Lamporecchio

Chiesa di Santo Stefano

Dire Lamporecchio e dire Brigidino e’ tutt’uno: il nome di questo borgo e’ abbinato da sempre a questa famosa cialda, ma Lamporecchio e’ anche una cittadina ricca di storia. Infatti, nel territorio comunale si trova la Villa di Spicchio, che fu residenza della nobile famiglia Rospigliosi, la quale dette alla chiesa il papa Giulio Rospigliosi, Clemente IX. Il Parco della Villa, ricco di vegetazione, scende da Spicchio fino al capoluogo comunale formando due giardini: i Giardinetti e il Chiuso. Di Lamporecchio si ha menzione per la prima volta nel 1057, in un atto di donazione dell’allora vescovo di Pistoia Martino; già in quel tempo la diocesi pistoiese vi possedeva dunque dei beni e probabilmente vi esercitava anche quei diritti temporali sugli abitanti che le dovevano essere poi confermati con i privilegi del 1155 e del 1196, accordati rispettivamente dagli imperatori Federico I e Enrico VI. Successivamente però i Lamporecchiesi, insieme alla gente della vicina villa di Orbignano, non accettando più tale situazione, arrivarono ad inscenare delle vere e proprie ribellioni: come fecero verso la fine dell’anno 1220, quando accolsero con lanci di pietre il vescovo Soffredo, costringendolo ad una precipitosa fuga. E sebbene questi nel 1224 ottenesse dalle due comunità ribelli il giuramento di fedeltà, la perdita sostanziale della sua autorità, cui si andava ormai sostituendo progressivamente quella del podestà pistoiese, era già da tempo un dato di fatto. Sotto Pistoia, uno dei compiti del comune rurale di Lamporigium e Lamporecchium (della circoscrizione di Porta Lucchese, e che si componeva di tre frazioni; de Plebe, e abbatia Sancti Baronti e Cappella Sancti Georgii), consisté nell’assicurare la manutenzione e la vigilanza di un tratto di strada che conduce alla città valicando il Montalbano. Alla dominazione pistoiese successe poi quella fiorentina, in un primo tempo (1308) provvisoriamente, quindi, a partire dal 1351, in forma stabile. In occasione della ridefinizione delle podesterie, operata dal Comune di Firenze all’inizio del XV secolo, Lamporecchio si venne a trovare sotto il giusdicente di Larciano, che vi doveva tra l’altro inviare il proprio notaio. Dopo aver fatto parte della comunità di Serravalle (1775), ottenne la propria municipalità solo nel 1808. Il castello di Lamporecchio (l’etimo ha origine oscure) era ubicato originariamente più a monte, in località Castellaccio, che palesemente ne serba il ricordo nel toponimo. Il progressivo spostamento verso il piano assunse una rilevante consistenza a partire dal’300, e probabilmente era già iniziato nel secolo precedente. Comunque la genesi che doveva portare all’attuale abitato prese l’avvio agli inizi dell’Ottocento: condizioni determinanti dovettero essere, oltre che la necessaria premessa della bonifica del vicino Padule di Fucecchio, l’apertura di una nuova strada di comunicazione fra Pistoia ed Empoli, e la cessione da parte dei Rospigliosi di alcuni terreni edificabili, ricavati dalla loro tenuta del Chiuso (dipendente dalla vicina villa di Spicchio).
Nella chiesa parrocchiale, dedicata a S. Stefano, si trova una bella ceramica robbiana, La Visitazione. C’e’ anche da ricordare che Lamporecchio era un toponimo noto anche nei tempi antichi, tanto che nella Prima Novella della Terza Giornata del Decamerone del Boccaccio il protagonista e’ Masetto da Lamporecchio.
Chiesa di Santo Stefano
– La chiesa si imposta planimetricamente su un sistema basilicale a tre navate, scandite da colonne di ordine dorico, con il fregio dei capitelli privato di ornamenti, sopra cui poggia un latastrum per accogliere la ricaduta delle arcate a pieno sesto. Gli archi sono costituiti da una ghiera formata da una semplice fascia piana; nella navata maggiore la trabeazione corre sopra le arcate e sostiene la parte alta della parete nella quale si aprono cinque monofore per lato, disposte in asse alla chiave d’arco. La navata centrale è coperta da un soffitto a lacunari, mentre le navatelle laterali sono coperte da volte a vela. Il transetto è rialzato rispetto alle navate e ha i bracci coperti con due tratti di volta a botte; l’area del presbiterio ha una cupola a vela mentre l’abside semicircolare è concluso da un catino. Per risolvere il nodo strutturale del transetto fu prescelto l’ordine corinzio. La trabeazione su cui poggiano le volte del transetto è caratterizzata da un cornicione ornato di dentelli. In esterno, la facciata, segue la partizione interna in tre navate e individua la parte superiore con un monumentale frontone sovrapposto al fregio che accoglie un’epigrafe. L’ordine architettonico del prospetto è costituito da sei pilastri dorici; ai lati del prospetto, sopra le paraste, è impostata una massiccia trabeazione con cornicione ornato. I pilastri centrali, che individuano esternamente lo spazio della navata maggiore, sono raddoppiati e portano una ghiera d’arco all’interno della quale si apre l’oculo decorato d una vetrata policroma.
Oratorio della Compagnia del Santissimo Sacramento – L’oratorio, di dimensioni assai ridotte, presenta un impianto ad unica navata rettangolare, a conclusione absidata, coperta da soffitto piano in altero cemento. L’abside semicircolare è in stile barocco, mentre l’aula si presenta spoglia, con le pareti intonacate. Esternamente si accede all’oratorio dalla torre campanaria, che fa da prospetto principale. Il portale presenta una cornice in pietra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *