Villa Conversini

Foto di Aldo Innocenti

Villa Conversini

Cappella Conversini

 

Articolo di: Giulia Baglini tratto da Pistoia Sette del 10-9-2020 

E’ il 21 giugno 1876, quando un pistoiese appartenente a una delle famiglie nobili più illustri della città, Tommaso Conversini, decide di redigere il proprio testamento e di devolvere tutti i suoi averi “ad una nuova Fondazione, da erigersi in Corpo Morale”. Come è scritto nell’atto testamentario, la Fondazione doveva avere lo scopo “d’apprestare ai Giovani miserabili domiciliati nella città e nelle cortine suburbane di Pistoia, purchè non siano orfani assoluti (privi di ambi genitori), quell’insegnamento intellettuale morale ed industriale reclamato dall’esigenze dei tempi”. Continua il Conversini: “talchè l’effetto sia che i Giovani, tenuti in quest’Istituto dai sette ai diciotto anni compiti, siano in grado di essere utili agli altri ed a se medesimi”. Nasceva così la Pia Casa di Lavoro Conversini, che i pistoiesi da sempre chiamano Collegio Conversini e che avrebbe avuto sede nel palazzo di famiglia di corso Vittorio Emanuele, oggi Corso Gramsci, a pochi metri dal Palazzo Puccini, sede del Conservatorio degli Orfani fondato per iniziativa di Cesare Godemini nel 1722 e dotato poi maggiormente da Niccolò Puccini con testamento del 1 gennaio 1847. A riunire in un’unica istituzione le “creature” dei due illustri benefattori ci pensò un regio decreto del 1907, per mezzo del quale nacquero gli Istituti Raggruppati.  Niccolò Puccini e Tommaso Conversini, fondatori degli Istituti Raggruppati, in vita furono divisi da un insanabile conflitto. Entrambi possedevano terreni ed immobili e passavano il loro tempo amministrando il patrimonio o delegandone ad altri l’amministrazione. Una parte dei guadagni derivarono dalla cessione dei terreni necessari alla costruzione delle nuove linee ferroviarie che da Pistoia portavano a Lucca e a Prato. Il Conversini nacque nel 1811 e morì nel 1879. Il padre, Onofrio Maria Lamberto Conversini, era un patrizio pistoiese: dottore in scienze fisico-matematiche e proprietario terriero, ricoprì la carica di Gonfalone a Serravalle. Della madre, Chiara Anna Puccini, sorella di Niccolò e sposata dal più anziano Onofrio in seconde nozze, sappiamo che purtroppo morì a soli 22 anni di setticemia, pochi giorni dopo aver dato alla luce Tommaso. Lasciò anche un altro figlio, Teofilo, di tre anni più grande del secondogenito. Onofrio, alla nascita di Tommaso, aveva già 54 anni. Tommaso Conversini studiò al Collegio Vescovile, la scuola frequentata da tutti i nobili pistoiesi, avendo un percorso lineare che lo portò a  frequentare l’Università a Pisa, dove, a differenza dello zio, riusci a laurearsi nella stessa disciplina del padre. Sappiamo che a Pisa fu ospite di alcuni parenti pistoiesi là residenti. Dopo gli studi si appassionò all’astronomia, frequentando l’Osservatorio milanese di Brera: lo attestano documenti ritrovati nella sua biblioteca e alcuni strumenti tuttora conservati all’Istituto Pacinotti. Tornato a Pistoia, trascorse qui il resto della sua vita, senza mai sposarsi e senza avere figli. Nel 1834 il padre Onofrio muore: i fratelli, che fino a quel momento erano rimasti sotto la sua ala, entrano in possesso del patrimonio paterno e lo amministrano insieme fino al 1839, anno in cui Tommaso compie 25 anni e decide di amministrare i beni separatamente da Teofilo. Da alcune lettere scritte da Tommaso a sedici anni e indirizzate al ventottenne zio Niccolò, sappiamo che il giovane Conversini cercava in lui l’interlocutore che il padre, ormai anziano, non poteva essere. Inoltre, il fatto che Chiara Anna Puccini fosse morta di parto dando alla luce Tommaso, avrebbe dovuto far scaturire in Niccolò un istinto di protezione e di cura, che tuttavia non emerse in nessuna occasione, tanto che si parlarono sempre e solo tramite avvocati o notai. La distanza tra i due giovani fu determinata principalmente dalla causa inerente la divisione del patrimonio Puccini – Brunozzi, che si protrasse per ben 13 anni e che incrinò per sempre i rapporti tra le due famiglie. In uno stralcio del suo testamento, pubblicato sul giornale fiorentino “La Speranza”, il Puccini esprime tutto il suo rancore: “Ai signori fratelli Conversini che vilmente apostatarono le tradizioni della casa mia, lascio niente. Facendo diversamente, temerei di rendermi complice dell’avarizia loro e di indifferenza alle cose pubbliche e per tal modo coprirei la mia memoria di una veste di infamia e di obbrobrio. E voglia il pietosissimo Dio che questa lezione valga loro di onorevole ammenda”.  Come si può immaginare, i Conversini furono esclusi dal testamento e ne nacque una nuova causa, che vide contrapposti i due fratelli contro l’altra sorella di Puccini, Laura. Oltre alle ragioni economiche, quindi, si nota un giudizio molto aspro sul mondo, culturalmente diverso, a cui apparteneva la famiglia Conversini: nobili di diritto da più di tre secoli, espressione di un patriziato conservatore vicino alla Chiesa e in quanto tale lontano dalle idee liberali e progressiste manifestate da Niccolò, che invece esercitò un grande impegno in campo economico, politico e culturale, arrivando ad essere molto conosciuto in tutti i salotti toscani. L’unica attività civile esercitata da Tommaso fu la partecipazione all’amministrazione della Pia Eredità Antonini, mentre l’unico incarico politico importante fu quello di Gonfaloniere a Serravalle. Il blasone dei Conversini cominciava ad offuscarsi, la loro partecipazione alla vita pubblica era venuta meno, mentre in passato, specie nella Chiesa, avevano ricoperto ruoli importanti, come ad esempio quello di vescovi. Questo, insieme alla mancanza di eredi, determinò la loro scomparsa da Pistoia. Di tenore diverso dall’attacco diretto dello zio furono le parole che il Conversini gi dedicò in una lettera, appuntata e manoscritta su una copia del testamento Puccini: “Fu tentato da me e Liti consorti poco dopo la pubblicazione, di rendere nullo quello testamento, non per annullare le disposizioni che favorisce l’Orfanatrofio la quale avremmo certamente rispettata (sebbene in altra forma); ma per annullare un documento portante calunnia, insolenza gratuita, e molte stravaganze [ e storte come le Spalle del testatore Niccolò Puccini ] le quali poi, come ragion voleva, furon radiate e modificate dal cessato Governo, e finalmente divennero lettera morta pel consiglio aministrativo che attualmente governa con saggezza l’Orfanotrofio in discorso. Non conosco uomo più vile di colui che lascia scritte delle contumelie calunniose contro chicchesia; poiché a tal calunniatore (attesa la morte che l’ha colpito) come può il calunniato chiedere soddisfazione?” Con queste parole Conversini respinge le dure accuse dello zio e fa riferimento anche al difetto fisico che lo afflisse tutta la vita e che gli fece interrompere prematuramente gli studi. Seppur entrambi fossero interessati ad essere ricordati oltre la loro morte e il testamento fu il mezzo attraverso il quale compiere un gesto di affermazione personale, ciò che li distinse fu il contesto storico in cui maturò la loro scelta in senso filantropico: nel 1876, l’anno del testamento Conversini, l’Italia è unita e sottoposta al governo centrale di Roma, ha sconfitto il brigantaggio e sta affrontando i primi processi di industrializzazione. Nel suo testamento sopravvive l’aspetto paternalistico, ma unito a una moralistica moderna, caratterizzata dal desiderio di influenzare il destino educativo e formativo dei giovani e di migliorare la scuola, una scuola che doveva essere anche officina e fucina dei nuovi artigiani e dei nuovi industriali. Nel testamento del Puccini, invece, il percorso è più lineare e porta ai nobili toscani, dai quali fu ispirato per fare una copia rielaborata di qualcosa già preesistente. L’ipotesi, non storicamente accertabile, che possa essere stato un testamento scritto “in reazione” a quello dello zio e l’altra ipotesi, di uno stimolo a fare qualcosa che non c’era (l’orfanatrofio per i bambini privi di un solo genitore) sono entrambe verosimili. “E’ ciò di cui parliamo oggi, a distanza di più di 140 anni”. Il lascito di Conversini in qualche modo fece entrare l’istruzione dei giovani pistoiesi nella modernità. Basti pensare quando fu deciso, allo scopo di integrare le scelte educative dell’Orfanotrofio, che prediligeva la formazione artigianale, di articolare le attività della Pia casa di lavoro in due sezioni: agraria e industriale. La prima sezione fu ospitata nella Villa Conversini a Montesecco, mentre la seconda doveva formare operai specializzati nella lavorazione dei metalli e fu ospitata nel palazzo di famiglia sul Corso Vittorio Emanuele, oggi Corso Gramsci: qui, nel 1894, nacque la Scuola serale e domenicale di arti e mestieri “Antonio Pacinotti”, diventata nel 1907 Regia scuola industriale e oggi Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato. Un altro lascito di carattere storico-artistico è la Villa Conversini a Serravalle Pistoiese, detta anche Villa di Castruccio, dove Tommaso passava la maggior parte del suo tempo e dove oggi la Comunità Incontro, grazie alla disponibilità degli Istituti Raggruppati, svolge dei percorsi terapeutici nel settore delle dipendenze e della salute mentale. Qui, all’ombra delle “annose querci” che si ergono dietro la villa sorge un Oratorio, conosciuto come “Romitorio Conversini”, dove Tommaso volle essere sepolto e ricordato con una lapide in marmo. Purtroppo, lo stato attuale del Romitorio non rende giustizia all’importanza del personaggio che qui riposa: sarebbero necessari urgenti lavori di restauro agli affreschi e all’edificio nel suo complesso, che per il momento dipendono dalla liberalità di donatori che potrebbero aderire alla misura governativa dell’Art Bonus.

 

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