Capitolo 4
Che ore sono? Riflessioni e divagazioni sulla misura del tempo a cura dello gnomonista Alberto Suci.
Nella prima parte abbiamo esaminato come si misurava il tempo nelle epoche più antiche con riferimento, essenzialmente, agli archi di luce e di notte d’ogni giorno. La conseguenza di questo criterio di misurazione era quella di avere differenti lunghezza dell’ora nelle diverse stagioni dell’anno, poiché mantenendo costante il numero delle ore negli intervalli di luce e di buio di ampiezza variabile nelle varie stagioni, si produceva una diversa lunghezza di ciascuna ora. Queste ore venivano definite temporarie o ineguali.
Le ore ineguali rimasero in uso fino alla seconda metà del 1200 quando si cominciò ad avvertire l’esigenza di avere un metodo di misura più uniforme e costante, non tanto per regolare le attività giornaliere, che sostanzialmente
rimanevano ancora legate alla luce e al buio d’ogni giorno, ma perché questo sistema non era in accordo con il tempo scandito dagli orologi meccanici, che per le loro prerogative di scandire il tempo uniforme ebbero rapido sviluppo ed ampia diffusione a partire dal XIV secolo. Nasce l’Ora Equinoziale od Ora Uguale con evidente riferimento alla lunghezza di un’ora all’Equatore terrestre presso il quale sappiamo che l’arco diurno ha la stessa ampiezza di quello notturno in ogni giorno dell’anno. Le ore equinoziali ebbero subito una decisa distinzione:
– Ore Babiloniche (dette anche Ab Ortu, Caldee, Egizie) con inizio del conteggio all’alba d’ogni giorno e il compimento della ventiquattresima ora all’alba del successivo. Il nome deriva dall’abitudine dei popoli del Medio Oriente di fare iniziare un nuovo giorno nell’istante dell’alba. Nei popoli occidentali tale sistema non ebbe mai diffusione e i pochi esemplari d’orologi costruiti hanno avuto soltanto una funzione dimostrativa, spesso abbinati a quelli ad ore italiche di grandissima diffusione.
– Ore Astronomiche usate per esclusivo uso scientifico dagli scienziati e studiosi d’astronomia del passato. Il conteggio del tempo (e quindi del giorno) iniziava nell’istante del mezzodì locale facilmente rilevabile con precisione sulla linea meridiana.
– Ore Italiche Solari (dette anche Ab Occasu, Boeme) con inizio del conteggio al tramonto d’ogni giorno, e il compimento della ventiquattresima ora al tramonto successivo secondo l’antica tradizione biblica. Col tramonto finiva un giorno e ne iniziava un altro, la notte apparteneva interamente al giorno successivo. Queste ore ebbero grandissima diffusione in Italia (da qui il nome), specialmente nel mondo cattolico e rimasero in uso fino ai primi anni del 1800. Durante il 1600, prevalentemente in Italia, per l’uso comune civile e religioso fu adottata l’Ora Italiana da Campanile della stessa durata di quella solare, ma con la differenza che la ventiquattresima ora non coincideva con il tramonto del Sole bensì mezz’ora dopo, quando all’incirca termina il Crepuscolo, in modo da farla coincidere con il suono dell’Ave Maria. Certamente le generazioni più avanti negli anni ricordano certe espressioni popolari appartenenti ad uno stile di vita ormai definitivamente scomparso: “suona l’Ave Maria” oppure “suona la ventiquattresima ora” e quella più nota “portare il cappello sulle ventitré”, cioè disporsi il cappello inclinato sulla fronte per ripararsi gli occhi dal Sole basso quando appunto è prossimo al tramonto (mezz’ora prima circa). La letteratura richiama spesso l’uso delle ore italiche: citiamo per tutti il Manzoni, bene attento agli usi e costumi dell’epoca nella quale si articolano le vicende dei Promessi Sposi. Al capitolo XI a proposito del barocciaio che aveva accompagnato Agnese e Lucia al convento di Monza per sfuggire a Don Rodrigo si legge: [il fatto sta che il buon uomo da cui erano state scortate le donne a Monza, tornando verso le ventitré ,con il suo baroccio a Pescarenico] dunque mezz’ora prima del tramonto secondo l’ora italica da campanile; e ancora nel capitolo XVII a proposito della
fuga di Renzo e il suo riposo notturno presso la riva dell’Adda si legge [Quando finalmente quel martello (l’orologio di Trezzo) ebbe battuto undici tocchi, che era l’ora designata da Renzo per levarsi] cioè undici ore dopo il tramonto corrispondenti all’incirca alle moderne ore cinque e mezzo del mattino dopo. Il sistema orario ad ore italiche nel contesto della semplice e lenta vita quotidiana del tempo, quando conoscere l’ora aveva scarsa importanza e limitata ai momenti salienti della giornata quali il mezzodì per la pausa del pasto o il tramonto del Sole per porre termine al lavoro e avere il tempo necessario per rientrare alla residenza, aveva il vantaggio e la comodità di conoscere immediatamente quante ore di luce rimanevano ancora a disposizione facendo la semplice sottrazione a 24 dall’ora indicata dall’orologio.
– Ore Moderne (dette anche Francesi, Tedesche, Oltremontane) con inizio del conteggio alla mezzanotte, tuttora utilizzato, istante nel quale termina un giorno e ne inizia un altro. Le ore erano suddivise in due gruppi di dodici denominati “ore antimeridiane” e “ore pomeridiane”. Mentre in Italia, come detto, erano utilizzate le ore italiche, nei paesi d’Oltralpe già da alcuni secoli le ventiquattr’ore erano suddivise praticamente come ai giorni nostri, metodo peraltro sperimentato anche dagli antichi greci. Da noi quest’usanza prese il nome d’Ora Oltremontana, cioè delle genti che abitano aldilà dei monti. Sul finire del 1700, con la campagna francese e l’occupazione di buona parte dell’Italia settentrionale, fu reso obbligatorio l’uso francese della misura del tempo con la legge emanata dal Senato della Repubblica Francese nel 1798 “il giorno 8 messifero (attuale giugno) dell’anno VI dell’era repubblicana. Di qui la denominazione d’Ora francese. Il popolo non gradiva il cambiamento, abituato per secoli all’ora italica e le resistenze furono notevoli, tant’è che vennero istituite pesanti sanzioni pecuniarie per quelle Autorità cittadine che non si fossero adeguate alla norma francese. Certo è che le difficoltà tecniche furono notevoli: si dovette ridisegnare gli orologi solari con il sistema alla francese e procedere alla modifica dei ruotismi di quelli meccanici ad ora italica dotati di quadrante suddiviso in ventiquattrore con una sola lancetta oppure a sei ore in quelli cosiddetti “alla romana”, applicando un nuovo quadrante suddiviso in dodici ore e dotato della seconda lancetta dei minuti. In tale rivoluzionario cambiamento, emerge un personaggio pubblico di grande importanza, “il Temperatore”, una persona stipendiata dalla municipalità che ogni giorno illuminato dal Sole aveva l’incombenza di regolare sul mezzogiorno l’orologio meccanico pubblico nell’istante del mezzodì solare indicato da un orologio solare o da una linea meridiana che quasi sempre erano abbinati a quello meccanico. In alcuni paesi del comprensorio pistoiese ne resta ancora testimonianza.
Come considerazione finale possiamo oggi affermare che l’ora alla francese risponde assai meglio alle esigenze moderne rispetto all’ora italica legata al tramonto del Sole, peraltro di stima incerta, ma soprattutto importante perché anche l’Italia e successivamente le altre Nazioni dell’area mediterranea si uniformavano ai Paesi europei aldilà delle Alpi, significativo primo passo di un lungo e tormentato cammino verso l’unificazione europea che muoverà i primi incerti passi oltre due secoli dopo.
CARPE DIEM (Orazio – Odi 1,11,8). Cogli l’oggi, cogli l’attimo fuggente.
Capitolo 5
EQUINOZI E SOLSTIZI
Gli importanti appuntamenti annuali della Terra con il Sole: argomentazioni a cura di Alberto Suci.
Lo scorso 22 settembre alle ore 16 e 30 minuti TU (Tempo Universale) è avvenuto l’Equinozio di Autunno. In questo giorno metà della superficie della Terra è stata illuminata mentre l’altra metà è rimasta in ombra. Il circolo di illuminazione ha tagliato in due parti la superficie terrestre fra i due poli e la conseguenza è stata di 12 ore di luce e altrettante di buio in ogni angolo terrestre.
ǼQUA NOX, dicevano gli antichi, uguali il giorno e la notte.
La Terra, come è noto, nel suo peregrino cammino annuale intorno al Sole, percorre con velocità non costante un’orbita leggermente ellittica ed il tempo impiegato a compiere una rivoluzione completa si chiama Anno.
In astronomia si definiscono vari tipi di Anno, ma qui, per semplicità, definiamo soltanto i due tipi principali e cioè:
- l’Anno Sidereo il tempo impiegato dalla Terra per compiere il vero periodo di rivoluzione, la cui lunghezza vale 365,25636042 giorni. Questo anno non ha rilevanza per i comuni usi civili;
- l’Anno Tropico (da tropos = ritorno) il tempo impiegato dalla Terra fra due passaggi consecutivi in un punto singolare dell’orbita che si chiama punto gamma o punto vernale, la cui lunghezza vale 365,24219879 giorni. Questo punto, immaginario sulla volta celeste, è il punto d’intersezione dell’Equatore celeste (cerchio massimo immaginario che possiamo definire l’estensione nello spazio del cerchio massimo dell’Equatore terrestre, con l’Eclittica, cioè la traiettoria immaginaria annuale descritta dal Sole con il suo apparente movimento, giacente quindi sullo stesso piano dell’orbita della Terra. La lunghezza dell’anno tropico costituisce la base di compilazione del calendario civile.
Senza entrare in argomenti astronomici approfonditi, che esulano dalle finalità di questi articoli divulgativi, spieghiamo brevemente i concetti.
Il piano dell’equatore terrestre è inclinato di circa 23,5° rispetto al piano dell’orbita di rivoluzione della Terra e quindi anche l’Equatore celeste e l’Eclittica sono inclinati dello stesso angolo. L’asse della Terra o “asse del mondo” come ama definirlo lo scrivente – è inclinato di circa 66,5° rispetto l’orbita.
I due punti di intersezione diametralmente opposti di questi due piani vengono rispettivamente denominati punto gamma o vernale e punto libra o più genericamente punti equinoziali.
I punti solstiziali sono invece i due punti dell’Eclittica più lontani angolarmente dal piano equatoriale celeste, anch’essi diametralmente opposti, distanti di circa 23,5° al disopra e al disotto di quest’ultimo. (questo valore viene correntemente arrotondato a mezzo grado, ma per l’esattezza nel corrente anno 2004 risulta essere di 23, 439° e varia lentissimamente nel corso dei secoli.
Queste reciproche posizioni Sole–Terra, ricorrenti annualmente e con la concomitanza dell’inclinazione dell’asse del mondo, danno luogo al fenomeno delle stagioni che permettono lo sviluppo e il mantenimento della vita sulla Terra in ogni sua espressione.
Riassumendo:
- Il Sole nel punto gamma: è l’Equinozio di Primavera. Inizia la stagione astronomica della Primavera (21 marzo). Questo fenomeno celeste riveste particolare importanza, come detto, per gli usi civili ed altrettanta per gli usi religiosi cristiani poiché impone ogni anno la data della celebrazione della Pasqua. In questo giorno il Sole trovandosi sull’Equatore celeste è perpendicolare sull’Equatore terrestre e quindi gli abitanti dei paesi colà situati vedono il Sole verticale sulle loro teste. In gergo “Sole allo Zenit”;
- Il Sole nel punto sostiziale sopra l’Equatore celeste di circa 23,5°: è il Solstizio d’Estate. Inizia la stagione astronomica dell’Estate nel nostro emisfero boreale (21 giugno). In gergo si dice che in questo giorno il Sole percorre il “tropico del Cancro” della sfera celeste e pertanto nei paesi dell’omonimo tropico terrestre cioè situati a 23,5° di latitudine Nord il Sole è allo Zenit. Nelle nostre località in questo giorno il Sole ha una altezza sopra l’Orizzonte di circa 69,5°;
- Il Sole nel punto libra: si compie l’Equinozio di Autunno. Inizia la stagione astronomica dell’Autunno (22 o 23 settembre) con le situazioni astronomiche identiche al corrispettivo punto gamma;
- Il Sole nel punto sostiziale sotto l’Equatore celeste di circa 23,5°: è il Solstizio d’Inverno. Inizia la stagione astronomica dell’Inverno nel nostro emisfero boreale (21 o 22 dicembre). Il Sole in questo giorno percorre il “tropico del Capricorno” della sfera celeste e pertanto nei paesi dell’omonimo tropico terrestre cioè situati a 23,5° di latitudine Sud il Sole è allo Zenit. Nelle nostre località in questo giorno il Sole ha una altezza sopra l’Orizzonte di circa 22,5°.
Nel corso dei secoli passati la ricorrenza di questi appuntamenti celesti è sempre stata seguita con grande attenzione dal genere umano. Nell’antichità si poneva particolare attenzione all’orientamento dei luoghi di culto con riferimento agli equinozi ed ai solstizi. Lo testimoniano gli antichissimi “dolmen” e il complesso megalitico di Stonehenge. Nel famoso tempio di Abu Simbel in Egitto i raggi del Sole al solstizio estivo illuminavano la statua del celebre faraone Ramses II. Nel Medio Evo le chiese venivano rigorosamente costruite sull’allineamento Est-Ovest (con l’abside dalla parte est e l’entrata dalla parte ovest) secondo il detto che “Oriente Lux – la luce proviene da oriente”.
Nelle usanze popolari si festeggiava il solstizio d’estate con grandi fuochi, i cosiddetti “fuochi di San Giovanni” che cade il 24 giugno. Al solstizio invernale si festeggiava la fine del giorno breve e il ritorno dell’ascesa del Sole, a simboleggiare la ripresa della vita e la fecondità della Terra.
Ai giorni nostri credo si festeggi poco o niente, perché la vita continua anche nelle notti splendenti di luce artificiale e la fecondità della Terra nell’immaginario collettivo è ormai un concetto obsoleto perché esistono i supermercati.
Cieli sereni a tutti.
AB SOLIS ORTU USQUE AD OCCASUM: Dall’alba al tramonto.


