|
VALICARDA del Montalbano da San Giusto
di Aldo Innocenti
Distanza 4.200 metri, tempo di percorrenza 1 h. e 30
minuti circa, dislivello 102 metri
Percorso Trekking
Dall’Abbazia di San Giusto (410 m. s.l.m.), situata
poco oltre il Pinone in versante Empoli, si scende a sinistra ad un campo
coltivato, seguendo il sentiero di crinale del Montalbano che fino a qualche
anno fa era contraddistinto come sentiero CAI n. 00 mentre ora è
identificato come sentiero CAI n. 300. Si prosegue poi a dritto fino a
quando non s’incontra un bivio: qui si va a destra e si costeggia il
Camping San Giusto, che ci rimane sulla destra del percorso.
Raggiungiamo così la strada asfaltata: si trattata della strada provinciale
Pinone – Limite sull’Arno. Entriamo nella strada e andiamo a destra in
direzione Castra – Limite sull’Arno: la percorriamo per circa 400 metri fino
a quando non notiamo, sulla sinistra, una strada sterrata che si diparte
poche decine di metri dopo aver superato una larga strada asfaltata. Questa
carrozzabile sterrata, via Madonnina della Valicarda, ci fa giungere in
pochi minuti nella località Case Nuove (390 m. s.l.m.). Procediamo
ora in discesa, sempre lungo il sentiero 300, tralasciando il sentiero CAI
n. 1 che si diparte sulla sinistra in direzione Verghereto: superiamo un
grande maneggio con ampia pista per l’addestramento dei cavalli, che rimane
alla nostra sinistra. Camminiamo all’interno della macchia mediterranea, che
ogni tanto si apre mostrandoci ampi scorci panoramici sul Valdarno empolese.
A quota 370 incrociamo il sentiero CAI n. 4 che ci giunge da destra
proveniente dalle località di Castra e Castellina: noi procediamo sempre in
discesa lungo lo 00 fino a giungere al grande leccio della Valicarda
(308 m. s.l.m.). La pianta di leccio è veramente imponente: non ci sono note
le sue dimensioni, ma le foto allegate, con la presenza di due persone nei
pressi del tronco, credo che forniscano un’idea della sua magnificenza. Qui
si trova anche un vecchio cippo confinario: al leccio giungono ben cinque
strade, dall’abbazia di San Giusto al Pinone, da Castra, da Capraia, da San
Martino in Campo e dal podere La Sala. Da qui transita il lungo sentiero 00
del Montalbano: questo lungo percorso inizia da Capraia per terminare al
Passo di Serravalle Pistoiese.
Abbazia di San
Giusto
Attualmente versa in pessime condizioni perchè vittima dell'incuria e
dell'abbandono dell'uomo. Volgarmente chiamata San Giustone, venne fondata
tra l'XI e il XII sec. come abbazia cistercense dipendente dalla vicina
badia di San Martino in Campo: la tradizione afferma essere stata costruita
da un monaco eremita francese, San Giusto o Giustone, così come la
contemporanea chiesa di San Baronto, fondata dal monaco eremita francese San
Baronto. La chiesa, che è stata sede di una piccola comunità monastica, in
stile romanico, appare come il risultato di una lunga vicende costruttiva:
sul fianco sinistro dell'edificio religioso si trova la massiccia torre
campanaria, separata dalla chiesa ma congiunta a questa attraverso un
passaggio costruito in epoca successiva, segno evidente che il campanile in
origine doveva essere una torre militare, come attesta anche il suo corpo
basso e tozzo. La semplice facciata è arricchita da una arco in marmo bianco
e verde: sul retro si notano tre absidi, separate tra loro, con un doppio
ordine di monofore, corrispondenti alla chiesa superiore e alla cripta. La
chiesa presenta una pianta a croce latina, con un'unica navata (con
copertura a volte a botte), un transetto rialzato e una piccola cripta.
Leccio: note su quest’albero
Il leccio (nome scientifico quercus ilex) appartiene
alla famiglia delle Fagaceae: si distingue dalla quercia perché non perde
mai le foglie durante l’inverno. E’ diffuso e abbondante nelle regioni
mediterranee ed è una specie adattabile nei confronti del terreno, su cui
esercita un'azione miglioratrice. Poiché le sue radici penetrano molto in
profondità tollera condizioni d’aridità ed è poco esigente nei confronti
della luce e della temperatura. Ha un accrescimento lento ed è una pianta
longeva, raggiungendo anche 1000 anni; è frequentemente usata come pianta
ornamentale ed è molto decorativa, perché sopporta bene la potatura in forme
obbligate e si presta anche per alberatura stradale. Può raggiungere
l’altezza di 20 m..Ha chioma globosa, densa, tronco eretto e robusto, diviso
o ramoso fin dalla base; ramuli pubescenti; corteccia bruno - nerastra o
nera, quasi liscia, poi divisa in piccole squame angolose. Fogliame
sempreverde con foglie semplici, ovali - ellittiche di 3 -7 cm,
acute, sopra lucide e sotto grigio - tormentose; margine liscio; picciolo
pubescente di 1 - 2 cm; inserzione alterna. I fiori sono delle infiorescenze
unisessuali come nelle altre querce; i frutti sono ghiande di 2 - 3 cm.,
ovoidali, avvolte a meta o per 1 / 3 dalla cupola che ha squame brevi e
chiare. Il legno è duro e pesante, difficile da stagionare e da lavorare; è
buon combustibile e produce carbone molto pregiato; le ghiande sono
utilizzate come mangime per i suini.
Barco Reale Mediceo
I Medici, nel 1626, realizzarono il Barco Reale, una riserva di caccia
circondata da un muro di circa 50 km, nell'area del Montalbano, per
salvaguardare cinghiali, lepri, starne, fagiani, cuturnici, francolini,
ecc., ma anche per poter disporre di selvaggina da destinare alle cacce dei
Granduca. Era prevista una rigida salvaguardia dei boschi (querce, cerri,
castagni, gelsi, pini, lecci, abeti, olmi, noci, cipressi, ecc.) e arbusti
(scopa, ginepro, mirto, marruca, ecc.). Nei primi decenni del XVII secolo le
cacce subirono un certo declino e anche il Barco subì lentamente l'abbandono
e la decadenza; con il passaggio della proprietà ai Lorena (1736) la
gestione delle fattorie venne affidata agli affittuari che rappresentavano
gli interessi dei padroni dinanzi ai contadini. Dopo la metà del XVIII
secolo, la diminuzione del commercio del legname e la consistenza dei lavori
necessari a rimettere in sesto i recinti e i terreni interni la riserva,
determinò una situazione di stasi sbloccata solo dopo la salita al trono di
Pietro Leopoldo (1765), allorché furono presi provvedimenti decisivi per la
sorte del Barco. Per gli alti costi di gestione, iniziò la "sbandita" che
portò ad una diversa destinazione di queste aree. Dei poco più di 50 km. di
recinzione muraria che in origine costituivano il limite della riserva,
attualmente rimangono tracce e resti più o meno ben conservati, su 30
chilometri. La muratura è in bozze irregolari di pietra arenaria e arenaria
macigno, di dimensioni molto grandi, legati con calce. Il muro era
intervallato da cancelli e chiuse a cateratte; i cancelli sono scomparsi
mentre restano alcune cateratte.
Il
Montalbano dal Dizionario Corografico della Toscana del Repetti,
stampato nel 1855 e che costituisce la base fondamentale di tutta la storia
e la geografia della Toscana ( vi sono indicati tutte le città e i paesi
della nostra regione in ordine alfabetico), ritengo fare cosa utile
pubblicare quello che riporta sul Montalbano e anche se il linguaggio è
quello di 150 anni fa (tanto per dire non si parla di Toscana ma di
Granducato di Toscana) credo che leggere queste righe sia veramente
affascinante. Monte Albano nel Pistojese. Dicesi Monte Albano la più
elevata diramazione dell'Appennino che dalla foce di Serravalle stendesi
nella direzione di maestro a scirocco fra l'Ombrone pistojese e l'Arno sino
alla gola della Golfolina, dal 28° 29' al 28 ° 41' di longitudine e dal 43°
44' al 43° 55' di latitudine. Le sue principali cime denominate Pietra
marina e S. Alluccio sono elevate sopra il livello del mare, quella 984, e
questa 929 braccia. Trovansi nel suo fianco orientale le Comunità di
Carmignano e di Tizzana, nel lato occidentale Monte Vettolini, Lamporecchio,
Vinci e Cerreto Guidi, a settentrione maestro Serravalle, e a scirocco
Capraja. La natura del terreno partecipa nella massima parte di quello di
sedimento inferiore, coperto nella sua base orientale da sedimenti palustri,
e nel suo fianco occidentale da immensi depositi di ciottoli e ghiaje che
ricuoprono una marna ricca di fossili terrestri e marini. Alla parte
australe di questa diramazione fu dato il nome di Barco Reale per un vasto
parco, vestito di selve, fatto circondare di mura dal Gran Duce Ferdinando
II ad uso di caccia.
|
Clicca sulle immagini per ingrandirle

Abbazia di San Giusto

Campanile dell'Abbazia di S. Giusto

Facciata dell'Abbazia di S. Giusto

Leccio della Valicarda: 1' immagine

Franca e Gianluca al leccio

Sentiero 00 al leccio della Valicarda

Franca, Alessandro, Gianluca e Aldo alla Valicarda

Leccio della Valicarda: 2' immagine

Sentiero CAI n. 00 per San Giusto

Alessandro, Gianluca e Aldo alla Valicarda
|