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VINCI
di Damino (Roberto Innocenti)
Vinci è un antico borgo di origini
medioevali di cui non si hanno notizie anteriori al Mille, e prende il nome
dal vicino torrente Vincio. Questa cittadina si sviluppò intorno al castello
dei Conti Guidi, risalente intorno al X - XI secolo. I Conti Guidi, ricchi
feudatari della zona, imparentati con la Contessa Matilde e favoriti
dall’Imperatore, godettero prima in Pistoia e poi in Firenze di una
posizione privilegiata che riconosceva loro il diritto di sepoltura nella
cattedrale e l’onore di vedere una delle porte cittadine intitolata a loro
nome. I Conti Guidi furono fondatori di abbazie e monasteri, ed essi stessi,
in più casi, vescovi ed abati, controllarono a lungo la diocesi cui
apparteneva il territorio di Vinci. Quando, nel XIII secolo, i vari rami
della potente famiglia Guidi decisero di alienare tutti i loro possessi del
Valdarno inferiore, il feudo di Vinci, in due contratti, uno del 1254 e
l’altro del 1563, fu ceduto al comune di Firenze che intendeva farne una
roccaforte strategica di controllo sulla Valdinievole, e si rivelò preziosa
nel 1296 nella guerra contro Orbignano e Lamporecchio. Il governo della
città fu allora affidato ad un ramo della famiglia Adimari, di parentele
ghibelline, che si stabilì ad Anchiano, nelle immediate vicinanze di Vinci.
Nel 1315 gli Adimari spinsero la popolazione di Vinci alla ribellione contro
Firenze, per affidarla ad Uguccione della Faggiola; ma nell’aprile dell’anno
dopo il castello tornò nelle mani di Firenze per essere poi espugnato dal
fiorentino Baldinuccio di Bindo degli Adimari. Il periodo dell’indipendenza
però fu breve, perché l’Adimari, nel 1318 cedette, per denaro, il castello a
Firenze. Il borgo però, per la sua posizione favorevole fra Pisa, Lucca e
Pistoia, fu più volte oggetto di tentata conquista: nel 1326 fu la volta di
Castruccio Castracani che voleva conquistare anche Cerreto, Vitolini e
Castellina di Greti; mentre nel 1364/1365 fu Giovanni d’Acuto, al soldo di
Pisa, nella guerra contro Firenze, che tentò inutilmente di penetrare nel
castello, incontrando nella notte una accanitissima difesa. Ed anche nel
1368 fu scongiurato un piano dei pistoiesi per far capitolare Vinci e
consegnarlo in signoria a Giovanni dell’Agnello. Da allora la suprema
autorità di Vinci fu affidata a due capitani di parte guelfa. Nel 1774 Vinci
fu incorporata nel distretto amministrativo di Cerreto Guidi e ricostituita
comune autonomo nel 1860. Dal 1954, in seguito al quinto centenario della
nascita di Leonardo è stata decretata città ed è da allora, nel mese di
aprile, sede annuale delle celebrazioni Leonardiane. Riguardo alle notizie
storiche su Vinci c’è da ricordare che, nel luglio 1867, questa cittadina
ebbe la visita di Giuseppe Garibaldi durante il suo passaggio in Toscana; a
Vinci soggiornò prima presso i fratelli Luigi, Federico e Roberto Martelli e
poi, dopo essere stato ad Empoli, ritornò a Vinci presso Pier Pompeo
Masetti, nella villa del Ferrale il 27 di luglio. Il nucleo originario di
Vinci è il Castello, edificato intorno al mille, munito di mastio e torre
centrale; vi si accedeva da due porte, una posta a tramontana verso il monte
e l’altra a mezzogiorno; mentre tutt’intorno correvano le “ripe”, fortemente
inclinate e sostenute da mura, mentre dal lato più facilmente accessibile la
sicurezza era affidata alla presenza di un fossato. In alto sorge la Rocca,
con la torre che anticamente ospitava la campana per adunare i consigli e
annunciare l’ora di chiusura delle porte e il cui interno comprendeva, in
origine, due soli grandi ambienti: uno al pian terreno, con copertura a
volte, sede del corpo di guardia, e l’altro al piano superiore, adibito ad
abitazione del castellano. Dal XIII secolo in poi, il complesso fu oggetto
di varie trasformazioni; l’ingresso è il risultato dell’ampliamento di una
porta di dimensioni più piccole e probabilmente collegata in antico da un
ponte levatoio. Nel 400, divenuta residenza podestarile, la rocca fu
ampliata con nuovi locali sui lati nord e sud, di una loggia coperta e scala
esterna di accesso ai piani superiori sul lato sud-ovest. Inoltre nel XVI
secolo, sui lati nord e nord-est del terrapieno ottenuto col riempimento del
cortile, furono costruite stanze di abitazione ad uso dei podestà e delle
rispettive famiglie. Nel 1919 la rocca fu donata al comune di Vinci dal
conte Giulio Masetti e ventanni più tardi fu restaurata, grazie anche ad un
cospicuo contributo del conte Giovanni Rasini di Castelcampo; attualmente
ospita il Museo Leonardiano (orario di apertura: 9.30 –19.00 estivo; 9.30 –
18.00 invernale, tutti i giorni). Nell’ex sala consiliare è conservata una
pregevole terracotta invetriata di Giovanni della Robbia, raffigurante una
Madonna col Bambino in trono a San Giovacchino, commessa nel 1523 da
Francesca di Manfredi de’ Rossi in onore del marito Giovacchino di Filippo
Macinghi; quest’opera fu venduta all’estero nel 700 ed è stata recuperata
sul mercato antiquario nel 1969. Dentro il perimetro murario del castello, a
lato della rocca, si trova la Chiesa di Santa Croce, di origini romaniche.
Tra il XVIII e XIX secolo fu trasformata, con la costruzione del campanile e
della tribuna al posto dell’abside trilobata, le cui fondamenta sono state
rinvenute in occasione di nuovi lavori nel 1929; mentre nella zona
sottostante l’organo e stata rintracciata una parte dell’antica sacrestia,
con residui del soffitto a volta. La facciata fu costruita agli inizi del
Novecento, rimasta però incompiuta, per ottenere la quale fu distrutto tutto
un precedente loggiato, e nello stesso periodo fu ristrutturato l’interno
che oggi si presenta a tre navate, in stile neo-rinascimentale. Nella chiesa
troviamo due piccole tele ad olio raffiguranti una La Vergine fra
i santi che porge il rosario a San Domenico di Matteo Rosselli e
l’altra L’Adorazione dei Magi di Pier Dandini. A destra del portale
d’ingresso, é situata la cappellina del Battistero che ospita l’antico fonte
dove si ritiene sia stato battezzato Leonardo. Nel XV secolo, al di fuori
della porta meridionale delle mura, cominciò a svilupparsi il borgo, dove
ebbero l’abitazione i Da Vinci e dove visse anche Leonardo fino
all’adolescenza. Tra la fine dell’800 e l’inizio dell’900, l’abitato ebbe
un’espansione in direzione dell’Oratorio della SS. Annunziata, che sorge in
fondo all’attuale Via Giovanni XXIII. Il piccolo tempio fu eretto nel 1611
al posto di un antico tabernacolo, e nel 1719 si portò a termine
l’ampliamento e la ristrutturazione del piccolo santuario all’aspetto
attuale. L’edificio mostra all’esterno il loggiato di facciata, composto da
snelle colonne tuscaniche a fusto liscio sostenenti archi a tutto sesto;
all’interno troviamo una tavola ad olio raffigurante L’Annunciazione,
attribuita a Fra’ Paolino da Pistoia, e sul soffitto una tempera
settecentesca con L’Immacolata Concezione, inoltre, dopo alcuni
recenti lavori, per l’abbassamento del livello dell’impiantito, sono state
riscoperte colonne laterali in cotto.Nel 1965 è stato gli riconosciuto il
titolo di Santuario Mariano e vi si celebrano solenne funzioni in occasione
della festa religiosa della Santissima Annunziata ad agosto. Sulla strada
che da Vinci porta a Nord, verso Anchiano, troviamo Villa del Ferrale che
sorge su fondamenta di un edificio già esistente ai tempi di Leonardo, e
presenta un aspetto tardo-ottocentesco, con volume imponete ed ampi annessi,
tra cui anche una cappella gentilizia. Ha avuto diversi proprietari, dai
Ridolfi di Firenze, ai Da Bagnano e poi a quelle dei Masetti e loro eredi.
Da notare sulla facciata un’epigrafe, posta al di sopra della tettoia del
portone d’ingresso, la quale ricorda che Giuseppe Garibaldi, nel 1867 fu
ospite in quella villa. Continuando la strada ancora verso nord, giungiamo
ad Anchiano, e qui troviamo la casa colonica dove, nel 1452, ebbe i natali
Leonardo Da Vinci, ma solo nel 1483 divenne di proprietà dei Da Vinci.
L’edificio è di dimensioni modeste e dal 1950 è di proprietà del comune,
dopo la donazione dal conte Rasini di Castelcampo. Nell’occasione ci furono
delle ristrutturazioni che portarono alla demolizione di alcuni muri interni
più moderni e si tralasciò invece di ricostruire i soppalchi di cui erano
chiare le tracce; l’interno conserva soltanto alcuni arredi d’epoca, come il
camino, l’acquaio e la piattaia, e per il resto materiale documentario, più
un busto bronzeo di Leonardo. La casa è visitabile come museo, con il
seguente orario: 9.30 – 12.00 e 14.30 –18.00.
Alcuni cenni sulla vita di Leonardo.
Leonardo nasce ad Anchiano il 15 Aprile del 1452, figlio naturale del notaio
Ser Piero e di donna Caterina; a 5 anni va ad abitare a Vinci insieme al
padre che nel frattempo aveva sposato Albiera Amadori e nel 1460 si
trasferisce a Firenze col padre. Nove anni dopo entra come apprendista nella
bottega d’arte di Andrea del Verrocchio. Nel 1482 si trasferisce a Milano
alla corte di Ludovico il Moro presentandosi come ingegnere, architetto,
scultore, pittore ed anche musico. In questo periodo lavora come pittore ed
inizia a dipengere il ritratto di Cecilia Galerani, “Dama con l’Ermellino”,
e la prima versione della “Vergine delle rocce”. Nel 1495 inizia a dipingere
“Ultima cena” che terminerà nel 1498. L’anno successivo, dopo la caduta del
duca Ludovico il Moro, Leonardo lascia Milano ed inizia il suo pellegrinare
verso Mantova, Venezia e poi in Friuli. Nel 1500 torna per un breve
periodo a Firenze e nel 1502 è a servizio di Cesare Borgia, nel 1504, sempre
a Firenze inizia a dipingere la Gioconda. Nel 1508 torna per un lungo
periodo a Milano dove riprende gli studi di anatomia, urbanistica, ottica ed
ingegneria idraulica. Nel 1513 si trasferisce a Roma presso il pontefice
Giuliano dei Medici, mentre nel 1516, accogliendo l’invito del Re di Francia
Francesco I, Leonardo si trasferisce al Castello di Cloux, dove ricopre
l’incarico di “primo pittore ed ingegnere del Re”. Muore il 2 maggio del
1519 nella residenza di Cloux e viene sepolto nella chiesa di S. Valentino
presso Amboise. Con testamento, datato 23 aprile 1519, lascia tutti i suoi
manoscritti, disegni e strumenti vari al caro e prediletto allievo Francesco
Melzi, ed i dipinti all’altro discepolo, Salai. Dopo la morte, nel 1570, del
Melzi, inizia la dispersione dell’eredità di Leonardo.
Voglio solo ricordare alcune, su migliaia, invenzioni di Leonardo da Vinci
che spaziano in tutti i campi.
Macchine da guerra (balestra, carro armato, proiettili ogivali, ecc……….).
Macchine per volare (ala, inclinometro, paracadute, ecc……….).
Macchine per uso civile (carro automotore, coclea, escavatrice, mulino a
cilindri, trivella, ecc….).
Macchine idrauliche (battipalo, draga lagunare, motrice navale a ruote,
ponte girevole, ecc…….).
Disegni di architettura (basilica a cinque cupole, città ideale, fossato con
difesa sommersa, ecc….).
Dal Dizionario
Corografico della Toscana scritto dal cav. Repetti
apprendiamo alcune notizie su Vinci: questo dizionario è stato pubblicato
nel 1855 e tratta della nostra regione e di tutti i suoi luoghi, fiumi,
montagne, ecc. in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento.
Il linguaggio è quello di 150 anni fa (siamo ancora nel Granducato di
Toscana) ma affascina ancora oggi.
Vinci detto ancora Vinci Fiorentino nel Val d'Arno inferiore. Castello
capoluogo di Comunità , con chiesa prioria (S. Croce) nel piviere di S.
Giovanni Battista in S. Ansano a Greti, giurisdizione e circa 3 miglia
toscane a greco di Cerreto Guidi, Giurisdizione e diocesi di Pistoja,
Compartimento di Firenze. Siede sopra un colle di macigno coperto di grossi
ciottoli, a pié del quale passa a levante il rio di Bonchio tributario del
torrente Streda, e da ponente un piccolo botro che si vuota nel Vinci,
mentre esiste al suo ostro un subborgo cui danno accesso ampie strade già
aspre ed anguste vie.Trovasi sulla pendice meridionale del Monte albano
acquapendente nell'Arno, sotto il grado 28° 25' di longitudine ed il 43°48'
di latitudine, circa 200 braccia superiore al livello del mare Mediterraneo,
6 in 7 miglia toscane a settentrione di Empoli, 9 a maestro di Capraja,
circa 3 a scirocco di Lamporecchio, e 10 miglia a grecale di Fucecchio. Non
s'incontrano memorie del Castello di vinci anteriormente al mille, qualora
si voglia eccettuare una scrittura del 970 relativa alla prima donazione
fatta dal gran conte Ugo alla sua Badia di Marturi sopra Poggibonsi, nella
quale è rammentato (forse per qualche svista de' copisti) castello illo qui
dicitur Vinci. - Checché¨ ne sia, è certo che il castello di Vinci del Mont'Albano
è ben diverso da altro luogo chiamato Castello del Vincio Pistojese.Mentre
il Vinci di Mont'Albano a differenza di quest'ultimo, ch'è situato al di là
dall'Ombrone, appellossi Vinci fiorentino, sebbene entrambi sotto la stessa
diocesi, e signoreggiati fossero ambedue dai conti guidi. I quali dinasti in
Vinci fiorentino al pari che in Cerreto-Guidi, Collegonzi, Streda, Petriolo,
Pieve di Creti, Vitolini ecc. mantennero nel medio evo diritti signorili. -
All'Articolo Empoli citai un istrumento di vendita scritto li 6 maggio 1255,
col quale il C. Guido guerra figlio del fu C. Marcovaldo di Dovadola vendè
per lire 9700 al comune di Firenze non solamente la sua parte della piazza,
o Mercatale di Empoli e della sua pieve con tutte le pertinenze, ma ancora
del Castello torre e cassero di vinci, la chiesa di codesto castello, lo
spedale di S. Albano, la chiesa di Anchiano con diversi coloni di Vinci,
ecc. La stesa cessione della loro porzione di detti luoghi fu fatta
nell'anno medesimo dal C. Guido del fu C. Aghinolfo di Romena e dai due
fratelli CC. Guido Novello di Modigliana e Simone di Battifolle, o di Poppi.
Anche all'Articolo Cerreto Guidi citai altro istrumento del 23 agosto 1273,
col quale il C. Salvatico nipote del C. Guido Guerra di Dovadola, confermò
per fiorini 8000 al Comune di Firenze tutti i castelli che la sua casa
possedeva nel Val d'Arno inferiore, fra i quali Cerreto Guidi, Vinci,
Collegonzi, Musignano, Creti, Colle di Pietra, Petriolo ecc. Infatti dalla
suddetta epoca in poi Vinci trovasi incorporato al contado fiorentino. Dal
qual dominio quella popolazione si ribellò nella primavera del 1345,
all'arrivo di un esercito di Uguccione della Faggiuola in Val di Nievole,
foriero della gran giornata di Montecatini che fu a danno dei Guelfi quasi
un'altra Montaperto. Per mala sorte però di Uguccione della Faggiuola egli
un anno dopo (11 aprile 1316) perdè un solo giorno la signoria di due
repubbliche, di Pisa e Lucca, sicchè il governo fiorentino rivolse tosto le
mire alla conquista di Vinci e degli altri castelli perduti nel Val d'Arno
inferiore. Infatti il Castello di Vinci nel 21 aprile del 1316 aprì le porte
alle truppe fiorentine, onde messer Baldinuccio, o Binduccio di messer Bindo
degli Adimari fuoriuscito fiorentino, che riteneva sempre il Castello di
Cerreto Guidi, avendo raccolti da Lucca soldati a piedi e a cavallo, la
mattina del 26 dello stesso mese d'aprile li condusse sotto Vinci con la
mira di ricuperare a forza armata cotesto castello. Ma le genti de'
Fiorentini che lo difendevano, appena inteso l'avvicinamento di quei
soldati, si partirono da Vinci abbandonato il paese ai nemici, i quali però
non si arrestarono, ma incalzando alle spalle coloro che fuggivano per la
via di Capraja, questi furono costretti a far alto ed accettare battaglia. E
sebbene costoro si difendessero da coraggiosi, con tuttociò lasciarono in
potere del nemico un buon numero di cavalieri e di fanti. Dopo cotesta
fazione i soldati de' fuoriusciti cavalcarono pel Val d'Arno inferiore e
s'impadronirono in un medesimo giorno delle Terre di Santa Croce, di
Castelfranco di sotto, di S. Maria a Monte e di Montopoli, terre tutte state
già de' Lucchesi. Tanto raccontò l'allora vivente Giovanni Lelmi nel suo
Diario Sanminiatese, dal quale poco differiva lo storico pure contemporaneo
Giovanni Villani. - Alla fine, soggiunge quest'ultimo, Baldinuccio, o
Binduccio, degli Adimari con altri fuoriusciti essendo tratti di bando, per
patti e per denari renderono le dette Terre e castella ai Fiorentini, i
quali per asserto de' due Ammirati nel 1318 mandarono nella fortezza di
Vinci un castellano. Dai sopra citati autori contemporaneimi sembra pertanto
di poter dedurre, che i signori di Anchiano fossero una diramazione degli
Adimari derivati da messer che fu genitore di Binduccio Adimari; il quale
nel 1316 troviamo signor di Cerreto Guidi, e padre di Ghino o Tegrino d'Anchiano
che contemporaneamente dominava in Vinci. Cotesti ultimi signori Adimari
dovettero prendere per casato un esteso loro possesso compreso nella
Comunità di Vinci, chiamato tuttora Anchiano, della tenuta Masetti al
Ferrale, separandosi dall'altro ramo degli Adimari anche coll'arme, o
blasone che presero, consistente in una lista per lo ritto azzurra in campo
d'oro. Che questi signori di Anchiano, soggiunge il Manni nell'illustrazione
di un sigillo del Comune di Vinci (Vol. XV. 8) fossero padroni costà di
estesi poderi, si rileva da tre pergamene del 1332, 1337 e 1339 ivi in parte
pubblicate, con la prima delle quali diversi figli e nipoti di messer Bindo
d'Anchiano venderono i loro beni posti al Ferrale nel popolo di S. Croce di
Vinci. L'altra del 1337 contiene l'atto di una nuova vendita di beni fatta
da donna Tessa, figlia del fu messer Gentile de' Buondelmonti, vedova del
suddetto Ghino di Bindo d'Anchiano, a Cecco di Puccio da Vinci dimorante in
Firenze, e fra i beni alienati fuvvi il luogo detto tuttora Campo Zeppi
nella tenuta di Ferrale, Comunità di Vinci. Finalmente col terzo atto del
1339 Francesco di Chiaro de' Girolami di Firenze acquistò da Bertoldo del fu
Pigli di Anchiano alcuni beni posti nel distretto di Vinci in luogo detto
Val di Streda. Abbiamo pure dallo stesso Giovanni Villani, che ai primi
d'aprile del 1326, Castruccio avendo occupato la Castellina di Greti,
guardata da uno de' Frescobaldi, egli si distese con le sue genti di là per
lo Greti e diede battaglia a Vinci, a Cerreto e a Vitolini; e poi a dì 5 di
aprile ebbe il castelletto di Petrojo sopra Empoli e quello fornì di
guardie, sicchè dalla Castellina le sue genti gran danno faceano alla
strada e a tutto il paese. Giunto però il dì 25 giugno Castruccio abbandonò
la contrada e disfece Petrojo. - Seguitando a ragionar degli avvenimenti
guerrieri relativi a questo castello, scriveva Filippo Villani, come i
Pisani avendo preso al loro servizio la compagnia d'Inglesi comandata dal
valente capitano Giovanni Augut, nel due febbraio del 1364, l'esercito con
quel sussidio si partì da pisa per fare aspra guerra ai Fiorentini; in guisa
che entrando nella Val di Nievole, se ne venne tosto a Vinci e a
Lamporecchio, luoghi fertili e abbondevoli di vettovaglia. - Cotesta
comparsa fu tanto inaspettata ed improvvisa, che gli abitatori di Vinci con
tuttoché fossero trovati a letto, la resistenza loro fu si feroce, che prese
le armi, si difesero valorosamente, e assai degl'Inglesi furono morti e
molti più feriti senza altro acquistare che onta e vergogna. - A onore
finalmente degli abitanti di Vinci giova rammentare il fatto del 1368 citato
all'Articolo Orbignano di Lamporecchio, quando diversi Pistojesi ed altri
paesani fecero ragunata di più gente armata a Orbignano con animo di
pigliare e ribellare dal Comune di Firenze il castel di Vinci di Greti,
intenzionati di darlo a messer Giovanni dell'Agnello, allora signore di Pisa
e di Lucca. La qual cosa sarebbe accaduta, dice il Cronista, se gli uomini
di Vinci, e non già di Orbignano, come ivi fu stampato, da veri Guelfi, e
amici del Comune di Firenze non l'avessero saputo, e sventato il piano. Da
quell'epoca in poi gli abitanti del Castello di Vinci non ebbero occasioni
di difendersi da altre occasioni ostili, seppure non si voglia considerare
per tale quella accaduta nel principio del 1538 quando si ammutinarono i
soldati spagnuoli ch'erano di presidio in molte terre del Val d'Arno
inferiore, per mancanza di paghe, dirigendosi a Cerreto Guidi per assalirlo
e metterlo a ruba; sennonché il bravo capitano Giovanni da Vinci, uscito
loro incontro con 800 fanti, obbligò quei soldati, dopo aver passato loro
una delle due paghe che domandavano, a partire dal territorio del
Granducato. Ma Vinci non solo diede in Giovanni testè nominato un valente
capitano che durante l'assedio di Firenze fu posto a guardia della Porta di
Croce, poiché si è reso chiaro il suo nome per avere un Lapo da Vinci
coperto nei primi anni della Repubblica Fiorentina il posto di gonfaloniere
di quella signoria. Peraltro cotesto paese è assai più noto per essere stato
la patria di un vero genio, quale fu Leonardo da Vinci, che non solamente
nelle belle arti, ma in molte scienze, e segnatamente nell'idraulica e nella
meccanica sopravvanzò di gran lunga i suoi contemporanei. Che se il suo nome
di deve aggiungere alla serie degl'illustri bastardi, sappiamo altresì, che
egli fu uno de' pochi uomini straordinarj, che costituiscono la vera gloria
della nostra Italia. Nel desiderio di visitare l'abitazione dov'è fame che
nascesse quel grand'uomo, mi sono recato a Vinci e segnatamente nella tenuta
Masetti del Ferrale una di quelle case coloniche, nel podere di Anchiano,
egli venisse alla luce, comecchè Leonardo essendo nato illegittimo da una
donna di servizio, lascia in dubbio, se in quella casa abitasse allora la
madre, o la famiglia del padre di Leonardo, nel tempo cioè in cui viveva la
sua prima moglie. Oltre quando fu detto di esso dal Vasari, dagli autori
degli Elogi d'illustri Toscani, dall'Amoretti, e recentemente dal Prof.
Guglielmo Libri, giova indicare per la storia privata di Leonardo da Vinci
una rinunzia di beni fatta nel 1470 agli ufiziali del Catasto di Firenze, e
riportata nel Carteggio di artisti inedito del dott. Gaye (Vol. I Appendice
II Num. XC) dalla quale risulta che Antonio, figlio legittimo di Ser Piero
da Vinci, era fratello naturale di Leonardo, mentre in quella denunzia è
rammentata a una casa per nostra abitazione posta nel popolo di S. Croce
Comune di Vinci, contado di Firenze, situata nel borgo di detto castello,
con orto annesso di stiora tre; e fra le bocche è notata anche quella di
Leonardo figliuolo di detto Ser Piero non legittimo dell'età di anni 17
circa. Inoltre nella portata delle decime del 1457 a conferma di ciò esiste
la notizia seguente: Leonardo figlio di detto Ser Piero da Vinci non
legittimo nato di lui e della Caterina, al presente donna di Cartabriga di
Piero di Luca da Vinci, dell'età di anni cinque; lo che determina meglio la
nascita di quel genio accaduta nel 1452. Comunità di Vinci. Il territorio
di questa Comunità occupa una superficie di 15300 quadrati dei quali 532
sono presi da corsi d'acqua e da pubbliche strade. Nel 1833 vi si trovava
una popolazione di 4979 individui, a proporzione di circa 269 abitanti per
ogni miglio quadrato di suolo imponibile. Confina con sei Comunità , due
delle quali acquapendono nella Valle dell'Ombrone pistojese e quattro nella
Valle dell'Arno inferiore. Si tocca con le due prime di Carmigliano e di
Tizzana mediante la giogana del Monte Albano; con quella di Carmignano
dirimpetto a grecale dalle Crociaglie percorrendo dal casino e dal masso di
Pietramarina sino alla Torre di S. Alluccio, e di là con l'altra di Tizzana
fino passato il giogo delle Croci di S. Amato. Al termine del Metato
sottentra dirimpetto a maestro il territorio comunitativo di Lamporecchio,
col quale scende il monte nella direzione di libeccio passando per la Forra
dell'Acqua Santa per poi entrare nel torrente Vinci che viene dal Ferrale e
dalla vicina Via d'Anchiano. Innanzi di arrivare sul Vinci il territorio di
questa Comunità si dirige a ponente maestro fino alla cisì detta Fornace dè
Vescovi, dove forma una punta acutissima piegando da ponente maestro a
scirocco, quindi a ostro ponente attraversa il poggio detto dell'Apparita. -
A quella punta sottentra la Comunità di Cerreto Guidi, con la quale la
nostra piegando a scirocco ritorna sul torrente Vincio, e con esso per breve
tratto si accompagna finchè entra nel botro della Fontana per continuare il
suo cammino a scirocco, e varcare il poggio, sul quale passa la via che da
Cerreto guida a Vinci, avvicinandola chiesa di Streda dov'entra nel borro di
Tojano tributario del torrente Streda, mercè cui il territorio di questa
Comunità arriva sull'Arno. Il corso retrogrado di cotesto fiume serve di
confine alla Comunità di Empoli con la nostra, da primo dirimpetto a ostro
libeccio fino passato il Villaggio di Sovigliana, poscia di fronte a
scirocco attraversando il paese di Spicchio fino alle sue Grotte, dove
s'incontra dirimpetto a levante con il territorio comunitativo di Capraja.
Con quest'ultimo lascia fuori l'Arno per salire nella direzione di
settentrione sul Monte Albano rimontando quasi sempre il corso del rio
de'Morticini, sopra il quale trova il termine delle Crociaglie dove
ritrovasi sul crine del Monte Albano il territorio della Comunità di
Carmignano. Le montuosità maggiori di questa Comunità sono quelle del
Monte Albano fra la Pietra Marina e la Torre di S. Alluccio, la prima delle
quali si alza 984 e la seconda 929 braccia sopra il livello del mare
Mediterraneo, misurate entrambe trigonometricamente dal Padre Generale
Giovanni Inghirami. Ma fra quelle due prominenze avvenne una anche maggiore
di tutte, denominata la Cupola, della quale però non si conosce ancora
l'elevatezza precisa. Fra i maggiori corsi d'acqua che rasentano, o che
attraversano il territorio comunitativo di Vinci, contasi il torrente di
Morticini, e quello di Vincio, il primo che lambisce i confini dal lato di
levante ed è il secondo dalla parte di ponente dopo avere attraversato il
territorio di questa Comunità a partire di sotto la Torre di S. Alluccio,
passando presso la fattoria del Ferrale innanzi di volgersi da ostro a
libeccio e poi a ponente per escire di Comunità sotto il poggio
dell'Apparita e dirigersi nel padule di Fucecchio. Anche il torrente Streda
allorchè percorre la vallecola del suo nome serve di confine alla ComunitÃ
di Vinci fino all'Arno, dopo avere attraversato mediante varii rii suoi
tributarj la parte superiore dello stesso territorio, incominciando dalle
sue più alte sorgenti fra Faltugnano e Vitolini, mentre il grosso borro di
S. Ansano scorre per intiero da Vitolini all'Arno dentro il territorio di
questa Comunità . Mancano in questo territorio strade regie e provinciali,
ma non mancano da pochi anni molte strade comunitative comodamente rotabili.
Tali sono quella detta di Valdi Streda che, partendo dalla ripa destra
dell'Arno alla barca di Petrojo, attraversa la pianura e le prime colline di
Vinci innanzi di arrivare all'oratorio della SS. Annunziata, dove viene ad
incrociarsi con l'antica strada rotabile della Sovigliana, con quella che
viene da Lamporecchio e con l'altra di Cerreto Guidi. Così dilatasi in uno
stradone che guida al subborgo di Vinci attraversandolo appiè del castello
per condurre in un ampio piazzale aperto da pochi anni con spesa fatta in
gran parte dal nobile proprietario della villa del Ferrale, verso la quale
detta via s'inoltra anche più ampia e sempre rotabile fino al poggio di
Anchiano, dove per ora è restato il lavoro con intenzione di proseguirlo
verso la cima del Mont'Albano per scendere di là sulla strada regia
Pistojese. Sono egualmente rotabili le vie comunicative che guidano a
Cerreto Guidi, a Sovigliana, a S. Ansano, a Lamporecchio e nella Valle del
Vincio. Rispetto alla struttura fisica del suolo di questa Comunità , esso
può ridursi a tre qualità di rocce. La parte superiore al castello di Vinci
ed al suo livello fino alla sommità del Monte Albano spetta al macigno; la
parte inferiore al castello suddetto, a partire di sotto all'oratorio della
SS. Annunziata fino all'Arno, spetta ad un terreno terziario superiore
profondamente coperto da terra sciolta vegetale, mentre la porzione
centrale, circa 600 braccia sopra e sotto il castello di Vinci, consiste in
banchi di grossi ciottoli di macigno coperti di terra vegetale, i quali
riposano su degli strati di un macigno schistoso e galestrino. Non vi si
trovano rocce calcaree compatte, non acque termali, non miniere, meno
qualche cava di ottima pietra serena (macigno) durissima ed ottima per
lavori di quadro. Tale è la cava che visitai sopra un mulino sul Vincio
negli effetti del Ferrale, dal cui risedio dista un 400 passi a libeccio. Il
clima di questa Comunità in grazia della sua posizione difesa dal Monte
Albano è temperato in guisa che vi prosperano gli agrumi e le piante
fruttifere più delicate, come gli ulivi, i mandorli, le albicocche e le
viti, mentre le selve di castagni, i boschi e le praterie cuoprono a vicenda
la parte superiore del monte. Cotesto terreno pertanto mostrasi assai
confacente ad ogni genere di prodotti agrarj ed alla pecuaria, quindi caci e
ricotte delicatissime, bestiame da frutto, vini spiritosi e granaglie
copiosissime. Ma il prodotto principale consiste nell'olio, le cui piante
incominciano a fruttare su coteste colline dell'età di 4 o 5 anni. Costì il
metodo della cultura a spina è antico quanto Leonardo da Vinci, dalla cui
maestria è fama che esso debba ripetersi. Poche sono le industrie
artistiche, tostochè i coloni ritraggono la loro sussistenza dai feraci
poderi e dai lavori continui che vi ordinano i loro padroni. I così detti
pigionali vivono delle opere di campagna, e dalle trecce da cappelli di
paglia, che in quella pianura si raccoglie; ma i lavori più grandiosi
spettano al signore del Ferrale e di Anchiano che ogni giorno procura di
aumentarli a vantaggio del paese, a decoro e utile della sua fattoria che
può dirsi un modello di agricoltura. - All' l'Articolo Ferrale nel Val
d'Arno inferiore dichiarai questo un Casale invece di Villa signorile con
cappella (S. Antonio) nel piviere di S. Ansano a Greti (parrocchia di S.
Croce a Vinci) Comunità medesima (Giurisdizione di Cerreto), Diocesi di
Pistoja, Compartimento di Firenze. Ivi mi limitai a dire che risiede in
poggio sulle pendici occidentali del Monte Albano. Dacchè fu fatto il nuovo
piazzale sotto Vinci vi ha luogo una fiera di bestiame annua, la quale cade
nei tre primi giorni dell'ultima settimana di luglio. Il cancelliere
comunicativo ed il potestà sono in Cerreto Guidi, il Vicario Regio in
Fucecchio; però i popoli di Petrojo, Sovigliana e Spicchio dipendono dal
Vicerio Regio di Empoli; l'uffizio di esazione del Registro e l'ingegnere di
Circondario sono in Fucecchio, la conservazione delle Ipoteche in Pisa, ed
il tribunale di Prima Istanza in San Miniato.
Popolazione della comunità di Vinci nel 1845.
Collegonzi, Abitanti N.° ……………………………………………. 224
Faltugnano, Abitanti N.° ……………………………………………. 388
Greti o Creti (S: Donato a), Abitanti N.° …………………………… 304
Idem (Pieve di S.Giovanni Battista di S.Ansano, Abitanti N.°……… 258
S. Pataleo, Abitanti N°. ……………………………………………… 551
Paterno (di Vinci), Abitanti N.° ……………………………………. 146
Petrojo, Abitanti N° ………………………………………………… 176
Sovigliana, Abitanti N.° ……………………………………………. 469
Spicchio, Abitanti N° ………………………………………………. 915
Streda, Abitanti N° …………………………………………………. 207
Vinci (S. Croce), Abitanti N° …………………………………….. 980
Idem (S. Pietro e S. Amato di), Abitanti N.° ………………………. 392
Vitolini, Abitanti N. ° ………………………………………………. 673
Annessi Orbigliano; da Lamporecchio, Abitanti N.° ……………… . 272
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Totale Abitanti N.° ………………. 5895
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Il Castello di Vinci

Panorama dagli spalti del Castello
di Vinci

La torre del Castello di Vinci

Panorama di Vinci

La casa natale di Leonardo
ad Anchiano

Altra immagine della casa natale
di Leonardo ad Anchiano
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