|
PIENZA
di Aldo Innocenti
Durante una visita compiuta
nel 1459 nel paese nativo di Corsignano (l’antico nome di Pienza) Enea
Silvio Piccolomini, che da una anno era stato eletto con il nome di Pio II,
ideò il progetto di trasformare questo antico borgo in una residenza
temporanea per lui e la sua corte per lasciare un monumento a diuturna
memoria delle proprie origini: ecco, quindi che la storia da di questo
paese cambia completamente da allora in poi. Ma dove si trova questa
cittadina nota nel mondo per aver dato i natali ad una Papa famoso e per la
sua struttura urbanistica di città ideale e, recentemente, per aver
fatto da sfondo al famoso film “Il Paziente inglese” ?
Sorge in Val d’Orcia
a 491 m. s. l. m., a 9,5 km. da San Quirico d’Orcia, sulla strada che da
questo paese porta a Montepulciano: è raggiungibile da ovest giungendo da
Siena, percorrendo la Strada Statale Cassia in direzione Roma e girando a
sinistra a San Quirico, mentre da est vi si può giungere uscendo al casello
di Chiusi dell’Autostrada del Sole (A1) per andare in direzione di
Montepulciano e, quindi, di Pienza.
La storia –
Rilevanti ritrovamenti archeologici effettuati in zona fanno senz’altro
risalire l’ origine di questo borgo al V millennio a. C.: si tratta di
manufatti dell’età della pietra e dell’età del bronzo nonché di numerose
necropoli; successivamente la zona fu abitata dagli Etruschi anche perché
nella vicina Chiusi si trovava una delle più importanti Lucumonie
dell’Etruria. Dopo alcuni secoli agli Etruschi subentrarono i Romani che
hanno lasciato importanti testimonianze della loro presenza: sembra
addirittura che Corsignano, il nome che aveva il paese prima che
glielo cambiasse il Papa Pio II, derivi da Corsinio legionario romano
al servizio di Silla, che sarebbe stato il fondatore del primo nucleo
abitato. Nel medioevo il borgo di Corsignano costituiva una delle tante
rocche costruite sulle alture per difendere meglio il territorio dall’attacco dei nemici: con il suo antico nome compare anche in una delle
Novelle del Decamerone del Boccaccio. Infatti in prossimità della
chiesa dedicata ai SS. Vito e Modesto, nel 714 sorsero un castello, che fu
una delle proprietà dell’Abbazia del Monte Amiata (in quei tempi i conventi
avevamo il controllo di ampi territori, controllo si esplicava attraverso
una giurisdizione che riguardava principalmente i contratti concernenti la
coltivazione delle terre che poteva essere data in uso gratuito o a
mezzadria oppure poteva essere imposta la riscossione delle decime e dei
tributi così che una rapporto di tipo prevalentemente economico diveniva di
fatto un controllo politico) e, più tardi (XII, XII sec.) un borgo arroccato
intorno alla chiesa di S. Marìa, che sorgeva sul luogo occupato dall’attuale
Cattedrale. Assoggettato a Siena venne devastato da Fiorentini e Orvietani
(1229 – 1235), quindi fu sede di un presidio militare senese. Quando
Corsignano passò sotto il potere della famiglia Piccolomini, conobbe una
nuova vita e godette di una grande importanza, oltre a variare il nome in
Pienza: le sue fortune sono legate soprattutto al più illustre
rappresentante di questa casata, Enea Silvio, divenuto Papa con il nome di
Pio II, che vi ebbe i natali nel 1405 e che vi trascorse lunghi periodi
dell’infanzia e dell’adolescenza. Fin da giovane si distinse per i suoi
studi e la sua profonda cultura: divenne uno dei più significatici umanisti
dell’epoca a fu autore di diversi scritti tra cui molte poesie per le quali
ricevette significativi riconoscimenti.
La sua opera più famosa è un’opera
storica: ”I Commentarii”. Fu al servizio del cardinale Caprinica,
dell’antipapa Felice V, dell’imperatore Federico III: partecipò anche al
Consiglio di Basilea cercando di risolvere la frattura che si era creata tra
le dottrine del concilio e quelle che sostenevano la supremazia del Papa sul
Concilio stesso. Iniziò tardi la carriera ecclesiastica (aveva già compiuto
40 anni): fu prima prete, poi vescovo di Trento e Siena, infine divenne Papa
con il nome di Pio II (1458). Durante il suo pontificato maturò l’idea di
trasformare il suo paese natale per farne quella città ideale che
egli stesso aveva tante volte vagheggiato nei suoi studi umanistici e di cui
doveva aver parlato con lo stesso Leon Battista Alberti, grande architetto
dell’epoca e anche lui grande umanista. Fu lo stesso Alberti che suggerì al
papa di affidare il progetto e la direzione dei lavori all’architetto
fiorentino Bernardo Rossellino (il cui vero nome era Bernardo Gambarelli
nato a Settignano di Firenze nel 1409 e morto a Firenze nel 1464).
Rossellino, interpretando la lezione del suo maestro Alberti (cioè di creare
uno spazio misurabile ed esattamente definibile), prospettò una soluzione
capace di innestare armonicamente il nuovo spazio rinascimentale sul
preesistente tessuto medioevale imperniato su un asse viario longitudinale
(l’attuale corso Rossellino). A partire dalla piazza Pio II, attorno alla
quale si raccolgono i principali edifici emblema e celebrazione del potere
papale, fu creato nell’arco di pochi anni (1459 / 1464) un preciso
ordinamento gerarchico che coinvolgeva i diversi palazzi destinati ai
cardinali aggregati alla corte: infatti ai vescovi e ai cardinali che
facevano parte della corte pontificia venne imposto di costruire palazzi
dello stesso stile e fra questo vi erano anche esponenti delle famiglie
Gonzaga e Borgia i quali furono in un certo senso, costretti a sborsare
grosse somme per uniformarsi alla volontà del Papa. Anche le esigenze dei
ceti più umili erano prese in considerazione con la costruzione, sotto la
direzione del Porrina, di dodici case per il popolo in prossimità
delle mura urbane (vicino all’odierna ex - conservatorio S. Carlo). I
lavori, che comportarono anche consistenti modifiche alla cinta muraria,
iniziarono nel 1459 e già nel 1462 Corsignano mutò il suo nome in Pienza,
in omaggio al papa che vi dimorò per brevi periodi fino alla morte (1464):
la spesa complessiva della realizzazione dell’insieme andò ben oltre le
previsioni fatte dal Rossellino ma i lavori, come già detto, si fermarono
solo alla morte di Pio II. Pienza mantenne sostanzialmente un impianto di
tipo medioevale e, quindi, il suo assetto urbano ricorda in parte il borgo
sorto intorno all’antico sistema difensivo: tale configurazione rimane
ancora pressoché intatta in quella parte del nucleo urbano che non è stato
interessato dalle trasformazioni del progetto rosselliniano: si osservano in
questo settore permanenze di architetture medioevali, porte, vicoli ed anche
resti di tratti di mura. Sono angoli che hanno mantenuto abbastanza
inalterato il sapore e l’atmosfera di quel periodo come il quartiere di
Gozzante e costituiscono il nucleo dell’antica Corsignano.
Cosa c’è da vedere –
Fulcro della città ideale voluto da Enea Silvio Piccolomini è la
Piazza Pio II che si apre nel luogo dell’antica piazza di Corsignano di
cui conserva le contenute dimensioni per rispettare l’allineamento con
l’asse viario della città medioevale: Bernardo Rossellino risolse il
problema dell’esiguità dello spazio creando una insolita pianta trapezoidale
imperniata sulla Cattedrale,a i lati della quale si dispongono i corpi
divergenti del Palazzo Borgia (poi Palazzo Vescovile) e del
Palazzo Piccolomini, inclinati per aumentare l’effetto prospettico e la
monumentalità volumetrica e spaziale. Possiamo dire che la veduta d’insieme
di questa piazza ci immette subito in un mondo particolare e ci fa penetrare
quello spazio armonioso, misurato, costruito secondo leggi e proporzioni
prospettiche proprie del Rinascimento che sono state alla base dell’arte di
quel periodo tanto che è la piazza stessa a conferire dignità e solennità
agli edifici che la circondano e ad offrire una immagine di grandiosità pur
nelle limitate dimensioni che la caratterizzano. Sulla piazza,spostato verso
il Palazzo Piccolomini, si trova il Pozzo: è un piccolo tesoro
dell’arte del Rossellino, realizzato nel 1462; al di sopra di due gradinate
circolari una vera da pozzo con la parte superiore elegantemente scanalata e
sormontata da due belle colonne con capitelli corinzi e conclusa da un’alta
architrave lavorata. Il Duomo chiude con la sua facciata il lato di
fondo della piazza mentre la parte absidale sorge a ridosso dello
scoscendimento del colle su cui sorge Pienza: ciò ha creato, nel tempo,
qualche problema di stabilità alla chiesa che ha richiesto continui
interventi di consolidamento del terreno sottostante ed incessanti
osservazioni sulla solidità dell’edificio. Il Duomo è dedicato all’Assunta
ed è stato realizzato sopra i resti di una antica Pieve: l’architettura
dell’edificio è chiaramente rinascimentale, soprattutto nella bellissima
facciata. La Facciata è equilibrata, armonica, molto classicheggiante
e luminosa soprattutto per la sua copertura in travertino: è spartita
verticalmente da semipilastri che denunciano le navate interne e le
superfici sono divise da ampi loggiati ciechi a due ordini e scanditi da due
colonne per lato. L’ Interno colpisce per la sua luminosità dovuta
alla grandi finestre che si aprono nella parte absidale: anche questo ha
forme architettoniche rinascimentali con richiami di arte gotica e si può
notare come il pavimento penda verso la zona absidale in conseguenza dei
cedimenti del terreno cui la costruzione è stata soggetta. Ha tre navate
della stessa altezza divise da pilastri tetrastili recanti sopra il
capitello un basso pulvino su cui se ne eleva un secondo assai alto
terminante con una cornice: le navate minori si uniscono in un peribolo
attorno al quale i bracci della crociera e tre cappelle absidali formano un
giro di cinque cappelle; lo ornano le opere commissionate da Pio II ai
maggiori artisti senesi del tempo ed eseguite tra il 1461 e il 1462. Nella
navata destra Madonna col Bambino e i SS. Antonio Abate, Bernardino,
Francesco e Sabina, pala di Giovanni di Paolo che colpisce per l’alta
espressività delle linee; nella 1° cappella Madonna col Bambino e i SS.
Bernardino, Caterina d’Alessandria, Lucia e Matteo realizzata da Matteo
di Giovanni; nella 2° un bell’altare con dorsale per il Sacramento in
travertino, forse del Rossellino, segue la cappella centrale intorno alla
quale corre in basso un bel coro ligneo di stile gotico a due ordini di
stalli (1462); nella 4° cappella Assunzione della Vergine tra i SS.
Caterina, Callisto Pio i e Agata capolavoro di Lorenzo Vecchietta
mirabile soprattutto per l’armoniosa ripartizione degli spazi; nella 5°
Madonna col Bambino tra i SS. Giacomo, Filippo, Anna e Maddalena dipinto
di Sano di Pietro; quindi nella navata sinistra Madonna in trono con i
SS. Nicola, Martino, Agostino e Girolamo pala di Matteo di Giovanni.
Dalla porticina, generalmente chiusa, a sinistra della quarta cappella, si
accede alla cripta e Chiesa di San Giovanni che si svolge sotto
l’abside con un bel fonte battesimale in travertino su disegno di
Rossellino e, nella parete di fronte all’altare, frammenti di sculture
romaniche che decoravano l’antica prevedi S. Marìa. Il Campanile, a
pianta ottagonale, poggiato sopra l’antica cripta, si staglia sulla sinistra
della chiesa e svetta verso il cielo con la sua bella terminazione a
cuspide. Il Museo della Cattedrale si trova nella Casa dei Canonici,
sobrio edificio di ristrutturazione quattrocentesca che offre alla piazza,
alla sinistra della chiesa, la semplice facciata di forme rinascimentali con
consunti graffiti: istituito nel 1901 comprende il materiale artistico
rimosso dalla Cattedrale e da altre chiese della diocesi; visite da marzo a
ottobre ore 10 / 13 e 15 / 18 e da novembre a febbraio ore 10 / 13 e 14 /
16, chiuso il lunedì. Tra le opere esposte “Madonna col Bambino” di
Pietro Lorenzetti (da Monticchiello), “Croce dipinta” di Segno di
Bonaventura, “Madonna col Bambino e quattro santi” di Ugolino di
Nerio, “Madonna col Bambino e i santi Giovanni e Giacomo” delle
bottega di Duccio, ”Madonna col Bambino” di Ugolino Lorenzetti,
”graduale” miniato da artista umbro - senese e da Lippo Vanni,
”Madonna della Misericordia” di Bartolo di Fredi, “48 Storie di
Cristo” di pittore senese del ‘300, alcuni splendidi manufatti tessili,
”tre arazzi fiamminghi”, il famosissimo “Piviale di Pio II”
del sec. XIV di manifattura inglese, ”Madonna col Bambino e Santi”
grandiosa pala d’altare di Lorenzo Vecchietta, ”busto reliquiario di S.
Andrea” di Simone Ghini, “croce” in oro e filigrana del sec.XIII,
”pastorale di Pio II”, “Madonna col Bambino” di Francesco di
Giorgio in terracotta entro un ricco tabernacolo ligneo, ”Sacra
Conversazione” di fra’ Bartolomeo, “otto codici miniati” ordinati
da Pio II e ornati da Sano di Pietro, ”Busto reliquiario della testa di S.
Andrea apostolo”, patrono della città, in argento dorato con pietre,
ordinato da Pio II all’orafo fiorentino Simone di Giovanni Ghini.
Palazzo
Vescovile – Chiude il lato sinistro della piazza Pio II il Palazzo
Vescovile, già Palazzo Borgia,:è questo uno dei palazzi che il
papa Pio II volle far restaurare a uno dei prelati del suo seguito, il
cardinale Rodrigo Borgia, che poi diverrà pontefice con il nome di
Alessandro IV (sarà il padre di Lucrezia e del Duca Valentino e costituirà
una vera sciagura per la Chiesa di Roma con le sue malefatte). Questo
palazzo ha preso il posto del precedente palazzo Pretorio di forme gotiche:
la sobria facciata ha uno slanciato portale, due ordini di finestre a croce
guelfa e porta sullo spigolo lo stemma della famiglia Borgia; la costruzione
si presenta divisa in tre piani ed al suo interno di può ammirare un
elegante cortile.
Palazzo Comunale – Nella piazza, di fronte alla
cattedrale, si colloca il Palazzo Comunale, caratterizzato sul piano
inferiore da un profondo e alto porticato in ordine ionico con tre grossi
archi a tutto sesto sorretti da colonne di travertino con bei capitelli,
mentre al piano superiore l’ampia superficie viene scandita da quattro
eleganti bifore; da un lato si eleva l’alta torre in mattoni con grande
orologio e merlatura, mentre è da ricordare che al suo interno, nella
Sala del Consiglio, si conserva un affresco del ‘400 di scuola senese
raffigurante la “Madonna col Bambino e i Patroni di Pienza”.
Palazzo Piccolomini – Chiude il lato della piazza a destra della
cattedrale e fu residenza del papa Pio II e della famiglia Piccolomini:
progettato da Rossellino (1459 / 1462) ispiratosi alle forme del Palazzo
Rucellai di Leo Battista Alberti, deve la sua bellezza soprattutto al fatto
di essere stato concepito come architettura che ben si inserisce nello
spazio circostante. Ha pianta quadrata, è tutto rivestito di bugnato e si
presenta su tre piani: in quello inferiore si aprono degli eleganti portali
definiti da una cornice in marmo; in quelli superiori si trova una
bellissima serie di finestre a croce sormontate da un arco decorato.
Elegantissimo è il cortile quadrato, cinto da un portico ad arcate su
colonne con capitelli corinzi; al primo piano e due lati del secondo sono
aperti da finestre guelfe mentre nei rimanenti lati del secondo piano corre
un’agile loggia che si apre su uno stupendo giardino all’italiana mentre
l’interno del palazzo è costituito da un insieme di sale, la maggior parte
delle quali sono arricchite da arredi, dipinti (molti di questi sono
ritratti), collezioni di armi, arazzi e molto interessante è la raccolta di
libri della Biblioteca che custodisce anche preziosi incunaboli; belli i
soffitti a cassettoni che decorano le stanze e gli arredi della camera del
Piccolomini.
Corso Rossellino – Taglia longitudinalmente Pienza
rasentando la piazza Pio II e rappresenta insieme a questa, il centro
storico della cittadina unisce le due porte principali e fu riqualificato
come asse portante della città rinascimentale per accogliere le residenze
dei cardinali e dei cortigiani papali.
Palazzo Ammannati – Si eleva
accanto al Palazzo Comunale ed è anch’esso una delle residenze fatte
costruire per volere di papa Pio II: appartenne al cardinale Giacomo
Ammannati, uno dei prelati del seguito papale e sicuramente il più intimo
del Pontefice, e costituisce un altro pregevole esempio di architettura
rinascimentale, con facciata a tre piani scandita da leggere cornici.
Palazzetto – L’edificio si trova lungo il Corso Rossellino subito dopo
il Palazzo Ammannati: si tratta di una graziosa costruzione del XIV sec,
impreziosita da una bella serie di bifore preceduta da una breve gradinata e
decorata con graffiti.
Palazzo Gonzaga o Simonelli – Gradevole
esempio di architettura quattrocentesca ingentilita da finestre a croce
guelfa: anche questa costruzione è tra quelle realizzate con la
trasformazione urbanistica di Pienza; venne fatto edificare dal cardinale
Francesco Gonzaga che faceva parte della corte pontificia. Si ha notizia che
il cardinale, per poter venire incontro ai desideri del Papa che voleva che
tutti gli uomini del suo seguito costruissero a Pienza palazzi adeguati alla
loro dignità, fosse stato costretto a chiedere al padre i soldi necessari per
la realizzazione.
Chiesa di San Francesco – Sorge di seguito al
Palazzo Piccolomini in una piazzetta di modeste dimensioni: venne costruita
nel XIII sec.ed è rimasta pressoché intatta tanto da costituire l’unico
edificio medioevale di una certa importanza di tutta Pienza. La facciata si
presenta con tetto a capanna, un grande portale sormontato da uno slanciato
arco gotico cieco e affiancato da semicolonne a capitello; al di sopra di
esso si apre un rosone ad oculo. L’interno è semplice, oscuro e raccolto, ad
una sola navata ricoperta dal tetto a capriate: degli antichi affreschi
resta poco perché questi andarono perduti nel XVI sec. quando la chiesa
venne adibita a lazzaretto; si salvarono solo l’ “Annunciazione alla
Madonna” del Malabarbana “Deposizione di Cristo” e “Episodi
della vita di San Francesco” . Vi sono però alcune opere di rilevante
importanza: ”Crocifisso” in legno del Maestri di San Polo in Rosso,
allievo di Duccio, e “Madonna della Misericordia tra i Santi Sebastiano e
Bernardino” bella tavola di Luca Signorelli. Il chiostro è semplice, ma
bello e suggestivo, con al centro un pozzo circolare e i lati aperti da un
ampio porticato scandito da colonne con ampie arcate a tutto sesto e tettoia
di copertura.
Il Borgo Medioevale – Al di là della piazza Pio II la
città è ricca di scorci medioevali, con vie piccole e tortuose che si
addentrano nell’antico tessuto urbano medioevale scoprendo angoli
suggestivi: il rione che meglio ha conservato i caratteri del passato è
quello chiamato Gozzante, ove ancora si osservano case e angoli che
hanno conservato intatto il sapore del vecchio borgo.
Pieve di
Corsignano – Dedicata ai SS. Vito e Modesto, sorge isolata in suggestivo
ambiente campestre cui scende in meno di un km. una strada che si prende
subito fuori la Porta al Giglio: documentata già nel 714 per essere stata
contesa fra i vescovadi di Siena e Arezzo, la chiesa battesimale del castello
di Corsignano è una costruzione romanica del XII, XIII sec., in blocchi di
tufo; restaurata nel 1925, presenta una semplice facciata a capanna, ornata
da archetti pensili, con un portale ricco di decorazioni e sormontato da una
bifora spartita da una figura femminile mentre a sinistra si erge il
caratteristico mezzo campanile cilindrico aperto da un giro di monofore. Un
altro portale con architrave adorno di ingenui bassorilievi (“Cavalcata
dei Magi”, “Annuncio ai pastori”, ”Presepio”) è nel fianco destro
l’interno (se chiuso rivolgersi alla casa accanto) è a tre navate, divise da
grossi pilastri e con archi disuguali, con copertura a travature scoperte:
un capitello romanico sostiene il rozzo fonte battesimale nel quale fu
battezzato Pio II.
Prodotti tipici – Il
prodotto per cui Pienza è famoso nel mondo è il formaggio pecorino, quello
dalla buccia scura: infatti il tipico pecorino di Pienza già nel 1868
all’Esposizione universale di Parigi e, successivamente nel 1877 a quella di
Napoli, ebbe grande successo, successo che continua ad avere tutt’ora; viene
ancora prodotto secondo antiche ricette locali risalenti al periodo romano,
ha un gusto particolare che lo differenzia dagli altri formaggi pecorini che
vengono prodotti altrove. Il segreto di un gusto così particolare viene
dalle erbe delle crete senesi (come barbabecco, assenzio e mentastro) con
le quali si alimentano le pecore della zona: è coperto da brevetto
internazionale ed è prodotto avvalendosi di tecniche ed attrezzature
d’avanguardia nel rispetto delle normative igienico sanitarie nazionali ed
internazionali; a volte viene anche arricchito con aromi e altri gusti
particolari per cui non c’è che l’imbarazzo della scelta nell‘acquistarlo
nelle botteghe di Pienza.
Manifestazioni – Nel
mese di aprile Rassegna di corali organizzata dalla corale di Pienza; in
maggio esposizione di fiori e piante nel contesto urbano; dalla seconda metà
di luglio alla prima metà di agosto nel vicino paese di Monticchiello si
tiene il famoso Teatro Povero, spettacolo in piazza ideato, condotto
e realizzato dalla gente dell’antico borgo; nei mesi di luglio e agosto vi
si tengono spettacoli di musica, teatro e danza nell’ambito del Festival
della Val d’Orcia; i primi giorni di settembre Fiera del cacio
tradizionale festa con vendita e assaggio delle migliori produzioni locali
di cacio pecorino e prodotti tipici; il 21 settembre tradizionale Fiera
del 21 Settembre, appuntamento fieristico con ballo in piazza Pio II.
Dal Dizionario Corografico della Toscana
compilato nel 1855 dal Cav. Repetti
Il Dizionario Corografico
della Toscana è stato stampato nel 1855 e costituisce la base fondamentale
di tutta la storia e la geografia della Toscana: vi sono indicati tutte le
città e i paesi della nostra regione in ordine alfabetico; ritengo fare cosa
utile pubblicare quello che riporta su Pienza, anche se il linguaggio è
quello di 150 anni (tanto per dire non si parla di Toscana ma di Granducato
di Toscana).
Pienza nella Val d'Orcia
- Piccola città vescovile, il cui vescovo siede in Chiusi, capoluogo di
comunità e di vicariato regio, nel compartimento di Siena. Siede Pienza
sulla sommità pianeggiante di un poggio tufaceo marino, dirupato dal lato di
ostro, dove appariscono gli avanzi di mura castellane, state di corto
rifabbricate: trovasi fra il gr.29° 20' 5" longitudine ed il 43°
4' 8" latitudine, ad una elevatezza di circa 1600 piedi sopra il livello del
mare Mediterraneo, quasi 30 miglia a scirocco di Siena, passando per S.
Quirico che è 5 miglia al suo levante, 40 pure a levante di Montalcino, 9 a
ponente di Montepulciano e 18 a maestro della città vescovile di Chiusi. La
città di Pienza di figura ovale, che gira quasi un miglio, ha tre porte, la
principale di esse denominata del Marello è volta a ponente e per essa vi
entra la strada rotabile che viene da Siena per S. Quirico e che poi i
unisce all'altra di Montepulciano. Dalla parte di levante è la porta
appellata del Ciglio per la quale si va a Montichiello, e di là a Chiusi per
il castelluccio delle Foci; e la terza voltata a ostro chiamata Porta al
Santo, di qua si scende in Val d'Orcia e di Radicofani, di dove entrò la
reliquia di S. Andrea patrono della città, che il suo fondatore Pio II mandò
da Roma per Radicofani, perchè prese il nome di Porta al Santo. Sonovi
inoltre due ponti e le murate che guardano dirimpetto a sttentrione. Se la
storia di Pienza comincia da pochi secoli, non vi ha altronde alcun paese
che possa contare i suoi primordj più certi e più augusti. Avvegnachè Pienza
fu edificata fra il 1460 e il 1464 quasi cotanto grande come comparisce
tuttora dal pontefice Pio II, di casa Piccolomini di Siena, il quale volle
convertire il luogo dove egli era nato e battezzato (la distrutta pieve di
Corsignano) in una chiesa cattedrale, cui volle dare il suo nome, chiamando
col titolo di Pienza, la nuova città. Infatti, ciò che rende vaga e maggiore
di sè questo paese, è il duomo, il palazzo vescovile e la torre campanaria,
oltre quella che ergesi sopra il pretorio, opere tutte di quel pontefice,
cui vollero far la corte varj cardinali del suo seguito all'innalzare in
Pienza altre abitazioni. Una gran parte dell'antico villaggio di Corsignano,
a quei tempi, apparteneva alla casa Piccolomini, dove Silvio, padre del
pontefice Pio II, già Enea Silvio, si era ritirato in tempo di torbidi
politici da Siena, e fu costà, nel 1405, ove nacque il figlio Enea Silvio,
che si rigenerò alla fede cattolica colle acque del sacro fonte della pieve
di Corsignano, la cui storia precede quella di Pienza sua figlia. Fu al
passaggio del pontefice Pio II per Corsignano (febbrajo 1459) quando gli
venne l'idea di costruire costì dov'egli nacque e fu battezzato una più
magnifica chiesa, con nuovi palazzi, servendosidell'opera non già di
Francesco di Giorgio, come alcuni alla fede del Vasari, opinarono, ma di
Bernardo Rosellini, architetto fiorentino, il quale aveva operato anche
sotto il suo antecessore papa Niccolò V. Quando Pio II nel 1462 fece costà
un secondo viaggio, trovò le fabbriche al Rosellini ordinate, molto avanzate
nella costruzione, e quasi che circondata e rivestita di palazzi la piazza,
sicchè quel pontefice adunati i cardinali del suo seguito, con bolla del 13
agosto 1462, eresse la nuova chiesa di Pienza in cattedrale, consacrandola
il 29 dello stesso mese e dedicandola alla B. V. Assunta. In questo tempo la
Repubblica di Siena, volendo condiscendere alle premure di quel pontefice,,
con deliberazione del 30 aprile 1459 aveva conceduto agli abitanti della
nuova città alcuni privilegj ed esenzioni dalle pubbliche gravezze, l'uso di
una fiera annuale di sei giorni da cominciare il 13 maggio, privilegj che
furono dalla Signoria di Siena rinnovati con provvisione del 5 giugno 1494,
e quindi nel 1514 aumentate le fiere annue fino a quattro da durare tre
giorni per ciascuna, cioè di marzo (12) per S. Gregorio, di maggio (3) per
S. Croce, di settembre (21) per S. Matteo e di novembre (25) per S.
Caterina, oltre un mercato settimanale nel giorno di giovedì. L' autore de'
"Commentarj di Pio II" descrive con somma minutezza il palazzo Piccolomini,
creato in quella occasione in Pienza,il duomo e la sottoposta chiesa
battesimale di S. Giovanni, per cui non starò qui a ripetere ciò che ognuno
può leggere in quelli; dirò bensì che questa città nel 1502 ebbe a soffrire
non pochi danni dall' oste del duca Valentino allorchè passo da Pienza con
l'idea in apparenza di sostenere in Siena l magnifico Petrucci, ma in
sostanza per sottentrare nel suo posto e tiranneggiare la città e il popolo
di Siena. Nuovi mali gli recarono nel 1530le truppe di Carlo V reduci dalla
conquista di Firenze, per dove passò nel 1536 lo stesso imperatore e due
anni dopo il pontefice Paolo III. Maggiori e più lunghi disastri dovettero
sopportare i Pientini nell'ultimo assedio di Siena e di Montalcino, per le
tante volte che dal marzo1553 al 1558 cotesta città fu investita, presa ed
abbaandonata. Inoltre ne avvisa che nel 1559 Pienza con Chiusi e tutti gli
altri paesi dai liberali di Montalcino fino allora occupati, dovette
consegnarsi a Cosimo I, granduca di Toscana. Nella visita fatta il 26 aprile
1558 dai deputati della repubblica di Montalcino si rileva, che innanzi
quella guerra la città di Pienza levava annualmente da Grosseto otto moggia
di sale, ma che allora per essere andata la città 13 volte a sacco la
Repubblica di Montalcino glielo donava. Dopo cotest'epoca i Pientini non
ebbero più a soffrire sventure guerriere, bensì sventure di stagioni e di
suolo, dalle quali ricavò danno quella campagna, che influirono assai nella
popolazione di questa città la quale nel 1585 contava sempre una popolazione
di 1591 abitanti, ridotti nel 1640 a soli 992, e sempre più diminuiti nel
1745, quando non vi si contavano che 693 persone, mentre nel 1833 la comune
aveva un numero di 1221 abitanti e nel 1845 a 2005 individui. Siede in
Pienza un vicario regio; la sua cancelleria comunitativa trovasi in San
Qirico, insieme con l'ingegnere di circondario; il vescovo ha la
residenza fissa in Chiusi; l'uffizio di esazione del registro, la
conversazione delle ipoteche ed il tribunale di prima istanza sono in
Montepulciano. Con la notificazione poi del 22 aprile 1843 furono assegnati
alla giurisdizione del vicario regio di Pienza i comunelli di Petrojo e di
Castelmiglio. Comunità di Pienza. - Il territorio comunitativo di Pienza
abbraccia un'estensione di quadrati 35,809, dai quali sono da detrarre
quadrati 1324 per corsi d'acqua e strade, dove nel 1745 esistevano 2905
individui a proporzione di circa 67 persone per ogni miglio quadrato di
suolo imponibile. Confina con il territorio di nove comunità, mentre
dirimpetto a ponente ha quello della comunità di San Giovanni d'Asso; dal
lato di libeccio si tocca coll'altro delle comunità di S.Quirico; dirimpetto
a ostro toccasi con la comunità di Castiglion d'Orcia; davanti a scirocco ha
davanti il territorio della comunità di Radicofani; ed a lui fronteggia
tanto nella valle dell'Orcia quanto nell'altra della Chianacon la comunità
di Sarteano, e con quella di Chianciano di fronte a greco; dirimpetto a
setetntrione tocca il territorio di Montepulciano, ed a settentrione -
maestro quelle delle comunità di Torrita e Trequanda, coll'ultimo della
quale riscende nel vallo dell'Assodove ritrova la prima comunità. Fra i
corsi maggiori d'acqua, ad eccezione dell'Orcia che ne lambisce i confina
dal lato di ostro e di scirocco, appena si può contare il torrente Treisa il
quale nasce e termina nell'Orcia attraversamndo il territorio da scirocco di
Pienza, dentro i limiti di questa comunità. Il poggio di Pienza è forse il
più elevato fra tutti quelli che trovansi in essa comunità, mentre misurato
dalla sommità del campanile del duomo fu trovato da P. Inghirami 1626 piedi
superiore al livello del mare Mediterraneo, cioè 95 piedi superiore al piano
di piazza del Duomo. Rispetto alla fisica struttura de' poggi che
costantemente cuoprono cotesto territorio fino presso all'Orcia, avendone
discorso i prof. Baladassarri, Soldani, Santi ed il vivente cav. Gaspero
Maggi, i due ultimi de' quali ebbero Pienza per patria, non starò qui q
ripetere le loro dotte osservazioni, confacenti a far conoscere non
solamente la struttura geognostica della contrada, ma da poter arricchire i
musei di storia naturale di una vistosa e variata congerie di corpi fossili
isolati, e dentro il rispettivo terreno, che tutti quei dotti convengono nel
crederlo terziario marino, medio e superiore. In quanto alla cultura agraria
del so suolo vi abbondano sopra ogni altro le granaglie, i pascoli
artificiali, gli olivi e le viti; la pecuaria poi e gli animali bovini
costituiscono le principali risorse di quei possidenti terrieri, ed è
singolarmente accreditato il formaggio pecorino. Non vi sono industrie
parziali oltre le comuni; nè vi si praticano più quei mercati che accordò a
Pienza la repubblica Sanese all'epoca della sua edificazione. Vi sono però
tre fiere annuali, le quali cadono nel 21 giugno, nel 21 agosto e nel 21
settembre, l'ultima di esse (la più antica di tutte) è di maggior concorso.
Popolazione della Comunità di Pienza nell'anno 1845: Camprena (porzione) ab
.75; Castellacio (porzione) ab. 155; Pieve di Cusona (idem) ab. 184;
Monticchiello ab. 627; Palazzo Massaini (porzione) ab. 367; Pienza città ab.
1308; S. Piero in campo (porzione) ab. 39; Spedaletto in Val d'Orcia ab. 150
- Totale abitanti 2905.
.
Numeri utili
Ufficio del Turismo del Comune di
Pienza 0578 / 749071.
Museo Archeologico e
della città – Piazza San Carlo - 0578 / 749071 (in fase di
istituzione).
Museo Diocesano –
Corso il Rossellino,30 0578 / 749905 e.mail
infopienza@quipo.it - orario 14 marzo / 1
novembre 10 / 13 e 15 / 18,30 gli altri mesi solo nei fine settimana.
Museo di Palazzo
Piccolomini – Piazza Pio II, via del Balzello n.2 0578 / 748379
orario 10 / 12 e 15 / 18
chiuso il lunedì e da metà novembre a inizio dicembre e da metà febbraio a
inizio marzo;si effettuano solo visite guidate con chiusura della
biglietteria ½ h. prima delle 18.
Ristoranti
“Taverna di Moranda” Via
di Mezzo, 1/7 0578 / 755050.
“La Chiocciola” Via
Mencatelli, 4 0578 / 748683.
“La Buca delle Fate” Via
Rosselino, 38/a 0578 / 748448.
“Il Prato” Via Santa
Caterina 0578 / 748601.
“Il Rossellino” Piazza di Spagna, 4 0578 / 749064.
“Dal Falco” Piazza dante Alighieri, 7 0578 / 748551
Notizie sulla storia e cosa
c’è da vedere sono tratte da “Guida ‘Italia: Toscana” del Touring Club
Italiano e da “Chianciano Montepulciano Pienza” di Loretta Santini per
Plurigraf Editore.
|
Clicca sulle immagini per
ingrandirle

La splendida Val d'Orcia

Pienza dalla Val d'Orcia

Aldo a Pienza

Palazzo Comunale e Torre

Romano a Pienza

Monticchiello |