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TORRE DI S. ALLUCCIO da San Busceto per Midolla
di Aldo Innocenti
CARATTERISTICHE ITINERARIO
Dislivello 211 metri - San Busceto 329 m. s.l.m. – Torre di S. Alluccio 540
m. s.l.m.
Distanze progressive - San Busceto – Fonte della Bettina 300 metri, Bivio
Midolla 1.000 metri, 1° bivio 2.400 metri, 2° bivio 2.700 metri, S.
Alluccio 3.000 metri – Distanza totale fra andata e ritorno 6.000 metri.
PERCORSO
Il nostro itinerario inizia 2 km. sopra Buriano di Quarrata, in
località San Busceto: basta proseguire per la larga strada asfaltata che
passa per il centro del borgo e si raggiunge la località del Maestrino. Qui
la strada asfaltata compie una secca curva a sinistra, noi la seguiamo,
tralasciando la sterrata che prosegue a dritto: dopo alcune centinaia di
metri incontriamo l’Albergo – Ristorante “Il Rifugio” (ideale per chi ami la
tranquillità e la natura). Giunti davanti al ristorante – albergo prendiamo
la stretta strada che parte sulla destra, costeggia la recinzione del
complesso turistico e dopo circa 150 metri, sulla sinistra, incontriamo un
vasto spiazzo per parcheggiare l’auto (vedi foto A). Siamo in
località San Busceto (329 m. s.l.m.). Ora ci
incamminiamo sulla strada sterrata verso sud e incontriamo subito uno
spiazzo attrezzato come parco didattico e parco giochi dall’Agriturismo
Baugiano: qui si trova la Fonte di San Busceto, una delle antiche fonti del
Montalbano. Proseguiamo ora il cammino lungo la carrareccia che tende
leggermente a scendere di livello e dopo poche centinaia di metri notiamo
sulla destra l’indicazione per la Fonte della Bettina
(329 m. s.l.m., 300 metri dalla partenza): saliamo gli scalini in pietra ed
arriviamo alla sorgente che, in realtà, è formata da due cannelle, una più
piccola, che emette acqua in continuazione, ed una più grande che necessita
della pressione della mano per far defluire l’acqua. Ricordiamo che con il
toponimo Bettina si indica quel tratto di crinale del Montalbano che degrada
dal Poggio della Torre di Sant’Alluccio alla zona collinare compresa fra
Buriano e Spazzavento. Dopo aver fatto sosta alla fonte riprendiamo il
cammino lungo la carrareccia fino a che non giungiamo ad incontrare una
strada asfaltata ed un grosso edificio recentemente restaurato ed adibito ad
Agriturismo: l’azienda agrituristica prende il nome dall’area sul quale
sorge, Midolla (353 m. s.l.m., 1.000 metri dalla
partenza da San Busceto).
Agriturismo Midolla - È il primo agriturismo della Toscana bio -
rinnovabile. Bio - rinnovabile perché non ci sono solo pannelli
fotovoltaici o pale eoliche, ma un complesso di tecnologie avanzatissime. La
cosa più originale sono le sonde geotermiche, che si vanno ad aggiungere
appunto ai pannelli fotovoltaici, al tetto ventilato, alla raccolta e
utilizzo dell’acqua piovana, alle lampadine a basso consumo energetico e
alla domotica. Le quattro sonde geotermiche scendono sotto terra fino a 100
metri per catturare calore e riportarlo in superficie fino a 3 kwh di
energia gratuita. Semplice il funzionamento (le pompe tra l’altro
dall’esterno non si vedono): all’interno delle sonde di captazione passa un
fluido glicolato che cattura nel suo viaggio la temperatura provocando
l´evaporazione del refrigerante che circola nel sistema della pompa di
calore. All´uscita dell´evaporatore il fluido diventa gassoso e viene
aspirato all´interno del compressore che, azionato da un motore elettrico,
fornisce l´energia meccanica necessaria per comprimere il fluido,
determinandone così un aumento di pressione e conseguentemente di
temperatura. Il fluido passa attraverso il condensatore (scambiatore) e si
trasforma dallo stato gassoso a quello liquido cedendo calore all´aria o all´acqua.
Il ciclo termina quando il liquido passa attraverso una valvola di
espansione trasformandosi parzialmente in vapore e raffreddandosi, e
riportandosi, in questo modo, alle condizioni iniziali del ciclo. Grazie poi
al risparmio energetico del tetto ventilato (assicura una circolazione
dell’aria ottimale migliorando le qualità termiche del tetto), a 10 pannelli
fotovoltaici, all’accorgimento dell’utilizzo di lampadine a bassissimo
consumo, alla disattivazione di luci e riscaldamento (o condizionamento)
automatica attraverso una scheda quando una o più delle 7 camere doppie
dell’agriturismo sono senza ospiti e allo sfruttamento delle acque piovane,
l’agriturismo Podere Midolla è quasi totalmente autosufficiente e con costi
energetici nettamente inferiori. Tempo previsto per ammortizzare il costo
degli impianti: 10 anni. Questa energia sommata a quella prodotta dalla
combustione del gas gpl, viene fornita agli ambienti da riscaldare, con
un’efficienza molto più alta di qualsiasi nuova caldaia a condensazione. Con
questo sistema l’agriturismo riesce a produrre simultaneamente acqua
refrigerata fino a –5°C e calda fino a 60°C oltre a non inquinare
l’ambiente.
Incontrata la strada asfaltata andiamo a destra
(vedi foto B) con la strada che
diviene subito sterrata e inizia a salire verso il monte: sul lato sinistro
si incontra subito un tratto assai lungo e abbastanza ben conservato del
muro del Barco Reale Mediceo.
Il Barco Reale Mediceo venne
realizzato nel XVI secolo e costituiva una delle più importante riserve di
caccia della famiglia dei Medici: il toponimo barco stava ad indicare
un terreno boschivo circondato da un recinto, in questo caso un territorio
delimitato da un robusto muro al cui interno di trovavano tante specie di
animali da poter cacciare. Il muro di questa bandita partiva da Poggio alla
Malva, dove ancora oggi si trova la Porta d’accesso, raggiungeva Vitolini,
Mignana, Faltognano, Papiano, sfiorava San Baronto, aggirava il Montalbano
spingendosi sul lato nord oltre il Colle di Montefiore, arrivava a
Montemagno (nei pressi del cimitero di questo paese, lungo la strada che
conduce a Lucciano, si trova ancora la casa del guardia del Barco), sfiorava
Campiglio e Villa la Magia, risaliva subito al di sopra degli abitati di
Lucciano, Montorio e Buriano, raggiungeva Spazzavento, oltrepassava a nord
il borgo di Bacchereto, superava Santa Cristina a Mezzana e, infine,
raggiungeva Artimino, dove si trova la grande villa La Ferdinanda,
che era la residenza di caccia dei Medici, e Poggio alla Malva. I
lavori di costruzione del Barco Reale iniziarono nel 1624 e terminarono nel
maggio del 1626 sotto il regno di Ferdinando I: il muro di recinzione,
costruito in pietre di arenaria e arenaria macigno di dimensioni molto
grandi, legate con calce, ed era dotato di cancelli e piccoli ponti per il
passaggio delle acque, ma, mentre i cancelli sono del tutto scomparsi,
restano ancora piccole tracce dei ponti e cateratte. Le mura delimitavano
una grande estensione di terreno, circa 50 km. di cui ne restano tracce per
30 km., al cui interno si trovavano numerose fattorie come quella di
Ginestre, di Artimino e molte case abitate dalla Guardie e dai
Birri (vedi il Casino dei Birri sul monte Pietramarina),
sorveglianti del barco che avevano il compito di tutelare il patrimonio
faunistico e boschivo della tenuta. Esistevano, infatti, delle regole molte
rigide riguardo la caccia, il taglio dei boschi e il mantenimento delle
mura. Con l’avvento dei Lorena nel 1738 il barco fu soggetto ad uno
sfruttamento più razionale: la gestione diretta delle fattorie granducali
venne affidata agli affittuari che avevano il compito di anticipare
la rendita al proprietario. Sempre ai Lorena si deve la suddivisione del
barco in dieci parti, chiamate decimi, per la rotazione dei tagli
degli alberi, e la realizzazione di una pianta del perimetro della bandita
attribuita a Bernardo Sgrilli. Tale planimetria dettagliata fa capire che
nella alla metà del Settecento l’interesse per il barco era esclusivamente
legato al commercio del legname: dopo la seconda metà del XVIII secolo, per
la diminuita richiesta di legname e per i costosi lavori di manutenzione
necessari, il barco venne dimenticato. Il granduca Pietro Leopoldo tentò di
ripristinare il barco, ma venne fermato nelle sue intenzioni dalle ingenti
spese che si sarebbero dovute affrontare: così il 13 luglio 1772 giunse
inevitabile la sbandita del Barco Reale, che decretò anche la vendita
della fattorie in esso contenute e la demolizione di alcuni tratti delle
mura. Nell’ottocento, poi, le pietre del barco vennero usate per delimitare
poderi e terreni privati: così oggi non sono molti i tratti visibili, tra i
quali quello che si trova su questo percorso è sicuramente uno dei meglio
conservati.
Osservato il muro del Barco Reale diamo uno sguardo alla pianura pratese e
fiorentina, al borgo di Bacchereto e poi saliamo lungo la carrareccia
inoltrandoci nel bosco di pini e castagni: non è possibile sbagliare
percorso non essendoci altre strade. Dopo 1.400 metri che abbiamo lasciato
l’Agriturismo Midolla incontriamo un bivio con un’altra sterrata che si
diparte sul lato destro: la tralasciamo e proseguiamo a dritto su quella
principale (vedi foto C); questo
primo bivio si trova a 2.400 metri dalla partenza da
San Busceto. Proseguiamo ancora il cammino sul lato monte e incontriamo un
secondo bivio: siamo a 2.700 metri da San Busceto.
Anche stavolta tralasciamo la sterrata che parte sulla sinistra e
condurrebbe a Bacchereto e proseguiamo a dritto
(vedi foto D): giungiamo finalmente
al Passo che mette in comunicazione la pianura pratese e pistoiese con
quella empolese. In mezzo al passo si trova una pianta di castagno: la
strada alla nostra sinistra prosegue per il monte Pietramarina e il valico
del Pinone, quella a dritto conduce a Faltognano e a Vinci e quella di
destra porta al Valico delle Croci e a San Baronto ed è proprio quest’ultima
che imbocchiamo, innestandoci sul sentiero di crinale, sentiero CAI n. 300.
Dopo poche decine di metri sulla sinistra si nota una vecchia pietra miliare
e di fronte ad essa, sul lato destro, si diparte una breve strada
(vedi foto F) che conduce al pianoro
della Torre di S. Alluccio (540 m. s.l.m., 3.000 metri
dalla partenza. Dell’antica torre di proprietà del Conte Spalletti di
Lucciano, della casa del contadino (situata sul lato ovest) e della casa del
guardiacaccia ora restano i ruderi, ma sono sufficienti a far intravedere la
magnificenza di un tempo. La zona si presenta come un vasto pianoro
punteggiato da alberi e da grosse antenne: un tempo qui di alberi ce n’erano
pochi e tutta l’area veniva coltivata a grano, orzo e patate, tanto da
rendere autosufficienti le famiglie che vi abitavano. Sul pianoro insiste
una grossa croce installata dall’Associazione Nazionale Alpini di Quarrata:
sono loro che una volta l’anno, in occasione della loro festa che svolgono
qui (generalmente nell’ultima domenica del mese di giugno) danno una pulita
alla zona.
NOTE STORICHE
Prima della seconda guerra mondiale e fino agli anni cinquanta del Novecento
per Ferragosto, Pasquetta e Ascensione era tradizione che le genti di
Quarrata e dintorni si recassero alla Torre di S. Alluccio: naturalmente a
piedi e in comitiva con il paese che si svuotava quasi del tutto. La sera
precedente tutti si preparavano per la gita: pane, braciole impanate (quei
pochi che potevano permettersele), uova sode, frittate, frutta, mentre
l’acqua veniva presa lungo il percorso alle varie fonti che si potevano
incontrare come quella del Nelli, del Sasso Regino, di Tacinaia, della
Bettina. Generalmente la colazione veniva fatta al Sasso Regino: per chi
capiti ora da quelle parti è difficile credere che la zona fosse priva di
alberi e che lo sguardo potesse abbracciare tutta la pianura pratese e
pistoiese fino al centro storico di Firenze. Addirittura guardando a ovest,
nelle giornate più limpide, si poteva vedere il mare. Nel bellissimo libro
Quarrata, voci dal passato, a cura di Laura Caiani Giannini e Carlo
Rossetti, Edizioni Gli Ori, ci viene descritto il viaggio fatto da
Quarrata a Sant’Alluccio e la permanenza alla torre dove si trovavano anche
la casa del contadino e la casa del guardiacaccia: nella casa del
guardiaccia fino al 1950 viveva Oreste Baldacci, guardiacaccia del conte
Spalletti, con la moglie Spinalba e la figlia. Purtroppo Oreste, che
svolgeva le sue mansioni di guardiano dei boschi in compagnia del suo cane
Rai, il 3 aprile 1950 venne ucciso a bastonate nella vicina località de
Le Croci dal contadino che abitava nella casa situata sul lato ovest
della Torre di S. Alluccio, tale Mengarino (questo è il soprannome
perché il nome vero non mi è noto), probabilmente sorpreso a rubare legna.
Questo triste episodio è stato ricordato dai parenti del Baldacci con un
croce posta sopra un masso proprio in località de Le Croci: di
fianco al masso ne è posto un altro più piccolo su cui sono incise O. B.
3.4.1950, cioè le iniziali di Oreste Baldacci e la data del suo
assassinio. Per chi volesse vedere il sasso con la croce ricordo che le
Croci (dove c’è anche un piccolo circuito per motocross) è il passo che
mette in comunicazione Quarrata con Vinci: partendo da Buriano, appena si
arriva sul crinale del Montalbano, invece di proseguire per S. Amato di
Vinci lungo la strada asfaltata si gira a destra per S. Baronto e dopo pochi
metri la si incontra sul lato destro. La zona della Torre di S. Alluccio è
stata frequentata fino dall’antichità: da qui passava una delle strade che
mettevano in comunicazione la valle dell’Ombrone pistoiese con il Valdarno
e, quindi, con la Via Francigena, la più importante arteria del
Medioevo. S. Allucio aveva la funzione di ricovero per pellegrini e
viandanti: la tradizione afferma che il romitorio sia stato fondato da
Alluccio, santo nato in Val di Nievole.
S. Allucio (dal sito
www.santiebeati.it) -
Sant'Allucio è il Santo di Pescia, e le sue reliquie sono accolte nella
bella cattedrale della città. Ed è un Santo che ben incarna le
caratteristiche di una terra e di un popolo, perché fu strenuo senza essere
rigido; ascetico senza essere astratto; votato alla contemplazione, ma anche
pronto all'azione; di profonda pietà, ma anche di ardente carità. Egli era
nato, nell'XI secolo, a Campugliano, in Val di Nievole, da famiglia
contadina. Ragazzo, custodiva gli armenti, quando si fece notare per
insoliti episodi che testimoniavano la sua non comune tempra spirituale.
Cresciuto d'anni, venne affidato alla sua operosa pietà l'ospizio di
Campugliano, praticamente in rovina. Allucio lo riportò ad un'ammirabile
efficienza di bene, aiutato da alcuni compagni ricchi come lui di zelo di
carità, detti poi Fratelli di Sant'Allucio. Per assistere meglio i poveri e
i bisognosi, il giovane Allucio fondò un altro ospizio sul Monte Albano
(proprio alla Torre detta di S. Alluccio). Un terzo lo creò presso la
riva dell'Arno, sul quale costruì addirittura un ponte, per comodità dei
pellegrini. Quest'ultima non fu impresa facile, non soltanto per i problemi
tecnici ma perché Sant'Allucio dovette convincere e ammansire il
traghettatore locale, che traeva lauti guadagni facendo passare i
viaggiatori da una sponda all'altra. 1 miracoli, a detta della tradizione,
si moltiplicarono numerosissimi intorno al benefattore dei poveri. Per
questo gli furono demandate, in città lontane, vere e proprie missioni
diplomatiche, che Allucio svolse con successo, riuscendo a pacificare tra
loro, per esempio, le due città rivali di Ravenna e di Faenza. Tra gli
interventi miracolosi tramandati dalla devozione, il più insolito fu quello
dell'uomo al quale erano stati cavati gli occhi, come punizione per qualche
delitto commesso, secondo la cosiddetta " legge del taglione ", comune nel
Medioevo. Non per dispregio della giustizia, ma per pietà dell'accecato,
anche se colpevole, Sant'Allucio avrebbe rimesso al loro posto gli occhi
nelle cave orbite del condannato, restituendogli la vista. Quanto era attivo
nel fare il bene, altrettanto era severo con se stesso, Non mangiava mai
carne, né formaggio, né uova. Digiunava tre volte alla settimana. E per
sette Quaresime consecutive non toccò cibo affatto. Morì il 23 ottobre 1134,
sereno e attivo fino all'ultimo istante. Immediatamente venne fatto oggetto
di un vivace culto popolare. Soltanto nel '700, però, il suo culto venne
autorizzato ufficialmente dalla Chiesa, e pochi anni dopo le reliquie di
Sant'Allucio trovavano degna accoglienza nella cattedrale di Pescia, la
città di cui l'antico Santo penitente e benefattore sembrava fatto su
misura.
Il Repetti nel suo Dizionario Corografico della
Toscana, stampato nel 1845 e che costituisce la base fondamentale di tutta
la storia e la geografia della Toscana, così descrive la Torre di S.
Alluccio e il Montalbano:
Torre di S. Alluccio - Casalone con torre sopra una delle
più eminenti creste del Monte Albano, dove, a riferire del biografo di S.
Alluccio, sembra che questi vi avesse edificato un qualche ospizio o eremo,
divenuto in seguito possessione del vicino monastero di S. Baronto. È un
punto di prospettiva magnifico, di dove si dominano le valli dell'Arno dai
monti di Vallombrosa sino a bocca d'Arno con tutte le sue tributarie.
Risiede a 929 braccia sopra il livello del mare.
Monte Albano nel Pistoiese - Dicesi Monte Albano la più
elevata diramazione dell'Appennino che dalla foce di Serravalle stendesi
nella direzione di maestro a scirocco fra l'Ombrone pistojese e l'Arno sino
alla gola della Golfolina, dal 28° 29' al 28 ° 41' di longitudine e dal 43°
44' al 43° 55' di latitudine. Le sue principali cime denominate Pietra
marina e S. Alluccio sono elevate sopra il livello del mare, quella 984, e
questa 929 braccia. Trovansi nel suo fianco orientale le Comunità di
Carmignano e di Tizzana, nel lato occidentale Monte Vettolini, Lamporecchio,
Vinci e Cerreto Guidi, a settentrione maestro Serravalle, e a scirocco
Capraja. - La natura del terreno partecipa nella massima parte di quello di
sedimento inferiore, coperto nella sua base orientale da sedimenti palustri,
e nel suo fianco occidentale da immensi depositi di ciottoli e ghiaje che
ricuoprono una marna ricca di fossili terrestri e marini. Alla parte
australe di questa diramazione fu dato il nome di Barco Reale per un vasto
parco, vestito di selve, fatto circondare di mura dal Gran Duce Ferdinando
II ad uso di caccia.

Firenze da Midolla

Oliveto di Midolla
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Foto A

Parcheggio a San Busceto

Fonte San Busceto

Fonte della Bettina

Lucciole e Mario alla Fonte della Bettina

Capanna che si incontra fra la Fonte della
Bettina e Midolla

Abitazione che si incontra fra la Fonte della
Bettina e Midolla
Foto B

Bivio Midolla: andare a destra

Agriturismo Midolla

La pianura pratese da Midolla

Mura del Barco Reale Mediceo

Bacchereto dal sentiero
Foto C

1° bivio: andare dritti tralasciando
la strada di destra
Foto D

2° bivio: tralasciare la strada di
sinistra che
conduce a Bacchereto e andare dritti
Foto E

Incrocio Pietramarina, Faltognano,
San Baronto: andare a destra
Foto F

Bivio S. Alluccio: andare a destra

Torre S. Alluccio: 1' immagine

Aldo, Barinci e Franca a S. Alluccio

Torre di S. Alluccio: 2' immagine

Croce degli Alpini a S. Alluccio

Torre di S. Alluccio: 3' immagine

Altra immagine della Croce degli
Alpini a S. Alluccio

Torre di S. Alluccio: 4' immagine

Torre di S. Alluccio: 5' immagine
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