Marradi

Veduta panoramica

Marradi si trova nell’Alta Valle del Lamone, nella Romagna Toscana: il suo territorio fu abitato fin dai tempi piu’ antichi da insediamenti Liguri, Etruschi e Galli. Il luogo serviva per la difesa della strada che portava in Romagna e per il riposo dei viaggiatori: fu chiamato Castello (Castellum). Attorno ad esso si stendevano tutti i poderi: uno di questi, posto alla destra del fiume Lamone, era chiamato Marrato, cioe’ zappato e da qui la derivazione del nome di Marradi. Marradi e’ noto per il Marrone, la famosa castagna del Mugello, che ha ricevuto l’IGP (Indicazione Geografica Protetta), riconoscimento dato dalla Comunita’ Europea, che indica che una determinata area ha delle caratteristiche peculiari che rendono il prodotto della zona unico e non riproducibile al di fuori di essa. Nella cittadina, tutta le domeniche del mese d’ottobre, si tiene la Sagra del Marrone. A Marradi e’ nato nel 1885 il famoso poeta Dino Campana.

Facciata della Badia

Badia a Settimo

La Badia a Settimo e’ uno dei piu’ importanti complessi religiosi medievali della piana di Firenze: la tradizione n’attribuisce la fondazione, che risalirebbe all’XI secolo, a Lotario dei conti Cadolingi di Fucecchio, anche se i primi riferimenti documentari sono del 988 e la dedicazione al Salvatore fa pensare ad una presenza gia’ in epoca longobarda. I Cadolingi favorirono il potenziamento dell’abbazia: nei primi due secoli alla guida si alternarono i Benedettini cluniacensi e i Vallombrosani; nel 1236 s’insediarono i Cistercensi, rimasti fino alle soppressioni leopoldine di fine Settecento. Si deve a loro la realizzazione del grande complesso e del potente sistema economico che da esso dipendeva. La Badia si presenta ancora oggi maestosa, ma, a causa dell’alienazione del patrimonio religioso, parte del complesso e’ di proprieta’ privata e non e’ visitabile, mentre si puo’ visitare la parte relativa al culto. All’interno della chiesa, dedicata a S. Salvatore e a S. Lorenzo, si conservano diverse opere d’arte di grande importanza come la terracotta invetriata di Benedetto Buglioni, due piccoli affreschi del Ghirlandaio, l’altare maggiore in pietre dure, il tabernacolo di Giuliano da Maiano, gli affreschi di Giovanni da San Giovanni nella Cappella di S. Quintino. Nella parete sinistra si trovano due tombe: una conserva le ceneri delle contesse Gasdia e Cilla, della famiglia Cadolingi, che morirono negli ultimi anni dell’XI secolo, l’altra il corpo del poeta Dino Campana. Dino Campana e’ morto il 1° marzo del 1932 a Castel Pulci, allora manicomio: viene sepolto nel cimitero di San Colombano (localita’ vicina a Badia a Settimo), in un quadratino di terra all’epoca riservato ai pazzi defunti. Allo scoccare del decimo anno dalla morte il corpo del poeta doveva essere disseppellito per andare a finire nell’ossario comune. Piero Bargellini (fondatore nel 1929 della rivista letteraria “Il Frontespizio” e poi sindaco di Firenze), venuto a San Colombano a visitare la tomba del poeta, volle cercare proprio nell’abbazia degna collocazione ai resti di Campana. Grazie al contributo delle Belle Arti la cappella del ‘300 – dedicata a San Bernardo – venne restaurata e la tomba del poeta poteva essere inaugurata il 3 marzo 1942, proprio all’interno della trecentesca cappella. Nel 1944, pero’, i tedeschi in ritirata minavano il campanile della Badia, che nella caduta travolse anche la cappella: questa non fu mai piu’ ricostruita mentre il campanile e’ stato rifatto come e dov’era; nel ’46, recuperata la cassetta con i resti del poeta, Campana trovo’ finalmente pace all’interno della chiesa.

Tomba del poeta Dino Campana
Lato est
Campanile