Castiglion Fibocchi

Palazzo Comunale

Castiglion Fibocchi e’ un antico borgo posizionato sulla Setteponti, strada che collega Arezzo al Valdarno. Fu proprieta’ dei Conti Guidi, che nel XII secolo lo cedettero alla famiglia Pazzi del Valdarno, allora guidata dai figli di Ottaviano Pazzi detto “Bocco”. Il castello divenne percio’ dei figli di Bocco, quindi Castrum Filiis Bocchi, da qui l’attuale nome Castiglion Fibocchi. Re Bocco e i suoi figli sono rievocati in paese ogni anno con il Carnevale “I Figli di Bocco”, una manifestazione in stile veneziano molto suggestiva. Gli edifici piu’ importanti di Castiglion Fibocchi sono il Palazzo Comunale, sormontato dalla Torre dell’Orologio, e la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Ilario, originariamente cappella del castello, ma che e’ stata completamente trasformata nell’Ottocento.

Chiesa dei Santi Pietro e Ilario

Foiano della Chiana

Palazzo Comunale

Foiano della Chiana e’ un antico borgo della Valdichiana, quella fertile valle che era considerata il granaio di Roma ai tempi dell’Impero: in seguito la valle s’impaludo’ a causa del mancato sbocco del torrente clanis, il Chiana che ha dato il nome alla zona. La bonifica di questo territorio, iniziata dai Medici, proseguita da Lorena, e’ terminata solo alla fine del XIX secolo. Il paese di Foiano e’ circondato da due cerchie di mura concentriche: la piu’ antica fu racchiusa nel 1476 da quella costruita dai Fiorentini. All’interno della prima cerchia si trovano il Palazzo Comunale, il Palazzo Granducale, la Torre Civica, la chiesa della Santissima Trinita’, il Teatro Garibaldi, la chiesa di S. Maria della Fraternita’, il Palazzo Neri Serneri, le Logge del Grano, mentre, comprese fra la prima e la seconda cerchia di mura, troviamo la Collegiata di San Martino e la chiesa di San Michele Arcangelo. Poco fuori del paese, lungo la strada che conduce a Lucignano, s’incontra la chiesa di San Francesco. Foiano e’ famosa per il suo Carnevale, che si dice sia il piu’ antico del mondo, in quanto risalirebbe addirittura all’anno 1539, quando in una disposizione contenuta nello Statuto della Comunita’, la’ dove si tratta di festivita’, s’individua il di’ di Carnovale con uno di inanzi e uno di poi, assegnando, dunque, ben tre giorni alla celebrazione della festa