PIEVE A SOCANA
di Aldo Innocenti

La Pieve di Socana è una antica chiesa dedicata a Sant' Antonino Martire e si trova nella vallata del Casentino a pochi km. da Arezzo: ma perché parlarne? Cosa ha di particolare? Innanzi tutto perché è bella, ma, soprattutto, perché ha una particolarità che la rende veramente unica: infatti è sorta sopra un antico tempio etrusco. Sul lato dell'abside è ancora visibile una antica ara etrusca, forse dedicata ai sacrifici, ma ha anche un campanile particolare, per metà tondo e per metà esagonale.
Merita senz'altro una visita per cui descriviamo l'itinerario da seguire per chi volesse visitarla; dal nord della Toscana è necessario prendere l'autostrada del Sole (A1) per uscire al casello di Arezzo: da qui ci dirigiamo in direzione della città ma senza entrare dentro le mura perché dobbiamo prima seguire le indicazioni per il Casentino (Bibbiena, Rassina, ecc.). Percorriamo la statale fino a Rassina e qui seguiamo le indicazioni per Pieve a Socana, posta a 1 km. da Rassina, capoluogo comunale, al di là dall'Arno, ai piedi del Pratomagno, circondata da campi e colline con boschi di querce e castagni. Queste erano zone abitate dagli etruschi e lo stesso nome Socana deriva dalla parola etrusca "Sacni", luogo sacro o tempio: negli anni 1967 - 1972, a seguito di lavori di restauro effettuati dalla Soprintendenza ai Beni Artistici di Arezzo, alla Pieve a Socana, vicino all'abside della chiesa, è venuta alla luce un'ara etrusca ben conservata e di notevole fattura, a pianta rettangolare (m.4,99 x 3,75) che presenta al centro una cavità rotondeggiante ed è costruita su tre piani: si tratta di un'ara sacrificale, poiché durante gli scavi sono stati rinvenuti denti di cinghiali, di capretti, di agnelli e molte ossa di animali. Probabilmente qui venivano ad offrire animali per il sacrificio ed a portare doni alle divinità gli Etruschi del Casentino, ma anche di Arezzo, Cortona e Chiusi, potenti lucumonie etrusche. Successive esplorazioni all'esterno della chiesa hanno messo in evidenza l'esistenza di un tempio etrusco: purtroppo, però il tempio giace sotto l'attuale pieve e non è stato possibile esplorarlo in quanto la pavimentazione della chiesa era già stata completata nel corse dei restauri; si è solo potuto accertare, scavando dall'esterno, come l'orientamento del tempio etrusco dovesse essere ad est e quindi opposto a quello dell'attuale pieve. Scavando nella zona circostante sono stati rinvenuti reperti etruschi di notevole fattura: speriamo che in futuro possa essere portato alla luce il tempio etrusco che giace sotto il pavimento della chiesa. Come già detto, Socana è sempre stato un luogo di preghiera molto frequentato perché vi confluivano tre grandi strade consolari, la "Via Maior o Flaminia Minior" (che partendo da Arezzo conduceva a Bagno di Romagna), la "Via delle Terme" (che da Laterina, dove c'erano le Terme Romane, portava alle Terme Romane di Bagno di Romagna) e la "Via Abdaversa" (che partendo dalla Pieve di Gropina (vedi itinerario Ursea), sopra Loro Ciuffenna, scavalcava il Pratomagno, risaliva a La Verna e proseguiva nella valle del Marecchia per giungere a Rimini. La presenza romana nella zona è attestata da alcune costruzioni riferibili al I ed al II sec. a.C. edificate accanto al tempio etrusco e di cui rimangono visibili i muri perimetrali ed una mezza porta oltre ai ritrovamenti di frammenti di recipienti vinari ed oleari: ma la costruzione romana più rappresentativa è, senza dubbio, la parte cilindrica della torre campanaria .Che sia una torre romana lo fa pensare la forma architettonica, il materiale usato per la costruzione e l'ubicazione: si tratta di una possente costruzione, con muri di 1,20 metri di spessore, costruita all'esterno con grosse pietre locali e riempita all'interno di calce e ciottoli del vicino fiume Arno; probabilmente si trattava di una torre di avvistamento, situata in un luogo strategico. La parte esagonale della torre campanaria è stata aggiunta in epoca posteriore ed è probabile che il rialzamento sia legato alla trasformazione della torre in campanile in epoca cristiana infatti il Cristianesimo a Socana giunse molto presto, forse nel V sec., e i cristiani che giunsero qui, secondo il loro costume, hanno utilizzato il tempio etrusco preesistente per costruirvi un loro luogo di culto, che allora doveva essere di piccole dimensioni. Infatti usarono soltanto una piccola parte del grande tempio etrusco, come dimostra la attuale navata destra della chiesa lasciata più bassa delle altre perché si ritiene, appunto, che fosse stato questo il luogo usato dai primi cristiani. Verso il VII - VIII sec. fu costruita la grande chiesa basilicale e che fosse proprio di questa epoca lo dimostrano le tre absidi che affermano visivamente la Trinità (la centrale il Padre, quella di destra il Figlio, quella di sinistra lo Spirito Santo): infatti questo era il periodo delle invasioni barbariche e i cristiani volevano evidenziare ai Barbari, ariani e quindi negatori della Trinità, la forza della fede. La seconda chiesa cristiana aveva tre absidi, tre navate, sette campate ,un pavimento in lastre ed un altare a quattro colonne che sorreggevano un ciborio: il pavimento in pietra rendeva la chiesa molto fredda, per cui si cercò di rimediare a questo inconveniente costruendo un secondo pavimento il legno. Tuttavia sarà questo pavimento la causa di un grande incendio che distruggerà tutta la chiesa: infatti nel corso dei lavori di scavo effettuati sono tornati alla luce pezzi di legno bruciati, brandelli di vesti sacerdotali e altri oggetti affumicati. La costruzione dell'attuale pieve ebbe invece inizio nel 901 e fu terminata prima dell'anno Mille: il materiale utilizzato fu in parte prelevato dal tempio etrusco e in parte dalla cave del vicino Poggio Maggio; l'edificio sorse con cinque campate, quattro molto ampie e una più piccola, tre navate (quella più in basso ricorda il piano della prima chiesa cristiana, le altre due mostrano il piano della terza chiesa cristiana). Sotto il pavimento sono state rinvenute numerose tombe piene di ossa: nel presbiterio venne alla luce una grande tomba dove erano schierati in fila tre sacerdoti con la testa rivolta verso l'altare, ma appena fu alzata la pietra tombale, al contatto con l'aria, i corpi scomparvero e di essi rimase solo un cumulo di cenere. La pieve attualmente si presenta con tre navate, un'abside e tre campate ed è frutto del sapiente e lungo lavoro di restauro protrattosi dal 1967 al 1972 sotto la direzione della Sovrintendenza ai Beni Artistici di Arezzo e l'illuminata guida del pievano Don Alfio Scarini parroco a Socana da una quarantina di anni: una profonda armonia passa nei robusti pilastri che sorreggono i grandi archi e quelli più piccoli del presbiterio e nella maestosità dell'abside arricchito dalla presenza di un crocifisso ligneo della fine del Seicento ed il Battistero, a suo volta, nobilitato dal grande fonte battesimale in arenaria proveniente dalla pieve romanica di San Pietro a Gropina. La facciata presenta un finestrone centrale diviso da una colonnina in pietra arenaria che lo trasforma in una bifora e insieme alle due finestrelle monofore laterali lascia penetrare la giusta luce in tutta la chiesa, mentre il retro della pieve, con la grande abside ed i muri ad essa collegati, forma un imponente scenario di insuperabile bellezza, arricchito anche dalla presenza dell'antica ara etrusca.

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Abside e campanile

 

 

 

 

Interno della chiesa

 

 

 



La facciata

 


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