Isola Santa

Isola Santa si trova nel comune di Careggine, in Garfagnana, sulle rive dell’omonimo lago artificiale formato dal torrente Turrite Secca, che qui scorre in una valle stretta e selvaggia. Meno nota di Fabbriche di Careggine, anche Isola Santa ha visto salire le acque della Turrite Secca che hanno sommerso un vecchio mulino, noto come Mulino Mosceta, e un ponte ad arco. Le acque del lago, pero’, hanno creato problemi di stabilita’ alla case del paese, tanto che gli abitanti sono emigrati in nuove abitazioni costruite piu’ in alto, nei pressi della Strada Provinciale Isola Santa – Careggine. Diverse abitazioni del borgo, pero’, sono state restaurate e mantengono i tetti coperti con lastre d’ardesia: invece il tetto dell’antica chiesa di S. Giacomo e’ crollato e l’edificio religioso e’ stato coperto con un tetto in plastica per salvaguardarne gli interni.

Il lago di isola Santa com’è apparso l’ultima volta che è stato vuotato: era l’anno 1994

Isola Santa, nel XIII secolo, era dotata di un hospitale per dare ricovero ai viandanti che si spostavano dalla Garfagnana alla Versilia, usufruendo di due strade, che confluivano proprio qui. Una partiva da Castelnuovo e transitava da Monterotondo, Eglio, Sassi e l’Alpe di S. Antonio, l’altra partiva ancora da Castelnuovo, ma transitava per Monte Alfonso, Colli di Capricchia e Capanne di Careggine. Da Isola Santa le Apuane venivano valicate da due vie: passando da Col di Favilla, Mosceta, Levigliani, oppure passando da Puntato, Fociomboli, Passo dei Fordazzani, Passo Croce e quindi ricongiungendosi con l’altra via a Levigliani.

Alpe di Sant’Antonio

Chiesa di San Martino

Alpe di Sant’Antonio e’ un minuscolo borgo formato da poche case, che si trova ai piedi del gruppo delle Panie, a poca distanza dalla strada che da Molazzana conduce a Piglionico. Situato in splendida posizione panoramica, a 820 m. s.l.m., per secoli ha costituito l’alpeggio per le genti di Molazzana: oggi il luogo e’ noto perche’ vi e’ sepolto lo scrittore, scalatore e viaggiatore Fosco Maraini, padre di Dacia. Maraini, che ha girato il mondo ed ha scritto numerosi libri, e’ stato anche un grande viaggiatore: e’ stato uno dei primi europei a recarsi in Tibet. Ma e’ stato anche un grande scalatore: infatti, ha scalato numerose vette sopra gli ottomila metri. I suoi primordi alpinistici sono iniziati sulle Apuane e lui, memore di cio’, quando in tarda eta’ ha smesso di girare il mondo, ha comprato una vecchia casa all’Alpe di S. Antonio, l’ha rimessa a posto e vi ha trascorso lunghi periodi della sua senilita’. Quando e’ morto ha lasciato scritto espressamente nel suo testamento di essere sepolto nel cimitero dell’Alpe: ora riposa in questo minuscolo camposanto di montagna all’ombra della Pania Secca.

Tomba di Fosco Maraini 1
Tomba di Fosco Maraini 2
Il gruppo delle Panie dal cimitero dell’Alpe di Sant’Antonio
La Pania Secca dal cimitero dell’Alpe di Sant’Antonio

Monte Piglione (da Casoli)

Vetta del Monte Piglione

Il Monte Piglione e’ uno dei piu’ meridionali della catena apuana ed e’ contraddistinto da un lungo crinale, sul quale si elevano tre quote: quota 1184, situata a est e contraddistinta da una croce, quota 1189, situata in posizione centrale, e quota 1233, la piu’ alta, situata a nord. La distanza fra la prima quota e l’ultima e’ di ben 1150 metri. Questa montagna si distingue bene fra le cime apuane perché completamente coperta da un verde manto erboso, che, da primavera fino a inizio estate, si colora di una varieta’ infinita’ di fiori: tra le specie piu’ belle ricordiamo le orchidee e i gigli di San Giovanni.

Massimo e Roberto sulla vetta
Daino

 

 

 

 

 

 

Itinerario interamente tratto da www.escursioniapuane.com

A Casoli (quota 403) lasciamo l’auto poco prima della discesa asfaltata per il cimitero: non mancano i segni di sentiero che ci indicano la strada, comunque poco prima ci sono un paio di box di lamiera per custodire le auto. Scendiamo ed alla prima curva della strada prendiamo a sinistra dove inizia il sentiero numero 2 ed in un paio di minuti costeggiamo una grossa abitazione che si trova in alto con all’inizio una maesta’ del 1885 dedicata a S. Domenico del Rosario, piu’ avanti presso un altro accesso della stessa casa un’icona marmorea di S. Giovanni del 1934. Continuiamo per l’agevole sentiero fino ad incontrare una maesta’ restaurata nel 2004 dedicata a S. Rocco: Maesta’ di San Rocco (quota 470). Qua c’e’ un bivio: il sentiero 112 va a destra, noi invece proseguiamo sul sentiero 2, che va a sinistra. Il sentiero e’ una mulattiera che sale abbastanza ripidamente, entriamo in un bosco di castagni, costeggiamo un paio di ruderi ed siamo ad un ponte (quota 490, sul fosso della Grotta all’Onda) con un altro rudere presso un salto del torrente. Il sentiero continua a salire ripidamente mantenendo il torrente a sinistra, a 26’ un altro rudere. Passiamo un altro piccolo ponte su un altro torrente che rimane sulla destra: il sentiero ha muri di contenimento ed poi incontriamo una fonte (quota 708) presso un sentiero non segnato che si dirige a destra ed un altro, segnato di giallo che va a sinistra portando alla Grotta all’Onda. Noi continuiamo a sinistra in alto sempre in salita: poco dopo la salita si fa un po’ piu’ tranquilla, mentre sulla sinistra scorgiamo il monte Prano, tra gli alberi. Passiamo presso un riparo sotto roccia e dopo un paio di minuti il sentiero si apre permettendoci di vedere a destra il Prano con la sua croce sommitale mentre il Matanna si intravede a sinistra. Poi il bosco si fa di nuovo fitto e dopo un po’ ne usciamo definitivamente: stiamo costeggiando le ultime pendici del monte Matanna, mentre sulla destra abbiamo la valle scavata dal Fosso del Boschetto, un tributario del Rio Lombricese, che ha scavato delle marmitte e supera con cascatelle alcuni salti. Questo tratto di sentiero e’ molto bello e selvaggio: dietro a noi si vedono Camaiore ed il mare, mentre di fronte c’e’ la zona della foce del Crocione (detta anche Foce del Termine) a cui siamo diretti. Ora il sentiero lascia il pendio del monte per inoltrarsi in un boschetto a fianco del canale, da evitare le tracce di sentiero che portano in alto verso sinistra. La zona e’ piena di felci; usciamo dal boschetto e saliamo in direzione della Foce del Crocione (quota 983,). La Foce è molto panoramica su tutte le Apuane meridionali: dopo una breve sosta seguiamo il sentiero 103 a destra, diretto alla Groppa. Esso inizialmente segue l’ampio crinale, che divide la valle della Turrite di Pascoso dal Camaiorese, con di fronte la piramide del monte Piglione, ma, poco dopo, si sposta sul versante di sinistra e entra in un boschetto dal quale esce in localita’ La Parte (quota 1032). Il sentiero 103 scende verso la Groppa, ma noi dobbiamo seguire il sentiero segnato di blu che porta al monte: esso inizia davanti a noi nella pinetina a fianco della palina indicatrice del 103. Qua arriva anche uno sterrato da destra. Sarebbe bene indicare meglio l’inizio di questo sentiero. Piglione e’ scritto su un sasso in pratica assolutamente impossibile a vedersi. In poco tempo siamo fuori dalla pineta e seguiamo un ripido pendio erboso in cui il sentiero e’ ben evidente. Poi il sentiero taglia a sinistra: raggiungiamo una selletta molto panoramica, da cui vediamo verso destra gli abitati di Rianchiani e Ritrogoli, paesi di pastori. Poi arriviamo alla base del monte: da qua il sentiero continua seguendo a mezza costa il monte, poi sale ed arriva alla cresta in pochi minuti. A destra, a quota 1188, c’e’ una croce ed un bel panorama sulle piane di Lucca e di Pisa, ma la vetta principale si trova a sinistra e noi ci dirigiamo verso quest’ultima. Percorriamo la cresta salendo un poco ed arriviamo sulla vetta piu’ alta del Monte Piglione (quota 1233, 3 h. e 30 minuti dalla vetta), segnata da un gruppo di sassi con un bastone metallico dove si trova anche un libro di vetta.