Monte Sagro

Monte Sagro

Il monte Sagro domina Carrara, capitale mondiale del marmo: di forma triangolare, si erge sullo spartiacque tra la Lunigiana (Valle del Lucido) e le valli che confluiscono nel Frigido (Massa) e nel Carrione (Carrara). Prima della costruzione della carrozzabile che da Carrara porta a Campocecina (anni Cinquanta del ‘900) il marmo del bacino del Sagro veniva calato sulla strada per Vinca dalla localita’ Il Balzone grazie ad una grandiosa teleferica che sostitui’ l’antica via di lizza. La stazione di partenza della teleferica e’ visibile ancora oggi, cosi’ come si possono vedere anche lo scivolo di partenza e il pozzo che ospitava i contrappesi: l’insieme costituisce un monumento di archeologia marmifera veramente unico.

Foto ricordo
Aldo sulla vetta
Il Monte Sagro da Foce della Faggiola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Foce di Pianza (m.1279) si va a destra lungo il sentiero CAI n. 172 che sale sul

Foce di Pianza

crinale, prima sul lato sud (sulla destra si puo’ osservare una marmifera che conduce all’interno di una cava in galleria, ora dismessa)e poi sul lato nord, fino a pervenire al bosco di faggi di Foce della Faggiola (m. 1464, 30 minuti dalla partenza). E’ questo un piccolo valico erboso situato ai piedi del crinale sud ovest del monte Spallone, che separa il bacino delle cave del Sagro dalla Fossa del Canalone, che scende fino a Colonnata e a tutti i bacini di cava della zona. Il nome Faggiola deriva dal frutto del faggio, chiamato appunto faggiola. Ora abbandoniamo il sentiero CAI n.172, diretto a Foce Luccica (sentiero che

Foce della Faggiola

passa sopra la cava dei Vallini ed e’ molto pericoloso perche’ ha una esposizione notevole) e svoltiamo decisamente a sinistra seguendo i segnali blu del sentiero di vetta per il monte Sagro. Ci inoltriamo ora lungo le grandi praterie del versante ovest della montagna: il sentiero sale con discreta pendenza facendoci pervenire sul crinale occidentale del Sagro, a poca distanza dalla vetta, cui giungiamo in pochi minuti (quota 1749, 1 h. e 45 minuti dalla partenza).

Passo della Focolaccia

Passo della Focolaccia

Questo itinerario ha inizio da Campocatino (1000 m. s.l.m.) uno dei luoghi piu’ belli delle Apuane, una splendida conca erbosa con i caselli che un tempo usavano i pastori, dominata dalla mode del monte Roccandagia, e termina in uno dei luoghi piu’ malridotti delle Apuane, il Passo della Focolaccia (1642 m. s.l.m., sconvolto dalle cave che lo hanno abbassato di oltre cinquanta metri, trasformando quello che era un passo d’alta quota, ricco di pascoli e tranquillita’, in uno scenario dantesco, infernale. Il Passo delle Focolaccia e’ il tipico esempio di come non devono essere le cave di marmo delle Apuane: qui un tempo c’erano verdi pascoli, qui venne costruito il piu’ antico rifugio, situato alla quota piu’ alta di tutte le Apuane, il Rifugio Aronte, che venne inaugurato il 18 maggio 1902 dalla sezione di Genova del CAI. Giunti al Passo non si puo’ non andare a vederlo: costruito in muratura a volta, consiste in un unico vano fornito di qualche posto letto.

Cave della Focolaccia e Punta Carina
Campocatino

 

 

 

 

 

 

Passo della Focolaccia 2

 

 

 

 

 

Passo della Focolaccia 3

 

 

 

 

 

La cava

 

 

 

 

 

La Carcaraia

 

 

 

 

 

Da Campocatino (quota 1000) ci dirigiamo su lato destro della conca erbosa seguendo il sentiero CAI n. 177 che segue la cresta di destra e la abbandona per inoltrarsi in un bosco di faggi: dopo un leggero tratto in falsopiano, il sentiero svolta a destra sopra un ripiano rivolto in direzione di Gorfigliano. A questo

Passo della Tombaccia 1

punto inizia un tratto molto ripido che ci conduce ai 1350 m. del Passo della Tombaccia (1 h. dalla partenza): da qui si ha una eccellente veduta sulla Valle dell’Acqua Bianca e sul monte Pisanino. Al Passo della Tombaccia (e il nome stesso ce lo preannuncia) si trova un tratto di circa 50 metri da fare con estrema attenzione: infatti il sentiero e’ molto stretto e transita su una piccola cengia al di sotto della quale c’e’ un pendio ripidissimo. Questo tratto del percorso e’ l’unico veramente pericoloso e va fatto con estrema cautela: fortunatamente, pero’, e’ stato attrezzato con un cavo metallico. Superato questo ostacolo, l’unico vero che si incontra su tutto il percorso, il sentiero prosegue in falsopiano sul fianco

Passo della Tombaccia 2

orientale del monte Roccandagia: incontriamo alcuni esemplari giganteschi di faggio (uno non siamo riusciti ad abbracciarlo in quattro persone) relitti di quella che un tempo era una zona boschiva di grandissima estensione e di grandissima valenza ambientale. Si risale poi un’ampia conca rocciosa grazie ad alcuni tratti intagliati direttamente nei lastroni rocciosi: seguendo il sentiero 177 ci spostiamo a destra e superiamo l’immensa distesa pietrosa della Carcaraia. Il sentiero ora inizia a salire e ci porta al Passo della Focolaccia (quota 1642, 3 h. dalla partenza).

Lizza di Piastreta o della Monorotaia o di Renara

Lizza di Renara 1

La Lizza della Monorotaia, che dalle Cave di Piastreta, sotto la vetta del Sella, giunge fino a Renara, fu un’opera di grande ingegneria marmifera: fu l’ingegnere inglese Charles Denham, proprietario delle cave negli anni Venti del XX secolo, che, dopo alcuni esperimenti, installo’ a partire dal 1923 lungo il Fosso del Chiasso un congegno completamente autonomo che era in grado di salire e scendere lungo una rotaia fissata su traversine di legno. Costituiva un’opera eccezionale: sulle longarine del binario si puo’ ancora leggere il marchio Officine Meccaniche Sesto San Giovanni 1923, cioe’ il nome della fabbrica che le costrui’ e, inoltre, si puo’ ancora vedere cio’ che rimane di due slitte di carico, una vicino al poggio di carico e una a meta’ percorso nel Fosso del Chiasso.

Lizza di Renara 3
Aldo
Lizza di Renara 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lizza esce dal Fosso del Chiasso

 

 

 

 

La Monorotaia sul fianco del Monte Sella

 

 

 

 

 

Vecchio carrello Denham

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Renara (quota 310) si prende a sinistra traversando un fosso e inoltrandoci nel Canale della Buchetta, anticamente chiamato Canale Pianel Soprano, e, dopo circa 30 minuti di cammino, troviamo a quota 476 il piano caricatore della lizza e un carrello della slitta di carico della lizzatura Denham. Qui inizia la ripidissima salita del Fosso del Chiasso e per farlo ci si avvale di ben 2.500 gradini

Foto d’epoca: la Monorotaia in funzione

costruiti per permettere ai cavatori di giungere alla cave superando pendenze altrimenti impossibili (anche 90 % ,cioe’ 45 °); dopo circa 1 h e 50 minuti di ardua salita (2 h. e 20 minuti dalla partenza, punto 3 della cartina) si perviene a quota 995 m. e qui lo spazio di allarga. Incontriamo un edificio che fungeva da ricovero per gli addetti alla cava e, poco piu’ avanti, un grosso argano che serviva per il caricamento dei blocchi di marmo. Continuando lungo la monorotaia arriviamo a quota 1269 (3 h. dalla partenza) dove si trova un piccolo casotto contenente alcuni vecchi macchinari e dopo poco, sulla destra, una casa affacciata sui valloni di Renara, dove abitava fino al 1975 il guardiano delle cave e della monorotaia: sono trascorse piu’ di tre ore dalla

Casa del custode

partenza e l’affascinante spettacolo ci fa ripensare all’immane fatica che e’ occorsa per costruire la monorotaia.