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PIEVE DI GROPINA
La Pieve di San Pietro a Gropina è la chiesa più visitata di tutta la provincia di Arezzo: è una splendida costruzione romanica con caratteristiche molto particolari, con degli splendidi capitelli, con un pulpito veramente unico e con una chiesa di origine longobarda che si trova sotto il pavimento di quella attuale. La Pieve si trova sulla strada dei Setteponti vicino a Loro Ciuffenna, località facilmente raggiungibile dall'uscita Montevarchi dell'Autostrada del Sole (A1): infatti, non appena usciti da questo casello, allo stop della strada che si incontra si svolta a destra e fatte alcune centinaia di metri si svolta poi a sinistra seguendo le indicazioni per Loro Ciuffenna; non appena pervenuti a questa località, che si trova a pochi km. dall'uscita autostradale, seguiamo i cartelli stradali che ci indicano la Pieve che ora è distante appena 1 km. La storia - La storia di Gropina è affascinante:il nome stesso deriva da "Krupina", parola etrusca che significa borgo, paese; sia gli Etruschi che i Romani hanno abitato questi luoghi tanto che la tradizione vuole che nel periodo pagano qui sorgesse addirittura un tempio dedicato a Diana la dea della caccia, ma non solo, qui transitava anche una strada che collegava alla via Romea, l'antica via dei pellegrini che si recavano a Roma. La più antica memoria che si conosca di Gropina è un documento che tratta di una donazione fatta da Carlo Magno all'Abbazia di Nonantola nel 780; si parla, poi, di questa località in una carta risalente al 1016, che si trova nell'Archivio Capitolare di Arezzo, dove si dichiara che Pietro, figlio di Gerardo, avrebbe venduto un pezzo di terra situato "in plano Gropinae"; in un'altra pergamena del 1022 si dice Rainiero e Alberto avessero alienato un appezzamento di terreno "in plano Gropinae". Anche i monaci dell'Abbazia di Soffena avevano beni nel piviere di Gropina e nella stessa zona i monaci del Monastero di S.Ellero, vicino a Vallombrosa possedevano alcuni appezzamenti di terreno, che furono loro confermati dal re Arrigo VI il 26 febbraio 1191. Lo stesso re Arrigo VI il 25 maggio 1191 concedeva al Conte di Modigliana, Guido Guerra, il territorio di Gropina, tutela che fu confermata anche dall'imperatore Federigo II nel 1120, imperatore che nel 1247 riconfermò il privilegio a favore del conte Guido Pace, il quale però lo cedette nel febbraio 1316 per 4.000 fiorini a Gerezzo di Agnolo insieme ai castelli di Roccaricciarda, Trappola, Poggio San Clemente e Montelupo. In una lettera autografa di Lorenzo il Magnifico, scritta nel 1487, si dice che il pontefice Innocenzo VIII aveva assegnato la Pieve di Gropina in beneficio al celebre poeta Angelo Poliziano: alla morte di questi, con una bolla del pontefice Leone X de' Medici dell'anno 1515, il possesso della Pieve e di tutti i suoi beni fu trasferito al Capitolo Metropolitano di Firenze e a quell'epoca il Piviere di Gropina aveva alle dipendenze ben 25 chiese. Con il passare del tempo l'importanza di Gropina andò via via diminuendo tanto che il borgo nel 1833 contava soltanto 198 abitanti. La facciata - Al visitatore attuale la Pieve si presenta con una semplice facciata che ripete la tripartizione interna, eseguita in muratura di pietra arenaria a filaretto: sull'architrave della porta d'ingresso è scolpito un piccolo serafino velato dalle proprie ali, aggiunto quando il Capitolo Metropolitano Fiorentino ebbe in beneficio il Piviere di Gropina dal Papa Leone X. Al centro della facciata campeggia lo stemma di Papa Leone X de' Medici che reca la data del 1522; più sopra si trova una bifora, ai lati due monofore, al centro un grande occhio ora richiuso e, sopra a questo, una severa testa di marmo.
Interno
- L'interno è a tre navate:
quella centrale è molto
snella ed è coperta a capriate in legno ed è ampia il doppio di quelle
laterali: dodici sono le colonne e quattro i semipilastri che suddividono
la chiesa e tutti hanno capitelli scolpiti in maniera egregia. Partendo dal
lato destro si può ammirare un semipilastro che reca scolpita al centro
una scrofa che allatta i suoi maialini: l'allegoria a cui si riferisce ci
presenta i maialini come le quattro stagioni e la scrofa come l'abbondanza
che, secondo una consuetudine di origine barbara, veniva sacrificata per
propiziarsi un buon raccolto; sul lato sinistro del capitello si vede il
lupo che mangia l'agnello, sul lato destro la lupa a bocca aperta (questo
è senza dubbio un capitello di derivazione romana). La prima colonna di
destra reca scolpiti sul capitello tre cavalieri armati di scudi e lance
che combattono contro due demoni con quattro figure spettrali che sporgono
dagli angoli (si tratta di un capitello di origine barbarica). La seconda
colonna di destra è chiamata dei leoni o delle tigri: i due animali sono
scolpiti nel capitello uno di fronte all'altro con quello di destra che
azzanna con ferocia la guancia dell'altro il quale mostra i denti per
l'intenso dolore. La terza colonna di destra raffigura dei grappoli d'uva
mentre la quarta, quella che si trova sopra il pulpito, rappresenta quattro
aquile con le ali aperte a metà che tengono una preda fra gli artigli. La
quinta di destra non porta alcuna scultura, la sesta ripete il motivo delle
aquile della quarta e il semipilastro appoggiato alla parete porta
scolpite nel capitello delle foglie di acanto: nell'antica Roma con queste
si onoravano i vincitori, qui, invece, vogliono onorare Cristo vincitore
della morte. Per quanto riguarda le colonne di sinistra, partendo dal fondo
della chiesa il semipilastro appoggiato alla parete reca inciso nel
capitello la chimera etrusca, mitico nostro con testa e corpo di leone,
coda
di serpente e una testa di drago sul dorso (si tratta di un capitello di
derivazione etrusca). La prima colonna mostra incise alcune foglie di
acanto; nella seconda, oltre alle foglie di acanto, si intravedono maschere
di diavoli cornuti, un volto umano e due di animali; nella terza di sinistra
il capitello porta incisi: Cristo benedicente, San Pietro (protettore della
Pieve), Sansone che cavalca il leone, S.Ambrogio con il rotolo della Nuova
Legge. La quarta reca nel capitello quattro figure sedute (una maschile e
tre femminili); la quinta è rettangolare; la sesta porta scolpite grosse
foglie di acanto e, infine, la semicolonna appoggiata al muro di fondo,
mostra nel capitello larghi fogliami. L'abside consta di due piani
di colonne sovrapposte che sostengono piccoli archi: attraverso le tre
monofore filtra una tenue luce che lascia la chiesa nella penombra. Il
presbiterio è rialzato da due gradini e porta al centro l'altare maggiore
dedicato ai santi Pietro e Paolo; sul lato destro è collocato l'altare
dedicato al SS. Sacramento sul lato sinistro l'altare dedicato alla
Vergine. Il Pulpito è il coronamento di tutta la bellezza artistica
racchiusa nella Pieve di S.Pietro a Gropina: vale la pena di venire fin qui
anche solo per potere vedere e ammirare quest'opera mirabile, unica,
particolare e antichissima (addirittura dell'VIII sec.), un'opera in cui l'arte
diviene simbolismo e mistero. Devo aggiungere
che nelle mie escursioni su e giù per la Toscana di pulpiti ne ho visti
molti, ma mai come questo: non ne esistono né così antichi né di questa
fattura con le colonne intrecciate (la colonna con il nodo esprime il più
grande mistero della fede: la Trinità di Dio, perché c'è un Dio in tre
persone uguali e distinte: Padre e Figlio espressi con le due colonnine
annodate e c'è lo Spirito Santo il cui simbolo è il nodo). Ha forma
circolare con decorazioni a basso ed altorilievo, due colonne annodate sul
davanti e due pilastri ai lati che sorreggono la struttura: partendo dalla
parte centrale si nota l'aquila che sorregge un libro aperto, più sotto si
trovano un uomo ed un leone (queste tre figure di gusto barbarico
rappresentano gli evangelisti S.Giovanni, S.Matteo e S.Marco). Alla sinistra
del primo pannello si intravede un uomo con le gambe rovesciate con due
serpenti che gli azzannano la testa; di sotto una Sirena con una folta
capigliatura che si sorregge con le mani le sue due code: la simbologia che
questo vuole rappresentare è la tentazione contro la fede. Si perché
questo pannello, originalissimo ed esclusivo di Gropina, ci presenta la
tentazione che l'uomo deve affrontare nella sua vita: la tentazione contro
la fede; niente esprime questo concetto come l'immagine della sirena,
figura
presa dalla cultura classica e che rappresenta l'ammaliatrice che incanta
e rovina. Nell'altro pannello di sinistra si trova un Serafino con le ali
aperte: il serafino è rappresentato in forma umana, forma umana di cui si
vedono la testa, i piedi e le mani aperte mentre il resto è coperto da tre
paia di ali e questa figura è un valido richiamo al mondo angelico, il
paradiso mèta dell'uomo di fede. Il pannello di destra è ornato di tanti
piccoli cerchi geometrici sovrapposti ed esprime in modo significativo il
senso di vita di fede; si tratta di un cammino ascensionale come indica la
spirale: sempre più in alto fino all'incontro definitivo con Dio nella
vita eterna. Le colonne annodate sostengono le figurine dei dodici
apostoli: con le mani alzate in preghiera, nella Pentecoste ricevono lo
Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco espresse con i triangoli
rovesciati sulle loro teste. Nel corso dei lavori di risanamento del
pavimento della pieve sono stati rinvenuti i resti di una precedente
chiesa risalente al periodo longobardo e, proseguendo nei lavori, a monte di
questa sono stati ritrovati i ruderi di una chiesa più piccola. Inoltre
sono stati ritrovati reperti del periodo alto medioevale: lastre di
sepoltura, sepolture, frammenti decorativi a rilievo, i resti di una antica
fornace di calce; si può accedere al piano sottostante il pavimento della
chiesa chiedendo le chiavi del cancello d'ingresso, che si trova sul lato
destro ,al parroco. All'esterno la chiesa si presenta imponente e
maestosa, ma è soprattutto l'abside che colpisce l'osservatore per le sue
linee armoniche, le dieci colonne che sorreggono piccoli archi e le due
colonne annodate che ripetono il motivo del pulpito; al di sotto di queste
si aprono archi più ampi che contengono le bifore. Il campanile è di
forma quadrangolare e sopra la porta d'ingresso si legge la data della sua
costruzione (1233): in alto è dotato di una larga monofora mentre più in
basso presenta delle aperture sottili come feritoie; è di stile
goticheggiante, assai diffuso a quel tempo.
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Clicca sulle immagini per ingrandirle La facciata L'abside Lo splendido pulpito Particolare del pulpito Dal pulpito: tentazione contro la fede Terza colonna di sinistra Colonne di destra
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