Il cippo commemorativo, che nella forma ricorda un cannone o un obice spezzato a poggiare su una lastra rettangolare, costituisce uno dei luoghi della memoria, legati alle tragiche vicende del secondo conflitto mondiale, più significativi tra quelli presenti sul territorio aglianese. La sua ubicazione centrale, un un piccolo spazio verde all’interno di una piazza sempre molto frequentata, sottolinea la rilevanza che la comunità locale ha voluto tributare al ricordo di questo partigiano, caduto ad Agliana il 3 marzo 1944, come menzionato dalla stessa lapide.
L’iscrizione reca incise le sguenti parole
Venne da un Paese lontano a lottare e morire per la libertà e il socialismo
La storia di Ivan Baranovskji
Baranovskji nacque nel 1918 nella repubblica autonoma della Cabardino – Balcaria, una delle numerose entità federali della Russia. Lavorò in una delle industrie meccaniche della regione e nel 1939, poco più che ventenne, si arruolò nell’Armata Rossa con il grado di sergente e partecipò alle operazioni militari dell’estate del 1941 Catturato, dopo quasi due anni di detenzione, fu inviato insieme ad altri tre prigionieri
russi nella zona di Genova, per essere impiegati dai tedeschi in opere di fortificazione del porto. I tre riuscirono a scappare dal treno che li conduceva al capoluogo ligure e a darsi alla macchia: entrarono poi in contatto con le formazioni partigiane operanti sul territorio dell’Appennino e della Toscana settentrionale. Ivan, che da quel momento assunse il nome di battaglia “Paolo”, entrò nel distaccamento delle Brigate Garibaldi guidato dal partigiano fiorentino Gino Bozzi, e che venne intitolato alla sua memoria dopo che, il 27 dicembre 1943, Bozzi fu sorpreso da una pattuglia fascista e ferito a morte alle porte di Pistoia, mentre stava per recarsi in città per partecipare a una riunione clandestina. Baranovskij, insieme ad altri cinque compagni, fu scelto per condurre l’assalto contro la caserma della Guardia Nazionale Repubblicana ad Agliana, allo scopo di impadronirsi di armi e munizioni, che stavano iniziando a scarseggiare. Tuttavia il piano predisposto, eseguito nella notte fra il 2 e il 3 marzo 1944, mostrò presto dei grossi limiti e prese una brutta piega quando i carabinieri di guardia alla caserma si insospettirono e si rifiutarono di aprire i cancelli, intimando ai “falsi” tedeschi di rivolgersi al loro ufficio militare. I partigiani uscirono lo stesso allo scoperto ma, subito individuati e illuminati dal riflettore della caserma, si trovarono esposti al fuoco della GNR. Nella sparatoria che ne seguì, Baranovskij ricevette un colpo mortale alla testa e cadde a terra: a causa degli spari, i compagni riuscirono a stento a mettersi in salvo e non poterono recuperare il suo cadavere, che i fascisti lasciarono lì disteso davanti alla caserma per tutta la giornata successiva come monito per la popolazione locale. Fu il compagno Magnino Magni, anche lui partigiano della Bozzi, che provvide a ordinare la cassa per la sepoltura di Paolo, che venne tumulato nel cimitero comunale di Agliana. Il sacrificio di questo soldato sovietico, capitato per caso ad Agliana, ricevette due importanti riconoscimenti ufficiali da parte delle autorità repubblicane: nel 1965 alla famiglia di Baranovskij fu consegnata la medaglia d’argento postuma al valor militare, nel 1981 l’amministrazione comunale di Agliana guidata dal sindaco Marco Giunti decise di rendere pubblico omaggio alla memoria di Ivan facendo realizzare un monumento a lui dedicato.
