Vicofaro

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Con il nome di Vicofario un tempo s’indicava quell’area posta al di la’ del Viale Adua, fuori Porta Lucchese, nel tratto di territorio suburbano che s’estende fin ai margini dell’Ombrone ad ovest e alla vecchia Via San Biagio in Cascheri a nord. Sembra che il toponimo Vicofaro tragga origine dalla locuzione vicus farris, ovvero terra del farro (cio’ pare verosimile perché la zona in questione era un tempo coltivata a cereali, grano in primo luogo). Il toponimo Vicofaro appare per la prima volta nel 923, quando i conti Cunerado (capostipite dei Cadolingi di Fucecchio) e Guido donarono alla cattedrale pistoiese di San Zeno alcuni beni di loro appartenenza, posti in un luogo, detto appunto Vico fario. Vicofaro era allora una delle quattro curtes vescovili intorno alla citta’: le altre erano Santa Cristina, Santa Maria in Brana e Burgianico. $p01L’antica chiesa di Vicofaro, gia’ esistente nel 1300, nel 1973 fu affiancata dalla nuova chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita su progetto dell’architetto Giovanni Battista Bassi: il complesso si ritrova addossato alla vecchia chiesa per una precisa imposizione della Soprintendenza, che ha voluto mantenere in piedi quest’ultima quale esempio d’architettura ecclesiastica popolare.

Badia a Settimo

La Badia a Settimo e’ uno dei piu’ importanti complessi religiosi medievali della piana di Firenze: la tradizione n’attribuisce la fondazione, che risalirebbe all’XI secolo, a Lotario dei conti Cadolingi di Fucecchio, anche se i primi riferimenti documentari sono del 988 e la dedicazione al Salvatore fa pensare ad una presenza gia’ in epoca longobarda. I Cadolingi favorirono il potenziamento dell’abbazia: nei primi due secoli alla guida si alternarono i Benedettini cluniacensi e i Vallombrosani; nel 1236 s’insediarono i Cistercensi, rimasti fino alle soppressioni leopoldine di fine Settecento. Si deve a loro la realizzazione del grande complesso e del potente sistema economico che da esso dipendeva. La Badia si presenta ancora oggi maestosa, ma, a causa dell’alienazione del patrimonio religioso, parte del complesso e’ di proprieta’ privata e non e’ visitabile, mentre si puo’ visitare la parte relativa al culto. All’interno della chiesa, dedicata a S. Salvatore e a S. Lorenzo, si conservano diverse opere d’arte di grande importanza come la terracotta invetriata di Benedetto Buglioni, due piccoli affreschi del Ghirlandaio, l’altare maggiore in pietre dure, il tabernacolo di Giuliano da Maiano, gli affreschi di Giovanni da San Giovanni nella Cappella di S. Quintino. Nella parete sinistra si trovano due tombe: una conserva le ceneri delle contesse Gasdia e Cilla, della famiglia Cadolingi, che morirono negli ultimi anni dell’XI secolo, l’altra il corpo del poeta Dino Campana. Dino Campana e’ morto il 1° marzo del 1932 a Castel Pulci, allora manicomio: viene sepolto nel cimitero di San Colombano (localita’ vicina a Badia a Settimo), in un quadratino di terra all’epoca riservato ai pazzi defunti. Allo scoccare del decimo anno dalla morte il corpo del poeta doveva essere disseppellito per andare a finire nell’ossario comune. Piero Bargellini (fondatore nel 1929 della rivista letteraria “Il Frontespizio” e poi sindaco di Firenze), venuto a San Colombano a visitare la tomba del poeta, volle cercare proprio nell’abbazia degna collocazione ai resti di Campana. Grazie al contributo delle Belle Arti la cappella del ‘300 – dedicata a San Bernardo – venne restaurata e la tomba del poeta poteva essere inaugurata il 3 marzo 1942, proprio all’interno della trecentesca cappella. Nel 1944, pero’, i tedeschi in ritirata minavano il campanile della Badia, che nella caduta travolse anche la cappella: questa non fu mai piu’ ricostruita mentre il campanile e’ stato rifatto come e dov’era; nel ’46, recuperata la cassetta con i resti del poeta, Campana trovo’ finalmente pace all’interno della chiesa.

Tomba del poeta Dino Campana
Lato est
Campanile

 

Fucecchio

Castello di Salamarzana

Fucecchio e’ una cittadina situata lungo la Via Francigena: l’abitato primitivo, detto Borgo Nuovo, si trovava lungo le rive dell’Arno, mentre il castello fu costruito proprio per ovviare agli enormi disagi causati dalle frequenti piene del fiume. Fautori dello sviluppo del nuovo borgo, situato su un colle, furono i Conti Cadolingi, originari di Pistoia: a loro si deve la costruzione della rocca, detta Salamarzana, e il trasferimento dell’Abbazia di San Salvatore dalle rive dell’Arno. Fucecchio e’ famosa per il suo Padule, un’enorme distesa d’acqua, la piu’ vasta zona umida delle Toscana, da sempre sfruttata per la pesca. Il 23 ottobre 1944 nel Padule di Fucecchio avvenne un grave eccidio compiuto dalle truppe naziste: furono trucidate centosettantacinque persone. $p01 Sono originari di Fucecchio Giuseppe Montanelli, grande protagonista toscano del Risorgimento, e il famoso giornalista Indro Montanelli. Tra i monumenti presenti citiamo la Rocca Salamarzana, l’antica chiesa di S. Salvatore, la Collegiata di S. Giovanni Battista, il Santuario di S. Maria delle Vedute, l’Oratorio della Vergine della Ferruzza, il Palazzo Corsini, il Palazzo Montanelli della Volta.

Oratorio della Madonna della Ferruzza
Chiesa di San Salvatore