|
MONTEPULCIANO
di Aldo Innocenti
Montepulciano sorge in splendida posizione a
605 m. s.l.m. tra la Valdichiana e la Val d’Orcia, in una zona resa famosa
dall’ottima produzione vinicola ed è, soprattutto, città d’arte per i suoi
insigni monumenti, per le sue architetture, per la bellezza dei dipinti che
conserva, per quello che resta dell’antico borgo medioevale caratterizzato
da un nugolo di viuzze intricatissime e strette. Ma come ci vi arriva? Chi
proviene da nord deve uscire al casello di Valdichiana dell’Autostrada del
Sole (A1) e da qui seguire le indicazioni mentre chi proviene da sud deve
uscire al casello di Chiusi, sempre dell’A1, per seguire la segnaletica
stradale per Montepulciano.
La storia - La
felice posizione tra la Valdichiana e la Val d’Orcia favorì l’insediamento
di un castrum etrusco sul colle come attestano alcuni reperti
riportati ala luce nei pressi della Fortezza; una antica tradizione vuole
che la città sia stata fondata da Porsenna, lucumone di Chiusi. Comunque si
hanno notizia certe di Montepulciano nel 714 quando fu documentata
l’esistenza di un castello e della Pieve di S. Maria nel luogo dove sorge
l’odierna cattedrale. Questo nucleo generatore dell’abitato alto medioevale
(il Sasso) sotto il quale si stendevano le vigne e le terre
dell’Abbazia del Monte Amiata ,fu precocemente fortificato e cinto di mura.
L’impaludamento della Valdichiana e il conseguente spostamento su
Montepulciano della strada per la Val d’Orcia e Siena, consolidarono nel XII
sec. l’assetto urbano antico che seguiva regolarmente l’andamento del
poggio. Dopo il 1157 l’abitato venne cinto nuovamente da una nuova cerchia
muraria. Nel 1232 Siena espugnò la città e ne rase al suolo la rocca, le
mura e le torri, ricostruite entro il 1281 includendo le espansioni a nord.
Per circa tre secoli Montepulciano passò alternativamente nell’ottica di
Firenze e di Siena mentre al suo interno si affermava, grazie all’abbondante
produzione di zafferano e guado (materie tintorie di primaria importanza) un
ceto mercantile e manifatturiero. Con il diffondersi dei traffici
commerciali si ebbe anche l’ampliamento dell’impianto urbano, dapprima (sec.
XIII) in direzione dell’altura occupata dalla chiesa di San Francesco, poi
lungo l’attuale via di Voltana nel Corso fino alla piazza delle Erbe. Dopo
la parentesi della signoria dei Del Pecora, nel 1404 con la stipula della
pace tra Siena e Firenze, Montepulciano si sottomette alla città del giglio
dando avvio ad un processo di riqualificazione urbana a partire dalla
sistemazione della piazza Grande, con la ristrutturazione del Palazzo
Comunale ad opera del fiorentino Michelozzo che vi coniugò la nuova cultura
dell’Umanesimo con il perdurante gusto gotico. Nel secolo successivo il
borgo, eretto a sede vescovile (1561) e ottenuta la dignità di città,
celebra l’acquisito potere economico e politico con un progetto di
rinnovamento dell’impianto urbano e dell’edilizia civile, religiosa e
militare con il contributo di architetti quali Antonio da Sangallo il
Vecchio (nuova fortezza e chiesa di San Biagio), Baldassare Peruzzi ,il
Vignola e Ippolito Scalza. Una successiva trasformazione degli assetti
territoriali va infine ricercata (dopo la parentesi lorenese durante la
quale continua la riqualificazione del tessuto cittadino con il
completamento del Duomo e la costruzione del Teatro Poliziano intitolato al
grande poeta umanista nato a Montepulciano nel 1454) nel compimento della
bonifica della Valdichiana e nell’apertura della linea ferroviaria di
fondovalle con conseguente spostamento verso la piana delle attività
commerciali e produttive. La cittadina quindi rimase fedele ai Lorena e, per
un breve periodo, fu possedimento personale di Cristina di Lorena che
l’aveva ricevuta in dono dal Granduca Ferdinando I. La sorte di
Montepulciano fu dunque strettamente legata a quella del Granducato di
Toscana fino a che questo non entrò a far parte del Regno d’Italia nel 1860.
Cosa c’è da vedere – I Bastioni .Complesso fortilizio costituito da alte mura e movimentato da
torrioni venne progettato dall’architetto Antonio da Sangallo il Vecchio nel
XV sec, per volontà della famiglia Medici che intendeva così difendere la
città dagli eventuali attacchi di altre città toscane. Le fortificazioni si
elevano al di sopra del giardino Poggiofanti che è un’area verde sistemata
ad aiuole sulla sommità della collina che un tempo apparteneva alla famiglia
Fanti. Porta a Prato. Rappresenta l’ingresso nord – orientale della
città:venne realizzata nel XVI sec. ed è strettamente legata al sistema
delle fortificazioni progettate da Antonio da Sangallo il Vecchio. Ha
struttura massiccia con contrafforti a trapezio che ripetono la forma dei
bastioni con un arco a tutto sesto e un bel coronamento che intervalla
mensole scolpite a scudi a bassorilievo; un tempo era chiamata Porta di
Gracciano e si addossa alle antiche mura medioevali. Chiesa di Sant’Agnese
.Si trova fuori della cinta muraria cittadina nello slargo che precede
l’ingresso settentrionale della città, cioè di Porta al Prato: è dedicata
alla santa protettrice, Sant’Agnese, che fu una suora domenicana vissuta nel
XIV sec., ed ha preso il posto di un antico Oratorio dedicato a Santa Maria
Novella. La costruzione originale risale ai primi anni del ‘300 proprio su
iniziativa di della santa Agnese Segni da Montepulciano ma è stata poi
ristrutturata si da modificarne profondamente l’aspetto originario: la
facciata è di imitazione romanica e risale ai primi anni del 1900 su opera
dell’architetto Viviani ma ingloba l’elegante portale trecentesco sormontato
da una cuspide gotica che racchiude l’immagine della Santa a cui è dedicata
la chiesa stessa. Anche l’interno, ad una sola navata, è stato trasformato
del 1600 così come a questo periodo risale il monumento che contiene il
corpo di Sant’Agnese: dell’antica decorazione restano parti di affreschi
della 1’ cappella (detta di Santa Caterina) raffiguranti la così detta
Madonna di Fontecastello (così chiamata perché proveniente dal convento
omonimo) ed attribuiti ad un allievo di Simone Martini, la Madonna del
Letto attribuita ad un anonimo pittore del 1300 e il crocifisso in legno
posto nella 1’ cappella di sinistra. Il chiostro, grande ed arioso, è stato
realizzato tra il ‘550 e il ‘600: sotto l’ampio porticato di trovano
affreschi raffiguranti episodi della vita di Sant’Agnese. Via Roma (già
via di Gracciano) Questa strada ha inizio dalla Porta del Prato e
costituisce il tratto inferiore della principale arteria cittadina: la via
fu riqualificata con il rinnovamento edilizio cinquecentesco che vi inserì
palazzi e dimore gentilizie conferendo monumentalità all’area urbana; sulla
destra, al numero civico 113, si trova la Casa Boddi poi Ridolfi, di
origine antica, nella quale avrebbe abitato Santa Margherita da Cortona;
subito a destra si trova la via delle Cantine, tutta a volte e che
mostra un suggestivo ambiente medioevale; più avanti, in un piccolo slargo,
si trova la Colonna del Marzocco che regge il leone fiorentino (copia
eseguita nel 1856 da Tito Sarrocchi: l’originale si trova nel cortile del
Museo Civico); vi venne posto nel 1511 quando al dominio di Siena si
sostituì quello di Firenze. Di fronte alla colonna al n.91, si trova il
Palazzo Avignonesi, costruzione del XVI° sec. su disegno attribuito al
Vignola l’articolata facciata in travertino a due ordini di finestre è
aperto al centro da un ampio portale inquadrato da bugnato a raggiera e
fiancheggiato da teste leonine. quasi di fronte al Palazzo Avignonesi, al
numero civico 82, sorge il Palazzo Tarugi, anche questo attribuito al
Vignola, il cui debole bugnato del piano terra contrasta con le marcate
cornici marcapiano. Più avanti nel Corso, si trovano il Palazzo Butignani
(molto rimaneggiato), il Palazzo Cocconi, attribuito ad Antonio
da Sangallo il Vecchio, la cui zona superiore è stata sopraelevata nell’
‘800 e il Palazzo Buccelli, al numero 73, di impianto medioevale,
restaurato all’inizio del Settecento da Pietro Buccelli letterato,
antiquario e collezionista di reperti etruschi; nel basamento sono murati
con singolare gusto decorativo, frammenti lapidei, urne cinerarie,
iscrizioni etrusche e latine che gli stesso aveva raccolto nel territorio
circostante. Chiesa di Sant’Agostino – La chiesa si eleva a destra,
al termine di una breve scalinata, eggermente arretrata rispetto alla via
Roma: fondata nel 1285, venne completamente ristrutturata a partire dal
1428. La bella facciata in travertino ,riconducibile a Michelozzo, venne
realizzata in due fasi. Al quarto decennio del Quattrocento datano i primi
due ordini: la fascia inferiore è la più alta ed è contraddistinta da
semipilastri scanalati sormontati da capitelli corinzi con al centro un bel
portale culminante con un arco nella cui lunetta è inserito un bassorilievo
raffigurante “Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Agostino”
,mentre nella seconda fascia si trovano quattro grandi nicchie destinate
ad ospitare statue. La terza fascia si trova al di sopra di un pronunciato
cornicione e vi si trova un oculo circolare; infine la quarta fascia si
conclude con un grande timpano che racchiude uno stemma a scudo. L’interno è
ad una sola navata ed è stato assai rimaneggiato sul finire del XVIII° sec.
tanto da modificarne la fisionomia originaria accorciata rispetto
all’originaria: tra le opere che racchiude al 1’ altare di destra
“Resurrezione di Lazzaro” di Alessandro Allori;al 2’ “San Bernardino
da Siena” di Giovanni di Paolo; al 3’ “Deposizione e due santi”
di pittore fiorentino del 500; sull’altare maggiore Crocifisso ligneo
policromo di Antonio da Sangallo; al 1’ altare di sinistra “Ascensione”
di Cesare Nebbia, al 2’ “Madonna della Cintola” di pittore
fiorentino del XVI° sec.; al 3’ “Crocifissione con la Madonna e la
Maddalena” di Lorenzo di Credi. Davanti alla chiesa di S. Agostino, in
piazza Michelozzo, si trova la Torre di Pulcinella: fra i suoi merli
appare Pulcinella, la celebre maschera della Commedia dell’Arte, con il
camicione e la mascherina nera della tradizione; è il celebre Pulcinella
Poliziano che batte le ore e come è accaduto che una maschera di origine
napoletana si trovi a battere le ore in questa cittadina del senese non è
chiaro. Sembra che un ricco napoletano, costretto a lasciare la sua città,
abbia acquistato dei terreni nel senese e tanto si affezionò alla sua nuova
patria che morendo lasciò le sue proprietà all’ospedale locale: ultimo gesto
di nostalgia verso la città d’origine fu una somma in denaro lasciata per
costruire un orologio sul quale un Pulcinella automatico in costume avrebbe
dovuto scandire le ore di Montepulciano. Lungo il Corso, dopo S. Agostino,
si allineano a sinistra il palazzo Buratti – Bellarmino e il palazzo
Venturi mentre la via termina in Piazza delle erbe, piazzetta
dove confluiva la viabilità storica per la Valdichiana e la Val d’Orcia s
sede del mercato e delle attività commerciali della città cinquecentesca; a
destra del corso si prospettano, invece ,le Logge del Mercato o Logge del
Grano ,costruite nel 1570 e formate da un robusto loggiato a tre arcate
separate da pilastri: ne fu architetto Ippolito Scalza e recano lo stemma
del granduca Cosimo de’ Medici. Nella vicina via Cavour di trova il
Palazzo Cervini fatto costruire verso la metà del Cinquecento dal
cardinale Marcello Cervini, futuro papa Marcello II ( 1566) su progetto
attribuito ad Antonio da Sangallo il Vecchio ma, molto più probabilmente, da
attribuire invece al più giovane Sangallo: presenta una insolita pianta ad
U ed un aspetto nobile e severo.Più avanti, nella stessa strada, si
trovano il Gagnoni – Grugni ,già palazzo Egidi, disegnato dal Vignola
e rimasto incompiuto nella facciata e la Chiesa del Gesù, elegante
edificio barocco a pianta circolare realizzato a partire dal XVII° sec. e
che avuto come architetti l’Arrigoni, il Pozzo (artefice anche degli altari
decorati all’interno) ed il Cipriani; molto bello è l’effetto d’insieme
dell’interno dove la curvatura delle pareti si alterna ai giochi delle
colonne e delle paraste che creano un potente effetto plastico. Continuando
nel tratto terminale del corso in fondo si apre una piazzetta da cui si
dipartano tre strade: di fronte la via Poliziano, che prende il nome
dal grande letterato e poeta Agnolo Ambrogini detto Poliziano che qui ebbe i
natali nella casa ora contraddistinta dal numero civico 5 e che visse a
lungo alla corte di Lorenzo dei Medici divenendone amico e consigliere
prezioso (la casa dove nacque il poeta è originaria del Trecento e si
presenta piuttosto rimaneggiata) e accanto a questa, al n.7, si trova il
seicentesco palazzo Angelotti,con portale cinquecentesco; a destra la
via del Teatro che sale in breve al Teatro Poliziano edificato
nel 1793 – 95 su progetto di Giacomo e Sebastiano Barchi, decorato da
Giuseppe Castagnoli, che fu già sede dell’Accademia degli Intriganti
e che presenta all’interno quattro ordini di palchi. A sinistra la via
delle Farine che scende alla Porta delle Farine, conosciuta anche
con il nome di Porta di Cagnano, aperta verso la fine del XIII° sec. di
struttura estremamente semplice con un arco ribassato incluso in un più alto
arco cieco e corredata di casotto e controporta e dalla quale si gode una
bellissima visione sulla Valdichiana. In fondo alla via del Poliziano si
incontra la Chiesa di Santa Maria dei Servi, eretta nel XIII° sec.:
l’esterno è semplice e elegante con una facciata a capanna ricoperta di
pietra e coronata da archetti pensili con uno stupendo portale gotico ornato
di cuspide che si appoggia a semipilastri e con un osculo circolare che
funge da rosone; l’interno è stato trasformato nel XVII° sec. su disegno di
Andrea Pozzo, che vi inserì una sontuosa decorazione a stucchi e con l’unica
navata che si presenta ampia ed elegante: tra le opere più importanti
presenti si ricordano una “Madonna col Bambino” attribuita a Duccio
di Buoninsegna o alla sua scuola e la Madonna della Santoreggia
dipinto trecentesco di scuola senese. Sulla destra di Santa Maria dei Servi
di trova la Fortezza, rifacimento realizzato nel secolo scorso
dell’antica fortezza che i Medici vollero costruire a Montepulciano sul
luogo ove sorgeva il Castrum Politianum che, attestato già nell’VIII°
sec., costituiva probabilmente il nucleo di un antico abitato di epoca
romana. Piazza Grande – Rappresenta il nucleo storico, politico e
religioso di Montepulciano: si apre nel punto più alto della cittadina a 605
metri di altezza e si impone all’attenzione per lo splendido insieme di
edifici che le fanno corona:l’attuale assetto è l’esito delle consistenti
trasformazioni edilizie quattro – cinquecentesche che rimodellarono lo
spazio e le architetture medioevali secondo la cultura rinascimentale
fiorentina e romana con il trasferimento delle attività mercantili nella
piazza delle Erbe. Duomo. Sorge nel luogo dove si trovava l’antica
pieve romanica di S. Maria della quale resta solo l’attuale campanile che
non venne mai completato limitando il rivestimento in marmo alla parte
superiore del loggiato e agli angoli: la costruzione della chiesa risale
agli ultimi anni del ‘500 e si protrasse per buona parte del ‘600 su disegno
di Ippolito Scalza. L’ampia facciata incompiuta, occupa per intero un lato
della piazza e si alza su una ampia scalinata: presenta tre portali e tre
finestre con ai fianchi una semplice decorazione ad arcate inquadrate da
paraste doriche. Interno E’ a croce latina con tre navate divise da
pilastri e cupola all’incrocio dei bracci: a destra del portale d’ingresso
Cenotafio di F.Piendibeni monumento funebre dedicato al primo
arciprete della città (XV sec.); sinistra del portale Monumento funebre
di Bartolomeo Aragazzi bella opera di Michelozzo che la scolpì in onore
del segretario personale del pontefice Martino V: colpisce in questa statua
la grande espressività del volto con il ritratto fisico che diviene anche
ritratto psicologico e occorre anche ricordare che questa opera faceva parte
di un complesso molto più grande che nel ‘600 venne diviso in più parti
alcune delle quali sono ancora collocate nella cattedrale; navata
centrale presso il pilastro di destra si trova il bellissimo ciborio
realizzato da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta in stile gotico con
ai lati due nicchie ora vuote ma che un tempo contenevano due statue;
altare maggiore ai suoi lati si trovano le statue della Scienza e
della Fede che originariamente facevano parte del monumento dell’Aragazzi
e che si possono annoverare tra le opere più significative di Michelozzo;
sopra l’altare si ammira l’ Assunzione, stupenda e graziosa opera di
Taddeo di Bartolo, il più importante pittore senese del Trecento: la parte
centrale raffigura l’Assunzione in cielo della Madonna ,la sinistra i
Santi di Montepulciano (San Giovanni Battista,San Donato,San Michele
Arcangelo,San Francesco,Santo Stefano,San Domenico,San Lorenzo,Sant’Agostino,Sant’
Antonio),la destra le Sante di Montepulciano (Santa Lucia,Santa
Caterina delle Ruote, Santa Maria Maddalena, Sant’Agata, Sant’Orsola, Santa
Mustiola e Sant’Antilia); battistero occupa la 1’ cappella a sinistra
della navata e in essa possiamo ammirare il fonte battesimale
pregevole lavoro di Giovanni d’Agostino, in marmo e finemente decorato a
basso-rilievo, Annunciazione e Santi pala in terracotta invetriata di
Andrea della Robbia, al centro in una piccola nicchia Madonna col Bambino
deliziosa opera a bassorilievo attribuita a Tino da Camaino. Pozzo dei Grifi e dei
Leoni. Si trova in un angolo di Piazza Grande ed è un piccolo gioiello
dell’ar-chitettura tardo rinascimentale: realizzato nel 1520 è costituito da
una vera da pozzo circolare con accentuate modanature ed emergente da una
scalinata pure circolare a tre gradini in pietra; al di sopra del cornicione
che conclude la trabeazione, si collocano le belle sculture dei grifi e dei
leoni che danno il nome al pozzo. Palazzo Comunale – Domina il lato
orientale di Piazza Grande con la sua austera mole a tre piani parzialmente
rivestita a bugnato; fu Cosimo I dei Medici a volere la costruzione di
questo edificio ed anche ad indicare che esso ricordasse il Palazzo Vecchio
di Firenze, quasi a voler stigmatizzare la dipendenza di Montepulciano dalla
città del giglio e per questo motivo commissionò il progetto all’architetto
Michelozzo che,agli inizi del ‘400, disegnò la bella facciata con i lavori
che vennero eseguiti a partire dal 1440 con la sovrintendenza
dell’architetto Checco de Meo. Facciata L’impressione d’insieme è
quella di una costruzione nobile, severa ma, al tempo stesso, elegante ed
equilibrata: piacevole è l’effetto cromatico creato dall’uso della pietra
bianca e della pietra rosata. E’ divisa in tre piani con al centro del piano
inferiore un grande portale e ai lati due semplici finestre rettangolari per
lato e ai piani superiori due ordini di finestre con arco a tutto sesto e
cornice in marmo.Il coronamento del palazzo è dato da una serie di
beccatelli e merli guelfi con la torre slanciata, a due piani,che ripete nel
coronamento la serie di beccatelli e merlature: salendo sulla sua sommità
(tutti i giorni con orario 8 – 13) si può ammirare un panorama grandioso che
abbraccia tutto il territorio circostante; all’interno del palazzo si trova
una bella corte risalente alla primitiva costruzione trecentesca e
caratterizzata da logge sovrapposte scandite da colonne in marmo di tipo
corinzio. Palazzo Contucci. Chiude il lato occidentale di piazza
Grande e si pone sulla destra del Duomo proprio di fronte al Palazzo
Comunale: ha aspetto severo e vigoroso ed al tempo stesso elegante ed
armonioso; appartenuto un tempo alla famiglia Del Monte, venne realizzato
nei primi anni del ‘500 dall’architetto Antonio da Sangallo il Vecchio
mentre la parte superiore venne portata a compimento dal Peruzzi. E’ diviso
in tre piani e al suo interno si può ammirare uno stupendo salone decorato
ed arredato nello stile dell’epoca con la cosiddetta “pittura
illusionistica”. Il lato settentrionale della piazza è chiuso dal Palazzo
Nobili – Tarugi che è sicuramente un capolavoro di Antonio da Sangallo
il Vecchio che qui espresse il massimo della sua arte e della sua fantasia.
L’edificio si presenta maestoso con forma di parallelepipedo e completamente
ricoperto di marmi: si articola su tre piani con al piano terra sei colonne
slanciate che racchiudono al centro un grande portone, mentre il piano di
mezzo presenta cinque finestre timpanate ad arco e poggianti ciascuna su due
mensoline mentre lo stacco con l’ultimo piano viene dato da una bellissima
balaustra che corre per l’intero fronte ed anche nei fianchi. Palazzo
Neri – Orselli – Si trova al n.10 di via Ricci ed ospita il Museo
Civico e la Pinatoceca Crociati: il nucleo fondamentale della collezione
è la raccolta donata con legato testamentario da Francesco Crociani al
Comune nel 1859: tra le opere custodite sono da ricordare le numerose
terrecotte smaltate di Andrea e Luca della Robbia tra cui spicca un San
Giovanni Battista,un dossale e il gruppo raffigurante l’Annunciazione
della Madonna, la preziosa raccolta di corali miniati, di incunaboli
conservati in apposite bacheche, Ritratti dello Spagnoletto, di Paris
Bordone e di Santi di Tito, Crocifissione di Luca di Tommè,
Crocifissione di allievi di Filippo Lippi, San Francesco di
Margherito d’Arezzo, Madonna col bambino della scuola di Duccio da
Buoninsegna, Incoronazione della Vergine di Angelo Puccinelli,
Madonna col Bambino e San Giovanni del Pinturicchio, Natività di
Girolamo Benvenuto, Concezione della Vergine di Giovanni Antonio
Lappoli. Poco fuori di Montepulciano si possono ammirare la Chiesa di
Santa Maria delle Grazie, realizzata nel ‘500 da Ippolito Scalza e che
racchiude al suo interno una bellissima terracotta di Andrea della Robbia
raffigurante la “Madonna” che è posta intorno ad un’altra immagine
sacra della Madonna considerata miracolosa, e la bellissima Chiesa di San
Biagio ,una delle costruzioni più interessanti del Rinascimento e,
sicuramente, il capolavoro di Antonio da Sangallo il Vecchio. Sorge isolata
in mezzo alla campagna e questo conferisce alla costruzione una bellezza
ancora maggiore: venne costruita su ciò che rimaneva dell’antica Pieve di
San Biagio e dove la tradizione vuole che fosse stata vista l’immagine della
Madonna muovere gli occhi. Ai lati della facciata, nello spazio delimitato
dai bracci della chiesa, si ergono due campanili di cui uno si staglia alto
nel cielo mentre l’altro è incompiuto; a facciata si articola su due piani e
termina a cuspide mentre all’interno si eleva un’alta cupola e si può
ammirare la canonica., realizzata sempre dal Sangallo,costituita da un
doppio loggiato.
Le notizie sulla storia e
su cosa c’è da vedere a Montepulciano sono tratte da “Guide d’Italia: la
Toscana” edito dal Touring Club Italiano e da “Chianciano,
Montepulciano, Pienza” scritto da Loretta Santini per le Edizioni
Plurigraf di Narni (Tn).
Manifestazioni
Il Bruscello.
Montepulciano è l’unica cittadina che abbia mantenuto e dato forma d’arte a
una delle più antiche tradizioni popolari toscane:il Bruscello. Bruscello
significa arboscello cioè albero a fronda che pianta colui che dà inizio
alla rappresentazione: le compagnie dei bruscellanti si formano nel periodo
di carnevale e, dirette da un capo girano per le piazze le aie dei contadini
e si fermano sulle soglie delle porte delle case dando inizia ad una recita
nella quale vengono narrate storie dolenti, scene della passione, fatti
cavallereschi e romantici. Nella zona di Montepulciano e della Valdichiana
preferite sono le vicende di Pia dei Tolomei, di Giulietta e Romeo, di Ghino
di Tacco che abitava nella rocca di Radicofani, di Santa Margherita da
Cortona che visse a Montepulciano:il testo viene recitato in ottave, le
clausole finali in sestine e quartine. Il Bruscello si ripete ogni anno a
ferragosto in Piazza Grande ed è un singolare spettacolo d’arte popolare ove
ogni attore raccoglie ed esprime tutte le esperienze vissute.
Il Bravio delle botti. Originariamente
questo era un drappo di panno scarlatto che veniva dato in premio al
vincitore di una corsa di cavalli che si svolgeva ogni anno il 29 agosto in
onore di San Giovanni Decollato, patrono di Montepulciano: già dal 1372 si
hanno notizie certe dell’esistenza di questa manifestazione e di come
diversi fantini perdessero addirittura la vita nella corsa sfrenata lungo le
strette e ripide viuzze del paese. Oggi la gara è stata trasformata: vince
la contrada (delle otto che formano la città) che riesce per prima a far
giungere in piazza Grande una botte del peso di 80 kg. spingendola lungo le
strette e erte stradine di Montepulciano La corsa viene preceduta da un
corteo storico di 200 figuranti in costume trecentesco con ciascuna contrada
rappresentata da tamburini, sbandieratori, portainsegne, dame, avalieri, dal
capitano, dagli armati e dal magistrato.
Prodotti locali
Il vino Nobile di
Montepulciano. Il documento più antico in cui si parli del vino di
Montepulciano è del 789: l chierico Arnipert offre alla chiesa di san
Salvatore sull’Amiata un pezzo di terra coltivata a vigna posta nel castello
di Policiano. La consacrazione di questo vino arriva, però ,nel 1685 quando
Francesco Redi conclude i versi dedicatigli nel ditirambo “Bacco in Toscana”
con la frase “Montepulciano d’ogni vino è re”; la storia di questo vino
prosegue fino all’Ottocento,quando ai successi di alcune cantine in
importanti concorsi della metà del secolo, si affianca il giudizio severo
dell’enologo di Sua Maestà Britannica in occasione dell’esposizione di
Vienna del 1873. All’inizio del ‘900 il Vino Nobile di Montepulciano è stato
quasi dimenticato ma alla mostra mercato dei vini tipici tenutasi a Siena
nel 1933 una delle aziende ancora attive a Montepulciano presenta un vino
rosso pregiato che ottiene vasti consensi: è il momento del riscatto perché
l’esempio viene seguito da altre cantine fino a che nel 1937 non viene
fondata una cantina sociale con l’intento di creare una struttura adatta
alla commercializzazione del vino prodotto anche dai piccoli coltivatori.
Allora la maggior parte di vino prodotto era Chianti, modeste erano le
quantità di Nobile mentre oggi la cantina sociale produce soprattutto Vino
Nobile; nel 1980 per questo vino arriva il riconoscimento come DOCG ed ha
inizio così la sua diffusione. La zona di produzione è quella del comune di
Montepulciano (sono 670 ettari con una produzione di 27.000 ettolitri) con
esclusione della parte bassa della Valdichiana: i terreni sono di origine
pliocenica e compresi ad una altitudine che va dai 250 ai 600 metri; quelli
migliori sono nelle zone di Caggiole, Sanguineto, Gracciano e Cervognano là
dove l’argilla è frammista a sabbia. Le imprese che vi si dedicano sono
centosessantanove di cui quaranta confezionano il vino nobile mentre le
altre lo vendono sfuso. Il vitigno base è il Prugnolo Gentile, selezione del
Sangiovese Grosso, ma nel vino si trovano anche uve prodotte da viti come il
Lanaiolo nero la Malvasia del Chianti e il Trebbiano toscano in fase di
vendemmia molta cura viene dedicata alla scelta dei grappoli e solo quelli
che sono ritenuti idonei vengono destinati al vino Nobile mentre gli altri
sono utilizzati per il Rosso di Montepulciano; il vino deve rimanere almeno
due anni in botti di rovere o di castagno prima dell’esame DOCg e del
successivo imbottigliamento e solo dopo tre anni ha diritti alla dizione
“riserva”.
Numeri Utili
Comune di Montepulciano 0578 /
716671 757281 757957
Museo Civico e
Pinacoteca “Crociani” Via Ricci,10 0578 /
717300
Visite con orario ottobre –
maggio 10 /1 3 e 15 / 18 giugno settembre 10 / 13 e 15 / 19 agosto 10 /
19 chiuso il lunedì
Ristoranti (solo alcuni )
“Diva e Maceo” Via
Roma,36 0578 / 716951
“Romano” Via delle
Cantina,1 0578 / 757870
“La Grotta” Via di San
Biagio,15 0578 / 757479
“Le Logge del Vignola” Via
delle Erbe,6 0578 / 717290
|
Clicca sulle immagini per ingrandirle

Panorama

Una porta di accesso alla città

Il Duomo

Il Palazzo Comunale

Palazzo Tanucci

Aldo in Piazza Grande

Romano in Piazza Grande

Piazza Grande dalla terrazza
del Palazzo Comunale

Ancora Piazza Grande dalla terrazza
del Palazzo Comunale

I tetti di Montepulciano dalla terrazza
del Palazzo Comunale

Il pozzo di Piazza Grande
|