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NOVITA'
SUL MONUMENTO DI VIA LUNGAGNA
Dopo aver portato a conoscenza di molte persone dell'esistenza di
questo monumento, sconosciuto perfino agli abitanti della stessa strada
dove è posto (perché è in mezzo ai campi) e dedicato al Marchese
Lotario Rangoni Machiavelli, nobil uomo modenese perito qui con il suo
aereo il 2 ottobre 1942 e averlo fatto sapere agli abitanti di Spilambeto,
paese
del marchese, l'Ursea Bottegone non si è fermata ed ha proseguito nella
sua intenzione di far restaurare il monumento e, grazie anche all'aiuto
dell'amico Michele Frosini, originario di Masiano e residente a
Bottegone, bisogna dire che le cose vanno nel verso giusto. Ma andiamo con
ordine: primo abbiamo intervistato un testimone oculare che era presente
quando l'aereo cadde e prese fuoco, secondo ci sono sviluppi sul possibile
restauro. Il testimone oculare è Angelo Bartolini, classe 1911, nonno di
Barbara Bartolini che è la moglie di Michele Frosini: infatti la mattina
del 2 ottobre 1942 Angelo Bartolini e suo fratello Corrado (classe 1900),
deceduto da moltissimi anni, erano intenti a coltivare i campi
quando verso le ore undici videro un aereo che, partito dal campo di volo
di Pistoia, sorvolò a lungo la zona in volo di addestramento e
all'improvviso i due fratelli videro che il motore iniziava a fumare e
l'aereo cominciava a perdere di quota ed ad avvitarsi su se stesso fino a
precipitare a circa cento metri da loro prendendo istantaneamente fuoco. I
due Bartolini accorsero subito sul luogo ma non poterono fare niente per
aiutare i due piloti che bruciarono in pochi istanti (uno era il marchese
Lotario Rangoni Machiavelli e l'altro non è ancora stato possibile
appurare chi fosse): accorsero subito molte persone e fra le prime Don
Tesi, un sacerdote che abitava lì vicino e che impartì a debita distanza
l'estrema unzione ai due sfortunati uomini. Arrivarono poi le autorità: i
carabinieri della vicina stazione di Bottegone, aviatori del campo di volo
e altri e i corpi dei due piloti dopo un po' furono portati via.
L'anno
successivo la madre del Rangoni acquistò un pezzo di terra nel luogo dove
era caduto l'aereo e vi fece erigere un monumento in memoria del figlio,
disponendo anche che una persona del luogo provvedesse a mantenere
in ordine il monumento e la zona circostante, deponendovi anche i fiori
ogni tanto. Le notizie recentissime (del 14 febbraio 2002) sono che dal
proprietario del terreno dove si trova il monumento (Giovanni Bartolini),
Michele Frosini, sua moglie Barbara e il padre di questa hanno appreso che
nei primi giorni di ottobre si è recato in visita al monumento il
marchese Rangoni Machiavelli, figlio di Rolando (fratello di Lotario) per
fare un sopralluogo e una prima ricognizione al monumento in vista di un
restauro da fare questa primavera in accordo con il proprietario; e intanto
una prima ripulitura dell'aerea è già stata effettuata. Non solo, alcuni
giorni dopo sono venuti a vedere il monumento anche alcuni membri del Club
d'auto e moto d'epoca di Spilamberto dedicato al Marchese Lotario Rangoni
Machiavelli. Allegate a questo servizio troverete le foto di Angelo
Bartolini, testimone oculare dell'evento, e quattro foto scattate sabato 16
febbraio u.s. da Michele Frosini con una curiosità da rilevare: ai piedi
della Madonnina del monumento si trova una piccola chiesina, ma il mistero
è sapere a quale chiesa si riferisca così come resta tutt'ora
sconosciuto il nome del pilota che accompagnava il marchese.
LOTARIO RANGONI MACHIAVELLI
e la FERRARI (10/12/2007)
Abbiamo già fatto notare come il marchese Lotario Rangoni Machiavelli,
deceduto il 2 ottobre 1942 nei pressi di Bottegone di Pistoia, fosse di
antica e nobile famiglia: egli fu il primo, insieme ad Alberto Ascari ad
avere guidato una Ferrari; vediamo, pertanto, di conoscerlo meglio.
Discendente di antica nobiltà modenese (Rangoni) e fiorentina
(Machiavelli), il marchese Lotario nacque a Firenze nel 1913 ma si
trasferì giovanissimo a Spilamberto, vicino a Modena, dove cominciò ad
occuparsi delle tenute agricole di famiglia. Laureato in giurisprudenza e
in scienze politiche e sociali, come corridore si distinse in numerose
gare con la Fiat - Balilla e con l'Alfa Romeo dopo aver portato al debutto
la "815", la prima Ferrari. Nell'ambiente sportivo modenese, e non solo in
quello, era molto stimato. Appassionato di aeroplani e in possesso del
brevetto di volo, durante la guerra venne destinato come sottotenente
pilota a Pistoia. E proprio a Pistoia il 2 ottobre 1942, durante il
collaudo di un nuovo apparecchio, precipitò perdendo la vita.
La sua vita nel 1940 incrocia quella del mitico Enzo Ferrari.
Ferrari, interrotti gli studi alla morte del
padre, iniziò la sua attività come istruttore alla scuola tornitori
dell'officina dei pompieri di Modena. Alla fine del 1918, dopo
l'esperienza militare della guerra, Ferrari ottiene un colloquio presso la
Fiat. Ma Diego Soria non aveva nulla da offrire al reduce di guerra. Lo
ricevette cordialmente nelle stanze torinesi di corso Dante. “Dipendesse
da me, le darei subito un lavoro ma noi non siamo così
grandi da poter pensare di risolvere i guai di tutti i disoccupati
d'Italia”, spiegò freddamente l'ingegnere a Enzo. Che, in cuor suo, si
sentì tradito: pianse amarissime lacrime su una panchina del parco
Valentino. A risollevare le sorti di Enzo ci pensò Ugo Sivocci. Ugo
lavorava per la CMN dove il giovane Ferrari trovò occupazione in qualità
di collaudatore di automobili. Passo poi a Milano alla CMN come
collaudatore e pilota da corsa. Esordi in gara nel 1919 alla Parma -
Berceto e nello stesso anno partecipo alla Targa Florio. Nel 1920 passò
all'Alfa Romeo, iniziando una collaborazione durata vent'anni che lo porto
a ricoprire incarichi di collaudatore, pilota, collaboratore commerciale e
infine direttore del reparto Alfa - Corse fino al novembre 1939. Nel 1929
fondo a Modena la "Scuderia Ferrari", società sportiva con il principio
costitutivo di fare correre i soci, che avvio un'intensa attività
agonistica, ebbe una squadra ufficiale e fini per diventare una filiale
tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo, alla quale si sostituì nel 1933 nella
continuazione dell'attività sportiva. Nel 1940 la Scuderia si distaccò
dall'Alfa Romeo per via di incomprensioni fra l’Alfa e lo stesso Ferrari,
trasformandosi in società "Auto Avio Costruzioni Ferrari" che
lavoro per la Compagnia nazionale aeronautica di Roma, la Piaggio e la RIV.
Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, l'officina Ferrari fu
trasferita da Modena a Maranello, dove inizio la produzione di macchine
rettificatrici oleodinamiche per cuscinetti a sfere. Nel 1940 viene
annunciata la ripresa della Mille Miglia. Alberto Ascari e Lotario
Rangoni Machiavelli commissionano a Ferrari due auto da far correre nella
suddetta gara. Ferrari ha la possibilità di far correre la prima
vettura completamente costruita da lui. La macchina si chiamerà 815
Auto Avio Costruzioni. Ferrari uscito dall’Alfa stipulò un accordo con
la stessa casa, secondo il quale non avrebbe potuto costruire auto che
riportassero il suo nome per i successivi quattro anni, così la macchina
non potè riportare il suo nome. Il nome 815 deriva dagli 8 cilindri e dai
1500 cc del motore. Le due vetture, sviluppate in pochi mesi, sono subito
competitive e dopo il primo giro sono dodicesima e tredicesima, ma prime
nella classe 1500 cc. Nel secondo giro la vettura guidata da Ascari e dal
cugino Minozzi si ritira per la rottura di un bilanciere. Al settimo giro
anche Rangoni e Nardi devono abbandonare mentre si trovano in decima
posizione assoluta per un guasto al ponte. L'officina fu bombardata nel
1944, ricostruita nel 1946, anno in cui ebbe inizio la progettazione
completa e la costruzione della prima vettura "Ferrari". La prima vettura
sfornata dalla nuova fabbrica fu la 125 S uscita dagli stabilimenti nel
1947.
Un’impresa sportiva di Lotario Rangoni Machiavelli: la vittoria nella
“Corsa dell’Etna”
Non è
difficile, quindi, comprendere come il fascino della Corsa dell'Etna sia
cresciuto sfruttando pure quel valore aggiunto dato dal blasone dei piloti
che figurano nel suo albo d'oro. Sarà improbabile – è vero - ritrovare
negli annali di altre manifestazioni il nome del primo vincitore della
gara sul vulcano più alto d'Europa, quello di Salvatore Ignoto che nel
1924, ottant'anni addietro, si aggiudicava la prima edizione (da Catania a
Zafferana) su una Ceirano che dice poco anche ai più competenti. Ma le
altre 38 edizioni sin qui disputate (siamo giunti infatti alla
quarantesima edizione) vantano ai vertici delle classifiche assolute veri
e propri cavalieri delle quattro ruote, alcuni persino entrati nella
leggenda e celebrati tra i campioni veri. Delle prime tre edizioni, al di
là della citazione dell'”apripista” Ignoto, va detto che nel 1931, alla
seconda edizione, il successo andò ad Alfio Parlato su Alfa 1750 mentre
nel 1939, ultima edizione prima dello sciagurato periodo bellico, la
vittoria andò al marchese Lotario Rangoni Machiavelli di Modena che
doveva poco dopo perire in aviazione. Rangoni non era certo un pilota di
secondo piano, un rampollo di nobile e danaroso casato, ma un solido e
valido pilota cui Enzo Ferrari, nel 1940, affidò una delle sue “815”
ufficiali (la prima vettura da corsa con marchio Ferrari) alla Mille
Miglia. L'altra era per Ascari. Poi la Corsa dell'Etna è costretta a
emigrare in circuito, anzi nel circuito. A Pergusa, unico anello
siciliano, dove sono state disputate cinque edizioni, una delle quali ha
permesso a un catanese, Enrico Grimaldi, di mettere per la prima volta un
nome “indigeno” in vetta all'elenco dei partecipanti. |
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Il monumento

La base del monumento

Angiolo Bartolini, testimone oculare
dell'incidente aereo
s
La statua della Madonna
sul monumento

La piccola chiesa ai piedi
della statua della Madonna

La Avio 815, la prima Ferrari costruita da Enzo
Ferrari ed affidata alla guida di Alberto Ascari
e di Lotario Rangoni Machiavelli

Altra immagine della Avio 815

Ancora la Avio 815

Avio 815
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