MONTORIO
di Aldo Innocenti, Roberto Innocenti (Damino) e Riccardo Bardi

 

Tra Lucciano e Buriano si trova il piccolo borgo di Montorio, assai caro a noi della famiglia Innocenti di Damo perchè vi hanno avuto la residenza i nostri zii Giuseppe Bardi e Dina Innocenti, i nostri cugini Ivo Bardi e Romana Galardini e i figli di questi Riccardo, Alessandra e Patrizia.
Come non ricordare le visite fatte da Giovanni Innocenti con sua piccola Fiat 500 alla sorella Dina!
O le feste che venivano fatte a Montorio per San Martino: ci siamo andati diverse volte quando eravamo piccoli.
Sembra che il toponimo Montorio, composto dalla parola monte e dal vocabolo greco orion, che significa confine, stia ad indicare un luogo di controllo su un’importante via di comunicazione bizantina che collegava, attraverso Quarrata, la pianura del torrente Ombrone con il Valdarno, superando i colli del Montalbano. Le prime notizie certe su Orio (così infatti si chiamava il paese nel Medioevo) risalgono al Duecento e sono collegate al castello di Lucciano.

Da “Terra e gente del Montalbano” di Giuliano Mazzei.
L’antico castello di Lucciano venne eretto nel X secolo dai conti Cadolingi di Fucecchio che, proprietari di immensi territori, vi avevano costruito numerosi borghi fortificati ad ognuno dei quali avevano imposto il nome di Luciano o Lucciano. La dinastia dei Cadolingi si estinse nel 1113 con la morte del conte Ugo, a cui seguì l’anno successivo quello della moglie contessa Cecilia, la quale, prima di esalare l’ultimo respiro, aveva fatto testamento per donare tutte le sue terre, in memoria del marito, ai vescovi di Pistoia, Firenze, Lucca e Volterra. Ancora oggi a Lucciano, al confine con Montemagno, c’è una zona che porta il nome di vescovado, a ricordo del possesso che ebbero i vescovi sopra citati di questo territorio.
Nell’XI secolo il castello di Lucciano entrò in possesso della potente famiglia pistoiese dei Panciatichi, che furono sempre in perenne conflitto con l’altra potente famiglia pistoiese dei Cancellieri. Fu durante le furibonde lotte tra queste due famiglie che venne distrutto il castello di Lucciano, del quale non è rimasta più traccia. Infatti nel 1268 Cialdo Cancellieri, alla guida di forte nucleo di armati, si diresse verso il castello di Lucciano, dove era asserragliato con le sue truppe Astancollo Panciatichi. Questi, considerando l’esiguità del suo contingente, ritenne impossibile poter difendere il castello, e di notte fuggì sui colli del Montalbano. Quando giunse al castello di Lucciano, Astancollo lo trovò abbandonato e tanta fu la sua ira che diede ordine di distruggerlo, di smantellarlo dalla fondamenta. Il suo ordine fu eseguito alla lettera e del castello di Lucciano dal 1268 non ne esiste più traccia. Col castello venne distrutta anche la cappella, che fungeva da chiesa parrocchiale, e il parroco perse anche la sua abitazione: fu così che a partire da quell’anno il parroco della parrocchia di Lucciano andò ad abitare in una casina situata vicino all’Oratorio di S. Martino a Montorio, casina tuttora esistente: è quella posta a destra del passo che immette sulla piazzetta della chiesina.
Così è provato che l’Oratorio di S. Martino è esistente almeno dal 1268, ma sicuramente è molto più antico, dato che c’era perfino una abitazione di servizio per il parroco della parrocchia di Lucciano.
Il prete aveva la residenza nella casina , detta Casa Vecchia, situata vicino all’oratorio di San Martino di Montorio e la domenica si recava a dire Messa alla vecchia cappella del castello, ricostruita alla meglio: però era nell’antica cappella di S. Martino a Orio che il curato svolgeva ufficialmente il suo ministero.
Anche l’oratorio di S. Martino dovette subire diversi rifacimenti, alcuni dei quali poco consoni all’antichità del sacro edificio. Il curato Carlo Orlandini, parroco di Lucciano dal 1658 al 1671, appena nominato, fece costruire un loggiato così sproporzionato sul davanti della chiesina da appesantirne tutta la facciata, inaugurandolo per la festa di S. Martino del 1658. Costò 40 scudi, dei quali 20 li donò lui stesso e 20 altri benefattori. Fu demolito ai primi del ‘900.
Degno di segnalazione è quello che avvenne nel XVII secolo: i fratelli e le sorelle della compagnia di Lucciano e di Orio erano in guerra a causa della festa del Corpus Domini, che per usanza di faceva sempre a Orio, come aveva lasciato detto il testatore Livio Nannini. Ma quando il vescovo Gherardo Gherardi in una sua visita pastorale ordinò di farla a Lucciano, dove c’era più concorso di popolo e la chiesa rimaneva più comoda per tutti, si scatenarono i risentimenti e si aprirono le ostilità campanilistiche, che di giorno in giorno si rinfocolavano sempre di più. Allora era curato Felice Pecorini di Antonio, proprio di Lucciano (fu parroco dal 26 agosto 1672 al giugno 1704) che seppe agire così accortamente e con tale tatto da riuscire a riunire il 23 giugno 1680 ventisette iscritti tra fratelli e sorelle e a cominciare le discussioni dei Capitoli della Compagnia, che in ben sedici su ventisei stabilivano soprattutto la condotta umile e la pratica dell’amore fraterno, precisando poi i diritti e i doveri di ogni iscritto. Si rinnovò così e si consolidò tale istituzione, riportandovi la concordia e la collaborazione, almeno per un pò di tempo.
Accanto all’oratorio di Montorio c’era anche un piccolo cimitero, in seguito abbandonato; il prete Tommaso Pacini, curato di Lucciano dal 1705 al 1767, redasse il seguente resoconto nell’Archivio parrocchiale:
L’anno 1707, vedendo che il mio contadino non aveva comodità dove battere il grano, chiamai alcuni di Orio e feci ridurre a forma di aia la piccola piazza posta davanti all’oratorio di S. Martino…col farvi zappare si comincionno a trovare molte ossa di morti, cioè teste, stinchi ed altro, quali io con un corbello le raccattai e le sotterrai in altro luogo più decente.
In seguito alla trasformazione della piazzetta della chiesa in aia, voluta dal curato Tommaso Pacini per il suo contadino, ci furono varie controversie perché il contadino che aveva il podere accanto alla chiesa, cercò di approfittare di questo fatto. Questo contadino, Domenico Cateni di Sabatino, scanzonato ed arrogante, fece un ragionamento: se ci batte il contadino del prete perché non posso batterci anch’io? E non si accontentò solo di batterci il grano, ma con l’andare degli anni, visto che il prete non diceva niente per la battitura, azzardò di più e nell’anno 1713 piantò lo stollo e fece il pagliaio tanto vicino al portico dell’oratorio, che col corpo il detto pagliaio quasi toccava il tetto del detto portico.
Dopo pochi giorni, nel mese di luglio, tornando prete Tommaso Pacini da uffizio a Buriano e passando davanti a S. Martino, vide l’intromissione del Cateni e ne chiese spiegazione:”Perché causa avete mutato il pagliaio e postolo vicino al portico?”.
Il Cateni rispose con parole di poco rispetto verso di me e del luogo sacro, (così scrisse il Pacini nell’Archivio parrocchiale), anche se la paglia e il fango imbrattavano la chiesa con disprezzo del Santo; per di più l’osservazione del prete non era altroché effetto di debolezza e di suffisticheria. Ed avanzandosi il Cateni, prete Tommaso pensò bene di tornarsene a casa per non rimetterci di dignità e perché era anche molto tardi, il tocco o le due.
Verso le ore venti di quel medesimo giorno prete Tommaso vide comparire dalla parte di Bacchereto una nuvola molto appuntata ed infiammata, quale avanzandosi verso Buriano, e poi arrivando sopra Orio gittò un piccolo fuoco, e dopo un minuto o  due un tuono terribile che scaricò una saetta sopra il medesimo pagliaio del Cateni, quale incenerì non solo il pagliaio, ma tutto lo stollo fino che ne fu sotto terra, e benché la fiamma serpeggiasse sotto il portico di detto oratorio niente l’offese ne meno l’affumicò; seguito questo disparve la nuvola tornò il cielo sereno senza una gocciola d’acqua in luogo alcuno: miracolo grande di S. Martino? Io prete Tommaso Pacini curato della chiesa di S. Stefano a Lucciano e S. Martino a Orio affermo con mio giuramento essere tutto vero in quello che ho descritto in questi ricordi a regolamento dei futuri curati acciò difendino le ragioni della Chiesa.
Nel 1727 cessò la pacificazione tra i fratelli e le sorelle della Compagnia di Lucciano e Orio, fatta dal curato Felice Pecorini, e le ostilità si riaccesero con più veemenza. Il curato Tommaso Pacini si rivolse al vescovo,che incaricò il suo vicario generale Giovanni Iacopo Scarafantoni di risolvere la questione. Era l’anno 1728, quando l vicario ordinò ai fratelli della Compagnia di stabilire con votazione se la festività del Corpus Domini si dovesse fare per conto loro o per conto del testatore Livio Nannini. Con 47 voti favorevoli e 5 contrari fu approvata la mozione che la festa del Corpus Domini si facesse d’ora in poi per conto della congrega stessa la seconda domenica d’agosto e l’obbligo Nannini si soddisfacesse nella chiesa di S. Martino nell’ottava del Corpus Domini con celebrazione di varie messe. Soffocata ogni discordia, la congrega tornò a fiorire tanto da sentire la mancanza di una cappella propria: prete Tommaso Pacini verso il 1730 rimediò anche a questo facendo costruire l’Oratorio del SS. Sacramento, o Compagnia, a nord della chiesa di S. Stefano.
Tornando a Orio, più di tutti deturpò l’oratorio la settecentesca mania barocca: si eresse un altare in laterizio ricoperto di stucchi, così grande da occupare per un terzo il poco spazio riservato ai fedeli. Sull’altare troneggiava una tavola di autore ignoto, che rappresentava la Madonna con S. Martino e altri santi. Sparita, o distrutta, questa tavola, fu sostituita con una tela di scadente fattura, pure di autore ignoto, che raffigurava il solo S. Martino genuflesso, contemplante la gloria celeste.Per antica tradizione gli oriesi solennizzavano il titolare con numerose messe, con processione e banda, ma anche con cene e balli, a volte dimenticando anche le necessità della chiesa: fu così che, marcio e pericolante, il tetto, sgretolate le mura, cadente e indecente l’altare, il parroco Orazio Valiani, curato di Lucciano dal 1932 al 1940, fu costretto a chiuderla al culto. Però la festa a tavola in sala da ballo ci continuò  a farla.
Appena nominato, nonostante la guerra, il nuovo parroco di Lucciano, Giuliano Mazzei, decise di restaurare la chiesina: rifece il tetto, restaurò le mura riaprendovi le antiche finestrine murate, costruì un nuovo altare in pietra serena e fece dipingere le pareti dal pittore pistoiese Azelio Tuci, il quale affrescò nella parete di fondo l’immagine di S. Martino benedicente L’oratorio fu riaperto al culto per la festa di S. Martino del 1940.

A parte l’Oratorio di San Martino, l’edificio più importante di Montorio è la Villa Fattoria Baldi Papini, che s’incontra poco prima di entrare in paese: oltre essere una grande azienda agricola, è anche sede di un agriturismo. A Montorio si sono anche altri due agriturismi: Il Calesse e Gli Arancini, situati lungo la strada che conduce al Nelli, soprannome dato alla località dove abitava la famiglia Bardi.
Nel podere della famiglia Bardi a Orio si trova un grosso masso detto il Sassone: i nonni Dina e Giuseppe Bardi raccontavano di averlo sempre visto in quel posto; probabilmente era stato trovato nel fare il divelto per piantare le viti. Usato come tavolo, è stato punto di ritrovo per tante generazioni di bambini del paese che vi si recavano con i loro cestini a fare gustose merende.

 


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Il Sassone nel podere Bardi



Fattoria Baldi Papini

Ingresso della Fattoria Baldi Papini

Panorama: 4' immagine



Filari di viti nel podere Bardi



Raccolta di olive nel podere Bardi: 1' immagine



Raccolta di olive nel podere Bardi: 2' immagine

Raccolta di olive nel podere Bardi: 3' immagine

Agriturismo "Il Calesse": 1' immagine

Agriturismo "Il Calesse": 2' immagine

Panorama: 5' immagine



Agriturismo "Gli Arancini"

 

 

 

 

 

 

 

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Oratorio S. Martino: 1' immagine



Panorama: 1' immagine



Oratorio s. Martino: 2' immagine



Oratorio di S. Martino: campanile a vela



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Oratorio e mimosa: foto di Riccardo Bardi

Affresco di San Martino nell'Oratorio:
opera di Azelio Tuci



Oratorio di S. Martino: 6' immagine



Oratorio di S. Martino: 3' immagine

Oratorio di S. Martino: 4' immagine

Panorama: 3' immagine

Oratorio di S. Martino: 5' immagine

Il forno del "Nelli", la casa natale
della famiglia Bardi



Il Nelli: casa natale della famiglia Bardi
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Il Nelli: casa natale della famiglia Bardi
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Il Nelli: casa natale della famiglia Bardi
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Il Nelli: casa natale della famiglia Bardi
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