Torrente Bure

La Bure riceve il Fosso di Bulicata a Spedalino 1

Il torrente Bure nasce sulle colline a nord di Pistoia, dalla confluenza di due torrenti in località Candeglia: la Bure di Baggio e la Bure di Santomoro. Proprio alla loro confluenza fu edificato un oratorio dedicato a San Felice, che si chiama proprio Oratorio di San Felice alle Due Buri. La Bure di Baggio nasce dai corsi d’acqua provenienti dal versante dell’Acquerino: a Mengarone riceve le acque della Bure di Villa e poi prosegue il suo percorso fino a Candeglia. La Bure di Santomoro nasce dal poggio dell’Acquifreddula, a poca distanza dalla strada provinciale 24 (la Pistoia – Riola); nel suo primo tratto è conosciuta come Bure di Pratale. Da Candeglia la Bure si dirige verso la zona delle Sei Arcole deviando a sinistra verso Pontenuovo: questo curioso toponimo trae origine del grande ponte a sei arcate (da cui il toponimo Seiarcole) che attraversava il torrente Bure, il cui letto e’ stato deviato piu’ volte, ma che anticamente passava proprio da qui. Infatti, è ancora visibile il tratto terminale di un pilone dell’antico ponte che oggi sostiene il tabernacolo situato all’angolo della via. Che il torrente sia stato deviato nell’Alto Medioevo  lo attesta, inoltre, il nome della strada, Via della Bure Vecchia, che si snoda proprio dove si trovava il vecchio percorso del torrente: questa via collega la frazione del Nespolo (iniziando di fianco alla Casa del Popolo) a Sant’Agostino. La Bure prosegue il suo cammino verso Pontenuovo, Chiesina Montalese, Spedalino Asnelli, Ponte alla Trave, Catena di Agliana e termina il suo percorso dopo circa quindici chilometri in località Cantone di San Michele Agliana unendosi al torrente Agna delle Conche per formare il torrente Calice.

Affluenti in senso orografico
Solo di sinistra: Fosso della Capanna, Fosso di San Quirico, Fosso di San Sebastiano, Fosso del Barbero, Fosso della Torricella, Rio di Bulicata, Torrente Settola di Montale, Fosso di Lischeto, Fosso della Badiola, Fosso di Selvavecchia, Fosso Agnaccino, Fosso del Passaggio, Fosso di Gramigneto.

La Bure dal Dizionario Corografico della Toscana del Repetti edito nel 1835
Porta il nome di Val di Bure il vallone percorso dalla fiumana Bure, la quale scende quasi parallela ad altro torrente (Brana) nell’Ombrone pistojese. La Bure scaturisce da più fonti che scendono per due canali omonimi fra i contrafforti meridionale dell’Appennino di Taona, diretti da settentrione a ostro verso Pistoja, il più orientale dei quali dà origine alla vallecola di San Moro, l’altro è quello di Baggio. Riuniti i canali in un solo alveo sotto il poggio della Pieve di Val di Bure, la fiumana piega verso scirocco lasciando alla destra Pistoja, mentre l’Ombrone tre miglia discosto, fiancheggia a sinistra la medesima città e bagna con eguale andamento la pianura orientale, sino a che la Bure accoppiatasi all’Agna torce a ostro-libeccio per tributare le sue acque davanti alle colline di Tizzana nel fiume preaccennato.

Oratorio di San Felice alle Due Buri

Residuo del pilone del vecchio ponte sulla Bure alle Sei Arcole

Bure a Pontenuovo

Bure a Chiesina Montalese

Ponte sulla Bure di Chiesina Montalese

La Bure a Chiesina Montalese a nord del ponte

La Bure a Chiesina Montalese a sud del ponte

La Bure riceve le acque del Fosso Barbero a Chiesina Montalese

La Bure prima di giungere a Spedalino

La Bure riceve il Fosso di Bulicata a Spedalino 2
 

La Bure riceve il Fosso di Bulicata a Spedalino 3

Passerella sulla Bure a Spedalino 1

Passerella sulla Bure a Spedalino 2

La Bure a Spedalino a nord della passerella

La Bure a Spedalino a sud della passerella

Ponte di ferro sulla Bure a Spedalino sulla linea ferroviaria Firenze – Pistoia 1

Ponte di ferro sulla Bure a Spedalino sulla linea ferroviaria Firenze – Pistoia 2

La Bure a nord del ponte di Ponte alla Trave

La Bure a sud del ponte di Ponte alla Trave

La Bure a nord del ponte di Catena di Agliana

 

La Bure a sud del ponte di Catena di Agliana

Bure e Agna formano il Calice (nella foto la Bure è a sinistra, l’Agna a destra) 1

 

Bure e Agna formano il Calice (nella foto la Bure è a sinistra, l’Agna a destra) 2

Storia della Bure
Lo spostamento dell’alveo del torrente Bure, già ammesso da numerosi autori, è provato, oltre che da fonti documentarie, anche da numerose circostanze geografiche, storiche e toponomastiche. La fascia di territorio compresa fra la chiesa di S. Rocco e la zona di Canapale si presenta con la caratteristica morfologia di un conoide di deiezione naturale, assai bene avvertibile dall’esame delle curve di livello. Il tracciate attuale della Bure è del tutto indipendente ed estraneo al conoide, sul cui asse si trova invece una strada, molto incassata rispetto ai campi circostanti, con andamento serpeggiante, che si chiama ancor oggi via della Bure vecchia. Il toponimo, oltre che alla strada che collega le Sei Arcole con il Nespole, e rimaste anche ad una borgatella in prossimità di questa strada. Altri toponimi che possono aver un diretto riferimento ad un corso d’acqua oggi scomparso, non mancano nella zona. La stessa chiesa di S. Rocco è sorta al posto di altra più antica chiamata di S. Maria a Quattrocchi: è molto probabile che tale nome derivasse dalle arcate di un vecchie ponte, forse romano, che attraversava qui il primitive alveo della Bure. Poco più a sud, sulla via Montalese, che sostituì nel Medioevo la via romana, vi è la località già citata detta Sei Arcole; anche qui siamo in presenza di un toponimo che deve sicuramente riferirsi ad un ponte. Del testo il relitto di una pila con imposta d’arco, oggi utilizzato come tabernacolo, é ancora esistente all’incrocio delle due strade. Ancora più a sud, vicino all’attuale via Pratese, vi è una casa colonica chiamata Tre Ponti; mentre Buraccia è il nome di una strada campestre a sud del Pontenuovo, verso il fosso dell’Acqualunga. Tutte queste circostanze sembrano indicare abbastanza chiaramente che il primitivo corso della Bure doveva attraversare il territorio di S. Agostino, con andamento da nord a sud, all’incirca sulla linea dell’attuale via della Bure vecchia. Del resto di questo antico tracciato fornisce ulteriore prova un documento del 1101 nel quale un podere in territorio di S. Agostino è localizzato prope S. Augustinum et prope Buram. All’altezza del guado di S. Quirico, dove il corso della Bure presenta oggi una brusca deviazione verso sud – est, si notano ancora gli avanzi di due distinti muri d’argine che sicuramente risalgono all’epoca in cui il torrente fu sbarrato e deviato. Un muro più antico ed assai arretrato rispetto all’attuale alveo, si trova a circa cento metri di distanza dal guado: si tratta di un grosso manufatto in pietrame che emerge dai campi per un’altezza di circa due metri e che mantiene ancora qualche sperone verso valle dove il terreno è di oltre mezzo metro più basso di quello a monte. Un altro massiccio muro, che ha tuttora funzioni d’argine, si trova sulla destra del torrente, all’esterno della brusca curva del guado di S. Quirico. Il muro, che ha ancora robusti speroni esterni, nella sua parte più settentrionale si allontana dal letto del torrente, finendo interrato , in un terrapieno oggi coperto da un canneto. La posizione e la dimensione di questo argine in muratura fanno ritenere che la sua funzione sia stata proprio quella di sbarrare il vecchio corso naturale del torrente per deviarlo verso sud – est in un alveo artificiale. La presenza di questi due distinti muri consente di formulare un’ipotesi abbastanza attendibile sulla successione degli interventi per la deviazione della Bure. Il muro più arretrato e più antico fu costruito probabilmente con lo scopo di sbarrare il torrente e di deviarne le acque nella depressione naturale che si era formata fra la collina di S. Quirico ed il conoide di deiezione: l’andamento delle curve di livello potrebbe suggerire un percorso intermedio fra le Sei Arcole ed il Pontenuovo, in direzione degli attuali fossi Buraccia ed Acqualunga. Successive alluvioni devono aver pero riempito la zona di sbarramento rendendola inutile; fu allora necessario un intervento più radicale con l’innalzamento di un nuovo e robusto muro d’argine sulla sponda esterna del torrente, e soprattutto con la costruzione di un alveo artificiale capace di contenere le acque di piena. L’ipotesi di due successivi interventi per la deviazione della Bure è confermata anche da un documento del 1244: Item relatum fuit eis, quod calix Bure Comunis Pistorii, que olim dicebatur Bum nova, per quem modo non vadit Bura, quia missa fuit aliunde, est supraprehensus a circumvicinis et habentibus predia circa ipsum calicem. Altri documenti permettono di stabilire in modo sufficientemente approssimato la data di questo imponente lavoro. Particolarmente preziose sono a questo fine le testimonianze fornite da alcuni abitanti del contado nel corso di una lunga causa tra il vescovo Soffredo ed il Comune di Pistoia in merito al possesso ed alla giurisdizione di alcuni castelli (i castelli erano Montemagno, Quarrata, Buriano, Lamporecchio, Vinacciano, Momigno, Fagno, Celle, Vignano, Petriolo, Saturnana e Batoni). Alcuni testi infatti, per provare la loro dipendenza dal Comune, dichiarano di aver prestato la loro opera in una serie di lavori pubblici ordinati dallo stesso Comune e, tra questi, i lavori per il fossatum Bure o calicem Bure. Dalla data della testimonianza (1221) e dall’età dichiarata da alcuni testi si può presumere che il lavoro sia stato iniziato nell’ultimo decennio del secolo successivo (è evidente che si tratta del secondo lavoro di spostamento della Bure, con la costruzione del nuovo alveo; il primo intervento, sul probabile percorso Buraccia – Acqualunga,dovrebbe così risalire alla seconda metà del XII secolo). Anche lo Statuto del Podesta del 1296 ricorda il nuovo alveo e contiene disposizioni particolari per la sua manutenzione: ordinamus quod qui inciderit argines seu cigliare sive murum vel clausam Bure nuove… puniatur lib. X. La stessa pena è stabilita anche per chi farà clausam in calicem Bure nove per transversum. Il podestà era poi direttamente tenuto a mantenere e riattare gli argini dal ponte di Cerreto usque planum. Prima di questi radicali interventi, il corso della Bure, con andamento nord – sud, doveva seguire all’incirca il tracciato delle attuali vie di S. Rocco e Bure vecchia per ricongiungersi con la Brana poco ad occidente dell’abitato del Nespolo. Il letto naturale, inciso dalla corrente nel proprio conoide di deiezione, doveva essere assai ampio se gli antichi ponti avevano bisogno di quattro o sei arcate per sorpassarlo (a giudicare dal relitto di ponte in località Sei Arcole, la larghezza del torrente in questa zona doveva essere di poco inferiore ai quaranta metri). La Bure, dopo aver ricevuto sulla destra il tributario Brana, doveva quindi proseguire verso sud o sud – est fino a congiungersi con l’Ombrone nella zona di Pacciana – Ponte a Castellare. Questo antico percorso, suggerito da considerazioni storiche e geomorfologiche, sembra del resto confermato anche da due cartule del Libro Croce che documentano, in modo molto preciso, una diretta confluenza della Bure con l’Ombrone nell’XI secolo.

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