ROCCALBEGNA
di Aldo Innocenti

Percorri la strada, passi una curva ed ecco che all’ improvviso ti appare: è una immagine quasi irreale, sembra impossibile che possa esistere un paese ai piedi di una rupe assolutamente verticale, ma è proprio Roccalbegna, adagiata ai piedi del Monte Labro (vedi omonimo itinerario Ursea nella provincia di Grosseto) a 522 m. di altezza s.l.m. L’ impatto, con il primo sguardo che si dà a questo paese, è veramente emozionante: la rupe con la sua rocca dominano il borgo e le conferiscono una atmosfera dei tempi antichi, sicuramente medioevale; io avevo visto una foto di questa cittadina della Maremma e non ho resistito alla tentazione di venirci perché, pur avendo girato la Toscana quasi interamente, mai avevo visto un simile agglomerato urbano sottostante una rupe perpendicolare. Ma come ci si arriva? Chi provenga dal nord della Toscana (Pistoia, Prato, Firenze, ecc) deve percorrere l’ Autostrada del Sole (A1) fino all’ uscita Certosa, per poi immettersi sulla superstrada Firenze – Siena fino alla città del Palio e, quindi, andare in direzione di Grosseto. Percorre la Siena – Grosseto per uscire a Paganico: da qui deve seguire le indicazioni per il Monte Amiata (Arcidosso – Castel del Piano); si supera Arcidosso e dopo alcuni km,. sulla destra, ci sono le indicazioni per Roccalbegna.

Storia
– Le origine di Roccalbegna sono sicuramente etrusche: nella valle dell’ Albegna sono state rinvenute numerose tombe etrusche isolate e, inoltre, numerosi toponimi della zona sono di chiara derivazione etrusca come Albegna, Cana, Vallerona. Nel Medioevo la zona era dominata dalla potente famiglia degli Aldobrandeschi: nella seconda metà del Duecento i signori della Rocca di Abegna riconobbero l’ autorità politica senese sui loro possessi. Il castello, per la sua importanza, fu fatto sede di un castellano, prima, e di un vicario, poi, nominati da Siena: alla fine del Trecento inizia per il castello un grave degrado, degrado che interessa tutta la zona della Maremma. Nel 1455 i Senesi danno inizio a lavori di rafforzamento delle fortificazioni aldobrandesche collegandole con mura in filaretto: risale a questo periodo la costruzione del Cassero senese, che domina la zona sud del borgo; inizia così la rinascita per il paese che nel 1445 era, addirittura, arrivato a contare solo ottanta abitanti. Con la caduta della Repubblica senese, il castello e il suo territorio entrano a far parte del Granducato di Toscana, ma nel 1560 Cosimo I dei Medici dona il feudo di Roccalbegna al cardinale Antonio Sforza. Nel 1751, con l’ abolizione dei feudi granducali, il paese torna a costituire una Comunità con propria giurisdizione; con il passare del tempo si giunge, poi, all’ attuale comune che fino al 1963 comprendeva anche il territorio che è andato a formare il nuovo comune di Semproniano.

Cosa c’ è da vedere
Roccalbegna è posto in posizione singolare su un ripiano presso la confluenza del torrente Marlancione con l’ Albegna appoggiato a due rupi a strapiombo, il Sasso o Rocca a nord e il Cassero senese a sud. Il Sasso è una rupe di circa 60 metri che, quasi verticale, incombe letteralmente sul paese: è veramente incredibile il panorama di cui si gode dalla vetta di questa rupe, con le case che ci appaiono ai piedi della roccia. Si può arrivare sulla cima di questa rocca tramite un sentiero e alcune scalette: a metà di questa ascesa si trova una spaccatura nella roccia che dà accesso (un accesso un po’ scomodo) ad una grotta dalla quale si può uscire sul lato destro facendo ritorno a metà delle scalette che conducono sulla vetta del Sasso. Sulla vetta si trovano i resti di una piccola fortezza che domina il paese e dalla quale si gode di un panorama eccellente: ai piedi della rupe il paese, o meglio i suoi tetti dato che da qui si vedono solo questi, e davanti il Cassero, mentre all’orizzonte si vede tutta la campagna maremmana. Dopo aver ammirato questo scenario unico, possiamo far ritorno al borgo per andare dalla parte opposta sulla rupe dove sorge il Cassero senese, la cui costruzione risale alla metà del XV secolo, dal quale si gode una ottima visione sul Sasso prospiciente e sul borgo. Delle fortificazioni aldobrandesche, rinforzate dai Senesi, restano solo due torri quadrilatere e un tratto di mura: numerose sono, invece, le opere d’ arte custodite in questo antico paese, come nella chiesa romanico – gotica dedicata ai Santi Pietro e Paolo. La costruzione di questo edificio religioso risale a Duecento: sopra la porta d’ingresso si trova un bell’ architrave che, curiosamente, è inclinato verso destra: questo è dovuto ad un cedimento del terreno avvenuto molti anni fa. Il portale mostra una serie di decorazioni vegetali a foglia larga e molle, di carattere rustico mentre la lunetta ospita un affresco cinquecentesco di mediocre qualità raffigurante i titolari della chiesa. L’ interno si presenta ad una sola navata: sulla sinistra è un tempietto in pietra con  affreschi di scuola senese della fine del ‘500 (Eterno, Padre e Angeli) che racchiude il fonte battesimale; sempre su questa parete si trova un altare in legno che reca nell’edicola una Pietà con Dolenti e un Ciborio ligneo. Al centro l’altar maggiore reca un dossale di pietra con tre tavole raffiguranti la Madonna col Bambino, San Paolo e San Pietro, residui di polittico monumentale considerato tra i maggior capolavori di Ambrogio Lorenzetti. Nei pressi del Cassero di trova l’Oratorio del Santissimo Crocifisso, attualmente adibito a piccolo museo che testimonia il valore del patrimonio artistico conservato a Roccalbegna: qui sono conservate numerose tele di soggetto sacro, ma la presenza più significativa è senza dubbio la Croce dipinta di Luca di Tommè inserita nel tabernacolo dell’altare, notevole documento dell’arte di questo maestro del Trecento senese.

Manifestazioni -  25 luglio Sagra di San Cristoforo  - 
12 / 16 agosto Sagra del biscotto
14 settembre Festa del SS. Crocifisso

Dal Dizionario Corografico della Toscana scritto dal cav.Repetti apprendiamo alcune notizie su Rocalbegna: questo dizionario è stato pubblicato nel 1855 e tratta della nostra regione e di tutti i suoi luoghi, fiumi, montagne, ecc. in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di 150 anni fa (siamo ancora nel Granducato di Toscana) ma affascina ancora oggi.
Rocca Albegna nella Valle dell'Albegna - Castello con chiesa plebana (SS. Pietro e Paolo), capoluogo di comunità, nella giurisdizione di Arcidosso, diocesi di Soana, compartimento di Grosseto. Trovasi sul fianco meridionale del Monte Lebroso fra la confluenza del torrente Zolferato nel fiume Albegna, dal quale prese il nome la sua rocca, al pari di altro fortilizio esistente sopra una rupe detta il Masso,che al castello di Rocca - Albegna, sovrasta sotto il nome di Pietra d'Albegna, circa 2000 piedi sopra il livello del mare Mediterraneo. Siede cotesto paese fra il grado 29° 10' longitudinale ed il grado 42° 47' 3" latitudinale, nove miglia a ostro di Arcidosso, 6 a libeccio di Santa Fiora, 16 a scirocco di Pitigliano e quasi 28 a levante di Grosseto. Comecchè nel castello di Rocca Albegna, avesse giurisdizione almeno dal secolo XI, la potente famiglia de' conti Aldobrandeschi di Sona e Santa Fiora, con tutto ciò questo paese era dominato in sub- feudo da altra famiglia, che poi si disse di Ugolino della Rocca Albegna. Che i figli ed eredi di cotesto messer Ugolino, dominassero in cotesto paese sul declinare del secolo XIII, anche dopo le divisioni fatte nel dicembre del 1272 fra il conte Guglielmo di Soana ed il conte Bonifazio di Santa Fiora, non ne lascian dubbio alcuni instrumenti archetipi dell' "Archivio Diplomatico Senese", fra i quali uno del 1283, col quale Guglielmo, figlio del fu Ugolino, si dichiara signore diRocca Albegna insieme ai suoi figli, nell'atto di promettere per sé e per essi e di essere pronto ai comandi del comune di Siena. Finalmente per rogito del 30 luglio 1293, due figli di detto Guglielmo defunto, venderono alla Repubblica Sanese per lire 1700 la quarta parte per indiviso del Castel di Pietra e quello di Rocca Albegna, dei quali luoghi e fortilizj 5 giorni appresso il sindaco del comune di Siena prese possesso. Altra vendita fu fatta poco dopo da Rinaldo, zio di detti fratelli e figlio del fu Ugolino, alla Repubblica Sanese della quinta parte per indiviso del castello di Pietra Albegna e di quello di Rocca Albegna col loro distretto per il prezzo di lire 1200, oltre 70 fiorini d'oro. In conseguenza li signori Nove inviarono costà due periti per stabilire i confini distrettuali fra il contado di Rocca Albegna e quelli di Arcidosso e Santa Fiora, lo che fu eseguito alla metà di settembre del 1295. Nell'anno poi 1296 un altro zio Vincenzo del fu Ugolino della Rocca Albegna, incaricò un suo procuratore in Siena di vendere a quel comune la quarta parte del castello e corte di Pietra Albegna e della Rocca Albegna, mediante il prezzo di lire 1406, siccome apparisce da un instrumento del 12 dicembre 1296. Due anni dopo eseguiti cotali acquisti i signori Nove nel 1298 decretarono di riedificare la rocca e di fortificare quella che già esisteva nel Castel di Pietra. Dopo coteste compre fatte per conto della Repubblica Sanese dai figli e fratelli di Ugolino della Rocca Albegna, ne conseguì che tutti gli abitanti di cotesto castello non ebbero capitolazioni ad esso parziali; né si saprebbe spiegare in qual modo la signoria di Rocca Albegna è rammentata nelle divise del 1272 dai conti Aldobrandeschi, quando essa fino al 1296 fu dipendente nella massima parte dai figli del u messer Ugolino della Rocca Albegna e quando si sa che anche dopo essere stata la Rocca Albegna incorporata alla Repubblica Sanese i suoi abitanti non furono esenti dalle dimostrazioni ostili de' conti Aldobrandeschi di Santa Fiora, il cui territorio e gli abitanti di Rocca Albegna eran toccati; in guisa che uno di essi nel 1331 invitò le sue masnade a investire e saccheggiare il paese di Rocca Albegna. All'epoca medesima la Repubblica di Siena teneva costà un castellano e un giusdicente di prima classe. Infatti l'uno e l'altro tenevano il paese in nome della Repubblica Sanese, quando nel 1330, essendo rimasta vacante di pievano la chiesa de' SS. Pietro e Paolo a Rocca Albegna, i isngori Nove come patroni di essa pieve, con deliberazione del 31 ottobre di quell'anno nominarono il nuovo rettore. In seguito dopo che lo Stato Sanese cadde sotto il dominio di Cosimo I, fu reso conto dello stato, situazione e rendite della comunità di Rocca Albegna dal governatore di Siena pel predetto Cosimo I, Angiolo Niccolini,in un suo rapporto dal 5 maggio 1560 all'occasione di dare in feudo questo paese al cardinale Antonio Sforza, ed al di lui fratello Sforza Cesarini conte di Santa Fiora, stabilito il prezzo del sale a lire 24 lo stajo, in moggia due e staja 17. Ritornato però cotesto feudo alla corona, fu concesso dal granduca Ferdinando II, con diploma del 15 ottobre 1646, con titolo di marchesato a Galgano del fu Vincenzo Vichi nobile sanese, da passare ne' figli ed eredi in linea mascolina, con varie sostituzioni. L'ultima concessione dello stesso feudo fu rinnovata dalla reggenza della nuova dinastia granducale del 1738 a favore degli eredi Galgano Bichi, fino all'anno 1751, epoca della dissoluzione totale de' feudi granducali, sicché da quest'epoca in poi Rocca Albegna col suo territorio tornò a costituire una delle comunità annesse al granducato. La chiesa plebana di Rocca Albegna sino dal secolo XIII era dedicata a S. Martino, siccome lo dichiara una lettera diretta da Oderigo arciprete della cattedrale di Siena al parroco di S. Martino di Rocca Albegna. - Comunità di Rocca Albegna. Il territorio di questa comunità occupa una superficie di quadrati  481.60,21, pari a miglia 60, 36, con quadrati 11,568.18 presi da corsi d'acque e strade, dove nel 1845 esisteva una rendita imponibile di lire 60, 491 con una popolazione di 3525 abitanti, a ragione di circa 60 individui per miglio quadrato di suolo imponibile. Confina con il territorio di 5 comunità del Granducato, mentre da ponente a settentrione - maestro ha quello di Arcidosso, da settentrione a levante tocca quello di Santa Fiora, a libeccio fronteggia col territorio comunitativo di Marciano, cui sottentra a scirocco il territorio della comunità di Sarano; a ostro ha quello di Scansano; a ponente quello di Campagnatico che lo accompagna fino al torrente Melacce dove ritrova a maestro il territorio della comunità di Arcidosso. Non vi sono strade rotabili, meno quella nuova provinciale la Via Traversa dal Montamiata alla Via Aurelia, la quale presso Arcidosso staccasi da quella Traversa del Montamiata attraverso il fianco occidentale del Monte Labbro per salire a Rocca Albegna, si dice per Magliano alla Barca del Graffi sull'Albegna, e di costà s'inoltra nella Via Aurelia in comunità di Orbetello. Fra i maggiori corsi d'acqua non vi ha che il fiume Albegna il quale ha origine in questa comunità sul fianco meridionale di Monte Labbro, sulla cui sommità trova a greco la comunità di Arcidosso, a settentrione quella di Santa Fiora. Il MOnte Labbro suddetto che si alza 3676 piedi sopra il livello del mare, è il monte più alto di questa comunità. Rispetto poi a questo monte che difende il capoluogo dai venti settentrionali, è da rilevare che esso trovasi allo sviluppo di 4 valli diverse; a levante quello della Fiora, a ostro quella dell'Albegna, a settentrione l'altra dell'Orcia ed a ponente la quarta dell' Ombrone. La struttura fisica esteriore del Monte Labbro consiste nella massima parte in rocce stratiformi di macigno e di alberese, interrotte qua e là da quelle galestrine alternate in parte da quelle di gabbro e serpentina che si affacciano nel fianco settentrionale del Monte predetto ed è sul contrafforte che stendesi a levante di Bocca Albegna sul confine territoriale con la comunità di Santa Fiora donde emerge una rupe serpentinosa la quale siede il castello di Triana nelle nostra comunità. Molte acque minerali sulfuree scaturiscono da questo suolo, massimamente alla base meridionale del Monte Labbro, in luogo appellato la Polleraja, mentre il professor Giulj ne accennò una presso la sommità di detto monte nei contorni della Triana, ed un'altra ne vide sulla ripa sinistra del torrente Zolforate. Per rispetto ai prodotti agrarj, dirò che per quanto la corografica posizione di questa comunità sia esposta a mezzogiorno, e per quanto la contrada inferiore al castello permetta di essere coltivata a poderi di vario genere di prodotti, pure cessa sopra il castello la vite e l'ulivo, e sottentra quasi unicamente la selva fino presso alla cima del Monte Labbro, dove non si trovano più alberi di alto fusto, essendo quell'eminenza coperta di soli sterpeti. Non si tengono in Rocca Albegna né mercati settimanali, né fiere annuali. Il suo giusdicente civile e criminale è il vicario regio di Arcidosso, dove siede il suo ingegnere di circondario, il cancelliere comunitativo è in Santa Fiora, l'uffizio di esazione del registro in Castel del Piano, la conservazione delle ipoteche ed il tribunale di prima instanza in Grosseto. - Popolazione della comunità di Rocca Albegna nel 1845. Cana (S. Martino) porzione abit. 614; Petricci (S. Giuseppe) abit. 426; Rocca Albegna (SS. Pietro e Paolo) abit. 694; Rocchette di Fazio (S. Cristina) abit. 221; Samprugnano (SS. Vincenzo e Anastasio) abit. 651; Triana (S. Bernardino) abit. 279; Vallerona (S. Pio papa) Abit. 730 = Totale abitanti 3525.  

Numeri utili
Comune di Roccalbegna
   Piazza Marconi, 6    0564  /  989032     0564  /  989222
Arcipretura dei Santi Pietro e Paolo   Piazza dell’ Arcipretura  0564  /  989122
Ristoranti
Da Clara  
via della Chiesa, 2 Roccalbegna  0564  /  989228
La Pietra  
via XXIV Maggio  Roccalbegna   0564  /  989019
La Grotta  Via Amiata, 13  Roccalbegna   0564   /  989112
Aia della Colonna
 Agriturismo  Podere Aia della Colonna  0564  /  986110
Podere Caprarecce 
Agriturismo   Podere Caprarecce   0564  /  986110

 


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Roccalbegna

 

 

Aldo e Andrea ai piedi del Sasso

 

Cineoperatori in azione

 

 

Aldo e Andrea salgono verso il Sasso

 

 

Il paese visto dal Sasso

 

 

Il Masso con la croce e la grotta della Madonna

 

 

Le venti fontane