Ponte a Cappiano

Il Ponte a Cappiano, sul canale dell’Usciana, emissario del Padule di Fucecchio, ha sempre avuto un ruolo preminente nel sistema di navigazione che collegava il lago di Bientina, il Padule di Fucecchio, l’Arno e il mare: infatti, con le sue paratie impediva o che troppa acqua giungesse dal Padule, creando pericolo d’esondazione dell’Arno, o che l’Arno stesso respingesse troppa acqua verso il Padule rendendo quest’ultimo inutilizzabile per la pesca e la navigazione. La struttura, come la vediamo oggi, fu realizzata proprio per questi scopi dal granduca Cosimo de’ Medici e tanta era l’utilita’ di quest’opera che il granduca fece apporre sul ponte due lapidi, una in italiano e una in latino, con le quali inibiva chiunque di non toccarla o danneggiarla: la forza delle sue parole emana ancora oggi
Cosimo Medici Duca di Fiorenza / ha rifatto questo lago da’ fondamenti / per benefizio publico / et non sia chi lo disfaccia piu’ / con isperanza d’acquistare commodo al paese / sappiendo ogni volta che se disfatto / essersi perduto / di sotto l’uso della terra / ed di sotto della pescagione / senza acquisito alcuno.
Sul Ponte di Cappiano transita la Via Francigena: provenendo da Altopascio, valicato il Canale Usciana, si dirige verso Fucecchio e San Miniato.

Cerreto Guidi

Villa Medicea

Cerreto Guidi assunse il nome attuale nel 1079, quando i Conti Guidi, originari del Casentino, si spinsero dalle loro terre ad occupare vasti territori, tra i quali anche quello di Cerreto in Creti. L’edificio piu’ importante del borgo e’ la Villa Medicea, fatta costruire nel XVI secolo dai Medici come luogo di villeggiatura e come quartier generale per le battute di caccia nei boschi circostanti. E’ in una camera di questa villa che Isabella, figlia di Cosimo de’ Medici, fu assassinata dal marito Paolo Giordano Orsini, conte di Bracciano: l’episodio e’ famoso. Si dice che l’Orsini, sospettando un tradimento della moglie (in realta’ era lui che aveva un’amante), una notte facesse calare da un suo sicario un cappio da un buco praticato nel soffitto della camera da letto e avvolgesse poi la corda al collo di Isabella, facendo poi tirare in su la corda stessa per far morire la moglie soffocata.

Santuario di Santa Liberata

Sasso di Simone e Simoncello

Il Sasso di Simone e il Simoncello dal Passo di Viamaggio

Il Sasso di Simone (1204 m. s.l.m.) e il Simoncello (1220 m. s.l.m.) sono montagne riconoscibili da grande distanza per la loro forma particolare, con la vetta formata da un altopiano: sono situati nell’Appennino tosco – marchigiano. Fanno parte del Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello, che comprende la foresta di cerri piu’ vasta dell’Italia Centrale. Sul Sasso di Simone una lapide ci ricorda la cerimonia che qui avvenne all’inizio del ‘500, quando si procedette alla costruzione della citta’ fortezza voluta da Cosimo de’ Medici per difendere la Toscana dalla mire dei Duchi di Montefeltro. Sparsi tra la vegetazione si possono ancora notare i resti delle mura e altri ruderi di quella che era chiamata la Citta’ del Sole. Il vicino Simoncello, invece, non vanta alcuna rilevanza storica, ma e’ importante dal punto di visto ambientale: per salire su questa montagna e’ presente, sul lato nord, anche una piccola via ferrata, mentre la via normale, lato sud, e’ accessibile a tutti.

Simoncello
Aldo sul Sasso di Simone
Sasso di Simone

 

 

 

 

 

 

Aldo davanti al sasso di Simone

 

 

 

 

 

Da Ca’ Barboni (quota 981) va seguito il sentiero CAI n. 61: questo sentiero sale e, attraversato un prato, giungiamo ad una recinzione. Apriamo il cancello e lo chiudiamo perche’ questo racchiude una grande area dove pascolano bovini (mucche chianine) e cavalli allo stato brado. Saliamo ancora e arriviamo in vetta ad un colle da dove ci appare la bellissima visione del Simone e del Simoncello: dal colle (quota 1022, 20 minuti dalla partenza) il sentiero gira a sinistra e ci porta di fronte alla grande parete del Sasso di Simone. Abbandoniamo il sentiero 17 (quota 1116, 40 minuti dalla partenza) per andare dritti verso il Simoncello seguendo il sentiero n. 17, che ci porta alla base della montagna. La vetta si raggiunge in pochi minuti di cammino, ma bisogna stare attenti perche’ c’e’ un passaggio abbastanza esposto. Il Simoncello (quota 1220, 1 h. e 20 minuti dalla partenza) e’ piu’ alto del Sasso di Simone di 16 metri. Facciamo poi ritorno al bivio del sentieri 61 e 17 (quota 1116, 1 h. e 50 minuti dalla partenza) e andiamo a sinistra nella piccola vallata seguendo i segnavia bianco – rossi del sentiero CAI n. 17. Giunti sull’altro lato dell’impluvio, incrociamo il sentiero proveniente da Sestino (quota 1130, 2 h. e 10 minuti dalla partenza).  Lo seguiamo, andando a sinistra per pervenire ad un grande faggio posto all’inizio dello stradello che porta in vetta al Sasso. Infatti qui transitava l’antica strada fatta costruire all’inizio del ‘500 da Cosimo de’ Medici per raggiungere la citta’ fortezza che egli aveva fatto costruire sul pianoro sommitale. Seguiamo la strada e giungiamo sull’altopiano del Sasso di Simone (quota 1204, 2 h. e 30 minuti dalla partenza): qui ci accoglie un grande cartellone che ricorda la cerimonia inaugurale della costruzione della citta’ fortezza. Proseguendo il cammino incontriamo i resti della vecchia citta’, ormai nascosti dalla fitta vegetazione che si e’ sviluppata. Sul punto piu’ alto del pianoro e’ stata posta una croce in ricorda dell’abbazia di S. Angelo, che i monaci benedettini vi avevano costruito nel XII secolo.