Sole nel Monte Forato

Il monte Forato (1223 e 1209 m. s.l.m. le sue due cime) e’ una delle vette piu’ famose e frequentate della catena apuana: l’arco naturale che fa del monte Forato una montagna veramente unica, e’ largo 32 metri e alto 26, con uno spessore minimo di 8 metri. All’origine di questa forma, da cui la montagna ha tratto il nome, c’e’ l’azione erosiva di vento e acqua che hanno inciso il calcare sfruttando le fratture della roccia. In quest’itinerario si tratta della veduta del sole che passa nell’arco del monte Forato, che avviene a Piastrola (localita’ posta sopra Pruno, in Alta Versilia) circa venti minuti dopo il sorgere del sole. Inoltre, sono elencati il Bagno e la data per vedere sorgere il sole nel Monte Forato direttamente dalla spiaggia della Versilia: a nord di Forte dei Marmi s’incontra una serie di stabilimenti balneari, che partendo dal Forte in direzione Massa fino a Poveruomo, per circa tre km. di spiaggia, consente questa visione.

Piastrola

Alpe di Pruno

“Casa Cantuccio” a Cima alla Ripa

Questo itinerario per l’Alpe di Pruno e’ dedicato alla memoria del mio amico Agostino Bartolucci, scomparso il 13 marzo 2006, vero protagonista di questa parte delle Apuane, anzi direi il principale protagonista della vita che si svolgeva nella zona. A Collemezzana, lui che era nipote di Angiolo Bartolucci, il Nonno della Pania, era principe di ospitalita’ per tutti gli amanti della montagna che transitavano da quelle parti, continuando la tradizione di suo nonno, del quale conservava cimeli, come il famoso corno, ricavato da una grande conchiglia, che il Nonno suonava per avviare i viandanti del pericolo di un temporale in arrivo. Questo percorso inizia dalla piccola borgata di Orzale, situata sopra Cardoso, e raggiunge le localita’ che si trovano sul fianco occidentale della Pania, localita’ che fanno parte dell’Alpe di Pruno.

Agostino osserva il panorama
Agostino alla Fonte del Pozzetto

 

 

 

 

 

Da Orzale (quota 384), piccolo gruppo di case situato sopra Cardoso, si sale lungo il sentiero CAI n. 7, tra grandi piante di castagno, e si arriva a Collemezzana (quota 767, 1 h. e 15 minuti dalla partenza): qui abitava il Nonno della Pania

Collemezzana

Angelo Bartolucci (vedi la sua storia personale in un successivo capitolo dell’itinerario) e qui abitava per diversi mesi all’anno il nipote di Angiolo, Agostino Bartolucci, di cui mi onoro di essere stato amico, che aveva raccolto l’eredita’ di suo nonno in quanto ad ospitalita’ prestata a tutti coloro che passavano da quella casa. Purtroppo, pero’, Agostino e’ deceduto il 16 marzo 2006 e con la sua scomparsa se n’e’ andato un pezzo di storia delle Apuane: basti pensare che in gioventu’ e’ salito da Cardoso a prendere la neve da portare a valle per venderla come ghiaccio. E’ stato, insomma, uno di quegli “Uomini della Neve” che hanno dato il nome al Passo degli Uomini della Neve che si trova sul fianco della Pania: tanto per dire! Lasciamo Collemezzana e i tanti ricordi che mi mettono tristezza e andiamo a sinistra lungo il sentiero n. 124, per raggiungere una una fresca sorgente, e’ la Fonte del Pozzetto (quota 750, 1 h. e 25 minuti dalla partenza). Rinfrescati dall’acqua della fonte, proseguiamo il cammino lungo il sentiero CAI n. 124 fino a pervenire a San Rossore (quota 820, 1 h. e 40 minuti dalla partenza), grosso casolare regno della pastora Siria, la quale abita a Malinventre (piccola borgata posta poco prima di Cardoso) ed ha l’ovile sulla strada che da Cardoso conduce a Pruno: ma d’estate lei e il marito conducono qui le pecore all’alpeggio. La notte le pecore stanno a San Rossore, ma il giorno vengono portate a brucare l’erba ai piedi della Pania, sotto il Canale dei Carrubi o verso Mosceta: molte persone che si sono recate a Mosceta o che da qui sono scese verso Collemezzana l’avranno sicuramente notate. La Siria gode di una certa notorieta’ perché tutti gli anni la notte di Natale, quando a Pruno viene fatta la rappresentazione vivente del presepio, lei e le sue pecore sono fra gli interpreti principali. Anche lei, cosi’ come faceva Agostino, ma come tutte le persone che si incontrano da queste parti, e’ di grande ospitalita’: ci ha offerto la ricotta fresca e con quella abbiamo fatto colazione. Bisogna aggiungere che tutta la zona che va da Collemezzana alla Fania e’ punteggiata di casolari che un tempo erano tutti abitati: a Cima alla Ripa, localita’ posta a poca distanza da San Rossore, si trova uno spiazzo erboso, una piccola aia; qui, mi ha raccontato Agostino, si riunivano tutti gli abitanti dei casolari sparsi sull’Alpe di Pruno e venivano fatte feste e balli. Allora era un altro mondo: c’era sicuramente piu’ amicizia e le persone si volevano piu’ bene; bisogna pero’ aggiungere che qua fortunatamente questi sentimenti non sono andati perduti e quando d’estate i casolari si rianimano riaffiora l’umanita’ che un tempo caratterizzava questa zona. Come non citare la grande amicizia di Agostino con la Siria e il “Paci’”, il di lei marito, oppure con la figlia e il genero (a proposito, li abbiamo incontrati sul sentiero per Collemezzana) di Ange’ e Lore’ (Angela e Lorenzo), i mitici coniugi che abitavano la casa del Cantuccio a Cima alla Ripa. Dunque lasciati la Siria e San Rossore siamo andati a Cima alla Ripa (quota 800, 1 h, e 50 minuti dalla partenza) che e’ stata regno di Ange’ e Lore’: sopra la porta di ingresso della abitazione e’ posta un foto dei due coniugi con la scritta Ange’ e Lore’, regina e re. Agostino mi ha raccontato che e’ stato Lorenzo ad insegnare al mitico professore Del Freo e ai primi pionieri frequentatori della Pania il luogo dove costruire il rifugio di Mosceta, che sara’ poi intitolato allo stesso professor del Freo. Lasciata Cima alla Ripa ci siamo incamminati lungo il sentiero 124 e in pochi minuti siamo giunti alla Fania (quota 905,  2 h. e 5 minuti dalla partenza), dove ai piedi di uno dei piu’ grossi faggi di tutte le Apuane di trova il rifugio dell’U.O.E.I. (Unione Operai Escursionisti Italiani) di Pietrasanta e si trova anche una fresca fonte. Dal rifugio della Fania abbiamo proseguito il cammino sul sentiero 124, ma dopo poche decine di metri abbiamo fatto una deviazione a destra di circa duecento metri: siamo andati nel luogo chiamato La Tomba (quota 955, 2 h. e 15

La Tomba: luogo dove fu ucciso il Nonno

minuti dalla partenza), dove si trova un grosso casolare circondato da prati. Infatti tutta questa zona che va Collemezzana alla Fania un tempo era tutta coltivata: era la povera agricoltura di montagna, dove dominavano il grano e le patate; ora invece gli alberi hanno preso il sopravvento e si stenta a credere che qui ci fossero tutti campi coltivati. Poco sopra il casolare della Tomba, ai piedi di un grosso masso, si trova una lapide: questo e’ il luogo dove i tedeschi il 10 maggio 1945 uccisero barbaramente Angiolo Bartolucci, il mitico Nonno della Pania, vero principe di ospitalita’ verso tutti, sia che fossero i primi pionieri che frequentavano la Pania o i tedeschi o gli americani. Come mi ha detto il suo nipote, un goccio di latte non mancava mai per chiunque si fosse recato a Collemezzana: trovarsi davanti al luogo dove fu ucciso perché sorpreso a guidare una pattuglia di soldati americani commuove molto ; si perché lui aveva guidato qui gli americani perché glielo avevano chiesto essendo un profondo conoscitore della zona, ma vi aveva anche condotto i soldati tedeschi o chiunque altro glielo avesse chiesto. Voglio anche aggiungere che poco sopra la Foce di Valli si trova una croce messa li’ in memoria del Nonno; credo che ci sia passato da questo valico l’avra’ sicuramente notata. Dopo essere stati alla Tomba, possiamo intraprendere il cammino inverso per tornare a Collemezzana e quindi a Orzale: per il ritorno impiegheremo circa 2 h. per un tempo totale di escursione di 4 h. e 15 minuti.

Fabbriche di Careggine: il paese sommerso

Fabbriche di Careggine come è apparso nel 1994

Quello per Fabbriche di Careggine e’ un itinerario particolare: infatti, stiamo parlando di un paese sommerso da un lago, che riappare solo quando il lago stesso viene vuotato per ripulire la diga che lo sbarra. Il lago e’ quello di Vagli e si trova in Alta Garfagnana, ai piedi delle Alpi Apuane, sotto le pareti dei monti Roccandagia e Sumbra: dopo che si era tenuta una cadenza decennale nello svuotamento, lo stesso non e’ stato piu’ vuotato dal 1994 e non si sa quando sara’ vuotato nuovamente. Fabbriche di Careggine ha una lunga storia: il paese nacque nel 1200 grazie all’opera di alcuni fabbri d’origine bresciana che vi impiantarono una ferriera (appunto in una localita’ che si chiama ancora cosi’, Ferriera) un km. a valle del borgo. Il nucleo abitativo di Fabbriche sorse, poi, nell’attuale posizione e crebbe dietro l’attivita’ della ferriera che sfruttava la forza motrice impressa dalle acque del fiume Edron, fino a raggiungere il periodo di massimo sviluppo nel ‘700, al tempo della costruzione della Via Vandelli che passava proprio nel centro del paese. Nel 1941 la societa’ elettrica Selt – Valdarno dette inizio alla costruzione della diga, alta novantadue metri e destinata a contenere trentasei milioni di metri cubi d’acqua, sbarrando il corso del fiume, fino a che nel 1947 gli abitanti (in tutto centoquarantasei) furono costretti mestamente ad abbandonare le loro case e la vecchia chiesa di San Teodoro.

1994 – Il Lago di Vagli si sta svuotando è appare Fabbriche di Careggine
Altra immagine di Fabbriche di Careggine nel 1994

 

 

 

 

 

 

Altra immagine del 1994

 

 

 

 

 

Sempre 1994