VINCI
                         di Damino (Roberto Innocenti)

 Vinci è un antico borgo di origini medioevali di cui non si hanno notizie anteriori al Mille, e prende il nome dal vicino torrente Vincio. Questa cittadina si sviluppò intorno al castello dei Conti Guidi, risalente intorno al X - XI secolo. I Conti Guidi, ricchi feudatari della zona, imparentati con la Contessa Matilde e favoriti dall’Imperatore, godettero prima in Pistoia e poi in Firenze di una posizione privilegiata che riconosceva loro il diritto di sepoltura nella cattedrale e l’onore di vedere una delle porte cittadine intitolata a loro nome. I Conti Guidi furono fondatori di abbazie e monasteri, ed essi stessi, in più casi, vescovi ed abati, controllarono a lungo la diocesi cui apparteneva il territorio di Vinci. Quando, nel XIII secolo, i vari rami della potente famiglia Guidi decisero di alienare tutti i loro possessi del Valdarno inferiore, il feudo di Vinci, in due contratti, uno del 1254 e l’altro del 1563, fu ceduto al comune di Firenze che intendeva farne una roccaforte strategica di controllo sulla Valdinievole, e si rivelò preziosa nel 1296 nella guerra contro Orbignano e Lamporecchio. Il governo della città fu allora affidato ad un ramo della famiglia Adimari, di parentele ghibelline, che si stabilì ad Anchiano, nelle immediate vicinanze di Vinci. Nel 1315 gli Adimari spinsero la popolazione di Vinci alla ribellione contro Firenze, per affidarla ad Uguccione della Faggiola; ma nell’aprile dell’anno dopo il castello tornò nelle mani di Firenze per essere poi espugnato dal fiorentino Baldinuccio di Bindo degli Adimari. Il periodo dell’indipendenza però fu breve, perché l’Adimari, nel 1318 cedette, per denaro, il castello a Firenze. Il borgo però, per la sua posizione favorevole fra Pisa, Lucca e Pistoia, fu più volte oggetto di tentata conquista: nel 1326 fu la volta di Castruccio Castracani che voleva conquistare anche Cerreto, Vitolini e Castellina di  Greti; mentre nel 1364/1365 fu Giovanni d’Acuto, al soldo di Pisa, nella guerra contro Firenze, che tentò  inutilmente di penetrare nel castello, incontrando nella notte una accanitissima difesa. Ed anche nel 1368 fu scongiurato un piano dei pistoiesi per far capitolare Vinci e consegnarlo in signoria a Giovanni dell’Agnello. Da allora la suprema autorità di Vinci fu affidata a due capitani di parte guelfa. Nel 1774 Vinci fu incorporata nel distretto amministrativo di Cerreto Guidi e ricostituita comune autonomo nel 1860. Dal 1954, in seguito al quinto centenario della nascita di Leonardo è stata decretata città ed è da allora, nel mese di aprile, sede annuale delle celebrazioni Leonardiane. Riguardo alle notizie storiche su Vinci c’è da ricordare che, nel luglio 1867, questa cittadina ebbe la visita di Giuseppe Garibaldi durante il suo passaggio  in Toscana; a Vinci soggiornò prima presso i fratelli Luigi, Federico e Roberto Martelli e poi, dopo essere stato  ad Empoli, ritornò a Vinci presso  Pier Pompeo Masetti, nella villa del Ferrale il 27 di luglio. Il nucleo originario di Vinci è il Castello, edificato intorno al mille, munito di mastio e torre centrale; vi si accedeva da due porte, una posta a tramontana verso il monte e l’altra a mezzogiorno; mentre tutt’intorno correvano le “ripe”, fortemente inclinate e sostenute da mura, mentre dal lato più facilmente accessibile la sicurezza era affidata alla presenza di un fossato. In alto sorge la  Rocca, con la torre che anticamente ospitava la campana per  adunare i consigli e annunciare l’ora di chiusura delle porte e il cui interno comprendeva, in origine, due soli grandi ambienti: uno al pian terreno, con copertura a volte, sede del corpo di guardia, e l’altro al piano superiore, adibito ad abitazione del castellano. Dal XIII secolo in poi, il complesso fu oggetto di varie trasformazioni; l’ingresso è il risultato dell’ampliamento di una porta di dimensioni più piccole e probabilmente collegata in antico da un ponte levatoio. Nel 400, divenuta residenza podestarile, la rocca fu ampliata con nuovi locali sui lati nord e sud, di una loggia coperta e scala esterna di accesso ai piani superiori sul lato sud-ovest. Inoltre nel XVI secolo, sui lati nord e nord-est del terrapieno ottenuto col riempimento del cortile, furono costruite stanze di abitazione ad uso dei podestà e delle rispettive famiglie. Nel 1919 la rocca fu donata al comune di Vinci dal conte Giulio Masetti e ventanni più tardi fu restaurata, grazie anche ad un cospicuo contributo del conte Giovanni Rasini di Castelcampo; attualmente ospita il Museo Leonardiano (orario di apertura: 9.30 –19.00 estivo; 9.30 – 18.00 invernale, tutti i giorni). Nell’ex sala consiliare è conservata una pregevole terracotta invetriata di Giovanni della Robbia, raffigurante una Madonna col Bambino in trono a San Giovacchino, commessa nel 1523 da Francesca di Manfredi de’ Rossi in onore del marito Giovacchino di Filippo Macinghi; quest’opera fu venduta all’estero nel 700 ed è stata recuperata sul mercato antiquario nel 1969. Dentro il perimetro murario del castello, a lato della rocca, si trova la Chiesa di Santa Croce, di origini romaniche. Tra il XVIII e XIX secolo fu trasformata, con la costruzione del campanile e della tribuna al posto dell’abside trilobata, le cui fondamenta sono state rinvenute in occasione di nuovi lavori nel 1929; mentre nella zona sottostante l’organo e stata rintracciata una parte dell’antica sacrestia, con residui del soffitto a volta. La facciata fu costruita agli inizi del Novecento, rimasta però incompiuta, per ottenere la quale fu distrutto tutto un precedente loggiato, e nello stesso periodo fu ristrutturato l’interno che oggi si presenta a tre navate, in stile neo-rinascimentale. Nella chiesa troviamo due piccole tele ad olio raffiguranti una La Vergine fra i santi  che porge il rosario a San Domenico di Matteo Rosselli e l’altra L’Adorazione dei Magi di Pier Dandini. A destra del portale d’ingresso, é situata la cappellina del Battistero che ospita l’antico fonte dove si ritiene sia stato battezzato Leonardo. Nel XV secolo, al di fuori della porta meridionale delle mura, cominciò a svilupparsi il borgo, dove ebbero l’abitazione i Da Vinci e dove visse anche Leonardo fino all’adolescenza. Tra la fine dell’800 e l’inizio dell’900, l’abitato ebbe un’espansione in direzione dell’Oratorio della SS. Annunziata, che sorge in fondo all’attuale Via Giovanni XXIII. Il piccolo tempio fu eretto nel 1611 al posto di un antico tabernacolo, e nel 1719 si portò a termine l’ampliamento e la ristrutturazione del piccolo santuario all’aspetto attuale. L’edificio mostra all’esterno il loggiato di facciata, composto da snelle colonne tuscaniche a fusto liscio sostenenti archi a tutto sesto; all’interno troviamo una tavola ad olio raffigurante L’Annunciazione, attribuita a Fra’ Paolino da Pistoia, e sul soffitto una tempera settecentesca con L’Immacolata Concezione, inoltre, dopo alcuni recenti lavori,  per l’abbassamento del livello dell’impiantito, sono state riscoperte colonne laterali in cotto.Nel 1965 è stato gli riconosciuto il titolo di Santuario Mariano e vi si celebrano solenne funzioni in occasione della festa religiosa della Santissima Annunziata ad agosto. Sulla strada che da Vinci porta a Nord, verso Anchiano, troviamo Villa del Ferrale che sorge su fondamenta di un edificio già esistente ai tempi di Leonardo, e presenta un aspetto tardo-ottocentesco, con volume imponete ed ampi annessi, tra cui anche una cappella gentilizia. Ha avuto diversi proprietari, dai Ridolfi di Firenze, ai Da Bagnano e poi a quelle dei Masetti e loro eredi. Da notare sulla facciata un’epigrafe, posta al di sopra della tettoia del portone d’ingresso, la quale ricorda che Giuseppe Garibaldi, nel 1867 fu ospite in quella villa. Continuando la strada ancora verso nord, giungiamo ad Anchiano, e qui troviamo la casa colonica dove, nel 1452, ebbe i natali Leonardo Da Vinci, ma solo nel 1483 divenne di proprietà dei Da Vinci. L’edificio è di dimensioni modeste e dal 1950 è di proprietà del comune, dopo la donazione dal conte Rasini di Castelcampo. Nell’occasione ci furono delle ristrutturazioni che portarono alla demolizione di alcuni muri interni più moderni e si tralasciò invece di ricostruire i soppalchi di cui erano chiare le tracce; l’interno conserva soltanto alcuni arredi d’epoca, come il camino, l’acquaio e la piattaia, e per il resto materiale documentario, più un busto bronzeo di Leonardo. La casa è visitabile come museo, con il seguente orario: 9.30 – 12.00 e 14.30 –18.00.

Alcuni cenni sulla vita di Leonardo.
Leonardo nasce ad Anchiano il 15 Aprile del 1452, figlio naturale del notaio Ser Piero e di donna Caterina; a 5 anni va ad abitare a Vinci insieme al padre che nel frattempo aveva sposato Albiera Amadori e nel 1460 si trasferisce a Firenze col padre. Nove anni dopo entra come apprendista nella bottega d’arte di Andrea del Verrocchio. Nel 1482 si trasferisce a Milano alla corte di Ludovico il Moro presentandosi come ingegnere, architetto, scultore, pittore ed anche musico. In questo periodo lavora come pittore ed inizia a dipengere il ritratto di Cecilia Galerani, “Dama con l’Ermellino”, e la prima versione della “Vergine delle rocce”. Nel 1495 inizia a dipingere “Ultima cena” che terminerà nel 1498. L’anno successivo, dopo la caduta del  duca Ludovico il Moro, Leonardo lascia Milano ed inizia il suo pellegrinare verso Mantova,  Venezia e poi in Friuli.  Nel 1500 torna per un breve periodo a Firenze e nel 1502 è a servizio di Cesare Borgia, nel 1504, sempre a Firenze inizia a dipingere la Gioconda. Nel 1508 torna per un lungo periodo a Milano dove riprende gli studi di anatomia, urbanistica, ottica ed ingegneria idraulica. Nel 1513 si trasferisce a Roma presso il pontefice Giuliano dei Medici, mentre nel 1516, accogliendo l’invito del Re di Francia Francesco I, Leonardo si trasferisce al Castello di Cloux, dove ricopre l’incarico di “primo pittore ed ingegnere del Re”. Muore il 2 maggio del 1519 nella residenza di Cloux e viene sepolto nella chiesa di S. Valentino presso Amboise. Con testamento, datato 23 aprile 1519, lascia tutti i suoi manoscritti, disegni e strumenti vari al caro e prediletto allievo Francesco Melzi, ed i dipinti all’altro discepolo, Salai. Dopo la morte, nel 1570, del Melzi, inizia la dispersione dell’eredità di Leonardo.
Voglio solo ricordare alcune, su migliaia, invenzioni di Leonardo da Vinci che spaziano in tutti i campi.
Macchine da guerra  (balestra, carro armato, proiettili ogivali, ecc……….).
Macchine per volare (ala, inclinometro, paracadute, ecc……….).
Macchine per uso civile (carro automotore, coclea, escavatrice, mulino a cilindri, trivella, ecc….).
Macchine idrauliche (battipalo, draga lagunare, motrice navale a ruote, ponte girevole, ecc…….).
Disegni di architettura (basilica a cinque cupole, città ideale, fossato con difesa sommersa, ecc….).

Dal Dizionario Corografico della Toscana scritto dal cav. Repetti apprendiamo alcune notizie su Vinci: questo dizionario è stato pubblicato nel 1855 e tratta della nostra regione e di tutti i suoi luoghi, fiumi, montagne, ecc. in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di 150 anni fa (siamo ancora nel Granducato di Toscana) ma affascina ancora oggi.
Vinci detto ancora Vinci Fiorentino nel Val d'Arno inferiore. Castello capoluogo di Comunità , con chiesa prioria (S. Croce) nel piviere di S. Giovanni Battista in S. Ansano a Greti, giurisdizione e circa 3 miglia toscane a greco di Cerreto Guidi, Giurisdizione e diocesi di Pistoja, Compartimento di Firenze. Siede sopra un colle di macigno coperto di grossi ciottoli, a pié  del quale passa a levante il rio di Bonchio tributario del torrente Streda, e da ponente un piccolo botro che si vuota nel Vinci, mentre esiste al suo ostro un subborgo cui danno accesso ampie strade già  aspre ed anguste vie.Trovasi sulla pendice meridionale del Monte albano acquapendente nell'Arno, sotto il grado 28° 25' di longitudine ed il 43°48' di latitudine, circa 200 braccia superiore al livello del mare Mediterraneo, 6 in 7 miglia toscane a settentrione di Empoli, 9 a maestro di Capraja, circa 3 a scirocco  di Lamporecchio, e 10 miglia a grecale di Fucecchio. Non s'incontrano memorie del Castello di vinci anteriormente al mille, qualora si voglia eccettuare una scrittura del 970 relativa alla prima donazione fatta dal gran conte Ugo alla sua Badia di Marturi sopra Poggibonsi, nella quale è rammentato (forse per qualche svista de' copisti) castello illo qui dicitur Vinci. - Checché¨ ne sia, è certo che il castello di Vinci del Mont'Albano è ben diverso da altro luogo chiamato Castello del Vincio Pistojese.Mentre il Vinci di Mont'Albano a differenza di quest'ultimo, ch'è situato al di là  dall'Ombrone, appellossi Vinci fiorentino, sebbene entrambi sotto la stessa diocesi, e signoreggiati fossero ambedue dai conti guidi. I quali dinasti in Vinci fiorentino al pari che in Cerreto-Guidi, Collegonzi, Streda, Petriolo, Pieve di Creti, Vitolini ecc. mantennero nel medio evo diritti signorili. - All'Articolo Empoli citai un istrumento di vendita scritto li 6 maggio 1255, col quale il C. Guido guerra figlio del fu C. Marcovaldo di Dovadola vendè per lire 9700 al comune di Firenze non solamente la sua parte della piazza, o Mercatale di Empoli e della sua pieve con tutte le pertinenze, ma ancora del Castello torre e cassero di vinci, la chiesa di codesto castello, lo spedale di S. Albano, la chiesa di Anchiano con diversi coloni di Vinci, ecc. La stesa cessione della loro porzione di detti luoghi fu fatta nell'anno medesimo dal C. Guido del fu C. Aghinolfo di Romena e dai due fratelli CC. Guido Novello di Modigliana e Simone di Battifolle, o di Poppi. Anche all'Articolo Cerreto Guidi citai altro istrumento del 23 agosto 1273, col quale il C. Salvatico nipote del C. Guido Guerra di Dovadola, confermò per fiorini 8000 al Comune di Firenze tutti i castelli che la sua casa possedeva nel Val d'Arno inferiore, fra i quali Cerreto Guidi, Vinci, Collegonzi, Musignano, Creti, Colle di Pietra, Petriolo ecc. Infatti dalla suddetta epoca in poi Vinci trovasi incorporato al contado fiorentino. Dal qual dominio quella popolazione si ribellò nella primavera del 1345, all'arrivo di un esercito di Uguccione della Faggiuola in Val di Nievole, foriero della gran giornata di Montecatini che fu a danno dei Guelfi quasi un'altra Montaperto.  Per mala sorte però di Uguccione della Faggiuola egli un anno dopo (11 aprile 1316) perdè un solo giorno la signoria di due repubbliche, di Pisa e Lucca, sicchè  il governo fiorentino rivolse tosto le mire alla conquista di Vinci e degli altri castelli perduti nel Val d'Arno inferiore. Infatti il Castello di Vinci nel 21 aprile del 1316 aprì le porte alle truppe fiorentine, onde messer Baldinuccio, o Binduccio di messer Bindo degli Adimari fuoriuscito fiorentino, che riteneva sempre il Castello di Cerreto Guidi, avendo raccolti da Lucca soldati a piedi e a cavallo, la mattina del 26 dello stesso mese d'aprile li condusse sotto Vinci con la mira di ricuperare a forza armata cotesto castello. Ma le genti de' Fiorentini che lo difendevano, appena inteso l'avvicinamento di quei soldati, si partirono da Vinci abbandonato il paese ai nemici, i quali però non si arrestarono, ma incalzando alle spalle coloro che fuggivano per la via di Capraja, questi furono costretti a far alto ed accettare battaglia. E sebbene costoro si difendessero da coraggiosi, con tuttociò  lasciarono in potere del nemico un buon numero di cavalieri e di fanti. Dopo cotesta fazione i soldati de' fuoriusciti cavalcarono pel Val d'Arno inferiore e s'impadronirono in un medesimo giorno delle Terre di Santa Croce, di Castelfranco di sotto, di S. Maria a Monte e di Montopoli, terre tutte state già  de' Lucchesi. Tanto raccontò l'allora vivente Giovanni Lelmi nel suo Diario Sanminiatese, dal quale poco differiva lo storico pure contemporaneo Giovanni Villani. - Alla fine, soggiunge quest'ultimo, Baldinuccio, o Binduccio, degli Adimari con altri fuoriusciti essendo tratti di bando, per patti e per denari renderono le dette Terre e castella ai Fiorentini, i quali per asserto de' due Ammirati nel 1318 mandarono nella fortezza di Vinci un castellano. Dai sopra citati autori contemporaneimi sembra pertanto di poter dedurre, che i signori di Anchiano fossero una diramazione degli Adimari derivati da messer che fu genitore di Binduccio Adimari; il quale nel 1316 troviamo signor di Cerreto Guidi, e padre di Ghino o Tegrino d'Anchiano che contemporaneamente dominava in Vinci. Cotesti ultimi signori Adimari dovettero prendere per casato un esteso loro possesso compreso nella Comunità  di Vinci, chiamato tuttora Anchiano, della tenuta Masetti al Ferrale, separandosi dall'altro ramo degli Adimari anche coll'arme, o blasone che presero, consistente in una lista per lo ritto azzurra in campo d'oro. Che questi signori di Anchiano, soggiunge il Manni nell'illustrazione di un sigillo del Comune di Vinci (Vol. XV. 8) fossero padroni costà  di estesi poderi, si rileva da tre pergamene del 1332, 1337 e 1339 ivi in parte pubblicate, con la prima delle quali diversi figli e nipoti di messer Bindo d'Anchiano venderono i loro beni posti al Ferrale nel popolo di S. Croce di Vinci. L'altra del 1337 contiene l'atto di una nuova vendita di beni fatta da donna Tessa, figlia del fu messer Gentile de' Buondelmonti, vedova del suddetto Ghino di Bindo d'Anchiano, a Cecco di Puccio da Vinci dimorante in Firenze, e fra i beni alienati fuvvi il luogo detto tuttora Campo Zeppi nella tenuta di Ferrale, Comunità  di Vinci. Finalmente col terzo atto del 1339 Francesco di Chiaro de' Girolami di Firenze acquistò da Bertoldo del fu Pigli di Anchiano alcuni beni posti nel distretto di Vinci in luogo detto Val di Streda. Abbiamo pure dallo stesso Giovanni Villani, che ai primi d'aprile del 1326, Castruccio avendo occupato la Castellina di Greti, guardata da uno de' Frescobaldi, egli si distese con le sue genti di là  per lo Greti e diede battaglia a Vinci, a Cerreto e a Vitolini; e poi a dì 5 di aprile ebbe il castelletto di Petrojo sopra Empoli e quello fornì di guardie, sicchè  dalla Castellina le sue genti gran danno faceano alla strada e a tutto il paese. Giunto però il dì 25 giugno Castruccio abbandonò la contrada e disfece Petrojo. - Seguitando a ragionar degli avvenimenti guerrieri relativi a questo castello, scriveva Filippo Villani, come i Pisani avendo preso al loro servizio la compagnia d'Inglesi comandata dal valente capitano Giovanni Augut, nel due febbraio del 1364, l'esercito con quel sussidio si partì da pisa per fare aspra guerra ai Fiorentini; in guisa che entrando nella Val di Nievole, se ne venne tosto a Vinci e a Lamporecchio, luoghi fertili e abbondevoli di vettovaglia. - Cotesta comparsa fu tanto inaspettata ed improvvisa, che gli abitatori di Vinci con tuttoché fossero trovati a letto, la resistenza loro fu si feroce, che prese le armi, si difesero valorosamente, e assai degl'Inglesi furono morti e molti più feriti senza altro acquistare che onta e vergogna. - A onore finalmente degli abitanti di Vinci giova rammentare il fatto del 1368 citato all'Articolo Orbignano di Lamporecchio, quando diversi Pistojesi ed altri paesani fecero ragunata di più gente armata a Orbignano con animo di pigliare e ribellare dal Comune di Firenze il castel di Vinci di Greti, intenzionati di darlo a messer Giovanni dell'Agnello, allora signore di Pisa e di Lucca. La qual cosa sarebbe accaduta, dice il Cronista, se gli uomini di Vinci, e non già di Orbignano, come ivi fu stampato, da veri Guelfi, e amici del Comune di Firenze non l'avessero saputo, e sventato il piano. Da quell'epoca in poi gli abitanti del Castello di Vinci non ebbero occasioni di difendersi da altre occasioni ostili, seppure non si voglia considerare per tale quella accaduta nel principio del 1538 quando si ammutinarono i soldati spagnuoli ch'erano di presidio in molte terre del Val d'Arno inferiore, per mancanza di paghe, dirigendosi a Cerreto Guidi per assalirlo e metterlo a ruba; sennonché il bravo capitano Giovanni da Vinci, uscito loro incontro con 800 fanti, obbligò quei soldati, dopo aver passato loro una delle due paghe che domandavano, a partire dal territorio del Granducato. Ma Vinci non solo diede in Giovanni testè nominato un valente capitano che durante l'assedio di Firenze fu posto a guardia della Porta di Croce, poiché si è reso chiaro il suo nome per avere un Lapo da Vinci coperto nei primi anni della Repubblica Fiorentina il posto di gonfaloniere di quella signoria. Peraltro cotesto paese è assai più noto per essere stato la patria di un vero genio, quale fu Leonardo da Vinci, che non solamente nelle belle arti, ma in molte scienze, e segnatamente nell'idraulica e nella meccanica sopravvanzò di gran lunga i suoi contemporanei. Che se il suo nome di deve aggiungere alla serie degl'illustri bastardi, sappiamo altresì, che egli fu uno de' pochi uomini straordinarj, che costituiscono la vera gloria della nostra Italia. Nel desiderio di visitare l'abitazione dov'è fame che nascesse quel grand'uomo, mi sono recato a Vinci e segnatamente nella tenuta Masetti del Ferrale una di quelle case coloniche, nel podere di Anchiano, egli venisse alla luce, comecchè Leonardo essendo nato illegittimo da una donna di servizio, lascia in dubbio, se in quella casa abitasse allora la madre, o la famiglia del padre di Leonardo, nel tempo cioè in cui viveva la sua prima moglie. Oltre quando fu detto di esso dal Vasari, dagli autori degli Elogi d'illustri Toscani, dall'Amoretti, e recentemente dal Prof. Guglielmo Libri, giova indicare per la storia privata di Leonardo da Vinci una rinunzia di beni fatta nel 1470 agli ufiziali del Catasto di Firenze, e riportata nel Carteggio di artisti inedito del dott. Gaye (Vol. I Appendice II Num. XC) dalla quale risulta che Antonio, figlio legittimo di Ser Piero da Vinci, era fratello naturale di Leonardo, mentre in quella denunzia è rammentata a una casa per nostra abitazione posta nel popolo di S. Croce Comune di Vinci, contado di Firenze, situata nel borgo di detto castello, con orto annesso di stiora tre; e fra le bocche è notata anche quella di Leonardo figliuolo di detto Ser Piero non legittimo dell'età  di anni 17 circa. Inoltre nella portata delle decime del 1457 a conferma di ciò esiste la notizia seguente: Leonardo figlio di detto Ser Piero da Vinci non legittimo nato di lui e della Caterina, al presente donna di Cartabriga di Piero di Luca da Vinci, dell'età  di anni cinque; lo che determina meglio la nascita di quel genio accaduta nel 1452. Comunità  di Vinci. Il territorio di questa Comunità  occupa una superficie di 15300 quadrati dei quali 532 sono presi da corsi d'acqua e da pubbliche strade. Nel 1833 vi si trovava una popolazione di 4979 individui, a proporzione di circa 269 abitanti per ogni miglio quadrato di suolo imponibile. Confina con sei Comunità , due delle quali acquapendono nella Valle dell'Ombrone pistojese e quattro nella Valle dell'Arno inferiore. Si tocca con le due prime di Carmigliano e di Tizzana mediante la giogana del Monte Albano; con quella di Carmignano dirimpetto a grecale dalle Crociaglie percorrendo dal casino e dal masso di Pietramarina sino alla Torre di S. Alluccio, e di là  con l'altra di Tizzana fino passato il giogo delle Croci di S. Amato. Al termine del Metato sottentra dirimpetto a maestro il territorio comunitativo di Lamporecchio, col quale scende il monte nella direzione di libeccio passando per la Forra dell'Acqua Santa per poi entrare nel torrente Vinci che viene dal Ferrale e dalla vicina Via d'Anchiano. Innanzi di arrivare sul Vinci il territorio di questa Comunità si dirige a ponente maestro fino alla cisì detta Fornace dè Vescovi, dove forma una punta acutissima piegando da ponente maestro a scirocco, quindi a ostro ponente attraversa il poggio detto dell'Apparita. - A quella punta sottentra la Comunità  di Cerreto Guidi, con la quale la nostra piegando a scirocco ritorna sul torrente Vincio, e con esso per breve tratto si accompagna finchè entra nel botro della Fontana per continuare il suo cammino a scirocco, e varcare il poggio, sul quale passa la via che da Cerreto guida a Vinci, avvicinandola chiesa di Streda dov'entra nel borro di Tojano tributario del torrente Streda, mercè cui il territorio di questa Comunità  arriva sull'Arno. Il corso retrogrado di cotesto fiume serve di confine alla Comunità  di Empoli con la nostra, da primo dirimpetto a ostro libeccio fino passato il Villaggio di Sovigliana, poscia di fronte a scirocco attraversando il paese di Spicchio fino alle sue Grotte, dove s'incontra dirimpetto a levante con il territorio comunitativo di Capraja. Con quest'ultimo lascia fuori l'Arno per salire nella direzione di settentrione sul Monte Albano rimontando quasi sempre il corso del rio de'Morticini, sopra il quale trova il termine delle Crociaglie dove ritrovasi sul crine del Monte Albano il territorio della Comunità  di Carmignano. Le montuosità  maggiori di questa Comunità  sono quelle del Monte Albano fra la Pietra Marina e la Torre di S. Alluccio, la prima delle quali si alza 984 e la seconda 929 braccia sopra il livello del mare Mediterraneo, misurate entrambe trigonometricamente dal Padre Generale Giovanni Inghirami. Ma fra quelle due prominenze avvenne una anche maggiore di tutte, denominata la Cupola, della quale però non si conosce ancora l'elevatezza precisa. Fra i maggiori corsi d'acqua che rasentano, o che attraversano il territorio comunitativo di Vinci, contasi il torrente di Morticini, e quello di Vincio, il primo che lambisce i confini dal lato di levante ed è il secondo dalla parte di ponente dopo avere attraversato il territorio di questa Comunità  a partire di sotto la Torre di S. Alluccio, passando presso la fattoria del Ferrale innanzi di volgersi da ostro a libeccio e poi a ponente per escire di Comunità  sotto il poggio dell'Apparita e dirigersi nel padule di Fucecchio. Anche il torrente Streda allorchè percorre la vallecola del suo nome serve di confine alla Comunità di Vinci fino all'Arno, dopo avere attraversato mediante varii rii suoi tributarj la parte superiore dello stesso territorio, incominciando dalle sue più alte sorgenti fra Faltugnano e Vitolini, mentre il grosso borro di S. Ansano scorre per intiero da Vitolini all'Arno dentro il territorio di questa Comunità . Mancano in questo territorio strade regie e provinciali, ma non mancano da pochi anni molte strade comunitative comodamente rotabili. Tali sono quella detta di Valdi Streda che, partendo dalla ripa destra dell'Arno alla barca di Petrojo, attraversa la pianura e le prime colline di Vinci innanzi di arrivare all'oratorio della SS. Annunziata, dove viene ad incrociarsi con l'antica strada rotabile della Sovigliana, con quella che viene da Lamporecchio e con l'altra di Cerreto Guidi. Così dilatasi in uno stradone che guida al subborgo di Vinci attraversandolo appiè del castello per condurre in un ampio piazzale aperto da pochi anni con spesa fatta in gran parte dal nobile proprietario della villa del Ferrale, verso la quale detta via s'inoltra anche più ampia e sempre rotabile fino al poggio di Anchiano, dove per ora è restato il lavoro con intenzione di proseguirlo verso la cima del Mont'Albano per scendere di là  sulla strada regia Pistojese. Sono egualmente rotabili le vie comunicative che guidano a Cerreto Guidi, a Sovigliana, a S. Ansano, a Lamporecchio e nella Valle del Vincio. Rispetto alla struttura fisica del suolo di questa Comunità , esso può ridursi a tre qualità di rocce. La parte superiore al castello di Vinci ed al suo livello fino alla sommità  del Monte Albano spetta al macigno; la parte inferiore al castello suddetto, a partire di sotto all'oratorio della SS. Annunziata fino all'Arno, spetta ad un terreno terziario superiore profondamente coperto da terra sciolta vegetale, mentre la porzione centrale, circa 600 braccia sopra e sotto il castello di Vinci, consiste in banchi di grossi ciottoli di macigno coperti di terra vegetale, i quali riposano su degli strati di un macigno schistoso e galestrino. Non vi si trovano rocce calcaree compatte, non acque termali, non miniere, meno qualche cava di ottima pietra serena (macigno) durissima ed ottima per lavori di quadro. Tale è la cava che visitai sopra un mulino sul Vincio negli effetti del Ferrale, dal cui risedio dista un 400 passi a libeccio. Il clima di questa Comunità  in grazia della sua posizione difesa dal Monte Albano è temperato in guisa che vi prosperano gli agrumi e le piante fruttifere più delicate, come gli ulivi, i mandorli, le albicocche e le viti, mentre le selve di castagni, i boschi e le praterie cuoprono a vicenda la parte superiore del monte. Cotesto terreno pertanto mostrasi assai confacente ad ogni genere di prodotti agrarj ed alla pecuaria, quindi caci e ricotte delicatissime, bestiame da frutto, vini spiritosi e granaglie copiosissime. Ma il prodotto principale consiste nell'olio, le cui piante incominciano a fruttare su coteste colline dell'età  di 4 o 5 anni. Costì il metodo della cultura a spina è antico quanto Leonardo da Vinci, dalla cui maestria è fama che esso debba ripetersi. Poche sono le industrie artistiche, tostochè  i coloni ritraggono la loro sussistenza dai feraci poderi e dai lavori continui che vi ordinano i loro padroni. I così detti pigionali vivono delle opere di campagna, e dalle trecce da cappelli di paglia, che in quella pianura si raccoglie; ma i lavori più grandiosi spettano al signore del Ferrale e di Anchiano che ogni giorno procura di aumentarli a vantaggio del paese, a decoro e utile della sua fattoria che può dirsi un modello di agricoltura. - All' l'Articolo Ferrale nel Val d'Arno inferiore dichiarai questo un Casale invece di Villa signorile con cappella (S. Antonio) nel piviere di S. Ansano a Greti (parrocchia di S. Croce a Vinci) Comunità  medesima (Giurisdizione di Cerreto), Diocesi di Pistoja, Compartimento di Firenze. Ivi mi limitai a dire che risiede in poggio sulle pendici occidentali del Monte Albano. Dacchè fu fatto il nuovo piazzale sotto Vinci vi ha luogo una fiera di bestiame annua, la quale cade nei tre primi giorni dell'ultima settimana di luglio. Il cancelliere comunicativo ed il potestà  sono in Cerreto Guidi, il Vicario Regio in Fucecchio; però i popoli di Petrojo, Sovigliana e Spicchio dipendono dal Vicerio Regio di Empoli; l'uffizio di esazione del Registro e l'ingegnere di Circondario sono in Fucecchio, la conservazione delle Ipoteche in Pisa, ed il tribunale di Prima Istanza in San Miniato.

Popolazione della comunità di Vinci nel 1845.

Collegonzi, Abitanti N.° …………………………………………….                  224
Faltugnano, Abitanti N.° …………………………………………….                388
Greti o Creti (S: Donato a), Abitanti N.° ……………………………             304
Idem (Pieve di S.Giovanni Battista di S.Ansano, Abitanti N.°………          258
S. Pataleo, Abitanti N°. ………………………………………………               551
Paterno (di Vinci), Abitanti N.° …………………………………….                146
Petrojo, Abitanti N° …………………………………………………                 176
Sovigliana, Abitanti N.° …………………………………………….                 469
Spicchio, Abitanti N°  ……………………………………………….                 915
Streda, Abitanti N° ………………………………………………….                 207
Vinci (S. Croce), Abitanti N° ……………………………………..                  980
Idem (S. Pietro e S. Amato di), Abitanti N.° ……
………………….         392
Vitolini, Abitanti N. ° ……………………………………………….                 673
Annessi Orbigliano; da Lamporecchio, Abitanti N.° ………………  .           272
                                                           __________

Totale Abitanti N.° ……………….          5895
































 


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Il Castello di Vinci

 

 

 

Panorama dagli spalti del Castello
di Vinci

 

 

 

La torre del Castello di Vinci

 

 

 

Panorama di Vinci

 

 

 

La casa natale di Leonardo
ad Anchiano

 

 

 

Altra immagine della casa natale
di Leonardo ad Anchiano