Si trova in località Valdibure, sulla Pistoia – Riola, presso Casa Lavaccino. Ricorda Gino Bozzi, nato a Firenze il 22 ottobre 1905, morto a Pistoia il 4 gennaio 1944, falegname. Nel 1929, con l’accusa di attività comunista clandestina, era stato deferito al Tribunale speciale, che gli aveva inflitto una condanna a sette anni e sei mesi di reclusione. Quando, per una sopravvenuta amnistia, il falegname fu rilasciato, riprese clandestinamente la lotta contro il regime fascista e quando giunse il momento fu tra i primi organizzatori della resistenza armata in Toscana. Comandante di una Brigata partigiana, il 27 dicembre del 1943 Bozzi stava andando a Pistoia per tenervi una riunione clandestina. Sorpreso dai fascisti alla periferia della città, fu gravemente ferito. Trasportato all’ospedale vi morì una settimana dopo. La Brigata che comandava prese da quel giorno il nome di Gino Bozzi.
Dopo l’8 settembre 1943 Bozzi venne incaricato dal dirigente del partito comunista Renato Bitossi di organizzare una formazione partigiana nella Montagna Pistoiese. La formazione, composta da fiorentini e pistoiesi, diverrà una delle più importanti tra quelle che opereranno in questa zona della Toscana e sarà sempre in stretto contatto con i centri regionali del PCI. Il primo nucleo della futura Bozzi si forma a Poggio Forato, nella zona di Vidiciatico, nell’Appennino Bolognese. Successivamente, in seguito a contatti di Bozzi con Giuseppe Vivarelli, la base viene spostata nella Foresta del Teso e copre anche le zone di Maresca e Campotizzoro, allora centro importante dell’industria bellica. Tuttavia le proibitive condizioni che andavano profilandosi in montagna spingono Bozzi e Piero Gherardini a sistemare la prte più consistente della formazione sulle colline a nord di Pistoia. I primi tempi, sotto la guida di Bozzi poi anche di Agenore Dolfi, successivamente scomparso, sono impegnati nell’organizzazione del gruppo: recupero di armi, costituzione di una rete di supporto, inserimento e preparazione politico – militare di nuovi combattenti. Proprio per decidere il passaggio all’azione militare, Gino Bozzi, accompagnato da UmbertoTellini, il 27 dicembre scende a Pistoia per un incontro con il responsabile militare del partito comunista. Lungo la strada vengono fermati da un carabiniere e da un milite fascista. I due rispondono che si trovano nella zona allo scopo di acquistare farina, ma non vengono creduti. “Quando Bozzi – racconta Umberto Tellini – si accorse che il repubblichino stava andando a vedere cosa aveva nascosto nella macchina, Gino gli afferrò il fucile per cercare di strapparglielo…il repibblichino sparò e Gino cadde a terra. In quel momento uscirono fuori dei contadini domandando loro cosa stava succcedendo. Il carabiniere disse loro di portare qualcosa per legare me e infatti questi contadini portarono un filo della luce, con il quale mi legarono le mani. Poi a questi contadini fecero approntare una specie di barella con una scala, sulla quale misero Gino e ci portarono giù a Candeglia“. Bozzi muore all’Ospedale di Pistoia il 4 gennaio 1944 senza aver rivelato niente sui suoi compagni partigiani.
Il cippo in pietra recaincise le seguenti parole
Gino Bozzi / comandante partigiano / garibaldino / caduto per la libertà / 4 gennaio 1944 / in questo luogo / ferito a morte / il 27 dicembre 1944
