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CAP.3 - I Sistemi Orari. Riflessioni e divagazioni sulla misura del tempo a cura dello
gnomonista Alberto Suci.
Prima parte.
Nel corso dei secoli i criteri di misurare il trascorrere delle ore
durante il giorno chiaro (i cosiddetti “sistemi orari”) hanno subito
molteplici cambiamenti, strettamente correlati alle continue diverse
esigenze della vita quotidiana. Di conseguenza anche gli strumenti solari
inventati e continuamente perfezionati dall’uomo hanno seguito le stesse
vicende. Quando ci troviamo di fronte ad un orologio solare la prima cosa
che osserviamo è il disegno complessivo e in particolare la distribuzione
del tracciato delle linee orarie, delle linee calendariali e la
disposizione dello gnomone. Dal disegno siamo in grado di capire per quale
tipo di sistema orario è stato costruito l’orologio. Per una sua
corretta interpretazione è importante conoscere questi sistemi orari. In
origine, la necessità di misurare il trascorrere delle ore era poco
avvertita durante il giorno-chiaro ed era semplicemente limitata alla
conoscenza del momento di massima intensità di luce (il mezzodì),
immaginaria linea di confine fra mattino e pomeriggio e il diminuire della
stessa nelle ore prossime al tramonto, per programmare il rientro per il
riposo notturno. Nella notte non vi era alcuna necessità di contare le
ore; si aspettava l’alba. L’attenzione era più rivolta a determinare
il ritorno delle stagioni, appuntamenti molto importanti per le attività
di caccia e agricoltura. A tale scopo servivano i cosiddetti “menhir”
enormi stele di pietra singoli o in file (quelli della Bretagna risalgono
a circa 5000 anni fa), i complessi megalitici “i cromlech”
(celebri quelli di Stonehenge) e gli obelischi egiziani, per mezzo dei
quali era possibile compilare una sorta di calendario lunisolare. I primi
elementari segnatempo solari si perdono nella notte dei tempi. L’osservazione
della variazione dell’ombra di un semplice bastone conficcato
verticalmente nel terreno, con funzione di gnomone, permetteva durante le
ore di Sole di capire a che punto era il trascorrere della giornata: al
mattino l’ombra si presenta molto allungata per ridursi gradualmente
fino a raggiungere la minima lunghezza a mezzodì, e riprendere il
graduale allungamento fino al tramonto. Numerosi furono i metodi
escogitati, noto è il “Merket” egiziano semplice strumento
portatile a forma di T o L realizzato in legno, pietra e avorio risalente
al 1500 – 1400 a.C.
La suddivisione dell’arco di tempo
costituito da un periodo di luce e uno di buio consecutivi in 24 parti o
ore, definito “giorno”, risale all’VIII secolo a.C. e viene
attribuita agli antichi popoli del bacino della Mesopotamia: Caldei,
Assiri e Babilonesi. Questi popoli erano dei grandi osservatori dei
fenomeni celesti e acquisirono notevoli conoscenze che permisero loro di
gettare i fondamenti su cui si basano le conoscenze più moderne.
Stabilirono la lunghezza approssimata dell’anno solare di 360 giorni, la
fascia zodiacale intervallata di 30° fra ciascuna costellazione
corrispondente a circa un mese di 30 giorni, la suddivisione sessagesimale
dell’ora, la suddivisione in 360° dell’angolo giro che conduce al
frazionamento del cerchio in sei parti di 60° per la costruzione
geometrica dell’esagono e del triangolo equilatero. Questi sintetici
richiami agli originari metodi di misura delle ore ci introducono, di
fatto, nel tema proposto: i sistemi orari. La suddivisione del giorno in
dodici ore di luce e altrettante di buio porta alla conseguenza che per le
regioni terrestri di media latitudine l’ora ha lunghezza variabile nei
vari periodi dell’anno. Per la nostra latitudine di circa 44° Nord, la
lunghezza dell’ora di luce al solstizio invernale è di circa 45 minuti,
agli equinozi di circa 61 minuti e al solstizio estivo di circa 77 minuti.
Questo è il sistema delle ore inaequales o temporarie che sarà usato da
tutti popoli civilizzati – Babilonesi, Egiziani, Greci e Romani - fino a
tutto il primo millennio. Al diminuire della latitudine con l’avvicinarsi
alla fascia equatoriale, la differenza di lunghezza dell’ora si attenua
fino a uniformarsi sulla linea equatoriale. Nell’antico mondo pagano
greco-romano le ore temporarie vengono chiamate ore planetarie perché
ciascuna ora è governata da un pianeta con cadenza ciclica settimanale.
Nel mondo cristiano queste ore vengono chiamate giudaiche perché
ampiamente citate nei Vangeli. Nelle giudaiche l’arco notturno è diviso
in quattro veglie, le vigiliae, corrispondenti al cambio della guardia
delle sentinelle nei presidi romani. Nell’Europa occidentale ci sono
state tramandate numerose testimonianze di orologi solari a ore temporarie
da noi più conosciute come ore canoniche. Questo temine deriva da Canone
o Norma delle Preghiere che ebbe grandissima diffusione con l’instaurarsi
del monachesimo medioevale di cui abbiano la maggiore testimonianza in San
Benedetto da Norcia che intorno al 529 fondò l’ordine monastico dei
Benedettini con rigide norme di comportamento dettate con “la Regola”
e il celebre motto “Ora et Labora”. Ogni giorno del monaco benedettino
doveva essere rigidamente programmato con alternanza di preghiere e lavoro
nel monastero, anche la notte doveva essere intervallata da periodi di
riposo e di preghiere. Entro lo scadere di ogni gruppo di tre ore,
dovevano essere recitate le preghiere. Il seguente schema riassume i vari
momenti:(vedi foto 2)
Il confronto con le ore moderne è il
seguente: l’Alba o Ora Prima coincide con le nostre ore 6, segue un
periodo di tre ore dell’Ora Terza che termina alle nostre ore 9, segue
un altro periodo di tre ore dell’Ora Sesta (ora del pasto) che termina
alle nostre ore 12, e a seguire l’Ora Nona (ore 15), Ora Duodecima o
Tramonto o Vespro (ore 18, ora della cena). Segue la Compieta, un’ora
dopo il tramonto (ore 19), il Notturno (ore 2), le Laudi (immediatamente
prima dell’Alba (ore 6). Le ore della notte e quelle del giorno erano
scandite anche dai rintocchi di una campanella (1, 2, 3,) come indicato
con i pallini neri nello schema.Il tacciato dell’orologio solare a ore
canoniche è molto semplice e facilmente riconoscibile. E’ costituito da
un semicerchio suddiviso in 12 parti con uno gnomone posizionato nel
centro di convergenza delle linee orarie, perpendicolarmente alla parete.
E’ anche molto semplice da costruire: basta individuare una parete bene
esposta a mezzogiorno (rivolta al Sud), piantare un lungo chiodo che avrà
la funzione di gnomone e facendo centro in esso tracciare con una corda un
semicerchio che sarà suddiviso in 12 parti evidenziandole tre per tre.
La presenza più numerosa di questi orologi si
trova in Irlanda. Dalle nostre parti e ormai difficile incontrarli restano
rari esemplari in qualche monastero benedettino. A Firenze è possibile
ammirare il bell’esemplare collocato nel 1333 su un vecchio edificio al
centro di Ponte
Vecchio. (continua……)
“MANEO NEMINI” – Non mi fermo per nessuno. Cieli sereni a tutti.
28 marzo 3mila3
Alberto Suci, studioso di gnomonica in Agliana. |
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alcuni esempi di meridiane

Merkhet

Ore Canoniche Foto 2

Orologio Ore Canoniche |