Castello di Montemassi

Chiunque sia stato a Siena ed abbia visitato il Palazzo Civico non puo’ non ricordare quel meraviglioso affresco che e’ portato come esempio di pittura tipica del Rinascimento: “Guidoriccio da Fogliano all’assedio del Castello di Montemassi” di Simone Martini, con il cavaliere nei lussuosi abiti dell’epoca e il cavallo con una gualdrappa dagli splendidi colori. Il castello di Montemassi, alla fine del XIII secolo, era divenuto uno dei punti di forza delle numerose rocche che la potente famiglia degli Aldobrandeschi possedeva nella Maremma. In seguito alle aspre lotte sorte fra gli Aldobrandeschi e la Repubblica di Siena, Montemassi subisce la stessa sorte d’altri castelli della zona: e’ assediato dai Senesi e poi abbandonato da questi perché impegnati nella guerra con Firenze, ma, all’indomani della battaglia di Montaperti, e’ nuovamente cinto d’assedio, cade definitivamente e le sue mura sono smantellate.

Aldo al Castello di Montemassi

Calanchi di Montieri

I cosi’ detti Calanchi di Montieri altro non sono che le guglie ed i pinnacoli creati nel corso del tempo dagli agenti atmosferici sulla terra estratta dalle miniere, anche il nome esatto di questi accumuli di terra non e’ calanchi ma Roste. Queste appaiono come dei curiosi scoglioni di color rosso ruggine, disseminate lungo un’area di qualche centinaio di metri poco piu’ in la’ dell’ingresso alla miniera di Campiano, dall’altro lato della strada statale. Le roste sono il frutto dell’accumulo di residui ferrosi conseguenti alla lavorazione dei minerali, che una volta estratti venivano selezionati all’interno di un edificio tuttora presente nell’area, anche se diroccato, e poi avviati alla lavorazione in un apposito forno. Qui, come altrove, nel tempo le tecniche si sono evolute ed i diversi livelli di colorazione degli strati sulle roste testimoniano proprio la diversa tipologia di residui prodotti nel tempo, divenuti piu’ fini dalla seconda meta’ dell’Ottocento.

Aldo ai Calanchi di Montieri

Argentario

Convento dei Padri Passionisti

L’Argentario e’ un promontorio che sporge per dodici km. dalla costa maremmana, cui e’ unito da due cordoni sabbiosi, che racchiudono al loro interno la laguna d’Orbetello. Anticamente era un’isola che si e’ saldata al continente grazie all’accumulo di sabbia che ha, prima, originato l’istmo sui cui sorge Orbetello e, poi, i due cordoni, il Tombolo della Giannella e il Tombolo della Feniglia.$p01 Le due cittadine dell’Argentario sono Porto Santo Stefano e Porto Ercole. Porto Santo Stefano e’ sede del comune unico dell’Argentario ed e’ distribuito attorno ad un’insenatura e sui colli circostanti, dove una eccessiva urbanizzazione ha ridotte le aree coltivate a viti e olivi; e’ sede di un importante porto.$p01 Porto Ercole e’ situato a sud, sul lato opposto di Porto Santo Stefano, e di questo ha anche una origine piu’ antica: fondato dai Romani con il nome di Portus Herculis, fu compreso nelle donazioni fatte nell’anno 805 da Carlo Magno all’abbazia romana delle Tre Fontane. Divenne possesso della potente famiglia degli Aldobrandeschi e poi dei conti Orsini di Pitigliano e Sovana, i quali nel 1452 lo cedettero alla Repubblica di Siena. A questa si deve la costruzione della fortezza, che aveva la funzione di avvistare i bastimenti dei pirati saraceni per poter segnalare il pericolo alle Saline di Grosseto e ai luoghi piu’ frequentati del litorale, affinché gli abitanti potessero mettersi in salvo.

Croce del Monte Telegrafo