrata; arrivati al semaforo di Santonuovo, girare a
destra e proseguire per circa un km. Da Prato Ovest prendere per Agliana,
arrivati al 2° semaforo girare a sinistra e proseguire fino a Quarrata;
da qui girare a destra in Via Europa per Casalguidi, ed al semaforo di
Santonuovo girare a sinistra e proseguire per circa un km.
Dal Dizionario Corografico della Toscana
del Cav. Repetti, stampato nel 1845 e che costituisce la
base fondamentale di tutta la storia e la geografia della Toscana ( vi
sono indicati tutte le città e i paesi della nostra regione in ordine
alfabetico), ritengo fare cosa utile pubblicare quello che riporta su
Montemagno e anche se il linguaggio è quello di 150 anni fa (tanto per dire
non si parla di Toscana ma di Granducato di Toscana) credo che leggere
queste righe sia veramente affascinante.
Monte Magno di Tizzana nella Valle dell'Ombrone pistojese - Contrada
composta di più borgate con chiesa plebana (S. Giovanni decollato) cui fu
riunita l'antica chiesa di S. Gregorio a Monte Magno, nella Comunità e 3
miglia toscane a ponente di Tizzana, Giurisdizione di Carmignano, Diocesi
di Pistoja, Compartimento di Firenze. Siede in costa sul fianco
settentrionale del Monte Albano, ossia de' Monti di sotto a Pistoja, un
miglio toscano circa a settentrione del monastero diruto di S. Baronto. Anche
in questo Monte Magno, al pari dell'altro di Calci, sino dai primi secoli
dopo il mille esisteva una chiesa dedicata a S. Gregorio Magno di
padronato della mensa vescovile di Pistoja. Alla medesima apparteneva un
manso, o piccolo podere situato nel piviere di Quarata, che il santo
vescovo Atto di Pistoja per istrumento del 4 novembre 1142 cedè al prete
Tancredi per l'annuo censo di una libbra di cera da recare alla sua mensa.
Infatti l'Imperatore Federigo I nell'atto di concedere ai vescovi di
Pistoja un privilegio sotto dì 4 luglio 1155, confermato nell'ottobre del
1196 dal di lui figlio l'Imperatore Arrigo VI, e nel gennajo del 1226
dall'Imperatore Federigo II, fra gli altri benefizj accordati ai vescovi
pistojesi, furono concesse le corti di Monte Magno e di Lamporecchio;
mentre il Pontefice Onorio III con bolla del 7 luglio 1218 conferiva a
Suffredo Vescovo di Pistoja ed ai di lui successori le decime dovute dagli
abitanti di Monte Magno, le quali erano state rivendicate dalle mani
secolari mercè l'opera del vescovo Ildebrando di lui predecessore. Nel
1254 era rettore della pieve di Monte Magno il prete Gualterotto e nel
1289 esercitava l'ufizio di pievano un Ranieri, il quale per istrumento
pubblico dell'8 maggio di detto anno rinunziò al prete Arrighetto la
chiesa di S. Martino dei Ponti compresa nel suo piviere. La stessa
chiesetta di S. Martino de'Ponti nel 1306 era retta da un prete Andrea,
siccome apparisce da due pergamene del capitolo di Pistoja, una delle
quali è del 19 dicembre 1306, l'altra del 1 settembre 1189 fu scritta in
Piuvica presso la chiesa di S. Sebastiano; la quale ultima dà a conoscere
che la chiesa di S. Martino era posta fra Piuvica e Monte Magno in luogo
detto ai Ponti. Che in cotesto Monte Magno esistesse un fortilizio, lo dà
a concepire un istrumento appartenuto agli Agostiniani Romitani di
Pistoja, il quale fu rogato nel dì 12 luglio 1332 in Monte Magno nella
contrada, o poggio di Castelvecchio, dove nel secolo XIV risiedeva un
potestà. A proposito delle membrane venute dal convento degli Agostiniani
di Pistoja nel Regio Archivio Diplomatico di Firenze citerò un istrumento
del 29 settembre 1410, col quale i frati Agostiniani di Pistoja, come
eredi del fu Paolo di ser Gerino, dovendo restituire la dote a donna
Selvaggia vedova lasciata dal defunto donatario, venderono una tenuta di
quel patrimonio posta nel territorio di Monte Magno e Vignole a Gino del
fu Neri Capponi di Firenze. Di un luogo denominato il Cassero nel
distretto di Monte Magno è fatta parola in un contratto del 28 giugno 1354
appartenuto all'Opera di S. Jacopo di Pistoja, che possedeva costà i beni
di uno spedaletto, denominato S. Jacopo a Monte Magno. - Fra le pergamene
della stessa Opera avvene una del 7 ottobre 1367, dove sono ricordati due
rettori di chiese, cioè di S. Maria Novella a Monte Magno, o a
Pagliareccio, e di S. Stefano a Monte Magno. Nei secoli posteriori una di
esse chiese prese il vocabolo di S. Maria al Santo Nuovo di Monte Magno,
mentre l'altra fu detta più specialmente di Campiglia a Monte Magno. Anche
la chiesa di Valenzatico era nella Comunità di Monte Magno. Attualmente
la pieve di S. Giovanni decollato a Monte Magno ha sotto la sua
giurisdizione le seguenti chiese: 1. la prioria di S. Maria e S. Clemente
a Valenzatico; 2. la cura di S. Stefano a Campiglia; 3. quella di S. Maria
Novella, ora di S. Germano al Santo Nuovo; 4. S. Michele de' Tonini
(oratorio); 5. S. Antonio de' Buonaccorsi (idem). - La chiesa di S.
Martino ai Ponti, o è distrutta, o cambiò anch'essa di nome. Non così
della chiesa di S. Gregorio Magno rammentata all'anno 1142, la quale nel
1551 costituiva una parrocchiale nella potesteria di Tizzana; ed in
quell'anno il suo popolo ascendeva a 244 abitanti. Questo Monte Magno ha
dato quattro personaggi illustri; il primo per età fu quel Corrado da
Monte Magno, che nel 1257 era potestà in Volterra. Il medesimo Corrado da
Monte Magno di Pistoja è rammentato dal Malespini e da Giovanni Villani
all'anno 1267, quando egli portava l'insegna nel battaglione degli usciti
Guelfi toscani alla battaglia di Benevento fra le file degli Angioini
contro Manfredi. Lo stesso Corrado insieme con il giudice Odaldo nel 1270
fu inviato ambasciatore dal Comune e città di Pistoja al re Carlo d'Angiò
per ottenere la grazia di conservare il diritto di potere la città e
popolo pistojese eleggersi il podestà , il capitano, ed ogni altro rettore
del Comune. La qual concessione regia data in Capua li 13 gennajo 1270, fu
pubblicata dal Fioravanti nelle sue Memorie istoriche della città di
Pistoja. Anche di un Matteo da Montemagno come uomo diplomatico e
giorisperito trovasi un cenno nell'istoria fiorentina all'anno 1428,
quando fu inviato dalla Repubblica in Riviera di Genova per procurare che
ai Fieschi e ai Fregosi, raccomandati del Comune di Firenze, fossero
restituite le loro castella dai ministri del duca di Milano.Più importanti
per la storia letteraria sono i nomi de' due Buonaccorsi da Monte Magno. Il
primo che era avolo dell'altro, fiorì dopo la metà del secolo XIV, ed era
gonfaloniere in Pistoja nel 1364. Inoltre egli per comune consenso è
reputato dopo il Petrarca uno de'più colti poeti volgari della sua età .
Il nipote di lui nato da Giovanni e da Taddea Tondi venne a stabilirsi in
Firenze nel 1418, dove, unitosi in matrimonio a Isabella di Guido
Mannelli, esercitò la carica di giudice assessore del potestà pel
quartiere di S. Croce, e quindi di professore di diritto nello studio
fiorentino. Fece anch'esso versi in volgar rima, e disse anco un'orazione
alla Signoria di Firenze. La parrocchia plebana di S. Giovanni a
Montemagno nel 1551 noverava 380 abitanti; nel 1745 ne aveva 62l; e nel
1833 contava 358 abitanti.
Da "Terra e gente del Montalbano pistoiese" di Giuliano Mazzei per edizioni Omnia Minima Editrice -
Prato 1980
Montemagno
Un paese di Guelfi
Quando messer lacopo
Maria Fioravanti nell'introduzione delle sue Memorie Storiche della
Città di Pistoia afferma che la sua Montagna, adorna di ricchi,
antichi e popolati castelli, dove sono uomini di buon garbo, e di grata
presenza, e femmine senza pari bellissime poteva benissimo riferirsi
anche a Montemagno, terra di mezza costa ad occidente dal Montalbano,
confinante con la comunità di Serravalle.
Un paese senza centro
consistente,essendo le case sparse qua e là sulla collina tra vigne e
ulivi, mentre chiesa e campanile, su un rialzo del colle, come su di un
piedistallo, sembrano vigilare che nessuno di perda e ognuno abbia il suo
punto di richiamo.
Secondo il repetti il
nome di Montemagno sarebbe derivato dallo smembramento della popolazione
di un’antica chiesa, dedicata a S. Gregorio Magno, che sorgeva in un luogo
ancora oggi detto Badesco, in quel di Valenzatico. Di questa chiesa
non rimangono nemmeno le fondamenta.
Anche se montemagno aveva
il suo castello, anzi addirittura un perimetro fortificato, detto
Castrum Montismagni, di proprietà del Comune di Pistoia, ancora
esistente verso la fine del 1300.
La pieve forse era compresa entro le fortificazioni,o , per lo meno,
legata a loro.
Oggi più nessuna traccia di questo fortilizio, e dove si dice che fosse,
non c’è che terra coltivata, chiamata la cupa, e olivi. E’ certo
che scavando a non molta profondità si potrebbero trovare i resti di
fortificazioni e anche di persone.
Che ci doveva essere il
castrum ce lo fa sapere un atto notarile dei frati Agostiniani
Romitani di Pistoia, steso il 12 luglio 1332 in Montemagno nella contrada,
o poggio, di Castelvecchio, dove ancora nel XIV secolo risiedeva un
podestà.
Questi frati infatti
avevano beni ed interessi anche in Montemagno, come ci dice anche un altro
documento del 29 settembre 1410, posto nell’archivio dei diplomi in
Firenze. Avendo il convento ereditato i beni del fu Paolo di ser Gerino,
si era pure assunto l’obbligo di restituire alla vedova, donna Selvaggia,
la sua dote, che non era cosa da poco. A tal fine il convento fu costretto
a vendere a un certo messer Gino del fu Neri Capponi di Firenze una tenuta
di quell’eredità, che parte era in territorio di Montemagno e parte in
quel di Vignole, la cui chiesa era filiale di Montemagno.
Naturalmente anche questo castrum Montismagni,
come oggi altro paese e castello, subiva le conseguenze delle lotte fra
guelfi e ghibellini, passando in possesso ora di questa ora di quella
fazione. Nel 1303, ci racconta il Fioravanti, tornato in Toscana e rimessa
al potere in Firenze la parte Nera (Guelfa), rafforzato il suo esercito
con soldati lucchesi, pensò di cacciare i Bianchi (ghibellini) da Pistoia,
portandosi nel suo territorio.
Giunto ai castelli di Montemagno e di Casale, li pose quasi in rovina, e
facendo ardere e rubare per quelle contrade, non vi fu casamento che non
provasse danni infiniti.
In fondo, però, l’anima dei montemagnesi era stata sempre di tendenza
guelfa, come lo è tuttora.
Dopo di che sappiamo ben poco altro di questo castello, nemmeno come fu
distrutto.
Sola testimonianza del passato è la grande e bella chiesa romanica
dedicata a San Giovanni Evangelista, deturpata però da aggiunte e da
modifiche seicentesche, cioè da un pesante loggiato che sorregge una parte
dei locali della casa canonica.
Le mura massicce di pietra squadrata, purtroppo ricoperte d’intonaco,
s’innalzano su fino alle strette finestrelle, dando alla chiesa una
severità semplice e raccolta. La sua pianta ad aula monassidata ha due
elementi interessanti e poco comuni: l’orientamento dell’abside verso
ovest e la torre campanaria in facciata sulla sinistra della porta
principale. La chiesa fu rialzata dalle finestre in su in tempi recenti,
perché le grandi capriate del tetto la soffocavano e la parte aggiunta fu
resa alquanto più vivace con fregi e disegni, ricalcati su quelli delle
chiese del medioevo, dal pittore pistoiese Azelio Tuci.
Dell’antico edificio rimane oggi visibile solo la parte absidale, ma anche
questa più volte rimaneggiata con l’aggiunta della cappella della
Compagnia e di una casetta tipo colonica, che potrebbe benissimo essere
demolita. Come parrocchia Montemagno risulta essere esistente fin dal
primo secolo dopo il Mille ed era di patronato della mensa vescovile di
Pistoia.
Infatti a questa medesima mensa apparteneva un manso, ossia un
piccolo podere situato nel piviere di Quarrata. Il santo vescovo di
Pistoia, Atto (1138 – 1153), con un atto del 4 novembre 1142 lo cedé al
pievano di Montemagno prete Tancredi dietro pagamento di un censo annuo di
una libbra di cera da recare alla sua mensa, tanto per camuffare la
donazione. Questo obbligo fu del tutto estinto verso il 1965. Questa pieve
è pure ricordata fino dal 1953 in una Bolla del papa Anastasio IV,
favore di Tracio, vescovo di Pistoia (1154).
Nel luglio 1155 l’imperatore Federico I concesse ai vescovi di Pistoia il
privilegio di entrare in possesso delle corti di Montemagno e
Lamporecchio, atto riconfermato nell’ottobre 1196 da suo figlio,
l’imperatore Arrigo VI, e per la terza volta, nel gennaio 1126, anche
dall’imperatore Federico II.
Nel frattempo con un Bolla del 7 luglio 1218 il papa Onorio III conferma
al vescovo di Pistoia Soffredo Soffredi (1208; e ai suoi successori il
diritto di riscuotere le decime, dovute dagli abitanti di Montemagno,
decime che erano state rivendicate da persone secolari.
Una pergamena del Capitolo di Pistoia, scritta nella parrocchia di Piuvica
il 1 settembre 1189, ci dice che tra Piuvica e Montemagno c’era una
località detta Ponti, e là esisteva una chiesa dedicata a S.
Martino, ora diruta, S. Martino dei Ponti, che faceva parte del piviere di
Montemagno. Nel 1289 il pievano, prete Ranieri, buon prete caritatevole,
rinunciò ai suoi diritti sulla chiesa di S. Martino dei Ponti in favore
del prete di Piuvica Arrighetto, più povero di lui.
Questo per dire che la pievania di Montemagno era assai ricca, non solo di
prestigio, ma anche di beni, più che altro terrieri. Oggi, dati tempi,
sono malandati e di poca rendita.
Fin al 1839 questa pieve ebbe sotto la sua giurisdizione la prioria di
Valenzatico, la cura di S. Stefano a Campiglio, di S. Germano al
Santonuovo, di S. Michele a Vignole, come pure pretese diritti di matrice
sulla chiesa della Ferruccia.Anche a Montemagno c’era un piccolo ospedale
in una località detta il Cassero. Era comprensibile dato che
distava appena un miglio dal passo e dal convento di S. Baronto, un
pellegrino francese qui vissuto in eremitaggio fino alla morte con quattro
compagni. Il convento fu distrutto nelle lotte tra Panciatichi e
cancellieri e abbandonato dai monaci.
Questo ospedale era più che altro un ospizio per i pellegrini ed era sotto
al protezione del Comune di Pistoia.
Siccome l’Opera di S. Iacopo ne possedeva i beni, come lo dimostra un
contratto del 28 giugno 1354, era chiamato ospedale di S. Iacopo a
Montemagno.
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Pieve di S. Giovanni 1' immagine

Pieve di S. Giovanni facciata

Pieve di S. Giovanni 2' immagine

Pieve di S. Giovanni campanile

Pieve di S. Giovanni 3' immagine

Casa natale di Antonio Noci

Tratto di mura del Barco Reale Mediceo
CARNEVALE A MONTEMAGNO
di Damino
(Roberto Innocenti)
Da alcuni anni, a Montemagno, si svolge il
tradizionale corso mascherato per le vie del paese. Infatti le varie
borgate, nei mesi precedenti al carnevale, iniziano a preparare un proprio
caro allegorico con temi a piacere, (esempi di carri degli anni scorsi: La
lampada di Aladino, La favola di Pinocchio, Il pollaio e le galline, La
carovana degli indiani, ecc., tanto per ricordarne qualcuno).
Questi carri poi sfilano tutti insieme l'ultima domenica
di carnevale e la domenica precedente. La manifestazione attira molte
persone anche al di fuori del paese, infatti parecchi genitori portano i
propri bambini al carnevale, che possono anche salire sui carri allegorici
insieme ai bimbi del luogo, e sfilano per tutto il corso allegri e contenti.
Il corso di solito inizia verso le ore quindici del pomeriggio ed alla fine
ci ritroviamo tutti nella sala del locale circolo Acli, dove i bambini delle
scuole materne ed elementari di Montemagno recitano alcune scenette, e dove
possiamo mangiare dei buoni bomboloni caldi cucinati dalle signore del
luogo. L'ultima domenica di carnevale, inoltre,
dopo le recite dei bimbi, c'è l'estrazione di una lotteria, fatta di ricchi
premi, ed infine, viene bruciato il Re Carnevale, cioè un pupazzo di
cartapesta, fatto ogni anno da una borgata diversa, con un tema diverso. Per
saperne di più, ogni anno, alle vicinanze del carnevale, potete contattare
il sottoscritto al seguente indirizzo di posta elettronica:
robertoinnocenti@alice.it.

Maschere della "Buca" in un
Carnevale di qualche anno fa
Carnevale 2009

Frate "Barinci"

Carro

La famiglia "Barinci"

"Lucciole" sul carro
A Montemagno aperto un nuovo agriturismo: "Abbonbrì"
A Montemagno è aperto da qualche mese un nuovo
agriturismo, Abbonbrì, immerso nella campagna, nel bel mezzo di un uliveto,
lontano dai rumori delle città, ma al tempo stesso vicino ad esse,
raggiungibili in poco tempo di auto, come ad esempio Pistoia, Firenze,
Vinci, Pisa, Montecatini, città d’arte bellissime da visitare, per poi, la
sera, ritornare a Montemagno, in campagna, a rilassarsi sotto un bel
pergolato d’estate, o al calore di un bel caminetto d’inverno, e gustando
una ottima e tipica cucina toscana fatta con prodotti propri. Sarete accolti
con un bel sorriso dalla titolare Giuditta, che vi accompagnerà nelle varie
attività dell’agriturismo per tutta la vostra permanenza, e vi sentirete
proprio come a casa vostra. L’agriturismo Abbonbrì si trova in via
Montemagno 38, sulla strada che da Santonuovo conduce a Montemagno, dopo
poco aver iniziato la salita, a sinistra, si trova una stradina sterrata,
con l’indicazione dell’agriturismo, consultabile al sito
www.abbonbri.it, e/o mettendovi in contatto tramite mail all’indirizzo
info@abbonbri.it oppure ai numeri telefonici
0573 / 735770 cellulare 347 /
5454637
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Sulla strada per Montemagno girare a sinistra
per l'Agriturismo Abbonbrì

Agriturismo Abbonbrì: 1' immagine

Agriturismo Abbonbrì e Pieve di S. Giovanni
1' immagine

Agriturismo Abbonbrì: 2' immagine

Agriturismo Abbonbrì e Pieve di
S. Giovanni 2' immagine

Agriturismo Abbonbrì 3' immagine

Agriturismo Abbonbrì 4' immagine

Una cena da Abbonbrì

Veduta notturna da Abbonbrì
FESTA 23/26 GIUGNO 2011
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