SASSOFORTE
di Aldo Innocenti

Il castello di Sassoforte, o meglio quello che resta di questa fortificazione, si erge a 787 metri di altezza s.l.m. in comune di Roccastrada, proprio sulla vetta del monte che si chiama Sassoforte e che sovrasta il paese di Sassofortino, paese che è nato nel tardo medioevo quando il castello stesso è stato abbandonato. Per giungere fino qui, chi provenga dal nord della Toscana (Pistoia, Prato, Firenze, ecc.) deve percorrere l’ Autostrada del Sole (A1) fino all’ uscita Certosa, poi la Superstrada Firenze – Siena per tutta la sua lunghezza, quindi la Siena – Grosseto fino ad uscire a Civitella Marittima; da qui deve dirigersi verso Roccastrada, oltrepassare questa cittadina fino a che non incontra Sassofortino, paese di 900 abitanti posto a 570 m. s.l.m. Da qui procede per Sassoforte girando a destra nel centro del paese e percorrendo un breve tratto di strada sterrata per poi abbandonare l’auto: si cammina poi seguendo le indicazioni per il castello.

Storia
Questo castello viene citato per la prima volta nel 1076 in un documento che concerne la donazione di un oratorio e di altri beni fatta dal Conte Ildebrando Aldobrandeschi alla Chiesa di San Genziano di Montemassi ( “Il conte Ildebrando  e Iulitta sua moglie, per rimedio dei loro peccati, donano alla chiesa di San Genziano di Montemassi gli oratori di S. Margherita e di S. Lucia in Saxoforte co molti beni, poderi e chiese annessi, ivi descritti,  obbligandosi a rispettare la donazione sotto pena di libbre 100 d’oro – Ugo not.) ; viene poi citato come possesso degli Aldobrandeschi nelle divisioni del 1216 e del 1274 e in un privilegio del 1221 che l’ imperatore Federico II concede a Ildebrando IX. Ma già all’inizio del XIII secolo il controllo sulla zona degli Aldobrandeschi si indebolisce tanto che i detentori del potere sono di fatto i signori locali. legati da rapporti di fidelitas agli Aldobrandeschi stessi come Uguccione di Sassoforte degli Ardengheschi: egli era un protetto dell’ imperatore Federico II ( “L’ imperatore Federico II, il quale desideroso di unire tutte le forze a lui favorevoli, il 2 maggio 1221, conferma ai conti il dominio e i diritti sui loro vassalli. I vassalli menzionati nell’instrumento sono: i conti Panoplia e Mangiante, Ugone di Valcortese, Uguccione di Sassoforte, ecc…”  e, inoltre,  “Un Uguccione da Sassoforte, che seguiva al campo l’ imperatore, da lui nel febbraio 1231 fu inviato da Oria << per i suoi negozi>> in Toscana e in Romagna e raccomandato ai Ghibellini perché gli fosse prestato aiuto e favore”) e dopo la sua morte avvenuta nel 1250 Bertoldo degli Ardengheschi, signore di Sassoforte, fa atto di sudditanza a Siena, fautrice di una politica ghibellina in contrasto contro gli Aldobrandeschi guelfi, detentori del castello di Montemassi. Da questo momento inizia per i signori di Sassoforte un periodo di relativa autonomia: passata Siena in mano guelfa, iniziano però i contrasti con questa potente città anche a causa delle liti sorte tra Sassoforte e Roccatederighi, comunità all’epoca soggetta al dominio senese. Nel 1316 Ghinozzo e Longarello da Sassoforte cercano un accordo con il comune di Siena affinché questo non impedisca loro di condurre le proprie ostilità contro gli Aldobrandeschi di Santa Fiora: nel 1328 Siena riconduce a più miti pretese il castello, accogliendo le richieste di soccorso pervenute dagli abitanti di Roccatederighi, inviando un esercito guidato dal famoso condottiero Guidoriccio da Fogliano che cinge d’ assedio Sassoforte e lo conquista in breve tempo. Di questa debolezza approfittano  gli Aldobrandeschi di Santa Fiora che nel 1329 catturano Ghinozzo, ultimo conte di Sassoforte e lo conducono in catene a Santa Fiora, poi espugnano il castello e se ne impadroniscono; lo vendono poi per 5.500 fiorini d’ oro al comune di Siena. Questo dapprima ordina la costruzione di un cassero per ospitarvi una guarnigione militare ma poi, avendo timore che la posizione strategica della rocca potesse costituire un potenziale pericolo per la città, ordinano la distruzione del cassero stesso e delle fortificazioni: quello che resta del castello e le sue terre vengono ceduti agli abitanti con contratto enfiteutico al presso di 600 lire annue: così recita il documento del comune di Siena “ Ordinò che fossero distrutte le mura e il cassero e deputò il 30 marzo seguente Giotto di Buondone, Mino di Buonaventura e Francesco di Tura notaro di determinare i limiti della sua corte. Sebbene distrutte le sue fortificazioni, continuarono a dimorarvi diversi abitanti ai quali fu permesso di ritenere la terre in enfiteusi per un annuo canone di seicento lire, offerta che il generale consiglio aveva accettata il 27 settembre 1339”. Sassoforte, oltre la sua potenza militare, perde anche la sua floridezza economica: vi risiede un consistente numero di abitanti in condizioni sempre più disagiate (circa 160 uomini con le loro famiglie) ma la peste che nel 1348 colpisce l’ Europa fa gravi danni anche nel castello tanto che nel 1353 la popolazione si riduce solamente a 50 persone in tutto.Altre notizie sul castello risalgono al 1357 quando Giovanni e Mino, figli del fu Francesco Conti, domandano al consiglio del popolo di Siena la fortezza di Sassoforte: nel 1368 del castello si impadroniscono i membri della potente famiglia Salimbeni che tentano di trasformarlo in un punto di appoggio per affermare il loro potere; saranno poi costretti a restituirlo a Siena nel 1404 insieme ad altri castelli. Nel maggio 1438 il castello viene declassato a contado e inizia così il suo definitivo declino: l’ultimo documento da quale si rileva che qualche abitante risieda ancora a Sassoforte risale al 1444 e riguarda un elenco delle tasse e una richiesta di permesso di pascolo da parte degli uomini di Roccastrada nella corte di detto castello. Dal 1438 gli abitanti scendono dalla vetta del monte e iniziano la costruzione del nuovo villaggio che sostituirà l’antico castello come centro di popolamento e di coordinamento del territorio: il castello da allora è rimasto in balia degli elementi naturali e mostra ora tutto il suo degrado.

Il castello
 Da Sassofortino si percorre sulla destra una strada sterrata fino ad uno spiazzo dove va lasciata l’ auto: si seguono ora le indicazioni (cartelli in legno) per Sassoforte seguendo un sentiero che si inerpica sui fianchi del monte attraverso una grande castagneto e in circa 30 minuti di cammino si giunge sulla vetta del monte Sassoforte (787 m. s.l.m.) dove si trovano i ruderi del castello. Dalla vetta del monte si domina tutta la pianura della  Bruna, il versante sud delle Colline Metallifere, la Montagnola Senese, Siena stessa, le colline di Roccastrada con il Monte Leoni e la vallate del Gretano fino all’Ardenghesca: la maggior parte dei ruderi del castello è posta sulla parte nord – ovest del rilievo dove era ubicato il cassero, la cui parete principale, lunga ed alta, è rinforzata da una torre quadrangolare. L’ingresso al cassero è costituito da una porta rettangolare molto stretta (circa un metro) con architrave sorretto da mensole decorate con motivi vegetali: all’interno sono presenti elementi tipici dell’architettura castellana come porte e feritoie nonché una cisterna utilizzata in caso di assedio, tanto da ipotizzare che qui dovesse essere localizzata la dimora padronale. Nel centro del castello si trova una costruzione a pinta rettangolare che potrebbe avere rappresentato il luogo d’incontro fra il potere del signore e la popolazione a lui soggetta, cioè un palazzo pubblico di giustizia; sul lato sud  - est la costruzione poggia direttamente su affioramenti di riolite presenti su tutto il pianoro. Infatti, come attesta un cartello posto in questa zona, il culmine del Sassoforte è contraddistinto dalla presenza della riolite, di origine vulcanica e databile a 2,3 miliardi di anni: la facilità di reperimento sul luogo ha fatto si che questo materiale sia stato usato in modo prevalente.  Dalla vicina cava la pietra arrivava al cantieri grossolanamente sbozzata e veniva squadrata sul posto; l’ altro materiale usato per la costruzione è il laterizio, presente in sporadici casi: anche questo doveva essere stato lavorato in loco vista l’abbondanza di resti di coppi sparsi un po’ ovunque ai piedi delle murature, unica testimonianza delle antiche coperture delle abitazioni del borgo e del cassero. Tornando all’edificio quadrangolare, in questo sono presenti una piccola feritoia con un arco semicircolare e una monofora: poco lontano da questo edificio si trovano i resti di una ampia finestra forse attribuibile ad una costruzione religiosa. L’estensione dei  resti delle abitazioni che erano addossate alla parete esterna della prima cinta muraria fa presupporre che il borgo si sia ingrandito a tal punto da necessitare della costruzione di una seconda cinta muraria che includa la prima e difenda il paese; sicuramente le mura dovevano essere imponenti anche se non avevano le stesse caratteristiche lungo il perimetro vista la posizione circondata da strapiombi: certamente i resti testimoniano una castello di notevoli dimensioni, dotato anche di articolazioni strutturali non molto frequenti e fra le più notevoli di tutta la zona. Bisogna, però, aggiungere che l’insediamento si trova in pessimo stato conservativo: si intuisce l’antica grandezza dallo spessore e dall’altezza di alcune mura e dalle raffinate rifiniture di porte e finestre, ma in realtà il degrado regna sovrano, grazie anche alla mancanza di qualsiasi tipo di manutenzione e ad atti di vandalismo nonché agli scavi clandestini effettuati negli anni ’60 / 70 del ‘900. Il problema più serio è la vetustà che ha compromesso le strutture dell’edificio: l’ azione del tempo, degli agenti atmosferici e della vegetazione hanno dilavato ed eroso la malta che teneva unite le pietre che, senza coesione, sono crollate le une sulle altre; anche le radici delle piante hanno contribuito al crollo degli edifici.  Ne auspico il restauro, così come sta avvenendo per il vicino castello di Montemassi, perché, tolta la vegetazione e restaurato quello che resta degli edifici, dovrebbe apparire una zona di rilevante importanza storica e paesaggistica, anche considerando il panorama di cui si può godere e il bosco di castagni nei quali è immerso il sito.

Sassofortino
Il paese nasce nel 1438 quando il castello di Sassoforte viene declassato a contado da parte del comune di Siena e si espande progressivamente ospitandone gli abitanti che via via lo abbandoneranno: ha caratteristica struttura a pigna che, partendo dalla chiesa di San Michele, si allunga verso mezzogiorno fino a raggiungere la strada provinciale. All’interno del borgo si possono notare alcuni antichi portali intagliati nella riolite con belle decorazioni: alla estremità ovest del paese va segnalata la casa dei Maiani sia per la parte decorativa, intagliata nella solita pietra riolitica, sia per l’intero impianto planimetrico.

Per fare ritorno a casa, invece di ripassare nuovamente sulla Grosseto – Siena, consiglio un altro itinerario: da Sassofortino si prosegue in direzione di Roccatederighi (volendo si può visitare questo antico e bellissimo borgo), lo si oltrepassa fino ad arrivare ad un bivio stradale, il bivio del Gabellino. Qui si svolta a destra in direzione di Montieri: dopo alcuni km. è bene prestare molta attenzione perché sulla sinistra si notano i calanchi rossi, che non sono altro che la terra di riporto delle miniere della zona, che hanno un caratteristico colore rosso e che gli agenti atmosferici hanno modellato in forme particolari e bellissime. Si prosegue poi sempre sulla statale in direzione di Chiusdino e Colle di Val d’Elsa: dopo pochi km, sulla destra si nota un cartello che ci indica un agriturismo, si tratta dell’agriturismo Mulino delle Pile: questo mulino non è molto noto sotto questa denominazione, ma se dico che si tratta del famoso Mulino Bianco nel quale venivano girati gli spot commerciali della Barilla credo che pochi non l’abbiano mai visto; se avete un po’ di tempo vale la pena di fare una breve sosta. Si prosegue sempre in direzione Siena e,dopo Palazzetto,si notano sulla destra le splendide strutture dell’ Abbazia di San Galgano e del vicino Eremo di Montesiepi (vedi itinerario Ursea per San Galgano). Dopo aver fatto una doverosa sosta si prosegue fino ad un bivio: a destra si andrebbe verso Monticano, ma noi svoltiamo a sinistra, oltrepassiamo il borgo ed il castello di Frosini e quando incontriamo un bivio con una colonna di origine granducale (la colonna di Montarrenti) svoltiamo a sinistra. Percorriamo questa strada fino a pervenire a Colle di Val d’Elsa dove ci immettiamo sulla Siena – Firenze.

Dal Dizionario Corografico della Toscana scritto dal cav.Repetti apprendiamo alcune notizie su Sassoforte e Sassofortino: questo dizionario è stato pubblicato nel 1855 e tratta della nostra regione e di tutti i suoi luoghi, fiumi, montagne, ecc. in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di 150 anni fa (siamo ancora nel Granducato di Toscana) ma affascina ancora oggi.
Sassoforte e Sassofortino di Rocca Strada - Il primo è un castello distrutto, la cui chiesa parrocchiale di S. Margherita fu da lunga mano riunita alla propositura di S. Michele a Sasso Fortino, nella comunità, giurisdizione e circa 6 miglia a ponente di Rocca Strada, diocesi e compartimento di Grosseto. Tanto sasso Forte distrutto, quanto Sassofortino esistente, sono situati sulla sommità di due poggi; questo mezzo miglio più a ponente dell'altro e più vicino a quello di Rocca Tederighi. La parrocchia attuale di S. Michele a Sasso Fortino nel 1845 contava 617 abitanti.

Manifestazioni
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 Sassofortino: Sagra del maccherone nei primi di agosto, Sagra della castagna fine ottobre – inizio novembre.

Numeri utili
Comune di Roccastrada
(da cui dipendono Sassoforte e Sassofortino)  0564  / 561111
Ristoranti
Da Momo
 Via Cavour, 20  Sassofortino    0564  /  569701
Da Renato
 Via Garibaldi, 73  Sassofortino   0564  /  567413

 


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Una porta del castello

 

 

Ruderi tra la vegetazione

 

 

Finestra sulle mura

 

 

Ruderi del castello

 

 

Altra porta del castello