ORSIGNA
                         di Damino (Roberto Innocenti)


Orsigna
è la frazione più settentrionale del comune di Pistoia ed è situata a  806 metri s.l.m., e confina con i comuni di Granaglione, Porretta Terme e Lizzano in Belvedere. Questa valle era già dal secolo XII territorio demaniale del comune di Pistoia e come tale appare nel primo Constitutum dei consoli datato  al 1117 maiores consules faciant custodire silvam que vocatur vulgo Ursinia. Quasi sicuramente, da questo antichissimo possesso demaniale, deriva la figura dell’orso che affianca lo stemma comunale di Pistoia. L’origine del nome Orsigna è curiosa, in quanto c’è chi afferma che derivi dall’antica famiglia degli Orsini, antichi proprietari terrieri del luogo, altri sostengono che derivi, in tempi remoti, dalla presenza di orsi, altri ancora fanno risalire questo nome ad una mitica principessa Orsina, i cui  resti del castello erano nelle vicinanze dell’attuale centro abitato.Verso la fine del secolo XVII è già ricordato l’oratorio  di S. Antonio da Padova all’Orsigna, dipendente dalla chiesa  di Pracchia, ma con decreto del 2 ottobre 1785, il Vescovo Ricci elevò l’oratorio a chiesa parrocchiale intitolandola a S. Atanasio, patriarca di Alessandria del IV secolo e dottore della Chiesa. Fu così che alla nuova parrocchia fu assegnato un territorio scorporato da quello di Pracchia. A causa di una frana l’oratorio crollò ed il vescovo Ricci fece quindi costruire la nuova chiesa con attigua la canonica.
Orsigna è costituita da un piccolo centro dove è situata la chiesa, un negozio di generi alimentari, un bar, e da una miriade di agglomerati, più o meno grandi di case, chiamati tutti case ...., seguite dal nome, (es. Case Fagnoni, Case Sandrella, Case Corrieri ecc.). Gli abitanti che vivono ad Orsigna sono pochi, solamente in estate e nei giorni di festa la popolazione aumenta notevolmente, perché tutti coloro che un tempo  vi abitavano, hanno una casa e ci vanno appunto a passare le vacanze. Fino alla metà del secolo scorso l’economia della valle, quando era ancora abitata da molte persone, si basava sulla coltura del castagno da cui ricavavano reddito dal loro prodotto, le castagne ed i suoi derivati, ma non mancavano i pastori, che col passare degli anni sono venuti ad abitare nella piana pistoiese, e fino a pochi anni oro sono, alcuni di loro tornavano in montagna, nel periodi estivo, a pascolare il proprio gregge, (la famosa transumanza); ma non mancavano neppure i carbonai. Questa valle è immersa nel verde, in un bel bosco, formato da castagni, faggi e conifere, mentre, per quanto riguarda la fauna, troviamo scoiattolo, tasso, faina, capriolo, daino, ecc.
 Dal centro abitato di Orsigna, proseguendo fino a Case Corrieri per la strada asfaltata ed arrivati a quest’ ultime, seguendo una strada sterrata ci troviamo in Pian Grande e da qui, a piedi, possiamo proseguire fino al rifugio di Porta Franca e da lì in poi possiamo fare parecchie escursioni sulla Montagna pistoiese, ma per questo vi rimando agli itinerari presenti su questo sito, curati da Aldo Innocenti. Per raggiungere Orsigna, da Pistoia ci immettiamo sulla SS12 dell’Abetone e del Brennero in direzione Modena fino alla frazione di Pontepetri, dopodiché si svolta a destra in direzione Pracchia e passato il centro abitato di essa di circa 200 metri, al primo bivio si svolta a sinistra e ci immettiamo sulla strada che sale fino alla frazione di Orsigna.

Orsigna
fa parte dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese, insieme a Pracchia (Ferriera Sabatini), Pontepetri (giardino didattico), Le Piastre (ghiacciaia della Madonnina, Abetone (orto botanico forestale e Rivoreta), Cutigliano e Popiglio (arte sacra).
Ad Orsigna si è costituita la “Soc. Coop. Val d’Orsigna”, con lo scopo di salvaguardia del territorio e sostegno economico della vallata mediante  un’attività di recupero e ripristino di testimonianze di vita lavorativa del passato, importanti risorse turistiche ed ambientali di rara bellezza.
In primo luogo questa cooperativa si è preoccupata di ristrutturare l’antico Molino di Giamba, rendendolo funzionante per la macinazione delle castagne dei soci della cooperativa stessa, e già da alcuni anni è operativo. Inoltre l’anno scorso è stato realizzato un altro progetto, denominato “la via del carbone”, risistemando un antico sentiero percorso dai carbonai e la costruzione di una carbonaia ad uso didattico e della capanna dei carbonai.
Oltre alla ristrutturazione del molino è stato anche ristrutturato il “metato”, costruzione dove venivano seccate le castagne, prima di essere macinate. Il metato è una costruzione a due piani, non separati  da un solaio, ma da una serie di travetti di legno dove sopra venivano appoggiate le cannicce con le castagne. Una volta raggiunto uno strato sufficiente di castagne sulle cannicce, al piano terra si accendeva il fuoco che doveva consumarsi lentamente, senza che la fiamma divampasse, altrimenti le castagne avrebbero assunto un colore rossastro di cui ne avrebbe risentito anche il sapore. Una volta essiccate, le castagne sono pronte per essere macinate con ruote di pietra che girano tramite la forza dell’acqua, infatti i molini, si trovano sempre a fianco di corsi d’acqua, come quello di Giamba, con sopra una vasca per la raccolta di acqua, chiamata bottaccio . Per arrivare al molino di Giamba, dalla strada, che dista circa 200 metri, dobbiamo attraversare il ruscello, e per far ciò gli amici della cooperativa hanno costruito due ponti di legno, riprendendo, per la costruzione di essi, il progetto di Leonardo da Vinci, costruzione fatta con travi di legno ad incastro che possono sorreggere un enorme quantità di peso, nonostante la loro  semplicità
Parliamo ora della carbonaia. Per costruirla, che altro non è che una grande catasta di legna a forma conica, ed arrivare la prodotto finito, occorrevano parecchi giorni. Prima di tutto si sceglieva uno spiazzo in un punto pianeggiante dove costruire la carbonaia, la seconda fase era quella lasciare un’apertura centrale che servisse da camino, mentre la terza fase era chiamata della
involtura, vale a dire si sistemavano i tronchi di legno più piccoli  disposti orizzontalmente ed incrociati nella parte centrale, mentre attorno venivano accatastati i tronchi più grandi. Altra fase è la calzolatura, vale a dire che la base della carbonaia veniva coperta con le chiove, zolle di terra ed erba, mentre la parte superiore veniva coperta con foglie del sottobosco, ricoperte di terriccio, fase chiamata impaltricciatura. A questo punto si dava inizio all’infuocatura, che avveniva dall’alto, vale a dire dal camino centrale ed in questo modo il fuoco scende giù molto lentamente e viene distribuito all’interno con l’infoina, grazie alla copertura esterna che diminuisce l’apporto di ossigeno, necessario alla combustione. Mentre il fuoco scendeva verso il basso si praticavano dei fori sulle pareti, chiamati cagnoli, banchini o fumi  a seconda dal punto in cui venivano fatti, per dare al fuoco un tiraggio uniforme,  con dei tronchi appuntiti, al fine di regolare la combustione. Questo procedimento richiedeva il lavoro di diversi uomini e sempre costante nelle 24 ore, infatti nei pressi della carbonaia veniva costruita una capanna dove a turni riposavano, perché si doveva, in ogni momento, controllare il fuoco. A seconda della grandezza della carbonaia, in base alla quantità di legno, la durata di combustione era di diversi giorni. Alla fine della cottura della carbonaia, seguiva la sommondatura, che consisteva nel ripulire  dai detriti più grossi la terra posta sopra la carbonaia. Terminata la cottura si passava alla fase della levatura del carbone (cioè la separazione del carbone dalla terra), ed infine la sistemazione in balle, chiamate vagonali, pronte per il trasporto.
Poesia del carbonaio, posta in prossimità della carbonaia di Orsigna:

Il carbonaro!...
Uomo di un passato
Pieno di tanto fare e poca gloria
Era mestiere!... Or dimenticato
Eppur tanto importante nella storia
Estraeva dal bosco l’energia
Necessaria alle case e alle ferriere
Or quella si disprezza in ogni via
Come se fosse avanzi di galere
Il bosco è ancora lì...
Da sempre aspetta!..
Che l’uomo riconosca quel valore
Da quando col pennato e con l’accetta
Ci estraeva la vita con onore
 
Altra poesia dedicata alla valle di Orsigna:

Valle natìa ! Non ti riconosco!
Non assomigli a quando ero bambino
La foresta dei prati ha preso il posto
ma non c'è più farfalla nè uccellino.

Nei miei ricordi vedo questa valle
rattoppata da campi seminati
miriadi di fiori con farfalle
giovani e ragazzine per i prati.

Uomini a campi, zappe luccicanti
fendean la terra intrisi di sudore
le menti fiduciose come i santi
soffrian fatica e non sentian dolore

Qua là ovili, punto di ritrovo
sia delle genti come degli armenti
un dire vecchio appariva nuovo
rinsaldava la pace fra le genti.

I casolari ricoperti a piastre
per l'aia ragazzini e galline
gente d'ovunque con le vesti fruste
ma la pace in cuore priva di confine.

Lungo il torrente, i broccioli, le trote
ombreggiavano sino alle sorgenti
bottacci e gore mai furon vuote
come odor di farina nei palmenti.

L'uomo che dice......bella questa valle
non valuta com'era nel passato
abbandonando armenti, prati e calle
le radici di vita s'è tagliato!...

All’Orsigna troviamo  il Ristorante “LA SELVA”,
in via Case Sandrella 19. Tel. 0573/490094,
dove gustare SPECIALITA’ MONTANE!

Dal Dizionario Corografico della Toscana del Cav. Repetti, stampato nel 1855 e che costituisce la base fondamentale di tutta la storia e la geografia della Toscana ( vi sono indicati tutte le città e i paesi della nostra regione in ordine alfabetico), ritengo fare cosa utile pubblicare quello che riporta su Orsignae anche se il linguaggio è quello di 150 anni fa (tanto per dire non si parla di Toscana ma di Granducato di Toscana) credo che leggere queste righe sia veramente affascinante.
Orsigna Alpe Ursina) della Montagna di Pistoja nella Valle del Reno. - Casale e torrente omonimo con chiesa parrocchiale (S. Atanasio) nel piviere di Gavinana, Comunità  di Porta al Borgo, Giurisdizione Diocesi e circa 16 miglia a settentrione di Pistoja, Compartimento di Firenze.Siede sull'Appennino nel fianco orientale di un profondo avvallamento del monte dell'Uccelliera percorso dal torrente Orsigna, il quale scende alla sinistra del fiume Reno in cui si perde, lasciando dirimpetto a settentrione una foresta di faggi. E’ dubbio se a questo vico d'Orsigna corrisponder dovesse il luogo Orsiana dove possedeva beni prima del mille un C. Teudicio figlio di altro C. Teudicio di Pistoja, il qual conte nel 2 novembre del 944 donò varie sostanze alla cattedrale di Pistoja, compreso un podere posto a Camarese presso Orsiana. Certo è che questa è quell'Alpe Ursina rammentata tra i feudi dei conti Guidi nei diplomi concessi e confermati a quei dinasti dagl'imperatori Arrigo VI e Federigo II, sebbene una porzione della stess'Alpe d'Orsigna spettasse al distretto del Castello di Batoni, dagli uomini del qual Comune per istrumento del 13 maggio 1374 furono alienati per sei anni i pascoli e le selve dell'Alpe Orsigna, in luogo appellato Ronco di Ranieri, e ciò ad oggetto di pagare alcuni debiti.La parrocchia di S. Atanasio a Orsigna nel 1833 contava 530 abitanti.

 

 

 

 

 


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Panorama dell'Orsigna

 

 

La carbonaia

 

 

La capanna dei carbonai

 

 

Ancora la carbonaia

 

 

Il metato

 

 

Il percorso verso il mulino

 

 

Il bottaccio e il mulino

 

 

Ponte sopra il fiume

 

 

Case Corrieri