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CHE ORE SONO? Riflessioni e divagazioni sulla
misura del tempo a cura dello gnomonista Alberto Suci.
Tempo Siderale, Tempo Solare Vero, Tempo Medio e Tempo
Civile. Come si è detto nella precedente riflessione "Quando si
andava con il Sole", parlare di misura del tempo bene si addice in
uno spazio dedicato alle iniziative che evidenziano un rinnovato desiderio
degli umani di ristabilire un contatto con l'ambiente e le bellezze
naturali. Prolungheremo quindi queste riflessioni e divagazioni cercando
di approfondire meglio l'argomento, ripercorrendo velocemente le tappe
significative della evoluzione dei criteri di misura del tempo e dei
relativi sistemi che si sono avvicendati nel corso dei secoli in
conseguenza delle mutevoli necessità degli umani. CHE ORE SONO è una
espressione del modo di dire quotidiano. Viene ripetuta innumerevoli volte
da ciascuno di noi a qualsiasi ora del giorno e della notte sia
mentalmente quando rivolgiamo lo sguardo all'orologio, sia verbalmente
quando ci rivolgiamo a qualcuno perché al momento non abbiano sott'occhio
questo utilissimo e indispensabile strumento. La risposta: le 3 e 25
oppure le 11 e 30 e ancora le 18 e 10 e ancora nell'attesa di un nuovo
anno……mancano 10 secondi alla mezzanotte: pronti con lo spumante! Ma
cosa significa questo? Per noi umani sono semplicemente i riferimenti del
trascorrere di un qualcosa di indefinito chiamato "tempo" il cui
fluire è stato per comodità frazionato in porzioni chiamate secondi,
minuti, ore, giorni che si ripetono in continuazione e dei quali teniamo
conto (quelli trascorsi e quelli che verranno, in un "registro"
chiamato Calendario. I numeri delle ore della notte ci danno l'idea di
quanto manca al giorno per riprendere le consuete attività; quelli delle
ore di luce per marciare in sincronia con gli appuntamenti quotidiani.
Tutto questo in un contesto generale del trascorrere del tempo. Già
cos'è il Tempo? Possiamo definirlo come la sensazione di un qualcosa di
misterioso che spesso ci dà inquietudine, che non possiamo arrestare. E'
un trascorrere di eventi, quelli del passato, quelli del presente, quelli
del futuro. Per di più è una sensazione soggettiva che ciascuno di noi
sente in modo personale legata allo stato d'animo: i momenti lieti sono
sempre fugaci, i momenti tristi e dell'attesa non passano mai. Nel corso
dei secoli raffinate menti pensanti hanno cercato di elaborare convincenti
teorie dal punto di vista filosofico, religioso e scientifico del concetto
Tempo, ma per ora per quanto mi consta nessuno ha fornito convincenti
spiegazioni. Per questo mi trovo d'accordo con la risposta che
invariabilmente forniva Albert Einstein a chi gli chiedeva cosa fosse il
Tempo: "Il Tempo è quella cosa che si misura con l'orologio".
Riprendiamo il discorso sulle ore, cosa significano questi valori? A quale
tipo di Tempo appartengono? Le ore indicate dall'orologio costituiscono il
Tempo Civile, un concetto di Tempo puramente fittizio inventato dagli
umani per avere una misura uniforme e costante. A ben considerare però
l'essenza del problema, l'origine del tutto si riconduce alle immutabili
(almeno per ora) leggi dell'Universo e al movimento che è stato impresso
a tutti i corpi celesti dopo l'istante primordiale il cosiddetto "big-bang".
Distinguiamo quindi per primo il Tempo Siderale cioè il tempo che regola
il movimento delle stelle compreso la stella che noi chiamiamo Sole.
Questa grandezza di tempo non può essere utilizzata per gli usi pratici
di noi terrestri perché non produce effetti visibili ed è quantificabile
soltanto con strumentazione. E' però utilizzata in astronomia per lo
studio dei corpi celesti. Risulta molto più facile utilizzare il moto
apparente del Sole, la stella intorno alle quale ruotano i nove pianeti
compreso quello su cui viviamo chiamato Terra. I motivi sono facilmente
comprensibili: appaiono subito evidenti le differenti posizioni di
direzione e di altezza assunte dal Sole nell'arco diurno, giorno dopo
giorno, ed è possibile misurare la direzione e la lunghezza dell'ombra
prodotta dai raggi solari quando incontrano un corpo solido. Di questi
effetti si resero subito conto gli esseri primitivi osservando appunto
l'ombra solare fornita da ostacoli naturali quali rocce o alberi e
soprattutto l'ombra prodotta dalla propria persona. Si costruirono subito
riferimenti artificiali, con l'innalzamento di pertiche e colonne; i
celebri obelischi egizi vennero innalzati per questa utilizzazione e poi
decorati con i geroglifici che narravano di imperatori e di battaglie.
Infine si inventarono e costruirono gli orologi solari. Furono gli antichi
popoli Caldei e Babilonesi residenti nel bacino della Mesopotamia, oggi
Iraq, che dettero inizio in modo razionale allo studio delle ombre solari,
prima per elaborare un calendario che permettesse di conoscere
l'avvicendamento delle stagioni, poi per misurare il trascorrere del
tempo, ma anche per effettuare gli studi sulla astronomia di posizione che
permisero di gettare le basi fondamentali della moderna ricerca. Da quei
luoghi il sapere si trasferì sulle coste settentrionali dell'Africa e gli
Egizi furono eminenti studiosi delle discipline astronomiche, geometriche
e matematiche dando inizio alla scienza che poi i greci svilupperanno in
modo eccelso che si chiama Gnomonica, parola di derivazione greca "gnomon
onos" che significa giudice, indicatore di verità. Lo gnomone, per
conseguenza, è l'asta che produce l'ombra sul quadrante dell'orologio
solare. Per molti secoli lo studio e l'utilizzazione delle ombre solari
che in antico si chiamava "Sciografia" e poi come detto
Gnomonica, risultò predominante e questa scienza si sviluppò enormemente
perché permetteva di misurare con esattezza il trascorrere del tempo, di
effettuare verifiche scientifiche (altezza e direzione del Sole,
inclinazione dell'asse terrestre, misure di latitudine e longitudine) e,
cosa importantissima, era indispensabile per la compilazione dei
calendari. Il tempo misurato con le ombre solari si chiama Tempo Solare
Vero. Questa grandezza, basata sul movimento di rivoluzione della Terra
intorno al Sole non si mantiene però sempre costante perché l'orbita
descritta dalla Terra è ellittica e quindi percorsa a velocità
variabile. Fino a quando le attività umane rimasero circoscritte su aree
ben delimitate del territorio con attività agricole e artigianali
predominanti, la misura del Tempo Vero andava più che bene; conoscere
l'ora durante la notte o di giorno in assenza di Sole non era poi di
grande importanza. Comunque esistevano altri strumenti di misura come gli
orologi ad acqua - le clessidre, quelli a sabbia, le sabbiere, (chiamate
oggi erroneamente clessidre) e i notturnali per rilevare l'ora
traguardando determinate stelle. Con l'espandersi delle attività oltre il
proprio ambito abituale e soprattutto con l'incremento dei traffici e la
mobilità sul territorio, determinanti il telegrafo per le comunicazioni e
il treno per gli ampi spostamenti, venne avvertita la necessità di
disporre di una misura di tempo uniforme e costante e valida almeno su
tutto il territorio nazionale alla quale fare riferimento senza alcuna
ambiguità. Già nel 1300 apparvero i primi orologi meccanici a tempo
costante, peraltro rudimentali e imprecisi tant'è che dovevano essere
quotidianamente regolati con l'orologio solare, in questo caso la
meridiana perché l'operazione veniva effettuata nell'istante del mezzodì
solare. La persona preposta alla bisogna si chiamava
"Temperatore", mestiere peraltro esercitato fino nel tardo
1800!. La irregolarità del Tempo Vero diventa inaccettabile. Ecco che
viene introdotto il concetto di Tempo Medio, praticamente si immagina un
"Sole medio" che si muove sull'equatore celeste a velocità
costante, la media annuale delle velocità variabili del Tempo Vero. Ne
consegue che il Sole Vero e quello Medio non passano al meridiano nello
stesso istante; fra i due passaggi c'è una differenza in più o in meno a
seconda delle stagioni, variabile ogni giorno, il cui valore massimo si
raggiunge in novembre con il Sole Vero in anticipo di poco più di 16
minuti rispetto al Sole Medio. Questa differenza è definita
"Equazione del Tempo". Restava però ancora un problema da
risolvere: il Tempo Medio così concepito è ancora un tempo locale
perché regolato sul meridiano del luogo. Il mezzodì solare, istante in
cui il Sole transita sul meridiano locale cioè il momento in cui esso si
trova alla massima altezza sull'orizzonte a metà cammino fra il suo
sorgere e il suo tramontare, non coincide ovviamente con altri luoghi. Il
Sole "passa" in istanti diversi sui meridiani di località anche
vicine fra loro, prima su quelli più ad Est dopo su quelli più ad Ovest.
Per eliminare questo inconveniente si introduce il cosiddetto Tempo Civile
o Tempo Legale o Tempo del Meridiano del Fuso. La superficie della Terra
viene convenzionalmente divisa in 24 Fusi Orari delimitati da due
meridiani distanti angolarmente fra loro di 15° corrispondenti ad un'ora
di tempo. Ciascun meridiano assume la denominazione di Meridiano Centrale
del Fuso sul quale viene regolato il Tempo Medio. Il Meridiano
Fondamentale è quello passante per Greenwich presso Londra sul quale
viene regolato il Tempo Universale (TU o UT) tempo ufficiale per ogni
luogo della Terra. In Italia vige il Tempo Medio del 1° Fuso Est di
Greenwich o Ora dell'Etna perché il relativo meridiano centrale 15° Est
di GW passa per la direttrice Monte Etna - Termoli. Al 1° Fuso appartiene
l'ora ufficiale anche di molte nazioni europee e perciò viene anche
definito Tempo Medio dell'Europa Centrale. Le nazioni di notevole
estensione che interessano più fusi orari, come gli Stati Uniti e la
Russia, adottano al loro interno il cosiddetto "Tempo di Zona".
Una raccomandazione: non chiamate "Ora Legale" l'espediente di
portare in avanti di un'ora le lancette dell'orologio adottato ogni anno
da marzo a ottobre. Questa si chiama semplicemente "Ora Estiva".
L'Ora Legale è, come detto, quella del Tempo Civile ufficializzata in
Italia con regio decreto 22 settembre 1866, n. 3224. MOX NOX: Presto si fa
notte.
Cieli sereni a tutti.
venti agosto 2mila2.
Alberto Suci,
studioso di gnomonica in Agliana. |
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alcuni esempi di meridiane

Le meridiane di Alberto Suci

Le meridiane di Alberto Suci |